La musica di John Carpenter: Non c’e solo il tema di Fuga da New York

1997: Fuga da New YorkJohn Carpenter, per chi andava al cinema negli anni ’80, ha rappresentato molto più di un punto di riferimento. I suoi film erano attesi e celebrati da orde di ragazzetti che non vedevano l’ora di saltare dalla paura sulla seggiolina della galleria, oppure, galvanizzarsi ammirando uno dei suoi classici eroi, inconsapevoli ma sboroni, che piacevano tanto.
Dal Kurt Russel di Jack Burton e Jena Plenskeen, fino ad arrivare al Roddy Piper di Essi Vivono, Carpenter amava rappresentare l’eroe proletario che svolgeva (quando ce l’aveva) un lavoro modesto, oppure direttamente un reietto, uno degli ultimi della società che veniva pescato dalla cacca per salvare il mondo. I suoi film avevano sempre un messaggio evangelico intrinseco e ben chiaro: gli ultimi potevano essere i primi, e il capitalismo era popò. Per celebrare a dovere questo fantastico regista, ho pensato che sarebbe stato un buon momento per riconoscere uno dei suoi numerosi talenti solitamente passati in secondo piano. Carpenter non solo è un regista innovativo e un brillante sceneggiatore, ma ha anche scritto e interpretato alcune delle colonne sonore dei suoi film più memorabili. Per Carpenter, musicare i suoi film è sempre stata una questione di praticità: è figlio di un insegnante di musica e le sue doti gli hanno sempre evitato di assumere un compositore. E chi meglio di lui può sapere quale tipo musica sia più adatta alle sue immagini? Dal produttore al consumatore, si diceva un tempo.

Occhio ragazzi

Celebriamo insieme le migliori realizzazioni musicali di John. Facciamoci un viaggio a ritroso attraverso la storia della musica orrorifica e non, cercando di capire dove quel talento è affiorato di più. Eccole qua, trallallero-trallallà.

Halloween

Ammettiamolo gente: se non conoscete questo tema, di orrore non ne sapete assolutamente nulla.
Ispirato da un tempo 5/4 che il padre gli aveva insegnato sui bonghi, la semplice musichetta basata sul pianoforte di questo capolavoro dell’horror si dipana lentamente e costantemente attraverso tutte le scene nello stesso, identico modo in cui Michael Myers, metodicamente e pazientemente, vaga per le strade e i marciapiedi di Haddonfield  cercando le sue vittime; poi cominciano delle parti con il sintetizzatore, in modo da sottolineare e ripetere i ritmi del pianoforte. La semplicità di questo pezzo è la chiave di tutto, così come quei lunghi accordi dissonanti.
John successivamente si vergognò per aver utilizzato così tanti Bubu7te, ovvero, tutte quelle improvvise stilettate forti e taglienti di synth per suscitare paura nello spettatore. Ma non provate a dire che quei momenti non vi hanno minimamente spaventato, altrimenti il vostro naso si allungherà di un palmo.

The Fog

Questo film non solo è uno dei maggiori successi come regista di Carpenter, ma è anche quello che seguì a ruota Halloween e contribuì a consacrarlo re dell’horror.
La musica che John compose era il sottofondo perfetto per una storia di fantasmi. Le note molto oniriche (come in un sogno che lentamente ti porta alla deriva verso i lidi della condannata località balneare di Antonio Bay) penetrano nella mente come la nebbia spettrale si insinuava tra le strade e nelle case della città. Durante il film, questo dirompente schema di note si ripete per più di dieci minuti, sale e scende, poi diventa quasi assordante, ma è nei momenti più tranquilli che entra sotto la pelle, come nella scena in cui Padre Malone (Hal Holbrook) legge il diario e prende coscienza dei suoi antenati maledetti.

Fuga da New York

Lavorando con un budget molto basso, John ottenne il massimo profitto con questo film di azione e fantascienza dai toni molto cupi, e la colonna sonora racchiude tutta la grinta, l’atmosfera spoglia, e il futuribile del film stesso. Per contribuire a creare il paesaggio di una distopica città criminale e la personalità del suo abitante più cazzuto, Jena Plissken (Kurt Russell), Carpenter mise per la prima volta in risalto chitarra e basso, mescolando i toni bassi a le rotazioni di drum machine con i pezzi dal sintetizzatore. L’effetto combinato fu un’incontro tra il tribale e la tecnologia che segnò tutto il film, ma ci furono anche dei momenti di sorprendente bellezza, come l’adattamento di “Cattedrale Engulfed” di Debussy che accompagnava il volo in aliante di Jena nel cuore della tenebra.

Halloween III

Questo fallito tentativo di reinventare il franchise di Halloween mette in ombra la musica superba che John creò con il suo abituale collaboratore, Alan Howarth. Il vecchio tema di Halloween decade interamente e un nuovo tema viene implementato. Ma quando i ritmi del film finalmente iniziano a salire, alla fine non riesce mai a graffiare veramente. I pochi spunti di suspense della pellicola sono indotti delle composizioni di Carpenter. Stavolta la sua è una musica distante mille chilometri dalla semplicità grezza della prima colonna sonora di Halloween, altrattanto anche dalla seconda, questa è un denso e caotico insieme di note inquietanti.

Christine

Alcuni critici sostengono che questo adattamento dal romanzo di Stephen King è stata un’opportunità mancata, io non sono d’accordo e ne sono un fiero sostenitore.
Mentre le melodie anni ’50 provenienti dalla radio della famigerata Fury del ’57  definiscono la personalità della vettura con un tocco di umorismo nero, il roll implacabile del tema di Carpenter è mortalmente serio: è la musica da incubo di gomme che battono la strada con intenti omicidi. Sul rovescio della medaglia, le morbide tonalità delicate della “Arnie Love Theme” ne fanno una delle melodie più malinconiche di Carpenter, e raffigura sia la solitudine del personaggio emarginato che la sua storia d’amore soprannaturale con la Playmouth dall’inferno. Purtroppo, l’uso di George Thorogood con “Bad to the Bone” (probabilmente imposto dallo studio) in questo contesto stona un po’, anche se devo ammettere che la canzone di Thorogood riassume perfettamente il carattere della macchina.

Grosso Guaio a Chinatown

Questa selvaggia e soprannaturale kung-fu comedy segnò la fine del rapporto di Carpenter con i grandi studi (che semplicemente non volevano farla), ma per me è una delle sue più grandi opere in assoluto. La musica ha un proprio ruolo da svolgere in questo colorato omaggio ai film di azione asiatici poi convertito in un formato digeribile per il pubblico americano. La musica unisce le campionature scintillanti di strumenti tradizionali cinesi con un martellante beat rock anni ’80 poppeggiante e denso di ritmi elettronici (anche se le chitarre sono ovviamente campionate in diversi punti). È così divertente che gli si può anche perdonare il video musicale scandaloso, cantato da Carpenter stesso allo zenit della sua tamarraggine ed eseguito da una sua propria band, la “Coupe de Villes”. Se non avete mai visto questo videoclip prima, è meglio che vi mettiate seduti e poggiate da qualche parte quello che state bevendo, altrimenti rischierete che vi vada di traverso.

Fantasmi da Marte

Questo è un film che tende ad attirare il fuoco dei fan (soprattutto perché suona come un remake di “Assault on Precinct 13” nello spazio), rimane però uno dei più cool dal punto di vista del suono. John, per la prima volta si cimenta nella composizione heavy metal, e suona con delle icone musicali come i due membri degli Anthrax, Scott Ian e Frank Bello, un virtuoso Steve Vai, Robin Finck dei “Nine Inch Nails”, e quel chitarrista assurdo che è Buckethead. Le composizioni di synth di Carpenter sono agghiaccianti e ultraterrene, ma è il metallo che porta in alto il fattore action del film, rendendolo, in realtà, molto più divertente che pauroso. Per quanto mi riguarda, questo è un film sicuramente debole ma davvero divertente. E adesso odiatemi pure.

Escape From Los Angeles

Lavorando in tandem con la compositrice Shirley Walker, Carpenter scrisse i suoi primi temi orchestrali per questo sequel voluto dai grandi studios. La colonna sonora è piena anche di tracce alternative-rock e metal (per fortuna molte sono buone, soprattutto Rob Zombie e Tori Amos). I brani migliori includono un aggiornamento in versione industrial di “Fuga Da New York” con alcune percussioni massicce che vi faranno schizzare fuori le otturazioni dai denti. La Walker, con la sua musica, fornisce alcuni spunti epici, andando totalmente sopra le righe con lo spirito satirico del film (che ancora una volta, se vogliamo dirla tutta, un sacco di fan hanno odiato.). Ci sono anche un paio di ottimi spunti ispirati all’Ennio Morricone degli spaghetti western, soprattutto quando, durante il film, Plissken si vanta della sua abilità nei duelli con le armi (Es.”giochiamo come si fa a Bangkok?“).

A proposito, se vi state chiedendo perchè un classico di Carpenter come “La Cosa” non è incluso nella mia lista, è perchè ufficialmente il credit musicale della colonna sonora và per la maggior parte al leggendario premio Oscar, Ennio Morricone, anche se è ampiamente accertato che Carpenter fornì (in maniera non accreditata) miglioramenti elettronici per la partitura orchestrale. Il suono del “battito del cuore” col synth che costituisce la base dell’indimenticabile tema principale è, molto probabilmente, opera di John.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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