La nuova Atari con le pezze al culo: Come sta andando l’asta fallimentare (male)

No fiori ma opere di bene

No fiori ma opere di bene

Io sono un’atariano d.o.c. e certe cose mi si stringe il cuore a scriverle. Lo so che non dovrei farmene un cruccio. Voglio dire. Atari è come Berlusconi. È stata data per morta ennemila volte e ne è risorta altrettante nel corso della sua travagliata esistenza. Dov’è la novità? E tutte le volte l’abbiamo accolta di nuovo tra noi a braccia aperte, senza farci tante domande, anzi, dicendoci: «Meno male che Atari c’è!». Ma adesso siamo in quel momento di sospensione tra il trapasso e la resurrezione. La fenice Atari si trova nel limbo oscuro dove non si vede una mazza a un palmo dal naso, e com’è noto, nell’oscurità ci stanno i mostri. Ma in questo caso, nell’oscurità ci stanno più che altro una caterva di creditori incazzati e una casa madre francese che tenta di pararsi il baugigi giocandosela in solitaria. Brutta storia ragazzi, veramente una brutta storia. Qui ci vuole un po’ di MUSICA per risollevarsi il morale:


Dunque, tanto per fare chiarezza diciamo che le divisioni statunitensi di Atari hanno dichiarato bancarotta all’inizio di quest’anno e si sono messe in amministrazione controllata che laggiù, dove John Wayne cavalca, si dice “to be in Chapter 11” (essere in capitolo 11). Non chiedetemi cosa significhi esattamente ‘sta definizione e non avrete paura di quello che potrei rispondervi.

La società madre è l’Atari S.A., una società francese, la ex-Infogrames Entertainment, che  non è assolutamente coperta dalla giurisdizione degli Stati Uniti e quindi si può muovere al di fuori dei vincoli che impongono i procedimenti legati al Capitolo 11. Per adesso l’Atari S.A. galleggia ancora, ma sta arrancando perché gravata da forti debiti. Le divisioni degli Stati Uniti sono quindi quelle dei debitori. Sono i pezzenti in fallimento e hanno iniziato tutte le procedure relative, tra cui il drastico taglio dei dipendenti che al momento sono solo 2. Si sono già tenute una serie di aste fallimentari dal 16 al 19 luglio dove sono stati venduti i beni al miglior offerente. I freddi numeri dell’esito sono i seguenti:

  1. Il franchising di Battlezone è stato venduto alla compagnia inglese “Rebellion Interactive” per 566,500 dollaroni, più del doppio dell’offerta minima che aveva richiesto Atari. Sempre loro, si sono anche accaparrati Moonbase Commander per 100,000 cucuzze.
  2. “Stardock Systems Inc” si è comprata Star Control per 305,000 dollari. Atari aveva fissato il minimo a centomila e l’asta gli è andata strabene.
  3. La “Wargaming World” ha acquistato i franchises di Total Annihilation e Master of Orion.
  4. La “Epic Gear” si è presa tutti gli sport di Atari (Baseball, Basket, calcio, etc.).
  5. La “Tommo Inc” ha pagato 900,000 dollari per Fatty Bear’s Birthday Surprise, i franchises prodotti dalla Humongous e Math Grand Prix.

Lo so, sembra un vero e proprio assalto alla diligenza, ma del resto questa è un’asta fallimentare e c’è poco da stare allegri. È come vedere gli squali che dilaniano la carcassa di un capodoglio morente.

Mai perdere l'ottimismo

Mai perdere l’ottimismo, Steven

C’è però una cosa singolare e molto, ma molto importante che non può sfuggire all’osservatore attento. Gli assets più importanti di tutti, tra cui i franchising di Roller Coaster Tycoon e Test Drive, il MARCHIO ATARI e i diritti sui GIOCHI CLASSICI, sono stati estrapolati dall’asta. Di solito alle aste fallimentari sono i gioielli di famiglia quelli che vengono venduti per primi, l’ARGENTERIA per così dire. Uno va lì, si siede, e con la faccia da scemo che si ritrova si aspetta di comprare tutto il meglio, ma l’Atari non glielo dà. PERCHÉ?

Perché Atari ha già deciso di non venderli, ecco perché. È attualmente in corso una trattativa esclusiva tra Atari S.A. (i francesi) e Atari Inc. (gli americani falliti) per riuscire a trovare una soluzione che permetta agli assets di rimanere, per così dire, IN CASA. Ovviamente, però, parliamo di una casa che abbia una bella vista sulla Torre Eiffel, obviously. Ci mancherebbe. Gli altri creditori di Atari si stanno scaldando perché credono che questa soluzione puzzi un pochettino troppo di insider-qualcosa, e alla fine quelli che ne pagheranno le conseguenze saranno proprio loro. I pesci più piccoli a cui rimarranno le briciole.

I creditori ti corrono dietro

I creditori inferociti si sono quindi riuniti in un comitato e hanno ritenuto che il periodo di trattativa esclusiva tra le due Atari dovesse finire immediatamente, in modo che terzi, possibilmente non addetti ai lavori, possano avanzare proposte alternative di riorganizzazione (e anche di smembramento). Un ulteriore periodo di esclusiva sarebbe, a loro avviso, semplicemente deleterio per la commercializzazione del patrimonio residuo del debitore già gravato dai costi per sostenere il processo del Chapter 11. La cosa ha abbastanza senso se pensate che, durante le aste fallimentari, Atari ha cercato di fare cassa vendendo il nome del dominio “Accolade” per 50.000 verdoni. In quel momento  è diventato molto chiaro che la società doveva dare un sacco di soldi a un sacco di gente. Oltre, naturalmente, alle solite tasse non pagate, assicurazione da onorare, salari e alla via così. Poi c’era sempre quella vecchia storia della distribuzione al dettaglio delle sfortunate console Flashback Atari che inguaiarono l’azienda con grossi calibri tipo Wal-Mart e Kmart per i crediti non pagati relativi alla protezione dei prezzi, l’inventario dell’invenduto, e i resi dai clienti.

Insomma, un pasticciaccio brutto-brutto-brutto che annovera nelle sue file anche lo stesso  Nolan Bushnell (che dovrebbe riavere indietro circa 24.000 dollari per chissà che cosa) e perfino una società di noleggio limousine di New York. Ma conoscendo Nolan, se salta fuori anche una società di vasche idromassaggio, probabilmente le vasche e le limousine saranno collegati.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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