La sanguinosissima guerra del retrogaming 4: Per vincere bisogna epurare i traditori

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cutmypicMilano, sul cornicione dell’hotel, un ragazzo, spalle al muro, rivolge alla strada sottostante uno sguardo terrorizzato. È Marco Costa, redattore del sito REBOOT RETRO. Appiattito contro la parete respira affannosamente prendendo grosse boccate. Un colpo di vento gli fa svolazzare un lembo della T-shirt e per un attimo la faccia sorridente di Mario stampata sopra assume l’espressione di un ghigno rabbioso.
Giù in strada si sono già accorti di lui. Una vecchia con una busta dell’Esselunga gonfia all’esplosione gli punta contro il dito raggrinzito. Una ragazza con lo smatphone all’orecchio parla nervosamente coprendosi la bocca con la mano. Capannelli vari si stanno formando sul marciapiede. Due volanti dei Vigili urbani sono proprio sotto il cornicione e bloccano la strada, le sirene in lontananza fanno presagire l’arrivo di altri attori in divisa per la grande rappresentazione che si svolgerà di lì a poco. Tra le auto dei vigili si muove una figura tozza e impacciata, rassomigliante in maniera inquietante a Ron Jeremy. Prende un megafono dall’interno di un veicolo e se lo porta alla bocca:
« MARCO, ARRENDITI E NON FARE STUPIDAGGINI. I MEDICI STANNO ARRIVANDO! »
Marco lo guarda con raccapriccio, tentando di spostarsi sul cornicione mette un piede in fallo e cade, ma per sapere come siamo giunti fino a questo punto occorre fare qualche passo indietro (in tutti i sensi).

Milano in Fantasy, ennesimo grande contenitore con vuoto a perdere di fumetti, cartoni animati, player e cosplayer. Marco Costa, redattore del sito REBOOT RETRO, sta fissando da almeno mezz’ora i ragazzi che si fermano a giocare proprio di fronte a lui, da Elisondo Lopez, il tenutario della postazione di RETROGAMING CITY, momentaneamente impegnato a navigare sui siti porno con lo smartphone e, contemporaneamente, chiedere soldi ai ragazzi che vorrebbero giocare con la sua Playstation 2.
Nello stanzone sono accampati vari team di diverse realtà del retrogaming, mentre l’impianto dell’aria condizionata non funziona facendo percepire a tutti almeno 60 gradi Celsius.

«Ma che cazzo ci sto a fare io qui?» ringhia Marco rivolgendosi al suo collega Simone Izzo. «Questo cavolo di lavoro lo doveva fare quel rincoglionito di Jonata!»
«Eddai Marco, su, non ti scaldare. L’hai appena detto. Quel ragazzo è un rincoglionito, come facevamo ad affidargli la responsabilità di tutte queste console?»
«CHE PALLE! Con la scusa che tanto è scemo riesce sempre a schivarsi tutte le rogne. Altro che scemo. Quello ci marcia! Te lo dice lo scemo vero che se ne sta qui al posto suo.»
«Marco, vedila così: ci stiamo facendo un’esperienza. Siamo presenti nell’ambito di una grande manifestazione e abbiamo la possibilità di conoscere altre realtà simili alla nostra con le quali confrontarci e far crescere la nostra passione. Poi, oh, non dimenticare l’aspetto didattico. Stiamo dando una cultura videoludica ai giovani.»
«Cultura? Tu parli di cultura qui dentro? Cazzo, Simo, sei cieco? Questa è una massa di bimbiminkia che ci sta assaltando senza soluzione di continuità! Ma figurati cosa gli può fregare a ‘sti pischelli di console vecchie di trent’anni. Questi sono qui per tre cose sole: sfotterci, spaccare, e nel peggiore dei casi rubare qualcosa per rivenderlo su ebay e pagarcisi i festini rimediati su Badoo»

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Feste memorabili

Un gruppo di bambini si avvicina alla postazione di Sonic ripetendo confusamente: «MAMMA, MAMMA! C’È SUPER MARIO!»
Marco li prende di mira e tenta di carbonizzarli con lo sguardo. Uno di loro gli strattona la maglietta e chiede: «Signore, signore. Voglio giocare a Super Mario!». «È proprio davanti a te, bimbo, sullo schermo di quella postazione» risponde indicando il televisore collegato a un NES acceso.  «Ah, si…Scusate signore, però io volevo giocare a Super Mario!»
Marco si stampa un facepalm e tra i denti schiaccia un bestemmione di quelli atomici.
«Lo vedi? LO VEDI CHE MI TOCCA SOPPORTARE?» ringhia al collega che è rimasto impassibile accanto a lui. «È tutto il giorno che arriva questa gente»
Una signora gli si avvicina col borsello aperto e, dopo aver donato una carezza amorevole al suo piccolo scalmanato chiede: «Quant’è?»
«In camera?» risponde Marco rispedendogli indietro uno perfido sguardo saturo di esasperazione. «Mi scusi, che ha detto?» chiede stralunata la signora. «Niente, niente» interviene Simone. «L’uso delle console è completamente gratuito qui, non si preoccupi, intanto vuole anche questa cartolina del nostro sito? Magari può interessare al suo piccolo?» La donna afferra la cartolina e si allontana con il disprezzo dipinto in faccia.

«Ma che, sei scemo?» Sibila all’orecchio di Marco. «Vuoi farci arrestare tutti!»
«Oooh senti Simo, io mi sono rotto il cazzo di star qui, che venga il grande capo a sciropparsi questi cerebolesi e a sudare come un porco, io non resisto più!»

Accanto a loro un ragazzino prova inutilmente a giocare a Outrun 2 su XboX con un pad del colecovision che gli era stato casualmente poggiato davanti. Altri ragazzini prendono un controller alla postazione dell’Intellivision e se lo mettono all’orecchio a turno, come fosse un telefono.

«A questo punto spero che LUI venga e ti veda. Ti devi dare una regolata Marco, il motto di REBOOT RETRO resta sempre quello: la professionalità prima di tutto, e il capo ti ha già perdonato quella storia della youtuber. Lo sai che ci teneva no? È stato magnanimo con te nonostante tu non sia riuscito a reclutarla.»
«Cazzo potevo fare? Quella manco mi rispondeva alle email, e poi è furba, ha capito con chi aveva a che fare: una manica di cialtroni capitanata da un pazzo isterico.»
A quel punto è troppo anche per Simone Izzo che gli afferra saldamente un braccio fissandolo dritto negli occhi: «NON…dire mai più così di lui. Spero per te che questo genere di considerazioni non arrivino mai alle sue orecchie. »
Per tutta risposta Marco si divincola dalla stretta ed esclama sornione: «E anche se fosse? Che potrebbe succede? Mi caccia? Non vedo l’ora, guarda.»
Accanto a loro, alla postazione del Commodore 64, due ragazzini si lamentano che in The Great Giana Sisters non c’è Mario. «Giana è la sorella di Mario. Lui arriva nei livelli successivi quando i cattivi tentano di trombarsela!» sbotta Marco, e i ragazzini ZAC! Di nuovo si rimettono a giocare come matti.
Simone si dispera. «Professionalità Marco, PROFESSIONALITÀ! »
« PROFESSIONALITÀ ‘STO CAZZO! »


Nel trambusto generale una voce squillante proveniente dalla postazione dell’Atari 2600 toglie tutti i dubbi sulla necessità di effettuare una rigorosa selezione Darwiniana: «Uuuh, ma io volevo giocare al gioco dei puffi, perchè qui c’è scritto SMURFS?»
Altri frammenti di conversazioni insulse rimbalzano nell’aree provenienti dalla postazione Amiga con Superfrog: «Sì, carino, colorato, anche veloce, però io a casa ho ALIEN:ISOLATION che è molto più bello…»
Con cadenza regolare di cinque minuti e sempre da punti diversi, ecco che si ode il classico evergreen per il retrogiocatore: «Certo che però la grafica è proprio BRUTTA!»

All’ingresso del salone, però, si sta radunando una piccola folla in delirio. Tutta l’attenzione dei presenti viene richiamata dagli schiamazzi. Voci di popolo dicono che un VIP è appena entrato.

«E questo chi cazzo è?» chiede meravigliato Marco.

«Sarà FERNANDEZ. Avevano detto che sarebbe venuto ma la sua presenza è stata in dubbio fino all’ultimo momento. È un famoso blogger che scrive di retrogames ed ha un grosso seguito di lettori. Dai, facciamoci un selfie insieme a lui!» esclama Simone eccitato come una cheerleader al primo appuntamento con il capitano della squadra di football.


«Il selfie un paio di palle!» sbotta Marco. «Io quello non l’ho mai sentito nominare, e a vederlo così sembra un povero sfigato all’ultimo stadio. Quanti anni avrà? Cinquanta? Se è più giovane li porta proprio male, e poi guarda com’è conciato?! Un 50enne con la panza e la chierica in testa vestito pietosamente come un teen, veramente triste, guarda. »
«Ma cosa diavolo stai dicendo Marco? Quello è un uomo che internettivamente parlando vale centinaia di like, che se rimbalzasse sul suo blog anche un vago riferimento a noi e al nostro sito ci farebbe guadagnare migliaia di visite, di nuovi utenti, e tu stai a vedere come si presenta e va vestito? Ma vaffanculo, dai! Alla gente interessa quello che scrive mica lo deve vedere in faccia?! Mica è su Youtube?!»

«Scusi, Signore?»

«Ah sì? Allora sai che ti dico Simo? Adesso vado laggiù e lo perculo un po’. Voglio proprio vedere se anche i famosi blogger, nel loro piccolo, s’incazzano come gli youtuber»

«Mi scusi?»

«NO MARCO! NON LO FARE! QUESTA IL CAPO NON TE LA PERDONEREBBE MAI!»

«FOTTESEGA DEL CAP…»«SIGNORE, SCUSI!»

[…]

Marco si interrompe e focalizza la sua attenzione su quella vocina che aveva chiesto attenzione con così tanta fermezza. Una ragazzina. Una ragazzina di sì e no quattordici anni, di una bellezza decisamente acerba e con sulla punta del naso un paio di occhiali così spessi da far sembrare le lenti due culi di bottiglia, e gli occhi talmente piccoli e lontani come due satelliti di Giove. A Marco il solo vederla fece provare immediatamente un misto di sentimenti tra la pietà e la tenerezza.

«Dimmi bimba, come ti posso aiutare?» Le chiede.
«Mi scusi, da poco ho cominciato ad interessarmi al mondo del retrogaming e…Beh, insomma…Lo so che le sembrerà stupido ma vorrei sapere qualcosa riguardo alla storia di Pac-man.»

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Incredibile. Non solo quella buffa ragazzina si stava rivolgendo a lui in un italiano corretto e comprensibile, ma gli stava anche chiedendo qualcosa di sensato, qualcosa che nessun’altro in quei tre giorni di tedio e avvilimento aveva provato a chiedergli, e che andava molto al di là di un semplice: «Voglio giocare a Super Mario!»

«Certamente signorina, siamo qui per questo, e la sua domanda è estremamente intelligente dato che riguarda uno dei videogiochi più importanti, se non IL più importante di tutti. Dunque, la storia di Pac-man inizia con un signore giapponese che aveva fame e che entrò in una pizzeria di…»«PORDENONE!»

Marco non riusciva a capire. C’era stata un interferenza? Pordenone?! Chi cazzo aveva detto Pordenone? Ma perchè proprio Pordenone poi…
Si voltò per capire chi avesse lanciato uno sfondone di quelle proporzioni anche se, in cuor suo, già dal tono della voce qualcosa gli suggeriva che dovesse conoscerlo bene.
E infatti eccolo lì. Adriano Buccia, l’uomo a capo di REBOOT RETRO, il SUO capo. Si era avvicinato silenziosamente, e adesso che era a pochi metri da lui non poteva rassomigliare di più a una versione ringiovanita e sciupata di Ron Jeremy.

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Arriva il capo

«Capo?! Ma ho capito bene? Ha per caso detto Pordenone?» Chiede sbigottito Marco.

Adriano sorride magnanimo e poggiando la mano sul capo della ragazzina prosegue:
«Certo, hai capito bene. Pac-man venne programmato in Italia, per conto di una ditta a cui Namco aveva affidato il compito, e la quale nella fattispecie rigirò tutto il lavoro a un programmatore pordenonese. Sua fu quindi la programmazione, il settaggio della velocità di gioco, e pure la scelta dei colori dei fantasmini. Orsù, ormai dovremmo finirla con questa balla che sia tutta opera di Iwatani, non credi?»

Marco è talmente frastornato dalle proporzioni della cazzata udita da non trovare parole per controbattere.

«Naturalmente, carina» prosegue il Buccia rivolgendosi direttamente alla ragazzina. « A Questo programmatore non frega niente del mondo dei videogiochi e di avere questa enorme responsabilità, e non vuole farsi pubblicità nè lo ha mai detto in giro. È una cosa che sanno solo i veri esperti.»

La ragazzina guarda Adriano esterrefatta. «Ma veramente? È incredibile!»

«Infatti bimba, tutto questo è proprio incredibile, il signore qui sta scherzando. Pac-man non ha niente a che fare con Pordenone. È vero capo? Glielo dica che sta scherzando, su»

«Per niente, caro Marco. Ho le mie fonti che ritengo più che attendibili, e Iwatani fu semplicemente il concept e game designer. Il programmatore invece, quello che si è sporcato le mani e ha fatto il grosso del lavoro, beh, mio caro, era di Pordenone.»

«Figooo!» Esclama la ragazzina sempre più meravigliata.

«Ma no, bimba, non dargli retta! Quest’uomo ti sta dicendo un sacco di fregnacce. Tutti sanno che anche un videogioco semplice come Pac-man ha avuto bisogno di un team per essere sviluppato. Iwatani era sicuramente a capo del progetto, ma è stato creato con l’aiuto di molte persone: grafici, tecnici, musicisti…E ti assicuro che nessuno, DICO NESSUNO, ERA DI PORDENONE!»

Senza rendersene conto Marco stava urlando la frustrazione nei confronti del suo capo dritto in faccia alla bambina, che come reazione si era spaventata facendo due passi indietro, e cercando rifugio proprio dietro ad Adriano.

«Adesso basta Marco. Stai oltrepassando il limite. Non solo il tuo comportamento in redazione ha lasciato parecchio a desiderare negli ultimi tempi, ma ti permetti anche di contraddirmi in pubblico e spaventare così una povera bambina innocente. Un’altra levata come questa e sei fuori. Ricordalo» Adriano si frappone tra lui e la bambina con fare protettivo mentre gli punta contro il suo indice grassoccio.

A Marco sembra di essere precipitato in un incubo. Tutte le persone presenti nel salone lo stanno guardando con disprezzo. Simone Izzo, ancora fermo alla postazione, lo guarda e fa cenno di “no” con la testa. FERNANDEZ smette di fare i selfie e lo osserva insieme al suo codazzo di fan devoti, pure Elisondo di RETROGAMING CITY ha smesso di navigare sui siti porno per dedicargli una finestra di attenzione. È una grande, immensa, figura di merda.

A quel punto, forse per il caldo, forse per l’esasperazione, forse per l’umiliazione, Marco Costa perde il controllo e sputa chiaro in faccia ad Adriano tutto quello che pensa:

«TU, DANNATO SOSIA BRUTTO DI RON JEREMY, PROPRIO TU MI VIENI A DIRE DI NON OLTREPASSARE IL LIMITE? DOPO CHE MI HAI TRATTATO COME UNA PEZZA DA PIEDI PER TUTTO QUESTO TEMPO? DOPO CHE MI SONO SCIROPPATO TUTTI I TUOI DELIRI PER ANNI? DOPO PAC-MAN A PORDENONE? MA VAFFANCULO A TE, ALLA RAGAZZINA, A REBOOT RETRO, E A TUTTA PORDENONE! IO ME NE VADO!»

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Per tutta risposta la ragazzina scoppia in un pianto disperato. «Ma che succede?» dice singhiozzando.«Io volevo solo sapere la storia di Pac-man!» e si aggrappa alla gamba di Adriano asciugandosi le lacrime ai suoi pantaloni.
«Non ti preoccupare bambina mia. Questo signore maleducato riceverà la lezione che si merita» Dice il Buccia ergendosi a paladino dell’infanzia traumatizzata. «CHIAMATE LA POLIZIA! VOGLIO DENUNCIARE QUEST’UOMO» sbotta alla volta del suo pubblico.
«Sì, in galera quel maiale! Prima ha provato a farmi delle proposte oscene!» Tra la folla starnazza la mamma che voleva pagare la partita del figlio a Super Mario.
«Certa gente in questi posti non dovrebbe neanche entrare!» sentenzia FERNANDEZ accompagnato da decine di flash scoccati dai telefoni dei suoi fan.
«È un bugiardo! Mario in The Great Giana Sisters non c’è!» dicono in coro i 2 ragazzetti alla postazione del Commodore 64.

Marco, sentendosi all’angolo reagisce nell’unico modo in cui può reagire un animale braccato, scappa. Si getta in una corsa a perdifiato verso l’uscita mentre tutta la gente presente in sala si frappone tra lui e l’agognata libertà.

«PRESTO! FERMATELO! SONO UN PUBBLICO UFFICIALE NELL’ESERCIZIO DELLE SUE FUNZIONI. QUAL RAGAZZO DEVE RISPONDERE A UNA DENUNCIA. QUALCUNO LO FERMI!» Mentre alle sue spalle le grida di Adriano echeggiano nello stanzone, Marco si fa strada a suon di spintoni e gomitate. Nella sua corsa selvaggia verso l’uscita si scontra con un ragazzo con indosso un camicie grigio/verde e cadono entrambi per terra. Quando si rialza lo riconosce. Ancora lì in ginocchio che inforca i suoi occhiali c’è il DOCTOR GAME. «Ma come cazzo vai vestito? Sembri un dentista!» Gli dice.
«E sarai vestito meglio tu!» gli risponde l’altro rialzandosi in piedi.
«Fermatelo! FERMATELO!» La voce del Buccia si avvicina mentre decine di mani si protendono verso di lui.
Marco sale su una scrivania lì vicino e prosegue la fuga saltando di tavolo in tavolo. Nell’impeto salta su una chitarra abbandonata e la sfonda col piede: «COGLIONE!» gli urla dietro Andrea Babich. Kenobit gli tira dietro un Gameboy e per poco non lo coglie in testa. «Scusate, SCUSATE TUTTI!» Supplica Marco cercando di evadere da quella prigione d’incubo.
È quasi giunto all’uscita quando Simone Izzo serra la porta e gli da pure un giro di chiave. Marco lo guarda sconvolto: «TU!» dice sgomento.
«Senza rancore Marco, Mors tua, vita mea» dichiara l’altro quasi timidamente. Che fare allora? Uno dei grandi finestroni della sala è aperto. Marco si affaccia e vede che c’è il cornicione. Prova a passare nell’altra stanza da lì.

UN QUARTO D'ORA DOPO

 Mentre il corpo senza vita di Marco Costa viene portato via da un’ambulanza a sirene spente, un giornalista di TeleMilano porge il microfono a una bassa caricatura di Ron Jeremy. È Adriano Buccia che, Illuminato dai flash azzurrognoli provenienti dei lampeggiatori della Panda dei vigili, sprizza il carisma di Bruce Willis fiaccato dalla goffaggine di Mister Bean.

«Sì, la vittima ha dato in escandescenze già all’interno della manifestazione…» afferma il compunto simil-pornodivo con tranquillità e pacatezza post-coito. «…mostrando chiari segni di squilibrio. Vista la giovane età, crediamo che fosse sotto l’effetto di un qualche tipo di stupefacente ma solo dopo l’autopsia potremo affermarlo con certezza»
Il giornalista lo incalza: «Ci dica, si sa qualcosa in più riguardo all’identità del defunto?»
«Poco o niente. Sembra che fosse il redattore di un noto sito dedicato al retrogaming, e che il suo stand fosse ospitato all’interno della manifestazione. Già nel pomeriggio aveva cominciato ad importunare i frequentatori, avanzando proposte oscene alle signore e maltrattando i bambini, fino a che ha avuto un raptus di follia e si è accanito contro una bambina quattordicenne per futili motivi. A quel punto il suo stato di disagio non è più potuto passare inosservato ed è stato richiamato all’ordine, pena l’espulsone dalla manifestazione. Per tutta risposta la vittima a iniziato a mettere a soqquadro gli stand, procurando ingenti danni a cose e persone. La situazione è diventata insostenibile e per evitare il linciaggio da parte dei presenti ha pensato male di fuggire utilizzando il cornicione dal quale è poi caduto malamente»
«La bambina come sta? Si è ripresa o è ancora in ospedale?»
«Niente di grave, per fortuna. È in lieve stato di shock e sto giusto provvedendo a riportarla a casa in questo momento. Adesso, se volete scusarmi…»
Adriano si curva in avanti ed infila il suo grosso deretano nell’abitacolo della Panda. All’interno una bambina dagli spessi occhiali si guarda intorno stralunata.
«Allora? come stai? Tutto bene adesso?» le domanda Adriano con fare amorevole.
«Sì. Credo di sì. Ancora non riesco a crederci. Io volevo solo sapere la storia di Pac-man!»
«Pac-man è nato a Pordenone, bambina mia. A Pordenone»

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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