La sanguinosissima guerra del retrogaming 5: per vincere bisogna combattere la guerra digitale

TEMPO DI LETTURA: 7 minuti

[1. Per vincere grandi battaglie ci vogliono grandi eroi]
[2. Per vincere ci vogliono truppe addestrate]
[3. Per vincere ci vuole un buon stratega]
[4. Per vincere bisogna epurare i traditori]

Adriano Buccia

Terra, Italia, Milano, secondo decennio del ventunesimo secolo. Il fenomeno del retrogaming è esploso oltre ogni più rosea aspettativa ma adesso sta morendo come molti dei suoi paladini. Le peggiori fecce casual gamers si rivelano feroci cacciatori di like; chiunque compri una console Mini si sente legittimato a fondare un suo proprio gruppo facebook dedicato al retrogaming; i gruppi storici soccombono di fronte all’apatia dei propri stessi utenti. La frammentazione della categoria è inarrestabile. L’ambiente del retrogaming è ormai un enorme mosaico di micro realtà in perenne lotta tra loro. Vige la legge del tutti contro tutti e che Dio ci aiuti. In tutto questo caos solo un uomo non smette di combattere ed ambire al titolo di Re del retrogaming: Adriano Buccia, unico indiscusso reggente di REBOOT RETRO.

Bentornato Adriano

Adriano Buccia irrompe nella stanza dove attorno a un tavolo i redattori di REBOOT RETRO sono già in attesa di ordini. Li contempla per un istante. Sono lontani i tempi in cui il primo fesso che si iscriveva al gruppo facebook sarebbe stato disposto a far prostituire la propria madre pur di entrare in redazione. Attorno a quel tavolo sono rimasti in pochi. I fedelissimi. I fidati colonnelli come Simone Izzo e qualche altro pazzo disposto a credere ancora in una causa persa. Gente dalla dedizione talmente stoica da aver fatto voto di martirio in nome del retrogaming.
Tuttavia, adesso i tempi sono cambiati e la passione per i videogiochi del passato sta lentamente tornando relegata in una nicchia affollata da accumulatori compulsivi e professionisti del nulla.

«Signori, la nostra mission rimane sempre la stessa: insegnare al popolo della rete che il retrogaming è una disciplina certa che si può padroneggiare solo dopo anni di pratica e studi. Forza, sentiamo le vostre proposte per screditare quei pezzi di merda di RETRO UNIVERSE!» Tuona il Buccia.

I redattori si guardano e ognuno di loro prende tra le mani il proprio dispositivo elettronico. Digitano freneticamente sugli schermi.

«Allora capo, possiamo mettere un post sul nostro blog. Titolo: “La pubblicità occulta nel retrogaming”. Testo: “Non ci si può fidare leggendo articoli sul retrogaming scritti da gente non legittimata. C’è la distorsione della realtà. C’è l’approssimazione. Inoltre spesso contengono promo nascosti di podcast amatoriali registrati nelle camerette che divertono e informano solo i realizzatori, poiché non vengono ascoltati da nessuno essendo pessimi e realizzati da totali incompetenti in materia. Povera Italia, abbiamo un sistema informativo da terzo mondo”

«Hummm… sì, ma è troppo prolisso. Dovete sbagliare i congiuntivi e renderlo più breve. Più Conciso e meno vago. La punteggiatura fa schifo e va bene così. »
«Fermi tutti!» Interviene un redattore seduto in fondo alla stanza. «Ma questa non l’ha già detta Sgarbi da qualche parte?»
«E chi se ne frega chi l’ha già detta! L’importante è renderla più cabaret, più WOW, più d’effetto!»
«Che ne dite se facciamo un bel MEME?» Propone un ragazzotto con gli Airpods e un paio di occhiali scuri che lo fanno assomigliare a un moscone. « Dopotutto i retrogamer guardano principalmente le figure, si emozionano e cliccano like!»
«Ecco. Questa sì che mi piace!» dice Adriano puntando il redattore con l’indice grassoccio. «Elabora»
«Allora. Prendiamo uno screenshot di un articolo scritto da quelli di RETRO UNIVERSE e ci sovrapponiamo sopra un giudizio del cazzo tipo: “Il solito articolo scopiazzato qua e là, scritto con i piedi ( per essere gentili la parte anatomica è un’altra) e infarcito di mille banalità. Dimenticabile”»
«Perdio, questa sì che è forte. Piacerà un sacco ai nostri droni da insulto del gruppo facebook. Vuoi aggiungere altro?»
« RETRO UNIVERSE MERDA?»
«Buona lì. Aggiungila»
«Sul serio, capo? Ci mettiamo anche la parolaccia?»
«Ovvio. Altrimenti perché dovrebbero leggerlo?»
«Ah»
«Io ne ho un’altra.» fa un altro redattore. « Apriamo un thread sul gruppo facebook in cui affibbiamo a RETRO UNIVERSE l’indignazione di una famosa personalità del retrogaming!»
«E chi suggerisci?»
«Non so. Ce ne sono diverse: Carlo Santagostino. Bonaventura Di Bello. IUR. Kenobit…»
«Mettici uno a caso. L’importante è che sia buono per tutte le stagioni e più democristiano possibile. E l’indignazione?»
«Beh, mettiamo il solito screenshot di prima con una piccola foto della personalità in un riquadro di lato. Sotto ci scriviamo: “Da operatore professionista del settore da oltre 20 anni, consiglio caldamente a questi signori di lasciar perdere la scrittura e soprattutto i videogiochi”»
«BELLO! Perdio, bello.» dice Adriano battendo il pugno sul tavolo. «Fatelo subito. Sai che flame viene fuori?! Madonna. Mi sta venendo il cazzo duro solo a pensarci.»

«Io ho un’idea per un altro MEME, capo!»

Cala il silenzio nella stanza e il cuore dei redattori batte come l’elica di un elicottero. Tutti gli occhi sono puntati su Adriano Buccia che esamina il MEME con attenzione. Annuisce. Sorride.
«È sublime» dice in estasi. « Passatelo sul web, lo voglio su tutti i nostri social network. SUBITO!»
I redattori eseguono e pubblicano il MEME sulle pagine di REBOOT RETRO. In pochi minuti l’immagine si propaga come un virus; le condivisioni vanno alle stelle. A breve arrivano i primi commenti.

«IO SONO UN PACIFISTA MA SE TOCCANO I CANI NON HO PROBLEMI A CAVARE GLI OCCHI ANCHE AL PAPA»

«FIGLI DI PUTTANA VI VENIAMO A PRENDERE COL MACETE SE FATE MALE AL CANE. VAFFANKULO!»

«No» Mormora Adriano fissando il tablet di uno dei redattori.

«W I GATTI IO NON HAVREI PROB A VIVISEZIONARE I CANI»

«CAPO!» Urla un redattore terrorizzato. «NON HANNO CAPITO UN CAZZO! CREDONO SIA UN MEME SUI CANI!»
Glaciale, Adriano guarda i numerosi commenti scorrere sullo schermo del tablet.

«RIDICOLO. ADESSO ANCHE I CANI SONO SCHIAVI DEI POTERI FORTIw!»

«QUESTO È SFRUTTAMENTO DEL LAVORO ANIMALE. E I SINDACATI DOVE SONO?»

«Cristo. Sono più idioti del previsto» mormora Adriano.
«Signore, cosa facciamo?» sbraita un redattore.
«Toglietelo. Togliete tutto! Rimuovete il MEME!»
«Ma… l’hanno già condiviso!»
«In quanti?»
«Più di cinquecento utenti»
I commenti proseguono inesorabili.

«È TERRIBILE. BISOGNA ARRESTARLI E FARLI MARCIRE IN GALERA. POVERE BESTIE.»

«CHIARAMENTE È UN FAKE. ANIMALISTI DI MERDA! LO FATE PER LA VISIBILITA’!!1!»

«Su Twitter sta diventando virale. La condivisione è incontrollabile!» Nella stanza i redattori sono nel panico.
Si erge su tutti Adriano: «Dannazione. Fate qualcosa! Cercate di far capire a questi minorati che è un fake. Presto!» .

«PENA DI MORTE SUBITO PER CHI UMILIA GLI ANIMALI!»

«ODI I CANI? TUO FIGLIO È GAY»

«Capo. La situazione ci è sfuggita di mano. L’hanno condiviso anche sulla pagine dell’ENPA, LIPU, LAV, e WWF! Se continua così domani lo troveremo stampato sulle pagine del CORSERA, LIBERO e IL GIORNALE. Ne parlerà anche Mario Giordano su Rete4! Che facciamo?»
Adriano guarda il tablet con occhi carichi di sgomento. Nella stanza i redattori sono tutti in attesa di un suo comando. Lui, affranto, getta il dispositivo sul tavolo e si lascia cadere pesantemente su una sedia. Fissa il vuoto davanti a sé per poi emettere un profondo sospiro… e comincia:

« Vedete, ragazzi… non lo faccio per soldi, lo sapete. Ho un lavoro di merda come tutti voi, mi tocca pagare le tasse perché me le trattengono dalla busta paga, ho qualche amico che si sfonda di aperitivi e tre gatti con cui riempio i vuoti sentimentali. L’unica passione che ho, e che abbia mai avuto, è REBOOT RETRO al quale ho dedicato anni della mia vita, eppure… Avete mai pensato se tutto questo impegno, questo stress, questa fatica valga la pena di essere profusa?»

I redatttori sono allibiti. Mai, a loro memoria, il grande Adriano Buccia si era lasciato andare in quel modo. MAI. È veramente frustrato da quanto sta accadendo, e forse la frustrazione lo avvicina di un passo verso l’umanità.
«Capo, suvvia, non faccia così» lo rincuora Simone Izzo; uno di quei redattori storici che in passato hanno commesso atti innominabili pur di proteggere REBOOT RETRO e il suo capo.
Adriano pianta i suoi piccoli occhi da furetto nei suoi: «Simone, tu davvero vorresti continuare a perorare la causa del retrogaming in un mondo dove i nostri iscritti hanno diritto di opinione? Dove questi utenti ingiustamente salvati dalla legge Basaglia sono quelli che dovrebbero gratificare tutti i nostri sforzi e diventare i prossimi depositari della cultura del retrogaming?»
«Bè, capo. La gente ha bisogno di essere istruita! Di avere qualcuno che gli indichi la strada da seguire e un nemico da abbattere. »
«E secondo te, fino ad ora cosa cazzo abbiamo fatto? Del cabaret, testa di cazzo?»
«…»
«Secondo te è normale che su un articolo di 1900 parole dedicato a LODE RUNNER, il commento che uno di questi svantaggiati mentali è stato capace di esprimere è stato: “Hai sbagliato una sola cosa: l’università di Washington non è un “buco di culo” ma un università molto prestigiosa”? Io non m’incazzo pensando a come questo tipo possa pontificare sulla qualità dell’insegnamento nell’università di Washington. Io m’incazzo al pensiero che quel sottosviluppato abbia potuto credere, anche solo per un attimo, di darci a bere che sappia cos’è un’università. Figuriamoci quella di Washington! »
«…»
«Ecco. Allora dimmi: tu davvero vuoi continuare a sprecare risorse ed energia dedicandole a questo esercito di rimbambiti?»
«Io… non ci ho mai pensato. Sono solo un suo devoto redattore»
«OK. Va bene, va bene. Ho capito. Spegnete tutto e andate casa. Avete sentito? Forza, TUTTI FUORI DALLE PALLEEE!»
I redattori ripongono i loro dispositivi nelle borse e si dirigono mesti verso l’uscita. Il giorno dopo, Adriano Buccia va al lavoro. Entra nella sede della polizia municipale di Milano e si accomoda nel suo cubicolo. Mucchi di pratiche lo attendono sulla scrivania. Sposta le scartoffie, prende il giornale e va in bagno. Seduto sulla tazza del water, guarda nauseato la prima pagina del quotidiano.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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6 Responses

  1. Starfox Mulder ha detto:

    Ave Adriano, unico detentore della cultura retroludica.
    Con l’incomprensione delle masse rischiamo di perdere la sua competenza di uomo forgiato nel Commodore e temprato nel l’Intel lividi in, cosa che risulterebbe in un ammanco incolmablie per noi tutti.
    E non in ultimo, ricordiamoci l’amore che tutti han sempre dimostrato per lui. Torna Adriano, non mollare

  2. vik ha detto:

    Questa saga mi sta francamente appassionando!
    Bella Simo’!

    • Simone Guidi ha detto:

      Il bello di Adriano Buccia è che salta sempre fuori quando meno me lo aspetto. Il primo capitolo risale al 2013, il penultimo al 2015. Erano 4 anni che non ci pensavo più e poi, così, dal nulla, leggo stronzate sui gruppi fb, accumulo concetti osservando la quotidianità, mi rendo conto delle bassezze del nostro vivere quotidiano e… Oplà. Ecco che Adriano risalta fuori pronto ad interpretare una delle sue mirabolanti avventure. Adriano è la summa di tanti e me lo porto sempre dentro come una specie di Mr.Hide. Non so quando arriva, non so quando se ne va’ e per quanto tempo non lo rivedrò, però alle volte mi fa veramente ridere.

      • vik ha detto:

        Ah, ah, è veramente figo e riassume molto bene certe dinamiche nella quali ormai è fin troppo facile imbattersi nei contesti più disparati. Si, lo definisci bene: è proprio una summa. Grande Simo’!

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