Labyrinth – Dove tutto e’ possibile: il film, la prima avventura della lucasfilm games e le palle di David Bowie

Dove tutto è possibile

Dove tutto è possibile

Nel 1987 non capivo un cazzo un gran chè, ero uno dei millemila quattordicenni che cominciava a farsi crescere i capelli lunghi come i divi che vedeva tutti i giorni su Deejay Television, e intraprendeva la sua personale crociata contro l’acne a colpi di TOPEXAN. Va bè, diciamola tutta, non è che ne capissi molto anche della vita in generale, ma la musica, ah signori, LA MUSICA… Per un quattordicenne di quei tempi era uno dei capisaldi dell’esistenza. Una cosa DA SAPERE, una cosa DA SEGUIRE. Altrimenti che ci stavi a fare al mondo? Come facevi a non essere al corrente che Roger e Andy Taylor erano usciti dal gruppo? Che poi NO! Non erano fratelli. Ma la giacca di pelle BSA di George Michael? Ne vogliamo parlare di quella Stra-ultra-fighissima giacca?
La verità era che certe volte (spesso) la musica dava un senso a tutte quelle cose che apparivano così noiosamente complicate e così immensamente lontane nel tempo, da renderle più facili da affrontare. Più digeribili.
Quindi, nel 1987 la mia cultura musicale era ai minimi termini, certo, ma se da una parte ascoltavo Rick Astley e surrogati, dall’altra mi difendevo andando al cinema, e quell’inverno, a cavallo tra l’86 e l’87, nelle sale arrivò un film che aveva il signor David Bowie co-protagonista oltre che partecipe della colonna sonora. Il film mi piacque il giusto ma la colonna sonora molto di più, e da quel momento Bowie non l’ho più perso dallo schermo radar. Gli devo molto a questa pellicola. Oltre ad evermi regalato 100 minuti di spensieratezza mi ha fatto conoscere il Duca Bianco. Penso sia il momento che vi sciroppiate LABYRINTH.

Era il 1986 quando George Lucas, letteralmente imbarazzato nel trovare un posto dove ammucchiare i suoi soldi, decise di rimetterne in circolo una microparticella investendo, in qualità di produttore, in un progetto puramente fantasy, gestito interamente dal Monsignor dei pupazzetti Muppet, Jim Hanson. Erano i tempi delle vacche grasse per George, ed era anche solo all’inizio, perché i tempi delle vacche ciccione sfatte da scoppiare sarebbero arrivati subito dopo. Quindi, vista l’immane disponibilità di paperdollari, si mise a finanziare qua e là, produrre su e giù, giusto per tenersi occupato. E infatti, a parte questo “Labyrinth”, regalò alla cinematografia moderna delle stramberie tipo “Howard il papero” e “Willow“, che magari si rivelarono dei grossissimi flop o dei mediocri successi al botteghino, ma tanto a lui non gliene fregava niente, lui i soldi ce li aveva…LUI.

Tratto da un fumetto Marvel e dimenticato nel giro di una notte

Chiariamoci: anche “Labyrinth” fu un fiasco. Non grosso come “Howard il papero” e neanche un successino come “Willow”. A fronte di un budget investito di 25 milioni di dollari, in patria ne guadagnò solo 12, meno della metà di quelli necessari per coprire i costi. Considerando che il mercato americano è quello finanziariamente più importante, il risultato non era stato certo esaltante. La vera differenza fu che venne rivalutato. Gradatamente, lentamente riconsiderato negli anni dal pubblico di tutto il mondo, questo film è adesso un vero e proprio CULT che ha guadagnato di più con le vendite degli home-video e dei gadget piuttosto che con i biglietti d’ingresso al cinema. E pensare che al tempo Jim Hanson rimase molto deluso dallo scarso successo. Morì nel 1990 prima di assistere alla piena rivalutazione del suo lavoro.
Il merito di questa elevazione a mito va senza dubbio attribuita anche alla presenza di due grandi protagonisti come David Bowie e Jennifer Connelly. Il primo nei panni del cattivo re dei Goblin “Jareth”, che si contrappone a una giovane e bella protagonista che deve liberare il suo fratellino dalle grinfie dello ziggystardaro.

David con le palle in mano

La visione del film regalava un Bowie molto carismatico, con vestiti pomposi e capelli alla Ivana Spagna che giocolava spesso, in maniera elegantissima, con delle sfere di cristallo. La cosa rappresentò una novità assoluta mai vista prima e rese il suo personaggio decisamente affascinante. Ovviamente non era David a manipolarsi le palle in quel modo(!) ma un esperto giocoliere che si piazzava alle sue spalle e faceva passare il braccio proprio accanto al suo per maneggiare delle sfere di materiale plastico.

Anche Jennifer Connelly, al tempo solo sedicenne, contribuì con la sua acerba bellezza a rendere indimenticabile il film. La Connely si era già fatta viva nell’immaginario adolescenziale dei giovani spettatori interpretando “Phenomena” giusto l’anno prima. Rivederla dopo così poco sul grande schermo, e soprattutto sotto le vesti di una ragazzina che sboccia rigogliosamente alla sensualità, piantò nel cervellino di noi pippaioli quattordicenni  il seme dell’adorazione.

Quando ho deciso di lasciare Jennifer non gliel’ho detto. Sono fatto così. Non gli dissi niente neanche quando ci mettemmo insieme.

Ma ecco la trama in poche righe: Sarah è la figliastra viziata di una coppia benestante. Una notte viene lasciata sola in casa con l’incombenza di accudire il fratellino che suo padre ha da poco avuto dalla sua matrigna. Poco disposta a sopportare i pianti del bambino, Sarah lancia inconsapevolmente una maledizione su di lui, la quale si concretizza con il rapimento del fratellino da parte del re dei Goblin. Accortasi troppo tardi di quello che aveva combinato, la ragazza si getta all’inseguimento del bambino per salvarlo, e l’unico modo per farlo è quello di affrontare il re dei Goblin che la attende all’uscita di un intrigato e sconfinato labirinto.

In cima alla collinetta c’è l’ufficio protocollo. Non dimenticate la marca da bollo

“Labyrinth” è un film zeppo di simbolismi che riportano tutti alla non accettazione, da parte di una giovane ragazza, della propria maturità e sensualità. Jareth alla fine non fa altro che tentare di insidiare continuamente Sarah. Lo stesso rapimento di suo fratello, in fondo, non è altro che l’esecuzione di un ordine impartito dalla ragazza stessa. Il suo ruolo può quindi essere visto come quello di uno pseudo-amante, un corteggiatore che tenta in tutti i modi di compiacerla con lo scopo di renderla consapevole di essere una giovane donna matura e pronta al sesso. La scena della sala da ballo, per esempio, è abbastanza illuminante riguardo al modo in cui Sarah è confusa e riluttante ad accettare il suo nuovo ruolo di giovane donna contro quello di ragazza immatura.

Grande Giove! Al minuto 0.33 c’è la Dottoressa Crusher di Star Trek TNG!
Discorso diverso per quanto riguarda il videogioco ispirato al film.
George “Rockfeller” Lucas decise di far sviluppare l’adattamento direttamente in casa, dalla sua Lucasfilm Games, e quello che ne venne fuori fu un gioco abbastanza atipico, a tratti adventure e a tratti arcade, ma che molti etichettano come il primo vero gioco di avventura pre-SCUMM mai prodotto della Lucasfilm.

Baby, baby get me out of here

Daddy, daddy get me out of here

Fino a quel punto tutti i giochi della Lucasfilm erano derivati da concetti originali. Questa tendenza cambiò bruscamente quando il gruppo dei programmatori iniziò a lavorare su “Labyrinth”. Il risultato fu un gioco molto fedele alla filosofia del film, dove un ragazzino entra in un cinema per vedere “Labyrinth” appunto, e si ritrova risucchiato al suo interno da Jareth, il malvagio Re dei Goblin.

Ehi tu, ragazzino brufoloso. Adesso verrai con me.

Tecnologicamente “Labyrinth – the computer game” era in anticipo sui tempi. L’interfaccia testuale di gioco, molto atipicamente in stile “slot machine”, venne sviluppata per guidare il gameplay tramite joystick (Il commodore 64 e quasi tutti i micro-computer a 8bit sul mercato erano sprovvisti di mouse). Invece di digitare i comandi come la maggior parte delle avventure del tempo richiedevano, il giocatore poteva scegliere un nome e un verbo da alcune strisce di parole mobili verticali per indicare al gioco cosa fare.
Nel gennaio del 1986, il coordinatore del progetto David Fox e altri suoi collaboratori si recarono addirittura a Londra per preparare al meglio il gioco, trascorrendo una settimana con Douglas Adams, il quale dette molti suggerimenti, poi implementati, per sviluppare il tutto nel migliore dei modi.

Il motore grafico era tuttavia ancora principalmente basato su quello di “Rescue on Fractalus!“, molto distante dallo SCUMM che Ron Gilbert aveva appena cominciato a sviluppare e che avrebbe contraddistinto le avventure Lucasfilm nei diversi anni a venire.
Successivamente, poi, venne sviluppata una versione per Nintendo completamente diversa nel gamplay e nella concezione, ma fu distribuita solo sul mercato interno giapponese.

Concludo postando il video rivelazione. Guardandolo mi introdusse alla corte di David Bowie e da quel momento diventammo amiciCI.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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