L’aquila d’acciaio : Make America great again

Tre anni dopo il cinema di elicotteri, nel 1986 è stato l’anno in cui il cinema di aeroplani è esploso con il fragore assordante di un bang sonico. L’Aquila D’Acciaio esce nei cinema USA a gennaio e spiana la strada al successo che riscuoterá Top Gun pochi mesi dopo. Ai tempi non vidi questo film in sala, lo devo aver incrociato anni dopo durante qualche pigro sabato pomeriggio su Italia 1 ma, ve lo dico in confidenza amici corridori, non si è mai guadagnato la mia completa attenzione. Capirete, quindi, che nel 2018 non mi ricordavo neanche più che esistesse. Tutto quello che ricordavo era che c’era un adolescente arrogante che doveva rubare un aereo per salvare suo padre, e c’era Louis Gossett Jr. che gli faceva da occulto mentore.
Adesso che l’ho finalmente guardato dall’inizio alla fine capisco perché, al posto del suo ricordo, nella mia mente ci sia solo una sfilza di Bad Cluster.
L’Aquila D’Acciaio è una lunga lezione che insegna ai teenager americani a rubare proprietà del governo per milioni di dollari, danneggiarle seriamente e/o eventualmente distruggerle, devastare raffinerie petrolifere di paesi arabi di cui non si conosce neanche il nome, e iniziare una guerra per riuscire a salvare un prigioniero. E a storia finita, non solo tutti ci fanno i complimenti ma riceviamo anche un encomio e un’iscrizione immeritata a una scuola di alto livello. Bene così. Let’s make America great again.

Bene, bene. Vediamo cosa abbiamo qui. Dunque: siamo negli anni ’80, ci sono un sacco di jet da combattimento, i giovani hanno il taglio mullet e indossano giubbotti senza maniche. Sì, direi di sì. Ci siamo. L’omoerotismo degli eighty è vivo e vegeto, grazie mille.
Non ci sono abbastanza parole per definire quanto sia tamarro questo L’Aquila D’Acciaio, corridori. Era tanto che non rivedevo un film così truzzo. Anzi, sarò più preciso, era da quando scrissi quella famosa recensione su Buckaroo Banzai che mi copiarono per mezza internet che non vedevo un film così.
Qui siamo in contemplazione dell’estremo spirito anniottantaro che scolpì le nostre giovani menti con il severo machete del machismo sfrontato e del superomismo Reaganiano. Voglio dire, come si può reagire OGGI di fronte a un personaggio principale come Doug Masters, che è il classico ragazzotto da copertina di Cioè, indossa occhiali da sole rigorosamente a goccia, jeans attillati, sfoggia muscoli sodi ed è pronto a prendere a calci nel culo i fottuti arabi. Come si reagisce, eh? Come? Ditemelo. Forza.
Io, corridori, mi sono messo a ridere, ma non tanto per l’anniottantudine galoppante, quanto perché mi sono reso conto che a tratti tutto quel machismo esaperato, quella misoginia strisciante, quella politica delle bombe mi facevano tanto, ma tanto gay.

Top Gun gay wink

Non so perché l’ho pensato. Già Tony Scott me lo fece fare in Top Gun con tutti quei primi piani di corpi unti e sorrisoni plastici accanto alle bombe grosse, adesso ho la stessa sensazione anche con L’Aquila D’Acciaio. Sempra quasi che il cinema di aeroplani senta costantemente l’urgenza di traspirare omosessualità così come il cinema di elicotteri si autoproclami a squarciagola etero.

Il vero cinema di elicotteri

Ah, quasi dimenticavo di dirvi che quando Louis Gossett Jr. fa la sua apparizione, oltre a essere uno degli attori più imbarazzanti che abbia mai vinto un Oscar, scuote il culo su di un pezzo di James Brown come fosse Shakira.

Vabbè, ma adesso basta con le alte riflessioni e andiamo al sodo:
Quando prima vi dicevo che questo film parla di un ragazzino che ruba un aereo militare per andare a liberare qualcuno era la verità, cioè, la trama è tutta qui: abbiamo un ragazzino che ruba un aereo miliatare per andare a liberare suo padre, pilota anche lui, preso in ostaggio dai crudelissimi arabi. Alla fine lo libera, ammazza tutti, distrugge tutto, torna a casa e sono tutti felici. Stop. Nient’altro.
È un film pieno di difetti, pieno di idiozie, leggerezze agghiaccianti, e con dei dialoghi che fanno sanguinare le orecchie, ma se è vero che ci sono mille cose che non vanno, almeno due possiamo perdonargliele: Louis Gossett Jr. che agita il culo, e la musica.
Seriamente, Gossett Jr. da pezzo di carne morta quale era, dopo questo film è diventato l’attore più simpatico di tutti i tempi. Qui recita la parte di un sedicente “maestro Miyagi“, un pilota saggio ed esperto di nome Chappy che aiuta Doug Masters, il già citato ragazzaccio, a rubare e far volare un aereo da guerra fino a un paese del Medio Oriente per salvare il papà catturato, e dopo aver fatto di tutto per il giovane baldanzoso, gli incide su nastro un discorso motivazionale come quello che potete ascoltare sotto.


Scoppi e botti ce ne sono tanti. Teoricamente il body count è a mille. Praticamente, un sacco di aerei esplodono in cielo ( tutti israeliani IAI Kfir spacciati per MIG ), torri di controllo ed edifici vengono giù, e la gente salta per aria in tutte le direzioni in stile A-Team, ma dopo tutto quel distruggere non si ha mai la soddisfazione di vedere qualcuno morire. Quella di L’Aquila D’Acciaio è una guerra senza volto, una sorta di guazzabuglio, il tipo di spettacolo propagandistico su cui gli americani si fanno le pugnette quando vogliono giustificare i loro interventi militari per rovesciare i governi democraticamente eletti in qualsiasi parte nel mondo. Uno spot che racconta quanto grande e giusta sia la politica di Ronny “Rambo” Reagan in confronto a quella adottata da quella mammoletta di Jimmy “pallemosce” Carter (battuta realmente usata nel film).

« …e tanto quando ti sparano loro non riescono mai a colpirti… »

Dicevamo della colonna sonora che è una bomba.
Twisted Sister, Dio, James Brown, Tina Turner, e i Queen si possono tranquillamente sentire molto bene durante il film. E quando suonano loro non importa se la missione di soccorso viene concepita in una baraccaccia, o che la recitazione generale faccia sembrare il confronto con Top Gun come il confronto con Apocalipse Now, o che le uniche donne che compaiono piangano, fanno cazzate, o se ne stanno direttamente zitte. Il mondo a cui L’Aquila D’Acciaio è rivolto è quello dei giovani ragazzi americani che mettono le piccole e sbiadite foto delle loro ragazze in un angolino solitario della loro cameretta mentre sui muri ci stanno appesi i poster di potenti aerei militari, razzi per andare nello spazio, gruppi rock coi chitarroni, e il giubbotto appeso all’attaccapanni ha sopra qualche borchia.

Se l’obiettivo di Iron Eagle era quello di rendere il combattimento militare simile a un giocone con in sottofondo un ghetto blaster acceso che spara musica rock ad alto volume, posso solo dire: missione compiuta.
Come ho detto prima, la trama di questo film è semplicissima e intrisa di politica reaganiana fino al midollo. Se tenete basse le vostre aspettative ( ma molto basse, mi raccomando), vi potreste godere un piccolo, concreto pezzo di nostalgia anni ’80. Una vera e propria capsula del tempo di un modo di fare cinema che al tempo era diventato pratica comune. Ha un sacco di battute che non fanno ridere e situazioni che adesso sono totalmente prive del minimo senso, ma cazzo, quando Chappy spara uno dei suoi pipponi o Doug fa suonare il walkman, amico mio, reggiti forte perché torni indietro di 32 anni all’istante.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    Nonostante questo fosse il mio genere di film preferito tra i 14 e 18 anni, purtroppo “Iron Eagle” (e i suoi innumerevoli sequel) non sono mai riuscito a vederlo. Forse le mie preferenze tendevano più verso il B-Movie (a proposito, a quando un post su American Ninja? 😀 ) rispetto al mainstream come Rambo, e questo film (almeno, il primo) mi ha sempre dato l’impressione di stare nel mezzo. Ma prima o poi recupererò la serie completa.

    • Simone Guidi ha detto:

      No, Lorenzo, non la recuperare l’intera serie. Se tanto mi dà tanto questo primo capitolo è quello riuscito meglio, non oso immaginare cosa possa attenderti negli altri 3.
      Ora che me lo hai messo in mente, anche American Ninja potrebbe meritare una visione e lo mettiamo nella categoria del cinema di giapponeserie, però, anche lì, è dura andare oltre al primo capitolo. È un po’ come per Il Ragazzo Dal Kimono D’Oro ( altro grande film di giapponeserie ). Marò, cosa mi fai ricordare…
      Roba anniottantissima proprio.

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