L’arte di mettere i pugni nelle mani: Il Mio Nome È Remo Williams

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« Che fine ha fatto Fred Ward? » Lo so. Lo so. Non è che sia esattamente la domandona sulla punta della lingua di voi tutti.  A quanto pare, la star di Tremors e de La Pallottola Spuntata 33 1/3 ha lavorato molto sia in TV che al cinema nel corso della sua carriera, ma quasi tutti se lo ricordano nel 1985 come il protagonista carismatico di Il Mio Nome È Remo Williams… No? Come, NO? Davvero non ve lo ricordate? Allora dovreste vergognarvi almeno un pochino perché Remo è un personaggino mica da ridere, eh?! Guardate, se io non fossi uno dei pochi fortunati cresciuti a suon di film assurdi come Il Mio Nome È Remo Williams, includerei il vostro nome in una lunga lista che consegnerei a una qualche organizzazione segreta operante ben oltre i limiti della legge, e dopo ci penserebbero loro a farvi capire bene chi è Remo Williams. Ma a parte questo, Remo Williams è sicuramente la risposta americana a James Bond, anche se James Bond non ha mai domandato niente a nessuno. Dispiace un po’ che sia stato dimenticato nella notte dei tempi. Era un vero duro. Sentite qua come pompava la sua canzone.

 

 

Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, Chuck Norris… Quando pensi agli anni Ottanta, pensi inevitabilmente a queste megastar. BENE, dico io. È giusto che sia così. Ma che dire di Fred Ward? Eh? Non ci pensi a Frad Ward? No, eh? MALE. Malissimo. Si, certo. Ammetto che Il Mio Nome È Remo Williams ( Remo Williams: The Adventure Begins in originale) non ha graffiato così a fondo la cultura popolare di quegli anni, però le intenzioni erano buone. Ci avevano messo la buona volontà. Ci avevano messo il piglio giusto. C’era un piano! Ma la cosa più strana di questo film è vedere che pur non avendo fatto faville al botteghino ed essere affogato nella miriade di film di botte usciti in quel periodo, in molti ancora se ne ricordano con grande amore, con quel tipo di affetto che si può provare verso l’amico sfortunato che è cresciuto nel tuo stesso quartiere, ha frequentato le tue stesse scuole, ha camminato sulle tue stesse orme, ma a lui le cose sono andate tutte storte e non ha mai combinato un cazzo nella vita. Ecco. Quel tipo di persona lì. Quello che ogni tanto ci pensi e non riesci a capire come sia stato possibile che tutto gli sia andato così male.
È anche vero che, proprio in virtù di questo grande amore degli appassionati, ora come ora sull’internet si possono trovare degli articolo forbitissimi a riguardo che ti raccontano praticamente tutto su Il Mio Nome È Remo Williams. Per esempio c’è quello della BARA VOLANTE che è una bomba, e ti dice anche che taglia di slip portava Fred Ward mentra girava tutte quelle incredibili scene di stunt rigorosamente di persona. Una cosa che non ci si crede. E allora cosa vi posso raccontare io che gli altri non vi abbiano già detto? È difficile parlare de Il Mio Nome È Remo Williams senza scadere nella banalità, nel già detto, giusto? E allora sai che? Cerco di essere essenziale e portare alla vostra attenzione solo le cose che io reputo interessanti, tipo la colonna sonora, per dire.

 

L’avete ascoltata per bene? Vi è piaciuta? Il tema principale di Craig Safan è un grande mash-up di synth-pop anni ’80 e americanismo orchestrale esplosivo che è rimasto imbullonato nella testa di questo scrittore per più di una settimana dopo che aveva rivisto il film. Ma proprio per questo motivo, una vocina interna urlava e mi diceva di aver già sentito quella musica da qualche altra parte. Infatti, l’altro giorno mi torna in mente dove ed eccola qui, corridori miei, Craig Safan ha composto ANCHE la colonna sonora di Giochi Stellari e i due pezzi si somigliano non poco nello stile.

 

Comunque, non ce la raccontiamo tanto lunga, quando all’inizio ho scritto che Il Mio Nome È Remo Williams è la risposta americana a James Bond anche se James Bond non ha mai chiesto niente a nessuno, non era solo una semplice battuta. Non solo i produttori della Orion Pictures avevano ingaggiato a dirigere Guy Hamilton che era già stato regista di Goldfinger, Una Cascata Di Diamanti, Vivi E Lascia Morire e L’uomo Dalla Pistola D’Oro, ma ottennero anche Christopher Wood, ovvero, lo sceneggiatore de La Spia Che Mi Amava e Moonraker. Ovviamente speravano di creare un franchise che avrebbe potuto bissare il successo di quello dedicato a James Bond, il quale si era rivelato vincente e, soprattutto, immortale. Onestamente, non c’era troppa presunzione nelle aspirazioni dei produttori. Così come James Bond era basato sui romanzi di Ian Flaming, anche Remo Williams si basava sui libri del ciclo “The Destroyer” scritti da Warren Murphy e Richard Sapir, che all’epoca andavano forte in versione paperback e avevano già pubblicato tipo 60 romanzi nell’arco di 14 anni, per cui il film avrebbe potuto contare su una fanbase abbastanza corposa ad attenderlo e, soprattutto, una biblioteca sterminata di storie già pronte a cui attingere e modificare all’occorrenza. Insomma, come vi ho detto prima: c’era un piano, ed era proprio un bel piano.

Un ottimo piano

Il Mio Nome È Remo Williams vedeva Fred Ward interpretare il ruolo di un poliziotto di New York, ex marine senza famiglia e affetti, che veniva neanche tanto casualmente messo in pericolo di vita durante un’azione. Quando si svegliava in ospedale aveva una nuova faccia, e c’era lì un uomo di colore ( l’enigmatico Sig. Smith) che lo ribattezzava con il nome di una padella da ospedale: la padella WILLIAMS fabbricata a REMO, Arkansas, appunto. L’organizzazione governativa segreta chiamata CURE era la sua nuova casa e il signor Smith lo informava che la sua vecchia vita, così come la sua vecchia faccia, era stata cancellata. Da quel momento in poi sarebbe stato Remo Williams, agente segreto della CURE, e lui doveva accettare la nuova realtà senza tante storie, muto e rassegnato.


Remo, che per quello che aveva da fare poteva fare anche il militare, non faceva troppe obiezioni in merito, ma prima di poter uscire sul campo doveva essere istruito da Chiun, un anziano maestro di arti marziali coreane ultra razzista verso tutti gli esseri umani che non erano nati sul sacro suolo della Corea, e che era anche esperto in una tecnica di combattimento mistica che dava alle persone delle abilità sovrumane. Dopo aver imparato le basi, Remo veniva rapidamente inviato a servire il suo paese, infiltrandosi e combattendo un gruppo di corrotti fabbricanti di armi militari che non solo sottraevano il denaro ai contribuenti americani, ma lo facevano producendo armi scadenti! (‘ste merde)

 

Ok, una volta accertato che il materiale di partenza non è al livello di Ian Fleming e i libri di “The Destroyer” sono letture divertenti che si vendono un tanto al chilo, è particolarmente godurioso vedere Fred Ward calarsi dalla testa ai piedi nei panni dell’eroe d’azione. Ward eccelle non solo nell’interazione comica con Chiun, ma sembra anche il tipo di uomo che è meglio non far arrabbiare perché potrebbe tranquillamente prendere chiunque a calci nel culo da qui fino a Udine. Frank Ward ha quella faccia da duro, ma quella faccia da duro… Che ai nostri giorni puoi ritrovare solo in Jon Bernthal. Mettiamola così: Fred Ward era già Jon Bernthal prima che Jon Bernthal fosse inventato.

Jon Bernthal è stato inventato dopo

Detto questo, devo ammettere che Joel Gray fa un ottimo lavoro nei panni di Chiun. A lui sono riservate tutte le battute migliori, le massime orientali che fanno riflettere, le osservazioni da alieno che l’anno successivo sarebbero diventate il marchio di fabbrica del Sig.Data in Star Trek TNG. Il Signor Chiun è un personaggio bellissimo, sia per la sua taglia minuta che stride costantemente con la imprese sovrumane che riesce a compiere, sia per i giganteschi aforismi che dispensa durante tutto il film. È un piccolo Yoda che insegna le tecniche della Sacra Scuola di Hokuto. Ciliegina sulla torta: ha una stranissima ossessione per le soap opera.

Lo Yoda della Sacra Scuola Di Hokuto
 

Tutto il cast di supporto è buono. In particolare mi è piaciuto il principale scagnozzo del cattivone; un tipo con la faccia da pervertito che ha un diamante incastonato nell’incisivo. Ovviamente questa cosa del diamante è una strizzatina d’occhio neanche tanto velata a SQUALO, uno dei cattivi più carismatici della saga di James Bond. Non potete capire che gran momento sia quando Remo gli stampa la faccia contro un vetro rinforzato usando il suo stesso diamante per tagliarlo e scappare.
C’è anche una giovane Kate Mulgrew che ha un bel ruolo di supporto come maggiore dell’esercito e aiuta Remo nella sua impresa. Undici anni dopo l’avrei rivista seduta sulla poltroncina del capitano in Star Trek Voyager.

Il film ha un sacco di scene spericolate decisamente impressionanti per la maggior parte delle quali Fred Ward non volle usare la controfigura.
Una di queste è sicuramente la lotta in cima alla Statua della Libertà circondata dai ponteggi del restauro che, se pur coadiuvata da riprese girate in Messico su un set perfettamente ricostruito identico all’originale, trasmette dei momenti di alta tensione anche a rivederla adesso. Poi, ovviamente, ci sono le scene dove Remo riesce a schivare i proiettili e a camminare sul cemento fresco senza affondare. Una roba che impenna il carismometro giovanile oltre ogni limite. Quelle erano le scene che quando le vedevi al cinema e avevi 13-14 anni, ti facevano gettare i pop-corn per aria, per dire.
Nonostante tutti questi buoni elementi che ho elencato finora, però, ciò che butta giù il valore del film è proprio la trama.
In primo luogo, si tratta di una storia troppo lunga e troppo lenta che si svolge nell’arco di ben 2 ore e dieci minuti. Novanta minuti sarebbero stati più che sufficienti e roba da sforbiciare ce n’è.
In seconda istanza, la storia delle origins di Remo è troppo elaborata e occupa quasi metà film, di conseguenza la trama secondaria sui malvagi produttori di armi arriva così tardi che sembra quasi un optional. Remo e Chiun si mangiano praticamente tutto il film e il cattivo che gli viene opposto è troppo scarso per competere con due mostri del genere. Il produttore di armi Grove è un personaggio così debole e il suo piano è così meschino e di poco conto che lo spettatore non riesce mai a prenderlo troppo sul serio. Voglio dire, questo tizio sta essenzialmente facendo la cresta sulla fabbricazione delle armi e incassa mazzette dai politici di turno, dovrebbe affrontare un tribunale piuttosto che essere nel mirino di un’organizzazione para-governativa che gli manda contro un giustiziere sovrumano come Remo, no? Probabilmente Il Mio Nome È Remo Williams avrebbe avuto un destino diverso al botteghino se solo ci fosse stato un avversario degno per il suo protagonista.

 

È un peccato che questo film abbia floppato duro al cinema. Il suo principale fallimento è senza dubbio lo script debole. Sebbene abbia fatto un ottimo lavoro mostrandoci le origini di Remo Williams, non è riuscito a darci una buona storia per farci affezionare a lui. Tanto per dire: che scopo ha addestrare un uomo al punto da diventare una super macchina per uccidere quando per risolvere una questione come questa basta appostare un cecchino e dirgli di fare lo stesso lavoro? Mah?
Chissà se in futuro qualche produttore vorrà scommettere ancora su Remo e Chiun. Ad oggi sono stati rilasciati più di 150 romanzi che narrano le loro gesta, il potenziale è tutto lì, basta trovare qualcuno che sappia sfruttarlo.
Il Mio Nome È Remo Williams è un film d’azione imperfetto ma eccitante, ed è innegabilmente un prodotto degli anni Ottanta. Fred Ward è un eroe d’azione davvero unico, e il film è divertente, anche se la storia è… problematica. Se lo riguarderete nel giusto contesto vi divertirete ancora, ve lo garantisco.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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7 Responses

  1. Cassidy ha detto:

    Il mio senso di Cassidy mi ha avvertito che nell’aria avrei trovato del Remo Williams e il tuo bellissimo post mi ha accontentato, grazie mille per la citazione! La colonna sonora del film è bellissima nella sua semplicità, ti rimanda subito agli eroi dell’infanzia, come Remo appunto. Poi sono felice di non essere l’unico a pensare che Jon Bernthal sia il figlio segreto di Fred Ward, il mio sogno è vedere un nuovo capitolo di “Tremors” in cui il vecchio Fred passa il testimone al figliolo 😉 Cheers!

    • Simone Guidi ha detto:

      Ma scherzi, Cassidy? L’altra notte ero a letto con l’iPad in mano e sono sprofondato dentro al tuo articolo su Remo. Veramente ben fatto. Non hai tralasciato niente. N-I-E-N-T-E. Una roba incredibile, guarda. Il tuo blog è veramente fornito per quanto riguarda l’anniottantudine e anzi, ti devo linkare. Ultimamente mi sono reso conto che non esiste solo il retrogaming e tu sei uno della cerchia dei giusti.
      Un Tremors dove Ward passa lo scettro a Bernthal sarebbe mitico. Ma Kavin a chi lo potrebbe passare? Bisogna cominciare a pensare a un attore con la faccia da stronzo per sostituirlo degnamente. 😉

      • Ste84 ha detto:

        I miei due blogger preferiti qui riuniti?? Grandi! 😀
        Tra l’altro vi completate perchè Cassidy è molto sul cinema e Simo sul retrogaming (anche se sovente anche qui si tratta di cinema). A questo punto devo chiudere il triangolo e trovare un blogghino che tratti soprattutto di musica con la vostra stessa bravura, avete suggerimenti?

        • Simone Guidi ha detto:

          Macché. Anzi, se ne trovi uno buono fammelo sapere. Però io ho un grosso problema con la musica Trap, e in generale con tutto quello che è stato suonato dopo il 2000. Diciamola così: ritengo che l’ultimo grande gruppo di fama mondiale siano i Coldplay. Dopo di loro è stata la sagra del singolo in download.
          Grazie per i complimenti Ste. A breve forse riesco a scrivere qualcosa che ti potrebbe fare piacere. Stay Tuned.

          • Ste84 ha detto:

            Direi che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Il trap neanche lo considero perchè non lo reputo nemmeno degno di essere accostato alla parola musica, mentre per le uscite post 2000… eh diciamo che le mie uniche gioie arrivano dal metal underground e dalla sinthwave, del resto salvo poco o nulla. Facciamo così, se non trovo un blog di musica come si deve lo apro io! 😉

  2. Guido ha detto:

    Grande Simone, ho letto solo due articoli (questo sul mitico Remo e Max Headroom) e sono gia un fan di queste pagine!! memorie di piccole grandi cose che solo alcuni possono avere pur avendo vissuto quei tempi! Bravo!

    • Simone Guidi ha detto:

      Grazie Guido, per me il blog è una valvola di sfogo su cui poter parlare di tutte quelle cose che mi colpiscono o mi hanno colpito. La cosa che mi fa maggiormente piacere è leggere i commenti di persone come te che hanno condiviso le stesse emozioni, passioni, e ricordi. Io mi diverto scrivendo, tu ti diverti leggendo, direi che la cosa stia funzionando. 🙂

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