Gli effetti di Indiana Jones su Indiana Jones : Le avventure del giovane Indiana Jones

Le premesse per scrivere un pezzo su Le Avventure Del Giovane Indiana Jones sono stronzissime e a doppio taglio. Fondamentalmente, sfruttare la ridondanza del nome INDIANA JONES ripetuto tantissime volte per meglio scalare l’indicizzazione di google ( sarà dura, lo so, ma ho voluto provare lo stesso), e la curiosità di sapere la vostra opinione sulla serie televisiva direttamente ispirata alle avventure di un personaggio iconico come Indiana Jones.
Ora, se da una parte posso incastonare questa gemma nella mia geniale rubrica “Gli effetti di laqualunque sulla gente“: dall’altra devo comunque sforzarmi di riguardarmela perché, obiettivamente, non mi ha lasciato niente. Per questo motivo sappiate che l’articolo di oggi è stato in realtà scritto da un algoritmo di google che ha avuto come chiave di ricerca; indovinate un po’? La parola “Indiana Jones”, no?!

Allora corridori, come ho già avuto modo di dire sulle frequenze di questo blog, Indiana Jones è forse l’unico al mondo di cui mi fido. Ha una storia lunga e avventurosa che sicuramente il 90% degli spettatori già saprà. Il restante 10% sono quelle persone davvero fastidiose che vengono al cinema solo per parlare incessantemente e utilizzare i telefonini per due ore. Avete capito a chi mi riferisco, no? Ecco. Ai toscani.
Nel corso di quattro film, il dottor Henry Jones Junior ha combattuto i nazisti per l’Arca dell’Alleanza, ha combattuto un malefico culto mistico per recuperare delle pietre sacre in India, a ricombattuto contro Hitler per la ricerca del Santo Graal, e poi, in “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” ha menato i comunisti per una questione di alieni e antichi templi maya che si trasformavano in astronavi e volavano via.
Ma tranquilli, non siamo qui per parlare del teschio di cristallo, che tipo mi frantuma l’impressione iconica di Indiana Jones che sto cercando di trasmettervi. Siamo qui per parlare di Le Avventure Del Giovane Indiana Jones, la serie realizzata per la televisione nel corso degli anni ’90 (1992-1996) e interpretata da ben tre attori: Sean Patrick Flannery, Corey Carrier e George Hall, che facevano la parte di Indiana Jones in età diverse: da piccolo (10 anni), da giovane (19 anni), da vecchio (∞).

il giovane scavezzacollo

Ora, quelli di voi che frequentano questo blog, e che si possono definire veramente dei corridori, si saranno certamente accorti che la mia disposizione verso George Lucas è abbastanza tormentata, un po’ come lo è quella verso lo Zio King, del resto. Io a George voglio molto bene. Davvero! Non è uno scherzo. È un personaggio indispensabile per la definizione della cinematografia moderna e per lo sviluppo della tecnologia applicata all’intrattenimento così come la conosciamo adesso, però, però, però…è indubbio che nel corso della sua vita gli sia accaduto qualcosa, non so cosa, che lo ha fatto deviare dalla sua rotta privilegiata per mandarlo a impantanarsi in un entertainment adolescenzial sbarbato che spesso ha avuto risultati loffi sia dal punto di vista economico che qualitativo.
Noi George Lucas ce lo siamo perso nel 1983. Se lo sono portati via gli Ewoks e da quel sequesto lui non si è mai ripreso, altrimenti non si spiega la trilogia prequel di Star Wars.

Lo sviluppo de Le Avventure Del Giovane Indiana Jones affonda le radici nella pre-produzione del film: Indiana Jones E L’ultima Crociata. Al tempo, soccombendo alle numerose richieste in proposito, George decise di rivelare parte del background di Indiana nella sequenza d’apertura di quel film, e vedendo che la cosa risultò molto gradita alla fanbase, cominciò a progettare una serie televisiva che avrebbe narrato le avventure di Indiana Jones da giovane.
Fino a qui, tutto bene. Oltre ad essere un’ideona rivoluzionaria in quanto prima vera forma di PREQUEL di un soggetto cinematografico, il buon George, che vi ricordo aveva già deragliato, ripeto, AVEVA GIÀ DERAGLIATO da più di un lustro buono buono; invece di raccontare le avventure del personaggio mentre girovagava il mondo alla ricerca di preziosi artefatti menando malvagi avversari, decise che la serie avrebbe dovuto avere un tono divulgativo per i giovanissimi, privilegiando la narrazione degli eventi che avevano formato il carattere e le conoscenze dell’archeologo.

Da sinistra: il giovane scavezzacollo, il barbapapà, e il piccolo saccente.

Cosa comporta una decisione del genere? Comporta che piuttosto di avere una grande avventura come al cinema, nella serie si ripercorre la vita di un giovane Indy globetrotter durante la quale incontra praticamente ogni personaggio famoso nel mondo. Lo sforzo di fondere i personaggi storici con la storia di Indy è tale da risultare spesso stucchevole e tragicomico. Ne deriva una serie che nonostante sia stata una delle produzioni più economicamente importanti del suo tempo (si parla di circa un milione di paperdollari a puntata)  prende tutto il divertimento e l’eccitazione dei film di Indiana Jones e lo getta via, lasciando dietro di sé qualcosa che nella scala dell’interesse si trova pochi gradini più su di una lezione di storia.

Da sinistra: Barbapapà e il vecchio rompicoglioni

Alla fine, per un motivo o per un altro, Le Avventure del Giovane Indiana Jones non è mai andato vicino all’idea di diventare un grande successo, e per di più il suo ricordo è stato inesorabilmente appannato da quello dei film della saga principale. Dei 70 episodi previsti ne vennero prodotti solo 31 prima che la fuga di spettatori ne decretasse la morte, ed ebbe una pubblicazione abbastanza atipica con una terza e ultima serie composta da 4 film TV. Anche un tentativo di re-format, cambiando il titolo da “The young Indiana Jones chronicles” a “The adventures of the young Indiana Jones”, con il taglio di tutte le parti relative alle introduzioni del vecchio Indy (invero pallosissime) lasciandolo solo come voce narrante, non sortí alcun effetto.

Ma la vera domanda è: c’è un vero motivo per ricordarcene? Dovrebbe esserci? Perché?

Beh, mi sembra di capire che il quarto film di Indiana Jones, Il Regno Del Teschio Di Cristallo, non sia stato tanto bello, vero? Ho come questa sensazione che non sia piaciuto a nessuno, ma è solo una mia impressione personale, eh?! Non fraintendetemi.
La trama mi sembrava debole, e i personaggi risibili. Harrison Ford riusciva a malapena a stare in scena senza il Prostamol, e poi c’era Shia Lebeof che faceva il figlio e… e basta. Credo di aver detto tutto quello che c’era da dire.
Forse non era il caso di fare un film come Il Regno Del Teschio Di Cristallo, in qualche modo ha macchiato quello che era essenzialmente una trilogia perfetta.
Il Giovane Indiana Jones invece, ecco, lui era una transizione coerente del franchise, una digressione sensata che ci svelava vari aspetti (spesso noiosi, purtroppo) della vita dell’archeologo. Per certi versi il sogno bagnato di qualunque nerd che si rispetti, per altri quattro palle al cazzo.

Per non dimenticare
Il Teschio di Cristallo ha cercato di riportare Indiana Jones al passo con il pubblico moderno e ha fatto un buco nell’acqua. Il Giovane Indiana Jones, invece, ha alimentato il franchise con qualcosa di completamente diverso (forse anche troppo), aggiungendo un retroscena variegato al personaggio, facendoci conoscere i suoi amici, i suoi cari, mostrando al pubblico luoghi reali e suggestivi, riferendosi a personaggi storici realmente vissuti.
Insomma, non dico che Le Avventure del Giovane Indiana Jones sia una serie TV coinvolgente, non lo è stata a suo tempo e ancor meno lo è adesso rispetto agli standard odierni, ma restituisce allo spettatore perlomeno LO STILE di Indiana Jones, dei bei costumi d’epoca e dei paesaggi da togliere il fiato, senza contare poi la serie dei buoni attori che ha preso parte al progetto. Parlo di ruoli di supporto, ovviamente, ma comunque recitati da nomi come Catherine Zeta-Jones, Daniel Craig, Christopher Lee, e Terry Jones. C’è spazio anche per Harrison Ford che fa il suo ritorno come Indiana Jones in un’avventura ambientata nel 1950.
Vi lascio con questo filmato d’epoca in cui potete assistere ad Harrison Ford che va fuori strada con la macchina diventando metafora di tutta la serie.

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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