Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione: Il film, il delirio anni ’80 e l’avventura testuale

buckaroo1Io a Buckaroo Banzai non l’avevo mai sentito nominare. Nella mia giovinezza anniottantissima risultava NON PERVENUTO, come la temperatura di Bucarest. Ma siccome uno dei miei autori preferiti, Ernest Cline, ne è un PESANTISSIMO fan, allora mi è venuta la curiosità e, gira che ti rigira, ci sono arrivato per “decantazione”.
Non vi dico la fatica per trovare questo film. Poi, io che sono il Sig.PRECISELLI, lo volevo pure in blu-ray. Tsè.  Povero «Silly Simon» che non sono altro. Mi è andata di stra-lusso solo riuscire a reperirlo, ché il mulo e il torrente proprio non mi restituivano niente.
Poi finalmente lo guardo, e mi si apre un mondo. Oh, non fraintendetemi, questo film è proprio ‘nammerda, ma di contro ha il fatto che sia super-ultra-iper-anniottantissimo. Cioè, per rendervi l’idea, provate a immaginare un supergruppo tipo gli Avengers, ma composto da Sandy Marton, Richard Gere di “ufficiale e gentiluomo”, un paninaro, Has Fidanken, Andrè Agassi coi capelli e il taglio mullet, Kim Basinger e Lory Del Santo. Chiudeteli dentro a uno shaker; agitateli prima dell’uso e serviteli in un bicchiere con l’ombrellino.  Quello che ne verrà fuori sarà grosso modo la trama de Le Avventure Di Buckaroo Banzai Nella Quarta Dimensione.
È stata veramente una sorpresa, non me lo sarei mai immaginato. È più anniottantissimo di Electric Dreams e Flashdance, che solo a guardarli ti crescono gli scaldamuscoli abbassati sul polpaccio.
Ancora una volta grazie tanto, Signor Cline.

Buckaroo Banzai, i cavalieri di Hong Kong, e altri tamarri

Nella terra dei mangiatori di hamburger, Le Avventure Di Buckaroo Banzai Nella Quarta Dimensione, lo scopro solo adesso, è considerato un vero e proprio cult che ha ispirato una caterva di cineasti, mentre dalle nostre parti non se l’è filato praticamente nessuno.
È difficile parlare della trama di questo film perché se dovessi spiegarvela mi ci vorrebbe un’ora buona e non sarei neanche sicuro di quello che vi direi, vi posso dire, però, che è più un’accozzaglia di videoclip montati uno dietro l’altro piuttosto che un lungometraggio vero e proprio, e il taglio è più da incidente all’incrocio tra un cinefumettone, un grossolano film di fantascienza, e Pierino.
Il cast che lo interpreta è ridicolmente epico: Peter “Robocop” Weller, Jeff “La mosca” Goldblum, Christopher “Ritorno al futuro” Lloyd, Ellen “coscialunga” Barkin, e John “Blow Out” Lithgow.
Proprio su Ellen Barkin voglio aprire una veloce parentesi. La signora al tempo era veramente un gran tocco di gnocca, e aveva uno stacco di gambe lungo come una tangenziale.

Su quella coscia c’è la pista di atterraggio di Fast and Furious 6

Il Dr. Buckaroo Banzai è un celebre fisico, neurochirurgo, musicista rock e protagonista di una testata a fumetti tutta sua. Un personaggio, quindi, plausibilissimo. Voglio dire, chi non ha mai incontrato nella vita un fisico/neurochirurgo/chitarrista/star del fumetto? Voi no? E allora uscite a farvi una vita, cari i miei DEBOSCIA, che fuori c’è pieno di questa gente interessante che aspetta di incontrare solo voi (già che ci siete trovatelo anche DENTISTA, che fa sempre comodo). Già dal nome con le doppie iniziali, “B.B.”, richiama alla mente un qualsiasi personaggio Bonelliano a caso, tipo Dylan Dog o Martin Myster. Comunque, tornando a noi, il nostro Dr. Banzai inventa un marchingegno che riesce a strappare il tessuto dello spazio-tempo permettendogli di viaggiare attraverso l’ottava dimensione e, senza volerlo, causa una guerra tra la Terra e gli alieni interdimensionali. Una guerra che, ovviamente, solo lui e i suoi grintosissimi cavalieri di Hong Kong (che poi sono anche il suo gruppo rock) possono combattere.

Ma la guerra vera, quella al botteghino, il nostro Buckaroo neanche la comincia. Il film è un fiascone di chianti di Superciuk, e a fronte di un costo di produzione di circa 12 milioni di paperdollari, in patria ne raggranella meno di 3. Passa quindi al mercato home video senza neanche mettere la freccia, e proprio lì prende rapidamente piede diventando un cult. Purtroppo (o per fortuna), il sequel promesso nei titoli di coda, “Buckaroo Banzai against the World Crime League”, non vede mai la luce a causa della scarsa ricezione del suo predecessore, ma i creatori originali hanno portato comunque avanti la storia del Dr.Banzai nei fumetti attraverso diverse miniserie stampate dalla “Blue Water Productions” e dalla “Moonstone Publishing”.

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E adesso mettetevi seduti comodi perché vi voglio far vedere i titoli finali, che solo loro valgono tutto il film. Dopo l’alieno che rutta vedrete sfilare tutti i personaggi. Fatemi una cortesia. Guardate come sono vestiti, e se avete più di quarant’anni, VERGOGNATEVI!

 

Da notare poi che il titolo originale è “The adventures of Buckaroo Banzai across the 8th dimension” mentre nella traduzione in Italiano metà delle dimensioni si sono perse per strada (sicuramente ciulate a Malpensa) ed è diventato: “Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione”. Non esiste nessuna spiegazione logica per questo fatto, ma la casistica rientra in pieno nelle competenze di UOTTEFAK IL POSSENTE.
Altra questione di rilievo è la musica che viene suonata dal Dottore e i suoi cavalieri di Hong Kong. Nel film, la band suona solo un pezzo completo, quel “Banzai Jam” molto molto simile a “Rocket 88“, una canzone del 1951 di Jackie Brenston che molti ritengono sia la prima canzone rock n’roll della storia, ma Paul Weller è un discreto musicista e davanti alla telecamera ha veramente suonato la chitarra, suonato la trombetta e fatto le parti vocali. Per quanto riguarda il pianoforte, beh, quello l’ha solo mimato, ma nessuno si è lamentato della performance.

 

Si dice che qualcuno abbia visto anche Jemie Lee Curtis in questo film. Se ve lo state chiedendo anche voi, la risposta è: NI.
Questo tormentone impazzò tra i fan per molto tempo, fino a che qualcuno si comprò la versione extra lusso del DVD e tra i contenuti speciali ci trovò anche un inizio alternativo, tagliato e non incluso nella versione finale del film. In questo inizio Jamie Lee Curtis compariva in una sequenza di prologo e interpretava nientepopodimenochè la madre del giovane Buckaroo Banzai.

Nel prologo veniva mostrato come i genitori del giovane Buckaroo perdevano la vita durante l’esplosione della loro Jetcar sperimentale. Dove non è arrivato Micheal Meyers, c’è riuscita la Jetcar.

 

Altro tormentone che affligge i fan è rappresentato dalla famigerata “questione dell’anguria”. Dovete sapere che a un certo punto del film c’è una scena, completamente inutile, dove uno dei cavalieri entra in una stanza e vede un cocomero sotto una pressa idraulica. «Che cosa ci fa un cocomero laggiù?» domanda. Il suo accompagnatore liquida l’intera faccenda con uno stringato: «Te lo dirò dopo», ma ovviamente per tutto il film non si vedrà né parlerà mai più di angurie. E allora ecco che i fan si sono domandati PER ANNI a cosa servisse un cocomero sotto una pressa idraulica.

 

Così come, PER ANNI, tra i fan serpeggiava il sospetto che “Grosso Guaio a Chinatown” di Carpenter fosse stato ricavato da una riscrittura del sequel mai realizzato, “Buckaroo Banzai against the World Crime League”.

Big Trouble for Buckaroo Banzai

Big Trouble for Buckaroo Banzai

C’è da dire anche che, per un certo periodo, si cominciò a parlare di una serie TV dedicata al pirotecnico Dottore. Per l’episodio pilota ben due script furono preparati e sottoposti alla FOX ma alla fine il progetto cadde nel dimenticatoio.

Considerazioni finali
Da questo mirabolante filmetto si possono trarre pochi ma fondamentali insegnamenti:

1. Non sempre montare dei razzi propulsori dietro a un camioncino della Ford può essere una buona idea.

2. Gli alieni con le navi spaziali a forma di FAGIANO dovrebbero rimanere ben lontani dalla Terra durante la stagione della caccia.

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3. Quando inventeranno gli occhiali visori per ologrammi saranno fatti di pluriball.

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4. Gli alieni buoni vengono tutti dalla Jamaica e ascoltano Bob Marley.

Marijuana? Qualcuno ha detto Marijuana?

Ovviamente anche il mondo dei videogiochi non poteva rimanere senza la sua buona dose di Buckaroo sotto forma di conversione videoludica. Il gioco si intitola “The Adventures of Buckaroo Banzai” (senza l’ottava dimensione) ed è un’avventura testuale sviluppata da uno dei padri putativi delle avventure testuali, ovvero quel signor Scott Adams che sui nostri fumiganti computerini a 8bit ci regalò anche la serie di avventure “Questprobe“, dedicate all’uomo ragno, Hulk e i Fantastici Quattro. Il gioco è disponibile per tutte le principali piattaforme dell’epoca, e siccome era il 1984, si parla di Commodore 64, ZX Spectrum, Apple II e Atari 8bit. Solo e unicamente per Atari 8bit, l’avventura oltre che testuale è anche grafica. No, tanto per farvi capire chi era che aveva il motore migliore…eheheh.

Vi lascio con una battuta altamente filosofica del dottore. Io però non l’ho ancora capita.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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