Diottrie perse come lacrime nella pioggia: Il fenomeno delle maggiorate negli anni ’80

tac mi, tac mi, ai uana fil ior badiii

tach mi, tach mi, ai uana fil ior badiii

Come avrete certamente capito dal titolo, qui si apre l’estemporaneo ANGOLO DELLA CULTURA del blogghino, e il tutto accade grazie al fatto che sono grasso.
Il punto è che ho ricominciato ad andare in palestra, non tanto per definire il mio già erculeo fisico, quanto perché sto diventando gonfio come un TORTELLO.
Voi direte: Esticazzi Simone! Questa era la notizia che aspettavamo per dare una svolta alla giornata.
Ma la domanda vera è: Voi ci siete mai andati in palestra? Ad alzare i pesi tra gli energumeni con la vena del collo gonfia all’inverosimile? Se no, chissenefrega. Se sì, avrete certo notato che in quel posto gli argomenti di conversazione tra i bipedi maschi sono solitamente quattro:

 

1) La figa.
2) Il pallone
3) Le botte ( date ai bei tempi o viste al cinema )
4) La figa

Visto e considerato la mia scarsa esperienza nel punto 2 e 3 ( solo le botte al cinema non valgono ) tento sempre di concentrarmi attivamente sui punti 1 e 4. E allora ecco che, quando meno te lo aspetti, parte la mega discussione/amarcord sulle strappone che si vedevano in TV negli anni ’80.
Non potevo esimermi dal parlarne. È stato più forte di me.
Benvenuti nell’antro del vecchio sporcaccione.

E allora andiamo ad iniziare con la grande matrona delle poppute anni ’80. Colei che rappresentò l’apice di tutto e ti scatenò una guerra delle tette che neanche te la immagini.

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Sopra: due convincenti argomenti di conversazione

Samantha Fox arrivò dall’Inghilterra ed era un OGM, un organismo geneticamente modificato e costruito a tavolino per fare camionate di paperdollari. Insieme a Sabrinona nostra, vendette tanti di quei calendari, ma tanti di quei calendari che le officine meccaniche li usavano come carta da parati, e anche se nelle fotografie veniva sempre ripresa da sotto in su (in modo da far incappare l’osservatore nelle sue mongolfiere) la cara Samantha era abbastanza gnoma misurando appena 1 metro e 55. Il tipico ragazzetto brufoloso però di questo inutile dettaglio se ne sbatteva, e concentrava la sua attenzione sui missili che lei lanciava dal petto.
Tutto quel bendidìo non poteva rimanere così sottoutilizzato, e così un trio di produttori anglè, Stock-Aitken-Waterman, la scritturarono al volo facendogli cantare i loro pezzi plasticonfezionati che tanto vendettero in quel decennio. Il suo primo hit di successissimo fu, tanto per essere chiari,  “Touch me”.

Seguirono altri pezzi con fortuna sempre minore e pure un’incursione nel videoludico. La buona Samantha ebbe modo di lucidare i joystick di noi imberbi nel 1986, con il “Samantha Fox Strip Poker”.
Gioco molto complessissimo in cui, indovinate un po’, si doveva vincere a poker per spogliarla. Uscì per Amstrad, C64, Msx e Spectrum. Gli Atariani come me diedero il loro personale tributo all’onanismo su altri Strip poker dove le donne avevano le tette più piccole.

Samantha-Fox-Strip-PokerPoi il fenomeno delle poppute passò e la Fox anche. Dopo diverse relazioni puntualmente naufragate, tra cui quella con il cantante dei Kiss, Paul Stanley, Samantha prende coscienza di sè e capisce di gradire di più la vernice anziché il pennello.
Si dichiara lesbica nel 2003 e si fidanza con la sua manager che a vederla così sembra la strega Nocciola. Oltretutto si fa ridurre anche il seno(‘sta impunita)

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Samantha con la strega del nord

Seconda in classifica ma non per questo meno gnocca, piazziamo Sabrina Salerno. Sabrinona nostra fu indubbiamente il clone italico di Samantha Fox. Stesso percorso artistico: parte appesa all’interno delle cabine dei camion per arrivare sulle copertine dei dischi.

bois, bois, bois. am redi for de gud taimmm

bois, bois, bois. am redi for de gud taimmm

Anche lei raggiunse una notevole notorietà grazie a dei pezzi preconfezionati dal nostro illustrissimo Claudio Cecchetto ed anzi, riuscì pure a surclassare la stessa Samantha Fox in quanto a popolarità e longevità sul mercato discografico. Era comunque indiscutibile che, con le sue misure da Pin-up (100-59-90), la Salerno fosse UNA PASSERA SPAZIALE, oltretutto nuda e discretamente stanga con il suo metro e 78 di altezza, il che non guasta mai perché nello spazio nessuno può sentirti urlare al miracolo di fronte a cotanta grazia.

Anche lei si meritò il suo bravo adattamento videoludico ad opera di una software house spagnola, tale CONOSIS SOFT, che nel 1988 lo fece uscire per alcuni home computer. Il gioco racconta la “giornata tipo” della Salerno ed il suo viaggio dall’aeroporto allo studio televisivo dove è stata invitata per cantare e promuovere il suo nuovo disco.
A causa dello sciopero dei taxi si fa tutta Madrid a piedi e si deve far strada A COLPI DI TETTE, calcioni e schiaffi tra Punk, ciccione, vecchiette e preti. L’unica cosa bella era che col giochino ti regalavano anche una cassetta della Sabrinona music. Uscì sul mercato per Amstrad, MSX e Spectrum. Vedetevelo che merita in tutta la sua pochezza.

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Sulla destra un vero manifesto live

Terza classificata secondo l’almanacco della pupporologia 1980-1990 troviamo sicuramente Carmen Russo. Lei fu una delle prime italiche promesse del bel seno nostrano e con quello cominciò a farsi strada nel mondo dello spettacolo già dai primissimi anni 80.

Carmen Russo-2La sua quinta naturale la portò subito a calcare le scene della commedia sexy, quella stradominata dal trittico Montagnani/Vitali/Banfi, e tra una pecorina e l’altra riuscì anche a inanellare un porno soft (con lo pseudonimo di Carmen Bizet). A parte questo fu veramente molto attiva su tutti i fronti dello show business, sia dal punto di vista televisivo con la sua presenza in programmi di punta come “Drive In”, che musicale con le sigle ignobili dei programmi a cui partecipava.
La sua bellezza un po’ volgarotta e la consistente presenza madiatica, resero la Russo il sogno erotico delle masse, il metro di misura dell’arrapamento dei poverinos. Per cui davanti ai bar vedevi questi capannelli di tizi con la canotta tirata su e con la pancia di fuori, che guardavano passare le donne ed emettevano giudizi tipo: ” Guarda quella come se la tira. Neanche fosse Carmen Russo…”.

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Il manuale del sagaiolo principiante

Durante la sua carriera Carmen è morta artisticamente numerose volte ma è sempre risorta reinventandosi in modi diversi. Ha recitato in teatro accanto alla buonanima di Walter Chiari. Ha scritto un libro. Ha insegnato danza nella scuola di sua proprietà e infine l’abbiamo vista anche sull’ isola dei famosi in versione “mascherone del carnevale”. È sposata da 27 anni con il ballerino Enzo Paolo Turchi dal quale ha avuto una figlia nel 2013, all’età di 53 anni. A riguardo ha detto: “Potevamo farlo prima”

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Tallona appena fuori dal podio la burrosissima Serena Grandi, vera e propria icona sexy che stregò gli italiani per un lustro buono-buono. Anche se aveva le capacità interpretative di uno spartitraffico (di quelli fluorescenti con i sacchi di sale già belli e pronti dentro), la Grandi riuscì ad insinuarsi nei sogni bagnati dei più giovani grazie al suo corpo giunonico dalle abbondanti misure di 100-60-100 per un metro e 70 di altezza. Quando recitava riusciva a fare solo due espressioni: quella con i vestiti addosso e quella senza.

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Esplose nel 1985 quandò il regista Tinto Brass la scelse come protagonista del suo film  erotico “Miranda”. Da quel momento, nell’immaginario collettivo diventò l’icona dell’abbondanza casereccia dalle forme prorompenti, e anche nei suoi film seguenti continuò ad interpretare il ruolo che Brass le aveva cucito addosso, ovvero la ZOCCOLA.

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Mo fammi ascaggiare questi tortliniii

Ma col passare del tempo Serenona venne gradualmente rivalutata, e molti registi la scelsero per farle interpretare ruoli diversi dal suo solito. Ruoli che non comportassero necessariamente il fatto di prenderlo nel BAUGIGI. Ebbe quindi occasione di essere diretta da Risi, Corbucci, Bava (Bava. Vi rendete conto? BAVA!), D’amato e pure Luciano Ligabue.
Anche in TV non rimase con le mani in mano e si insinuò in quel dannato filone melenso dei telefilm da prima serata su canale 5. Quelle robe d’onore e rispetto dove c’è Gabriel Garko che fa lo stronzo (praticamente sempre), una strappona che non sa se dargliela o no e poi alla fine muoiono tutti. Quelle robe lì, insomma.
Poi, nei primi anni del duemila è rimasta invischiata in una brutta storia di spaccio di droga ed è scomparsa dagli schermi radar. L’ho vista ricomparire di recente in TV grazie alla sua partecipazione al film “La grande Bellezza” e devo dire che, poverina, il tempo è stato impietoso con lei.
È una milfona ma di quelle scadenti. Cristo. Pensare a cos’era negli anni ’80. Adesso è diventata un TIR.

serena Grandi repertorio

Ed eccoci, adesso è finalmente il turno di SCELLA PEZZATA. Tinì Cansino ce la ricordiamo tutti, soprattutto per la sua partecipazione come caporalessa delle tettone in “Drive in”. Quella mitica trasmissione umoristica anni ’80 che ci fece tanto-tantissimo ridere e che a rivederla adesso ci fa tanto-tantissimo imbarazzare.

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Sopra: la dicotomia tra le bocce da bowling e le bocce della Cansino

Vero nome Photina Lappa, graca, classe 1959, ebbe la straordinaria fortuna di venirsene in vacanza in Italia all’età di 19 anni ed essere notata dal pappagall…PRODUTTORE di turno (così mi dice wikipedia). Il tipo probabilmente se la timbrò ben bene prima di lanciarla nel dorato mondo della televisione e, quasi subito, la infila nel popolare show condotto da Greggio e D’angelo.
A parte l’indiscutibile appeal sessuale, la bella Tinì non aveva grandi doti recitative. Era legnosa e rigida come una stecca da biliardo e in più, gli autori del “Drive In” le cucirono addosso quello strano modo di parlare, quello strano accento che doveva fare tanto America ma poi alla fine faceva zingaro.
Con il grande successo come “ragazza fast food”, il passaggio al cinema arrivò di conseguenza con uno dei più grandi film STRACULT e IPERTRASH che la cinematografia italiana ricordi: ARRAPHAO dei mitici SQUALLOR.

 

Dopo questa grande prestazione artistica e la fine di “Drive In”, la bella Tinì continuò a sopravvivere partecipando a diverse commediole sexy/trash che la traghettarono, senza infamia e senza lode, fino al 1989, anno questo in cui decide di abbandonare la carriera artistica per dedicarsi alla sua famiglia.
Ritorna in zona cesarini nel 2006 quando a causa della fine del suo matrimonio e le ristrettezze economiche, praticamente scongiura Simona Ventura per essere presa su “L’isola dei Famosi”. La Ventura, da algida donna senza cuore che si ritrova, ovviamente  rifiuta.
Ci pensa la D’Urso a ripescarla nel calderone delle milf sfiammate, reclutandola come opinionista nella sua trasmissione “uomini e donne”. Adesso dispensa buoni consigli a giovani isterici che si spaccano reciprocamente le seggiole sulla schiena.

Al sesto posto si piazza saldamente Angela Cavagna, la sexy infermiera di “Striscia la notizia” che verso la fine degli anni 80 voleva “curare” l’Italia. La Cavagna è stata forse la più imprenditoriale di tutte le tettone viste fin’ora. Sapeva benissimo perché era lì e sapeva benissimo cosa fare per rimanerci a lungo. Proprio per questo si sforzò, fin dall’inizio, di emulare il più possibile la stella polare di tutte le maggiorate italiane: Sabrina Salerno.

angela_cavagnaCome arrivò alla televisione è per me un mistero, ma l’unica cosa certa è che iniziò con la musica. Era una ex-corista della Salerno dalla quale tentò subito di copiare tutto, a cominciare dalla grinta e la voglia di investire il suo futuro in quei due mega-provoloni che si ritrovava davanti.
Inutile dire che, dopo qualche particina da valletta qua e là, trovò la vera grande notorietà facendo la sexy infermiera su canale 5 all’ora di cena. In Italia si scatenò una vera e propria Cavagnamania, tanto che solo la sua presenza a una qualsiasi manifestazione assicurava un’affluenza di pubblico considerevole, costituita da brufolosi arrapati e col testosterone oltre i livelli di guardia. Me la ricordo a un’apertura del Carnevale di Viareggio. Salì sul palco vestita da infermiera e disse semplicemente: “Io vi curo tutti”.
Tra il pubblico l’apocalisse. Roba da tenere la gente a bada con fruste, seggiole, e forse anche un lanciafiamme. Detto ciò se ne andò via sculettando e passò ad incassare un assegno da 6 milioni di lire. Niente male per un giorno di lavoro, non credete?

angela25Il suo corpo era una celebrazione dell’abbondanza con una 100-60-95 rotondissima per un metro e 72, e anche se a recitare era abbastanza cagna, a cantare non se la cavava poi malaccio. Incise ben due LP di cui uno si intitolava, indovinate un po’, “Io vi curo”, e ripercorse pari pari le orme della sua maestra.

Il titolo di questa canzone è “Up’n’down” e si riferisce chiaramente alle sue tette
Mentre in Italia veniva musicalmente ignorata, nei paesi latini incontrò un ragionevole successo e questo la portò a sboronare un pochetto, dichiarando che la Salerno non era poi questo gran chè, che era finta e tutta rifatta. La Salerno non la prese bene e la trascinò in tribunale per calunnia spolpandole molti più soldi di quanto qualsiasi Carnevale di Viareggio gli avesse mai fatto guadagnare.
Finita la sua esperienza su “Striscia”, dove tra l’altro aveva dichiarato alla nazione di essere ancora vergine ed avere l’intenzione di rimanerci fino al matrimonio, provò la sua prima e unica esperienza cinematografica in un film commediola sbragatona dal titolo emblematico di “Chiavi in mano”. Il suo personaggio non poteva chiamarsi in nessun altro modo se non “Genuflessa”.
Dopo questo è quasi black-out totale per Angelona nostra. L’ultimo suo avvistamento di rilievo risale al 2006 quando la vedemmo intenta a spalare trincee nel reality “La fattoria”.

Veniamo adesso a Debora Caprioglio, l’ultima della rassegna. Gli ormai attempati ex-adolescenti di quei tempi se la ricordano a tarda notte, in onda su reti private abbastanza misconosciute e con le poppe compresse dentro a scolli vertiginosi, quando conduceva un programma dal titolo “Conviene far bene l’amore”. Durante lo show Debora parlava di amore e sesso con un piccolo robot in studio e la simbiosi era talmente profonda che talvolta lo spettatore non riusciva a distinguere lei dal robot. In realtà quel programma non era altro che un perverso modo per sbolognare le pubblicità dei video hard di cui venivano mandati in onda brevi spezzoni a titolo esplicativo.

debora-caprioglio-foto-2Debora aveva un aspetto innocente dettato dal suo viso da eterna liceale, ma se lo spettatore si soffermava (e si soffermava eccome) a guardarle il corpo, si trovava di fronte a un’esplosione di curve senza precedenti.
C’è da dire che Debora non arrivò alla grande notorietà per caso. La sua porta d’ingresso nello star-system italiano fu rappresentata dal fidanzamento con l’attore Klaus Kinski quando era appena diciannovenne. Prego la regia di mandare una foto di Klaus Kinski.

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Klaus è quello con la frangia

Dopo averci ballato l’alligalli insieme per un paio d’annetti e averla fatta comparire nei suoi film, il buon Klaus passò oltre verso ambienti più aperti e areati, lasciando in mano alla Caprioglio un eccellente biglietto da visita per farsi riconoscere a Cinecittà.
Ci pensò il solito Tinto Brass, noto culofilo dall’occhio bovino, a intercettarla e farla recitare da protagonista sia nel suo letto che nella pellicola “Paprika”.
Da quel momento in avanti Debora cavalcò l’onda della notorietà, concedendosi ad un altro paio di filmetti fotocopia di Paprika, e comparendo anche in TV in varie serie e nella trasmissione citata all’inizio.

19_TintoB_638-365_resizeNel 1996, però, decide di abbandonare completamente il cinema, e la sua immagine da signorina allegra che fa la vita, per dedicarsi anima e corpo a televisione e teatro.
Da quel momento galleggia dignitosamente nei serial tv e nelle ospitate televisive fino all’ultima edizione de “l’isola dei famosi”, dove sfiora la vittoria classificandosi seconda.
Recentemente si è impegnata in politica aderendo al partito “Alleanza di centro” fondato dal suo stesso marito. In quell’ambito è stata nominata responsabile nazionale per la Cultura e Spettacolo.

Finisce qui la cavalcata tra le prosperose degli anni ’80. Spero di aver fatto cosa gradita ai lettori ricordando le protagoniste di così tanti momenti di autoerotismo.
Grande capo PALLA PESANTE saluta tutti e dice Augh!

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Una risposta a Diottrie perse come lacrime nella pioggia: Il fenomeno delle maggiorate negli anni ’80

  1. ale scrive:

    la cavagna che bona

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