Le pubblicita’ videoludiche nei fumetti MARVEL e DC nel 1984

GhostbustersEra l’anno domini 1984 quando i disinfestatori dell’etereo scorrazzavano allegramente nella City incrociando i flussi e radendo al suolo tipo…TUTTO! Sempre quell’anno, uscivano sul mercato americano fumetti “Tie-in” come QUESTPROBE e ATARI FORCE, prettamente dedicati ai giovinastri brufolosi che si compravamo periodicamente il fumettazzo Marvel e DC, ma anche che si bruciavano le sinapsi videogiocando in casa. Dentro a quegli albi ci trovavano la pubblicità del videogioco di “Ghostbusters”, del divino David Crane, che quell’anno, per la cronaca, spaccò culi a go-go e vendette tanto quanto uno zillione di porchettari sul viale alberato di sabato sera. L’Activision, con questa epica pubblicità, informava i naviganti dell’esistenza della versione per Commodore 64, con tanto di biscottone in basso che faceva bella mostra di sé, come fosse un piedistallo che sorreggeva tutto.

Q+bertA distanza di due anni dalla sua comparsa in sala giochi, la Parker Brothers convertiva abbastanza decentemente “Q*Bert” per l’Atari 2600. Nel 1982 questo gioco divenne letteralmente il Re degli arcade. Il suo regno venne schiantato brutalmente dalla grande crisi del 1983 e anche per il suo erede, “Q*Bert’s Qubes”, non ci furono più possibilità né di riguadagnare il trono né di entrare a corte anche solo per trovare il bagno e fare pipì.

montezumaIn questa immagine, dietro ad un apparente Weird-linguainbocca tra un anziano con i baffoni a manubrio e un teschio sdentato volante, si nascondeva la pubblicità di uno dei giochi più GIOCONISSIMI ma apparso per Atari 8bit. “Se hai una mente come Einstein e riflessi all’altezza, questo è un gioco per te“, recitava la pubblicità. A distanza di quasi trent’anni devo ammettere che è una delle poche promesse pubblicitarie VERE che abbia mai letto nel corso della mia vita.

DecathlonOh si! Il groviglio di gambe, muscoli e vene varicose svelava la promozione commerciale del “Decathlon” di Activision per le principali piattaforme dell’epoca. Il gioco divenne famoso soprattutto come un eccezionale trita-joystick e per i danni che infliggeva alla mano del giocatore che, con il rapido movimento avanti e indietro del joystick per spingere l’atleta lungo la pista, si abradeva e sbollava puntualmente le mani. Tali abrasioni si andavano ad aggiungere alle altre già presenti. Quelle che madre natura imponeva ai maschietti in piena esplosione ormonale, e i danni erano incalcolabili.

AtarisoftQui invece stiamo già giocando in un’altra categoria. Questa era ATARI che pubblicizzava i suoi giochi e lo faceva con una finezza: il fumetto nel fumetto. La pratica di questo tipo di penetrazione pubblicitaria era molto usata dai commerciali di Atari. Niente da dire a riguardo. L’azienda di Sunnyvale era molto brava a vendersi al suo target, il problema vero erano i suoi nuovi prodotti che, già a quel tempo, NON C’ERANO PIU’. In questo caso, il parco giochi Atari veniva convertito, rendendolo disponibile anche per i ragazzi della Apple, i Guappi della Texas Instruments, gli sboroni del Commodore 64 e pure gli sfigati del Vic-20. Anche Intellivision e Colecovision ricevevano il grande abbraccio materno atariano. Erano gli ultimi botti prima della resa finale.

AD&DNon poteva mancare il buon vecchio Inty, la console che riuscì a mettere seriamente in discussione il predominio assunto da Atari alla fine degli anni ’70, ma anche all’inizio degli ’80, via. Due anni prima, la Mattel aveva lanciato sul mercato il gioco ispirato a Advanced Dungeons & Dragons “CLOUDY MOUNTAIN”, in cui il giocatore si trovava a fare una cosa mai vista prima: percorrere labirinti sempre diversi a ogni partita. Il suo seguito fu AD&D “TREASURE OF TARMIN”, considerato da molti uno dei primi antenati a sfondo medievale dei giochi RPG. Era un prodotto innovativo e più che decoroso che ancora una volta rendeva ingiusta la dipartita dal mercato di questa splendida console, prima grande vittima certificata della crisi dei videogiochi del 1983.

Return of the jediInfine abbiamo la conversione per Atari 2600 dell’allora terzo film (non sesto) dell’allora saga di “Guerre Stellari” (non Star Wars), “Il ritorno dello Jedi”. Un gioco del genere i ragazzetti andarono a comprarlo sulla fiducia, e fu il primo in assoluto dei diversi basati su quella pellicola. Non fu poi così malaccio. La Parker Brothers riuscì a non farselo lanciare dietro dai giocatori inviperiti come invece fece Atari con “E.T.” nello stesso anno.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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