Lo scrittore emergente: la vergogna e quella sconfortante voglia di vendere CD masterizzati

Lo scrittore emergente mentre cerca un libraio amico

Lo scrittore emergente mentre cerca un libraio amico

Voi magari credete che la vita di uno scrittore emergente sia facile, eh!? Che una volta che si riesce a pubblicare un libro allora si è arrivati da qualche parte, in un posto dove, con scadenza mensile, ti vengono accreditati bonifici a quattro zeri sul conto corrente e le pin-up di playboy ti bivaccano davanti all’uscio di casa con le mutandine in mano.
Beh, magari potrà essere così per quelli che scrivono per le grandi case editrici tipo Mondadori, Einaudi, Feltrinelli o DeAgostini (anche se ho i miei dubbi a riguardo), ma per il resto della grande massa popolare, quelli che pubblicano con i fantastilioni di microeditori sparsi su tutto il territorio nazionale, la vita si presenta abbastanza dura.
Ovviamente questa mia riflessione si rivolge a tutti coloro che non pagano oboli più o meno nascosti ai gruppi Albatrelli, e a tutti quelli che non hanno parenti, amici o amanti editori. Anche loro, cari ragazzi, camminano con il sottoscritto in questa valle di lacrime.
Ma veniamo al dunque.
La mia DISASTROSA conoscenza ed esperienza personale con le case editrici locali, tipo i Giovini Oldin e i 54 Marzi, mi porta a dirvi di starne ben lontani. Con loro e con quelli come loro siete carne da cannone. Il classico quarto di manzo da consumare con voracità nell’unica occasione della presentazione, dopodiché un bel ruttino e chi s’è visto s’è visto. Le royalties poi, (mi viene da ridere) quelle svaniranno immediatamente con la comparsa di quella clausola in calce al contratto. Sì, proprio quella! Quella scritta in forma vaga che al momento della firma non capivi a cosa servisse e che nel dubbio hai pensato – Va bè và. Chissenefrega.

Un editore locale mentre ti propone il contratto

Comunque quel che è stato è stato, e adesso scrivo per una casa editrice che almeno non mi ruba i soldi e le speranze, ma i problemi sono ancora lungi dall’essere risolti.
Le piccole case editrici, in quanto tali, possono contare solo su poche risorse economiche e la maggior parte dello sforzo, soprattutto promozionale, è delegato all’autore.
Pensateci bene. Bisogna ragionare come se invece di un libro si stesse parlando di vendere un detergente per piatti. Come si fa a pubblicizzare il prodotto? I canali per la promozione sono sempre quelli: televisione, radio, affissioni e (figlia della modernità) internet. Utilizzare i primi 3 canali comporta un sicuro costo, anche abbastanza salato, per l’acquisto di spazi pubblicitari, la stampa dei manifesti e l’organizzazione della campagna. L’ultimo è quello più economico e fruibile a tutti, e alla fine è il solo che un autore squattrinato tipo il sottoscritto può praticare.

Lo scrittore emergente

Questo per quanto riguarda la promozione. E per la distribuzione? Chi ci pensa alla distribuzione? Fermo restando che io non sono disposto a caricarmi i libri sullo scooterone e farmi il giro delle librerie per rifornirle, come funziona?
Anche in questo caso la casa editrice invita l’autore a depositare i propri libri presso un libraio AMICO.
Ecco si. Che bello. UNA MERAVIGLIA! E se l’autore è uno come me? Che ha un milione di conoscenze e tipo, chessò, QUATTRO AMICI? Che abita in mezzo alle colline con i cinghiali ed è circondato da quelli che PARLANO con i cinghiali? Che non conosce librai e neanche amici di librai disposti a introdurlo un po’ mafiosamente?
Allora sono cazzi amico, perché dovrai andare di persona nelle librerie a chiedere gentilmente se ti possono tenere il libro.

Ma no dai. Non la prendere così. Te lo presento io un libraio!

Detta così sembra facile, del resto chiedere è lecito e rispondere è cortesia, ma nella realtà dei fatti lo scrittore emergente si dovrà preparare a vivere uno dei momenti più imbarazzanti della vita.
Un momento molto simile a quello che ho vissuto io venerdì scorso, entrando in una libraria di Viareggio che ha un nome molto simile a una pratica sportiva di navigazione.
Essendo padre di una bambina di 2 anni e mezzo, anche dopo il lavoro, non ho molto tempo libero per girare la città a cercare di farmi delle librerie AMICHE. Lo posso fare solo il venerdì, giorno in cui mia moglie è a casa e quindi non ho io la bambina da accudire. Resta il fatto che COMUNQUE esco da lavorare e, facendo il magazziniere, sono sporco, stanco, e (dopo una settimana) abbastanza barbuto.
Mi presento alla libreria verso le 19, sperando di non trovarci nessuno per non recare disturbo al gestore, ma la fortuna non mi sorride e proprio davanti alla cassa ci sono due persone che parlano animatamente, tra loro e con il libraio, di quale sia il libro che vale la pena di leggere prima. Discorsi tipo:
«Ma tu allora mi consigli di leggere prima questo e poi quello? Oppure quest’altro e poi questo?»
«No, ma che dici? Meglio questo per primo! Poi dopo passi a quest’altro…Però a quel punto ti consiglierei anche questo qui»
Io mi avvicino defilatamente, sperando che la conversazione si esaurisca in breve tempo per poi provare la zampata del giaguaro con il libraio, ma questi mi inquadra subito e mi fa cenno di avvicinarmi.

Cazzo!

Mi avvio stringendo in mano un foglio A4, che poi non è altro che la scheda fornitami dall’editore per presentare il libro ai librai.
Chiedo: «Salve, sono un autore emergente. Le volevo chiedere se era possibile lasciare qui alcuni dei miei libri»
Di colpo silenzio. Ma non un silenzio qualunque, proprio quel SILENZIO-SILENZIO che ti mette addosso un imbarazzo cane ché neanche tu fossi seduto sul water a masturbarti e di colpo entra in bagno IL PAPA.

I due che parlottavano animatamente avevano smesso improvvisamente di confabulare e ora, a testa bassa, mi spedivano degli sguardi affilati di sottecchi.
Io, completamente spiazzato da una tale reazione, non riuscivo più a parlare e non sapevo fare altro che guardare il libraio che, a sua volta, mi squadrava da capo a piedi, partendo dalle scarpe antinfortunistiche fino alla barba incolta e finendo sul cappellino da baseball con la scritta “RESET”. Sono più che sicuro che un bel RESET me lo avrebbe fatto volentieri. Ma poi vedo che i suoi occhi indugiano sul foglio che avevo in mano e di cui mi ero completamente dimenticato. Glielo porgo.
«Guardi, ecco la scheda. Così almeno ha un idea di che cosa stiamo parlando» gli dico.
Lui prende il foglio e inizia a leggerlo. Ancora nella libreria non volava una mosca. Il libraio non diceva niente perché leggeva (o faceva finta di leggere? Boh?) e gli altri due clienti erano ancora al mio fianco con i loro libri in mano che si fissavano le scarpe, ché non sia mai il loro sguardo incrociasse il mio che dopo avrei potuto provare a vendergli qualcosa.
Dopo una decina di secondi di sospenzione della realtà, il libraio mi restitisce la scheda: «No, grazie» mi dice fissandomi.
Io la riprendo e ringrazio. «Arrivederci». Esco dalla porta lasciandomi dietro i tre che ricominciano la loro animata discussione e il tempo che torna a scorrere.
È stato uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita e ho capito, finalmente, cosa provano quei poveri ragazzi di colore quando entrano nei negozi con il borsone carico di CD masterizzati.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Silvio Donà ha detto:

    Amico Guidi IO ti capisco benissimo!
    Oggi Leone Editore (il mio editore) ha un’ottima distribuzione (la PDE, il distributore della Feltrinelli, per capirci) per cui i romanzi della Leone arrivano un po’ in tutte le librerie e io mi sento una specie di privilegiato, ma quando ho pubblicato il mio primo romanzo con loro, il buon vecchio “Pinocchio 2112”, nel 2009, la casa editrice era stata appena fondata e una vera distribuzione non ce l’aveva ancora e allora… mi è toccata la stessa cosa che è toccata a te, e cioè andare alla Feltrinelli della mia città, con una copia del libro in mano, a chiedere al responsabile della libreria se potevo lasciare un po’ di copie “in conto vendita”. Me lo ricordo ancora… il responsabile della libreria è un signore sfuggente che non ti guarda mai in faccia, con il quale ho dovuto parlare rincorrendolo lungo gli scaffali. Alla fine ha accettato le copie sbuffando, di malagrazia. Poi è stato anche abbastanza contentino, perché amici e parenti sono andati a comprarle ma… l’umiliazione del questuante me la ricordo bene. Insomma bisogna avere il fisico per fare lo scrittore “emergente” (che il più delle volte non emerge per niente e passa tutta la vita sotto il pelo dell’acqua, ma andrebbe bene anche così, a patto che nessuno ci chiedesse di sottoporci a prove come quelle di cui sopra…), bisogna avere il pelo sullo stomaco per farsi strada a gomitate in un mondo pieno di altri autori emergenti e di librai sommersi di proposte e di case editrici poco serie, oppure anche serie ma alle prese con un contesto difficile.
    Ma tu non mollare Guidi! Tieni duro! :-))))

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