Longshot – la miniserie: Il fumetto col mullet che ti porta tanta sfiga

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578801Nel 1985, quando Longshot fece il suo debutto nell’universo Marvel con una mini-serie tutta sua, il disegnatore Arthur Adams lo dotò di coltelli da lancio, un occhio fosforescente che si accendeva quando il suo super-potere fortunello carburava di brutto, quattro dita per mano e… un taglio MULLET che levava di sentimento.
Sono passati quasi trent’anni, di cose ne sono successe nel Marvel-verso, ma del suo mullet me ne ricordo ancora.
Il taglio mullet adesso è fuori moda,  forse c’è sempre qualcuno che se lo fa in qualche posto remoto del mondo tipo Tunguska o Bikini, ma negli anni ’80 era roba cool, roba da veri important pipol. In generale c’erano un fracco di pop-star su MTV che lo esibivano con orgoglio, in particolare ce n’era una che a Longshot gli somigliava pure troppo…

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Il vero Longshot

Ebbene sì, l’aspetto di Longshot era basato su Limahl, il front-man della band “Kajagoogoo”, che negli anni ’80 piazzò almeno due hit al numero uno della classifica; la prima con la sua band, e la seconda da solo, con l’aiuto di un severo spintone da parte di Giorgio Moroder che gli servì su un piatto d’argento la colonna sonora di quel bellerrimo filmetto che fu “The NeverEnding Story”. In alto la regia ha già fatto passare una diapositiva, sotto c’è il filmato d’archivio.

 

Beh, che questa somiglianza sia un bene o un male dipende dalla vostra passione per quel particolare periodo storico, e da quanto la nostalgia vi porti alle lacrime quando sentite la musica new wave anni ’80. A me personalmente fottesega, ma riconosco intimamente che quei capelli e la tutina nera di pelle mi procurino un misto di imbarazzo e invidia non da poco.

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Ma chi è questo Longshot? E soprattutto che significa il suo nome?
Consultando il mio pesantissimo vocabolario dell’accademia della Forfora posso dirvi che, nel 1985, Longshot era l’eroe più cool che mai. Era figo, con i capelli alla moda, e veniva da un’altra dimensione dove era stato creato come schiavo per essere una star dell’intrattenimento. Fuggito sulla terra aveva perso ogni ricordo del suo ex-capo e despota gran-bastard-fidiputt MOJO, il quale, pur condividendone il nome, non era un tipino eccitante come invece lo era il Mister Mojo di Jim Morrison, anzi, si era talmente indispettito per la fuitina sulla Terra del biondastro che gli aveva sguinzagliato dietro diversi brutti ceffi con il compito di recuperarlo.

 

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L’itterico e indisposto Mojo

Dal canto suo Longshot era come un moderno Parsifal: belloccio, galante, ingenuo e serio solo per sbaglio. Con il suo super potere poteva creare un campo che modificava le probabilità, garantendogli un incommensurabile CULO in tutte le cose che faceva.
Il suo stesso nome, “LongShot”, nello slang inglese significa che le probabilità di fare una cosa sono molto scarse, cioè, letteralmente “è un tiro lungo” e quindi sarebbe un tentativo disperato.
Longshot è molto leggero e agile grazie al fatto che le sue ossa sono cave. La cosa lo rende incredibilmente scattante e paradossalmente forte. Infatti, nella realtà avere le ossa cave non irrobustisce per niente la struttura e il signorino sarebbe a rischio frattura un minuto sì, e quello dopo anche, tipo Samuel Jackson in “Unbreakable”, per intenderci.

Anche l'uomo di vetro ha comprato "Longshot"

Anche l’uomo di vetro ha comprato “Longshot”

Aveva un aspetto umano eccetto per le mani dotate di quattro dita ciascuna e, onestamente, le 6 storie della mini-serie erano farcite di una sacco di MACCOSA tipici degli anni ’80. Uno di questi maccosa è proprio il fatto che ovunque vada, Longshot continua ad essere circondato da belle donne che lo adorano e si domandano come faccia ad essere così sexy, SENZA TROMBARSELO a sangue. Ok. Capisco che a quei tempi per certe cose si era molto politically correct però, a rivederti adesso caro il mio Longshot, con quella tutina e il mullet…Vabbè oh. Erano i gusti degli anni ’80.

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Dice, ma vale la pena leggerlo?
Certo che sì. Con l’adeguata predisposizione d’animo e anniottantudine intrinseca questa mini-serie può essere ancora godibile, se non altro per gli splendidi disegni di Arthur Adams, qui al suo esordio artistico poco più che ventenne. Da questo punto in avanti Adams ebbe una brillante carriera e venne ritenuto uno dei disegnatori di punta dell’intero panorama fumettistico. Unico problema: il buon Arthur era lento come pochi e per questo molti lavori non gli vennero commissionati proprio per la ristrettezza dei tempi di consegna.
La mini-serie è comunque un bel pacchetto di avventure che ci parlano di un ribelle che scopre la sua vera vocazione e deve decidere di affrontare il suo destino. È un viaggio del protagonista alla scoperta di sé stesso in maniera abbastanza irriverente e anniottantara. Ci sono anche dei camei di Spider-Man, She-Hulk e il Dottor Strange, tanto per far affondare saldamente le radici della serie nel Marvel Universe.

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Dopo questo, Longshot venne inserito negli X-Men di “Uncanny X-Men” quando quel fumetto era il più venduto al mondo. I cattivi della mini-serie, Mojo e Spirale, andarono a ricoprire grandi ruoli nei fumetti Marvel nel corso degli ultimi due decenni.

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Nel novembre del 2013 è stata pubblicata una mini-serie di 4 numeri intitolata “Longshot saves the Marvel Univers” in cui sono riusciti a disegnarlo ancora più tamarro di quanto non lo fosse già all’inizio.

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E vai così! Più che due basette, due scendiletto

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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