Comics bagnato, Comics fortunato: Lucca Comics & Games 2018

Lo so che ve lo siete sempre chiesti. È una di quelle domande ricorrenti che spesso si presentano nel corso della vita: come deve essere un buon Lucca Comics? Bello? Divertente? Ma anche vivibile, fruibile, organizzato, e molto, molto grosso? A quante domande bisogna saper dare una risposta per fare un Comics di Lucca in maniera perfetta? A stilare una guida alle caratteristiche ideali ci ho pensato io che appartengo alla Società di Ricerca e Selezione Delle Convention Grosse, e mi sono basato sulla mia diretta esperienza personale e i miei stretti contatti con personaggi nerdissimi e giostrai itineranti slavi.

L’evento più atteso dell’anno è tornato e come al solito si è abbattuto su Lucca come fulmine dal cielo, un fulmine molto simile a quello che per poco non uccise l’Uomo Ragno, e se già allora si generò sgomento, figuriamoci adesso che gli uomini ragno erano trentamila e per due giorni di fila non ha smesso di piovere.

 

I fatti: tra il 31 di ottobre e il 4 di novembre si è svolto la 52°(52!) edizione del Lucca Comics & Games. Si sono visti cosplay di personaggi impensabili, lunghissime code per eventi che si sono verificati contemporaneamente e ai lati opposti della città, picchi di affollamento e assalti alle mura che non si vedevano dai tempi di Niccolò Fortebraccio, ma nel complesso poteva andare peggio, poteva piovere, cosa che si è puntualmente verificata per due giorni di fila.
Non vi dico che sono uno dei vecchi camerata della manifestazione, che ci vado da quando avevo 13 anni e che continuo ad andarci anche adesso che ne ho 46, sono tutte cose che ho già evidenziato nel corso dei miei anni di militanza nell’armata dei nerd. Vi dirò, invece, che la giornata di giovedì è stata quella dedicata alla famiglia, il mio personale family day predisposto per entrare in situazione e farmi guadagnare i crediti necessari per sganciarmi in solitaria nei due giorni successivi. Prego la regia di passare una diapositiva relativa a giovedì 1 novembre.

Altra storia poteva essere raccontata venerdì 2, visti gli appuntamenti in scaletta, ma è stato proprio quel giorno lì che ha cominciato a piovere mitigando le intenzioni e sollevando fino all’altissimo le male imprecazioni delle brute genti. Bagnato come Eva Henger ho potuto assistere solo a La Leggenda Del Corvo: incontro con James O’Barr che ha esplorato la leggenda della sua opera maggiore, la genesi di questa icona del fumetto mondiale, e la recente interpretazione che ne ha dato il nostro Roberto Recchioni che, spiace dirlo, ma come testimoniano due foto sotto, pare rattrappirsi anno dopo anno e somigliare sempre di più al buonanima Stephen Hopkins.

Da come parlava, più che James O’Barr mi pareva James O’Beer

Roberto Hopkins

Subito dopo, sono riuscito ad infilarmi al panel 100 di queste nuvolette – una chiacchierata sul fumetto umoristico italiano con Silver, Luca Boschi, Moreno Burattini e un sacco di altra gente che ha fatto cose molto divertenti da 40 anni a questa parte.
L’aria che si respirava non era però delle migliori. L’assemble era parecchio amarcord, sintonizzato sulla celebrazione dei bei tempi che furono e non trasmetteva alcuna prospettiva per un futuro migliore. I vari relatori concordavano, Silver in primis, che se il fumetto umoristico langue aggrappandosi stoicamente agli unici due punti di riferimento rimasti che sono Sio e Zerocalcare, proprio questi due non sono da considerarsi dei reali esponenti della categoria in quanto Sio deve ringraziare Youtube, e Zerocalcare internet e la Madonna, forse. Sono comunque due casi molto speciali che hanno ricevuto la grazia riuscendo a guadagnarsi un pubblico per vari motivi che non hanno niente a che fare con l’aratro, il scendere in strada per lavare i panni in lavatoio, e il prestarsi allo schiavismo gratuito frequentando la bottega del mastro fumettaro.
Sio e Zerocalcare hanno infatti evitato l’annoso problema della semina e della mietitura delle messi, si sono lavati i vestiti usando quell’incredibile prodigio della tecnica che è stato recentemente denominato “lavatrice”, e non hanno frequentato alcuna bottega dell’artista in quanto sono riusciti a perfezionarsi autonomamente e a farsi conoscere raggiungendo la gente giusta usando strumenti occulti e sicuramente magici tipo l’email o un canale youtube.
Il panel era comunque molto interessante dal punto di vista storico/didattico ma gridava “No Future” più forte dei Sex Pistols.

Silver analizza quel veicolo ancestrale che molti amano definire “smartphone”

Silver che sta lentamente trasformandosi nel preside Brown di Gumball

Tutt’altra aria sarebbe tirata il giorno successivo, al panel dedicato a “Marvel – un nuovo inizio” dove in un’atmosfera festaiola e ridanciana, Marco Lupoi informava i presenti che, galvanizzata dal lancio del film “Avengers: Infinity War 2”, la Marvel fumettistica aveva intenzione di rebottare un fantastiliardo di testate, far debuttare in scuderia diciannovemila squirillioni di nuovi, aprezzatissimi autori, e proporre un allucilione di nuove storie. Ospite di prestigio era il capissimo di tutti gli editors della Marvel Comics, C.B. Cebulski, che aveva tutta l’aria di aver festeggiato mangiando troppi hamburger.

La faccia di uno che non sa come mettersi in posa ma sa dove andrà a mangiare

Ometto volutamente il fatto di essermi gustato l’anteprima italiana di Overlord completamente gratis la sera prima poiché ne ho già parlato qui sul blogghino, ma ribadisco il fatto che Leo Ortolani porta i suoi 51 anni da Dio e la sua ultima fatica fumettistica, “Cinzia”, mi incuriosisce moltissimo.

Un fiore. Quest’uomo è un fiore

A sugellare il patto di ferro che intercorre tra me e la redazione de I 400 Calci, mi sono lesto precipitato a quell’imperdibile evento planetario che è stato il 4° Convegno MONDIALE Del Cinema Di Menare. Un appuntamento ormai imprescindibile per gli amanti delle pizze e degli sganassoni, ma più in generale delle botte date bene e rigorosamente su pellicola.
Jackie Lang, per tutti gli appassionanti minuti che è durato il suo intervento, ha erudito la platea tenendo una lezione sul tema “Perché Fuga Per La Vittoria e Rocky IV sono lo stesso film”.

Stanlio Kubrik ha proclamato le rivendicazioni del sindacato dei Mostri Grossi e del fatto che i Mostri Grossi non siano adeguatamente utilizzati nel cinema moderno.
Di George Rohmer mi sfugge la tematica dell’intervento ma per farmi perdonare schiaffo qui sotto una foto molto cafonal di quelle che si fanno ai veri divi per far capire che sono uomini di tutti i giorni.

Anche un divo alle volte si distrae

Infine Luotto Preminger ha fatto esplodere l’auditorium mettendo a paragone le varie apocalissi che il cinema ci ha proposto fino ad ora con le reali apocalissi che probabilmente ci attendono nel nostro futuro prossimo venturo.
Come avrete già prontamente intuito è stato uno spettacolo senza precedenti, dove il livello artistico e culturale ha raggiunto altezze olimpiche, deliziando la platea ai massimi livelli del menare. A suggellare l’incontro, la benedizione finale del gran maestro Cobretti che ha così liberato la sala e le anime di coloro che ancora non credevano nei 400 Calci.

«E adesso andate e predicate il vangelo del menare»

E dopo le cose serie, segue la consueta carrellata di cosplayer random. Arrivederci al prossimo anno:

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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