Ama il prossimo tuo come fosse David Bowie: L’Uomo Che Cadde Sulla Terra

TEMPO DI LETTURA: 8 minuti

l'uomo che cadde sulla terra

Sono passati tre anni da quando David Bowie ci ha lasciati per tornare sul suo pianeta natale, e da allora non siamo stati più gli stessi. Esattamente come Thomas Newton, il protagonista del film di Nicolas Roeg, L’Uomo Che Cadde Sulla Terra, Bowie irruppe sul palcoscenico della cultura pop sembrando perennemente fuori posto, un attore in grado di far volgere gli occhi al soffitto con tanto di facepalm, così come regalare performance quasi perfette nell’arco della stessa scena. Dai suoi album sperimentali sempre al top delle classifiche alla sua ambiziosa carriera cinematografica e televisiva, lo status di David Bowie come icona culturale era (e rimane) inimitabile.
Nel 1976, appena calcate le scene nel suo ruolo di debutto sul grande schermo, Bowie capitalizzò su di sé il ruolo del personaggio androgino, quella carismatica ambiguità sessuale che fece di lui una sensazionale stella del rock in grado di raccontare storie eleganti e personali. Una cartina tornasole del declino culturale della società e l’alienazione che comportava la propria celebrità.
Vai, David, adesso suonaci un pezzo dei tuoi.

 

Ci sono romanzi sfortunati da cui sono stati tratti film dal così grande successo che poi hanno eclissato la loro fonte di ispirazione. Altri libri, invece, sopravvivono tranquillamente al successo del proprio film, tipo Il Codice Da Vinci di Dan Brown, per dire, oppure, restando in tempi recentissimi, la saga di Harry Potter, la quale vive sia come film che come romanzo nella categoria “Must see/read”. Ma quante sono le persone a sapere che prima che diventasse un film di successo,”Gli Uccelli” di Hitchcock era un ottimo romanzo di Daphne Du Maurier? Oppure che “L’esorcista” era un libro scritto da William Peter Blatty, e “Il padrino” un’opera di Mario Puzo?
Quello che possiamo dire per certo su questo blogghino è che la buona narrativa merita il destino migliore.
Anche per questo motivo mi sono andato a rivedere L’Uomo Che Cadde Sulla Terra, basato sul romanzo di Walter Tevis del 1963, ritrovandoci dentro la decadenza, la paranoia e il nichilismo che permeavano il cinema alla fine degli anni ’70, giusto prima che i gemellini del gol Spielberg/Lucas mandassero definitivamente in pensione quei topics con i loro Squali, i loro Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo, le loro Guerre Stellari.
Con protagonista David Bowie e diretto da Nicolas Roeg, nel 1976, L’Uomo Che Cadde Sulla Terra è un film desolante, disperato, spesso bello ma eccessivamente lungo, a tratti noiosissimo, e in definitiva piuttosto incoerente con il romanzo originale. È sicuramente un film strano che non si scusa mai di esserlo. E per quanto esiga spesso la pazienza dello spettatore, non insulta mai la sua intelligenza. Più di 40 anni dopo, è ancora relativamente attuale e il tempo e la moda non possono scalfirlo.

l'uomo che cadde sulla terra

La trama è abbastanza semplice: un alieno travestito da umano arriva sulla terra in cerca di acqua per i suoi cari colpiti dalla siccità su un pianeta molto, molto lontano. Impiegando le sue conoscenze tecnologiche superiori guadagna una fortuna commercializzando prodotti rivoluzionari (pellicole autosviluppanti, film 3D, ecc.). Usa quella fortuna per costruire un’astronave. Ma nel corso della sua permanenza viene corrotto da alcol e televisione, cioè, diventa umano. Poco prima che possa partire con il suo razzo, il governo, o l’America corporativa, sceglietene uno voi o scegliete entrambe le cose, interrompe il suo tentativo di tornare a casa arrestandolo per immigrazione clandestina, lo imprigiona e poi esegue test su di lui per vedere che tipo di creatura è. Ad un certo punto, ed è un punto abbastanza arbitrario, si libera, e quando lo ritroviamo è diventato un alcolizzato. FINE.

 

 

Questo breve riassunto è probabilmente discutibile. Roeg e il suo sceneggiatore, Paul Mayersberg, non paiono molto interessati alla logica, almeno non a quel tipo di logica che nei romanzi viene definita come “continuità di trama”, così, mentre uno guarda il film, potrebbe ritrovarsi a passare troppo tempo a cercare di mettere insieme una storia troppo frammentata piena di salti temporali completamente inaspettati, e considerando il fatto che il personaggio interpretato da David Bowie non invecchia MAI ( com’è giusto che sia, del resto) uno si ritrova semplicemente a chiedersi cosa diavolo stia succedendo. La mia ipotesi a riguardo è che il regista Nicolas Roeg volesse raccontare la storia in termini puramente filmici, attraverso la bellezza della fotografia e l’abilità nel montaggio, con tanti cari saluti alla coerenza delle scene.

l'uomo che cadde sulla terra
Come detto prima, L’uomo Che Cadde Sulla Terra è basato sul romanzo omonimo scritto da Walter Tevis, il quale non è certo il primo pescato a caso in un meet-up dei Cinque Stelle. Tevis ha anche scritto “Lo Spaccone” e “Il Colore Dei Soldi”, per dire, ma i film basati su quei libri sono ragionevolmente più fedeli agli originali mentre questo contrasta nettamente con la versione letteraria. Ci sono tante omissioni e pare che Roeg fosse più interessato a rappresentare la discesa nel baratro di un alieno tutto sommato immacolato che viene condannato a diventare un fallace umano per l’eternità. Questo rappresenta anche un’anomalia, se vogliamo. Infatti, se è vero che tutti i protagonisti dei romanzi di Tevis sono rovinati dalle loro stesse debolezze che di solito hanno a che fare con l’alcol, è anche vero che alcuni di loro trovano il modo di riscattarsi, ma in questo caso Thomas Jerome Newton, l’alieno venuto dallo spazio, non si riprende mai.
Lungo la strada, Newton viene risucchiato dalle stranezze e dal fascino materialistico del capitalismo americano della fine degli anni ’70, e questo pare essere l’unico percorso narrativo che interessa a Roeg. Fanculo la ricerca dell’acqua. Fanculo l’arrivo di altri alieni come raccontato nel libro. Qui il tempo lineare è un semplice suggerimento. Salti e salti temporali si combinano e disorientano lo spettatore tanto quanto Newton si sente disorientato sulla Terra e forse questa cosa è voluta.

l'uomo che cadde sulla terra

 

Lontano dall’essere una film di fantascienza convenzionale, L’Uomo Che Cadde Sulla Terra vede Nicolas Roeg trasformare la Terra in un pianeta più alieno di quanto lo sia quello da cui Thomas Newton proviene. L’allucinante regia è una componente vitale per restituire il senso di meraviglia che prova il protagonista, perché al centro di tutto c’è Bowie, la sua performance d’esordio scoppiettante con l’energia del non capito.
In realtà, Bowie sostenne di non aver mai letto la sceneggiatura completa ed di essere stato nel profondo della dipendenza da cocaina e dell’esaurimento nervoso per tutta la durata delle riprese. Proprio da quello status trovò l’ispirazione per interpretare un personaggio altrettanto impreparato al mondo che lo circondava come era lui in quel momento, rendendo quelle caratteristiche perfette per il ruolo. Le pop star spesso cercano di passare alla recitazione e altrettanto spesso lo fanno con risultati discutibili, ma la decisione di Bowie di non allontanarsi mai troppo dalla sua vera personalità da pop star, dalla sua eleganza intrinseca, gli è servita bene nei ruoli che ha interpretato durante la carriera, specialmente qui. Il 1976 fu l’inizio del suo periodo Berlinese, quell’arco di tempo in cui decise di trasferirsi a Berlino per dimenticare i chili di cocaina inalati a Los Angeles, tornare a una vita normale, e possibilmente non combinare ulteriori casini più di quanti non ne avesse già fatti.
L’androginia giovanile di Bowie nel fiore degli anni è perfetta per il fragile e delicato Thomas Newton: parla appena al di sopra di un sussurro, praticamente è un bambino sperduto a Gardaland. C’è qualcosa di incantevole nell’innocenza con cui Bowie lo propone, qualcosa che sembra provenire da differenze tanto culturali quanto planetarie: «Sono inglese», afferma diverse volte durante il corso del film. Mai come in questo caso la Gran Bretagna potrebbe essere lontana come Nettuno.


Il successo di questa interpretazione deve molto all’aspetto fisico di Bowie. I suoi zigomi spigolosi, i capelli rosso fuoco e il suo senso non convenzionale della moda fanno perdonare qualsiasi errore possa mai commettere, anzi, se L’Uomo Che Cadde Sulla Terra venisse musicato e riproposto come un lungo videoclip di Ziggy Stardust, nessuno avrebbe niente da ridire. Probabilmente, Bowie stesso accusava la consapevolezza di essere diventato una delle figure più popolari del mondo musicale. L’ascesa alla fama e alla ricchezza di Newton viene proposta con uno dei salti temporali caratteristici di Roeg, facendolo passare da vagabondo a magnate dell’industria in tempo zero. Eppure, nonostante questo, Newton rimane remoto, inavvicinabile, fragile come fosse fatto di porcellana. Tutti intorno a lui vogliono qualcosa e tuttavia sono intimoriti dal suo potere, i suoi stessi gregari divisi tra coloro che hanno a cuore i suoi interessi (il gentile avvocato Oliver Farnsworth) e quelli che lo osteggiano (lo scienziato calcolatore Nathan Bryce).

Nel mezzo di tutto questo c’è Mary Lou, una devota cristiana che si innamora di lui e lo porta addirittura in chiesa a cantare gli inni, ed è deliziosa ironia constatare che nell’unico momento del film in cui Bowie canta, lo fa stonando come una campana. Guardando più in profondità nella loro relazione si può cogliere il rapporto che Bowie aveva con i suoi fan più accaniti; Mary Lou non è altro che la sua groupie.


L’atto finale del film è forse la più oscura battuta di Roeg (e dello sceneggiatore Paul Mayersberg) per la ben intenzionata ma inevitabile caduta in disgrazia di Newton. Nulla di ciò che è buono può mai durare, e proprio mentre Newton sta per volare a casa sulla sua astronave (tra una folla di giornalisti e perfino un cameo di Neil Armstrong), i cattivi bloccano il razzo e lo catturano, uccidendo tutti i suoi associati. Da lì, per Newton è un lento strisciare verso la rovina. Tenuto prigioniero in una sontuosa camera d’albergo, torturato e mutilato, facendolo diventare sempre più umano quando per lui diventare umano è la vera tragedia.

Alla fine della fiera, Newton non tornerà più sul suo pianeta natale, tutte le sue esperienze sulla Terra lo hanno lasciato come un miserabile ubriaco senza alcuna speranza di salvare alcunché, neanche sé stesso.
A differenza di Bowie, però, Thomas Newton ha chiaramente fallito nei suoi intenti perché distratto dallo schermo televisivo e dal pungolo dell’alcol. Bowie, invece, era una figura in costante sperimentazione creativa, con una robusta carriera musicale e recitativa alle spalle sempre in continua mutazione. Possiamo almeno essere grati che, a differenza di Newton, Bowie non trascorse i suoi ultimi anni in un letargo dissociativo; David ha pubblicato materiale fino all’ultimo ( Blackstar, il suo ultimo album, venne rilasciato due giorni prima della sua morte), e fu sempre e comunque un pioniere. Sono opere come questa e la maestosità sperimentale del suo lavoro che cementano l’eredità di Bowie come artista originale. Come un giornalista dice riguardo ai successi di Newton nel corso del film: «Non c’è mai una correlazione tra ciò che ha fatto e ciò che sta facendo».

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    Pur amando la fantascienza degli anni ’70, non avevo mai visto questo film, pensando non rientrasse propriamente nel genere. Dopo la tua segnalazione l’ho recuperato, ed effettivamente è diverso da cose tipo THX, Rollerball o Soylent Green, che sono più codificate. Qui di fantascientifico c’è poco o niente, in ogni caso è stata una visione interessante: peccato tu abbia scritto come va a finire 😀

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