Lupin III – La pietra della saggezza: Il primo film di Lupin

Lupin III - La pietra della saggezzaAllora, non credo che mi serva dirvi chi sia Lupin III. Già si è aggirato nei dintorni quando scrissi quella cosa di Miyazaki e del lasergioco riciclone. Questo di cui mi accingo a parlare è stato il primo lungometraggio animato ispirato al nostro ladruncolo del cuore, ed è certamente un pezzo di storia degli anime in generale. Non solo è stato uno dei film più belli del franchise, ma è stato anche seminale per quanto riguarda la diffusione delle giapponeserie fuori dal bacino di utenza prettamente Nippo. Unitevi a me nel lato oscuro della forza, e nel rivedere, analizzare e commentare uno dei film più storicamente interessanti della saga di Lupin III.
Ladies and gentlemen, vi presento “Lupin III: La pietra della saggezza”.

Siamo agli inizi  degli anni ’70 e la prima serie dell’anime di Lupin III (quella con la giacca verde, per intenderci) debuttava sulle frequenze televisive giapponesi prendendosi una salva inestingubile di cinquine in daa fazza.  In termini di ascolti la serie fece un concreto buco nell’acqua, e dei 26 episodi programmati, alla fine ne vennero realizzati solo 23 prima di chiudere definitivamente il discorso, spegnere le luci, sprangare le porte e tutti a casa, muti e rassegnati.
Nemmeno il cambio al timone effettuato in corsa, con il subentro di Hayao Miyazaki nell’ultima parte della serie, aveva contribuito a raddrizzare la rotta di un anime che si andò comunque a schiantare contro un grosso iceberg con su scritto la parola “audience“.

Dove mai avremo sbagliato?

Dove mai avremo sbagliato?

Ma quando tutto sembrava perduto e Monkey Punch rinnegava l’esistenza di un cartone animato di Lupin III anche di fronte alla sua amata nonnina, il vento cambiò bruscamente direzione.
Gli ascolti delle infinite repliche, sui canali di seconda e terza fascia, segnarono indici di ascolto altissimi e, come era già successo per la serie originale di Star Trek, il pubblico riscoprì la serie in un secondo tempo, solo dopo averla ben metabolizzata con calma.
Il fatto era che la prima serie di Lupin III era troppo oscura e adulta per il pubblico giapponese di quel tempo. Era avantissimo. E come tutte le cose troppo avanti, poi succede che non riesci più neanche a vederle perché se ne sono andate via al galoppo. Con Miyazaki alla direzione lo show aveva assunto un tono più soft, più adatto alle famiglie, ma Hayao era arrivato troppo tardi e non riuscì ad incidere troppo sul rating.

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In ogni caso, all’indomani degli stellari gradimenti delle repliche, la Tokyo Movie Shinsha mise in cantiere una seconda serie di ben 155 episodi. Era il 1977, stavolta Lupin aveva la giacca rossa e, in confronto alla versione precedente, era edulcorato come una zuccherosa educanda.
Questa serie ebbe uno strepitoso successo fin da subito, e fu quella che lanciò definitivamente Lupin nell’Olimpo delle star cartonate che «OMMIODIO! Non me lo posso perdere! OMMIODDIO!».
A noi in Italia ce la passarono i cuginastri francesi e per quel motivo, in fase di doppiaggio, Fujiko divenne Margot. Ma ve bene lo stesso. Poco male. A noi lei ci piaceva, poi aveva sempre le poppe grosse quindi…

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Sopra: Poppe che fumano

E allora, visto che con la messa in onda della seconda serie l’ascesa di Lupin III sembrava ormai inarrestabile, perché non farlo approdare anche al cinema? Magari con un bel filmettino appositamente fatto per gli appassionati della prima ora, quelli che lo avevano conosciuto quando aveva la giacca verde e i toni erano decisamente più piccanti sì, ma anche oscuri e spigolosi?
Ecco quindi che il direttore della prima serie, Yasuo Otsuka, venne incaricato per la supervisione della pellicola e questo portò lo stile a sintonizzarsi sull’epoca pre-Miyazaki. Più sesso, più nudità, più sparatorie e violenza sanguinaria. E vai così!
Il regista era Soji Yoshikawa, che aveva già svolto il suo lavoro sulle storyboard delle prime e ultime puntate della serie originale, e per coronare il tutto, la composizione musicale era stata affidata a “Yuji Ohno e la You & Explosion Band”, che fornirono una superba colonna sonora jazz.
Insomma, con un budget di 500 milioni di yen (inaudito a quel tempo, soprattutto per un film d’animazione) e un imponente schieramento di personale ultrarodato, Mamoo(che si doveva leggere MAMÙ) aveva buonissime possibilità di diventare una hit.
Mamoo? Ho detto per caso Mamoo? Ma a chi cappero era questo Mamoo?

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Mamoo era il nome del cattivone nemico di Lupin, ed era anche l’unica cosa nota nel 1978 quando il film uscì nelle sale, con la seconda serie ancora in corso da appena un anno.
Il suo nome venne ripreso paro-paro da un vecchio cattivo già apparso nel corso della prima serie, tale Kyousuke Mamoh, che, non so se ricordate, nel corso del 13esimo episodio incarnava un cattivone alla Scooby-Doo che con l’aiuto di una macchina del tempo veniva dal futuro per sterminare l’intera dinastia dei Lupin perché, a quanto pare, Lupin XIII gli aveva fatto un qualche tipo di torto imperdonabile tipo chessò, rubargli il posto macchina. Lo metto qui sotto così magari ricordate.

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BUUUAHAHAHAHAH

Per quanto riguarda l’aspetto fisico, invece, Mamoo venne ispirato al personaggio di “Swan” nel film “Il fantasma del palcoscenico”. Un musical horror del 1974 versione moderna de “Il fantasma dell’opera”. Dice serviva un cattivo che sembrasse un bambino invecchiato di cent’anni e infatti eccolo qua:

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Il film, che da noi arrivò nelle sale con il semplice titolo “Lupin III”, si apriva con un evento scioccante. Lupin III, il più grande ladro del mondo, era stato catturato in Transilvania e impiccato. Cribbio! C’era perfino un rapporto ufficiale del coroner a confermarlo. Senza ombra di dubbio, quell’uomo appeso con l’espressione da imbecille era proprio lui.
Ovviamente l’ispettore Zenigata non ci credeva, e si recava sul posto per verificare di persona, ma quando arrivava al capezzale del corpo, scopriva che il tutto era una grossa montatura. Il vero Lupin era lì, che lo attendeva per schernirlo e fuggire via su un aliante con in mano un’antica reliquia: La radice di mandragola.
Si salta in Egitto e Lupin, con i suoi partner di lunga data Daisuke Jigen e l’impassibile Goemon, si infiltrano in un’antica piramide per rubare con successo la mitica pietra filosofale.
Ma a cosa servono tutte queste mitologiche reliquie ad un ladro che sembra interessato fondamentalmente alle mutandine di Fujiko? Facile. Servono a levare le mutandine a Fujiko! (E chekatz di domande). Sono infatti furti su commissione quelli che sta eseguendo, e li mette a segno per condiscendere la sua bella che vuole diventare immortale. Il mandante vero è infatti un facoltoso miliardario impegnato nella ricerca dell’immortalità che ha promesso di ricompensare Fujiko con la vita eterna.
Una volta saputo il casusu belli, Lupin si mette a ridere e percula la bella per la sua ingenuità, dicendole che sì, va bene, vuoi essere bella per sempre? Ma andiamo su…La vita eterna? Cazzo stai a dì? Fujiko allora si inacidisce e scappa con il bottino, decisa più che mai ad incontrare il suo misterioso committente, Mamoo. Ma chi è ‘sto Mamoo? E soprattutto, riuscirà la banda a restare unita dopo che Lupin si è lasciato infinocchiare così brutalmente da Fujiko? La storia si sviluppa, e la posta in gioco diventa presto superiore a qualsiasi cosa i nostri eroi avessero mai lontanamente previsto.

“La pietra della saggezza”, così ribattezzato successivamente dopo il ri-doppiaggio italiano, è comunque uno di quei film che resta a cavallo tra un classico live-action e il cartone animato. Non tanto per la qualità dei suoi disegni, a volte un po’ rozzi ma tutto sommato abbastanza decenti, quanto per il soggetto di cui tratta, a metà strada tra “Star Wars” e un qualsiasi film di James Bond, dove c’è un Dr.No e una Spectre(Recchioniana) che lavora elacremente per far saltare in aria il mondo. Il ritmo, la struttura, i luoghi, le fughe rocambolesche ed anche gli stili di abbigliamento sono molto simili a un film di Bond degli anni ’70, e la messa in scena del disegno, con diverse gag a sostegno, sono ancora abbastanza stravaganti per ricordarvi che questo è soltanto un cartone animato.

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Sopra: Romanticherie

In realtà, questo è uno di quei film che riesce a sopportare l’impronta degli anni ’70 senza risultare kitch, di cattivo gusto, o datato. E comunque, se qualche crepa si manifesta, accade così raramente da non pregiudicare il divertimento.

E adesso qualche curiosità uichipediana prima di salutarci:

1) In questo film si scopre che l’ispettore Zenigata ha una figlia. Da qualche parte. Chissà dove, ma ce l’ha.

Sopra: Zazà evolution

Sopra: Zazà evolution

2) Lupin non guida la mitica 500, che arriverà a fare la parte del leone nel lungometraggio successivo, ma bensì una Mercedes-Benz SSKL del 1931, versione alleggerita (la L sta per Leicht, leggero) e ancor più sportiva della precedente SSK del 1928 che Lupin guidava di solito nella seconda serie. La scena della fuga dall’elicottero verrà utilizzata 5 anni dopo dalla STERN, per montarla ad hoc nel lasergioco riciclone di Lupin.

3) Il nome usato da Mamoo per comprare l’isola ai Caraibi, ovvero quello del miliardario Foward Fughes, è chiaramente un omaggio al celebre Howard Hughes, regista statunitense e a sua volta anch’egli miliardario.

4) In questa pellicola la componente artistica è molto forte. Ci sono molti omaggi a grandi artisti come Salvador Dalí (“La Metamorfosi di Narciso” e “La Persistenza della Memoria”), Giorgio De Chirico (Mistero e Malinconia di una Strada), Pierre-Auguste Renoir, Maurits Cornelis Escher (Relatività), Don Eddy (Pittura). Inoltre, il delirio di onnipotenza di Mamoo è sottolineato ponendo alle sue spalle una riproduzione della “Creazione di Adamo” di Michelangelo, mentre Lupin e Fujiko si trovano davanti alla “Cacciata dal Paradiso Terrestre.”

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5) All’inizio del film Lupin sta sfogliando una rivista. Per qualche istante viene mostrata la pagina che sta leggendo. Il nostro eroe compare come guest star nel bel mezzo della Lega della Giustizia. Era la parodia di un vero annuncio che circolava in quel periodo.

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Sopra: Guasconaggine

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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7 Responses

  1. Twinkle ha detto:

    Oggi ho visto l’ultimo special di Lupin, “Jigen Daisuke no Bohyou” (la tomba di Daisuke Jigen), e ne consiglio la visione, non solo perché ben fatto ma anche per una bella sorpresa finale. Dirai che c’azzecca con La Pietra della Saggezza, beh vedrai.
    Ho immediatamente pensato a questo bell’articolo che lessi mesi fa (complimenti per il blog). Saluti^^

    • Simone Guidi ha detto:

      Grazie per la segnalazione e per i complimenti. Corro subito a vedermelo questo speciale. Azzardo il cervellone di Mamoo catturato dai Borg e trasformato in una macchina potentissima e violentissima che poi torna sulla terra per vendicarsi…

  2. Luke ha detto:

    Ho notato che di questo Film esistono ben TRE, e dico 3 Doppiaggi diversi, tutti con Roberto del Giudice: assurdo!
    Il primo è del 1979, un altro è del 1986 ed un altro ancora è del 2007: alla fin fine non ho capito però come vedermi questo Film e con quale di questi tre Doppiaggi (senza contare che c’è addirittura un quarto doppiaggio senza però Del Giudice, e quello non lo considero nemmeno).
    Voi più o meno sapreste indicarmi quale di questi tre Doppiaggi sarebbe il migliore fatto, vocalmente meglio interpretato e dunque da vedere ?

    • Simone Guidi ha detto:

      Su questo ti devo contraddire. Del film ne esistono ben 3 doppiaggi, è vero, ma solo 2 sono con Roberto del Giudice. Quando lo comprai in VHS all’inizio dei ’90 mi trovai a sentire Lupin con questo doppiaggio qui:

      Sembrava di ascoltare PAPERINO!
      Gli altri due doppiaggi avevano Del Giudice e tra loro differivano di poco, mi ricordo che cambiava la voce di Jigen e sicuramente quella di MAMOO. Quest’ultimo, nella versione in DVD della De Agostini del 2005 che ho io, tiene una voce un po’ gracchiante, da classico MALVAGIO dei cartoon. Nell’altra ho sentito che ha un timbro più melodico. Con una voce così, l’intento era di farne un cattivo subdolo, ma certe volte ci fa la figura dello SCEMO. 😉

  3. Sam ha detto:

    Intervengo dopo aver scoperto questo interessantissimo blog, per precisare alcune cose:
    del film esistono 4 doppiaggi, 3 con del Giudice ( il primo e il terzo integrali, mentre la seconda versione andata su Rete 4 negli anni 80 e contenuta nel dvd deAgostini, è molto censurata ).
    Poi c’è un doppiaggio degli anni 90 uscito in vhs per Logica 2000 ( poi ristampato per Yamato Video ) con voci milanesi ( Lupin aveva la voce dell’ Ispettore Gadget di Mediaset ).
    Se quei furbi di Mediaset lo avessero doppiato integralmente già negli anni 80 , non avrebbero avuto bisogno di ridoppiarlo nel 2005 buttando altri soldi .
    Inoltre una brutta notizia: la scena di Lupin con gli eroi DC, è ora assente da tutte le versioni home video e tv in Occidente per motivi di diritti ( non so se è stata eliminata pure in Jap )

    • Simone Guidi ha detto:

      Grazie Sam, finalmente qualcuno che fa chiarezza in mezzo a questa giungla di doppiaggi. Non c’ho mai capito veramente bene lì in mezzo, e credevo che il DVD con la voce di Paperino ce l’avessi solo io. Cmq, è incredibile sapere che i doppiaggi con Del Giudice siano addirirttura 3. Grazie ancora.

  4. Sam ha detto:

    Grazie a te. Però la voce di Jigen rimane sempre la stessa nei doppiaggi romani, idem quella di Goemon su due dei tre con del Giudice.
    Il bello è che il primo doppiaggio fatto al cinema ( coon già tutto il cast ufficiale) si credeva perduto,m fino a quando non sono comparsi dei collezionisti che ce l’avevano e da cui Yamato ha comprato il master (poi usato per la loro versione in dvd e BR)
    Batte solo il Il Castello di Cagliostro, che di doppiaggi italiani ne ha ben 3 ( e qualcosa mi dice che un giorno ci sarà un quarto )

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