STICCON 2012: Manuale di sopravvivenza per domatori di leoni a una convention di fantascienza

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C’è un particolare, all’inizio di questa storia, che ricordo solo io. Siamo in macchina, sto guidando, a fianco c’è Marika, mia moglie, siamo giovani e belli, e ridiamo e scherziamo, a un certo momento sento la mia voce che dice: « A me la convention di Star Trek non interessa ».

Quattro anni dopo, mi sveglio in un fosso senza un rene, con indosso la divisa di Star Trek e una figlia.
Raccontare cosa sia successo in questi quattro anni non è facile. Io poi mi dimentico sempre tutto. Comincerò quindi dalla fine, dall’ultima convention di fantascienza alla quale la famiglia Guidi ha partecipato; la Sticcon allargata alla Yavincon e alla Italcon, quella “in offerta” per intenderci. Paghi uno e prendi tre.
Premetto che recarsi a un evento del genere con una bambina di quasi due anni e l’incombenza di dover gestire 13 chili in continuo movimento, non è cosa facile. E sorvolo sul fatto che, quando la famiglia si sposta, è sempre necessario un numero esponenziale di cose che inevitabilmente si traducono in un numero esponenziale di valigie, che quando si parte è come se si trasferisse la carovana del circo Orfei.
Sappiate però che a noi Guidi le difficoltà non ci spaventano, quindi, anche quest’anno: « Via! » in quel di Bellaria, per potersi godere una breve parentesi di evasione dalla quotidianità.
La partenza non è incoraggiante. Marika dirige i lavori di carico bagagli spronando il sottoscritto a colpi di gatto a nove code e ogni tanto mi chiama “Lotar”. Per fortuna che quella mattina ho avuto razione doppia di pane e cipolle, e rinvigorito dalla lauta colazione riesco a stipare la monovolume senza alcun aiuto da parte di Mandrake ( incredibile ).

A questo punto si parte. Navigatore impostato, gasolio fatto, guarda che bella giornata.

Il viaggio scorre tranquillo, niente incidenti o rallentamenti, nel primo pomeriggio siamo già a destinazione. Il tempo di prendere possesso della nostra camera nell’hotel Ambasciatori ( il meno peggio, anche se, a onor del vero, scegliere il meno peggio tra gli hotel Foschi e come scegliere il più umano in mezzo a un gruppo di criminali nazisti ) e siamo già per strada diretti al centro congressi.
Alla meta agognata veniamo però accolti da un insolito clima, anzi, dire insolito è improprio, forse sarebbe meglio definirlo “ideale”. C’è gran movimento, parecchia gente, molti in costume, molti in tema Star Wars.

È arrivato l’IMPERO! E quando arrivano loro non sentono storie.

Marika rimane estasiata, io entusiasta, mia figlia invece impazzisce. La piccola arruffamondo ingrana la quinta e parte. Io dietro.
Ecco. La mia STICCON si può riassumere pressappoco così. Mia figlia che corre e io dietro. E su, e giù, e rincorrila, e prendila, e calmala, e pregala, e distraila, e giocala, e mangiala, e puliscila, e calmala, e ninnala, e controllala, e caccala, e pisciala, e ripuliscila, e comprale il pupazzetto ( che ha analizzato ed espulso dalla stiva di carico 9 nell’arco di 10 secondi ).
Dove sono? Dove sono quelle belle giornate di lavoro intenso che ti schiacciano per otto ore filate, dico io, dove sono?
Ovviamente sto scherzando, non c’è nulla di più bello al mondo delle manine tese di mia figlia mentre mi chiama e chiede di essere presa in braccio, con quel faccino che non aspetta altro che essere riempito di baci.
Comunque, tornando a noi, Marika approfitta del diversivo e si infila a vedere il Panel di Gates McFadden ( la dottoressa Crusher di Star Trek TNG ) mentre il sottoscritto “ Lotar “ qui, riesce ad arginare la distorsione temporale di nome Viola confinandola nell’apposita area di Rara Phente.
Rura Phente è bello. Rura Phenete è cool. È un’area pienamente attrezzata per accogliere bambini e far fronte alla minaccia di Viola Guidi con molti altri nanetti suo coetanei ( chi più, chi meno ).
Io approfitto. Mi spalmo su un divanetto e osservo in estasi, ma spesso mi devo alzare perché i campi di forza non sono abbastanza potenti e mia figlia rischia di sfondare le barriere per evadere.
Mi dicono che prima a Rura Phente c’erano anche i carcerieri Klingon che badavano ai detenuti, ma siccome qualche genio si è lamentato che i Klingon erano troppo duri, allora i Klingon han deciso di andarsene e lasciare il posto ad impolverarsi come Alcatraz. Colpa dei geniali criticoni, ovviamente. Cosa gli passa per la mente di andare a criticare dei Klingon?
Questa cosa mi innervosisce alquanto, anche perché, se ci fossero state le guardie, io ne avrei approfittato per vivermi un po’ la convention, e invece nisba.
Dopo un’ora, colei che ha dato i natali a mia figlia si rifà viva, prende in consegna la piccola e tutti insieme ci teletrasportiamo al piano superiore, dove tra un discorso e l’altro si fa una certa: l’ora di cena.
La sala della cena è piena. In tre STICCON che ho sulle spalle non me la ricordavo così gremita ( è anche vero che però mi dimentico tutto ). Siamo al tavolo con Daniela Scucchia, Nicola Battista e suo padre Fernando ( che mi sta molto simpatico anche perché mi offre sempre da bere ), più una coppia di soci Yavin molto gradevole con la quale, ovviamente, scatta subito il dibattito sull’eterno confronto tra vecchia e nuova trilogia di Star Wars.
La conversazione si avvia piano, poi sterza violentemente verso la nuova trilogia, passa velocemente attraverso Episodio 1 ed entra in Episodio 2 dove addirittura sgomma. Proprio quando si stava entrando in Episodio 3 ( il più bello del nuovo ciclo secondo il mio modesto parere ) la conversazione si ferma, fa retromarcia e torna su Episodio 2, lì parcheggia e spegne il motore. Insomma, questi soci Yavin sono proprio il cacio sui maccheroni, quella iniezione di vita di cui lo STIC aveva una gran bisogno.
La serata volge al termine con Viola che si addormenta alle 22,30 e ci lascia vedere una delle sfilate costumi più belle di sempre.
Mentre Marika sorveglia la piccola, io mi piazzo accanto a Marco Paulli e insieme decidiamo di invecchiare di almeno 30 anni, trasformandoci in due anziani ultrasettantenni che, come quelli del Muppet show, dispensano gratuitamente commenti acidi e osservazioni ciniche.
Mi diverto come un bambino al luna park.
Per la cronaca ha vinto un omone travestito da Klingon, grosso come tre scaldabagni. Premio indubbiamente meritatissimo, ma che si è assicurato quando ha fatto intonare a tutto il centro congressi il suo canto di battaglia in lingua madre. In quel momento ha sbaragliato ogni tipo di concorrenza.
Finita la sfilata le luci si sono spente ( almeno per noi ) sul nostro primo giorno di STICCON.

 Giorno due 

 Ma quanta pazienza ci vuole con una bambina di due anni? Un discreto quantitativo certo, ma non abbastanza da farti rimpiangere di averla voluta nella tua vita.

La famiglia si sveglia intorno alle nove di mattina, sotto il peso delle incessanti calcagnate di Viola. La piccola ha deciso che mamma e papà hanno dormito troppo, e siccome i due poltroni non la intendono mai con le buone, giù calcagnate sulla testa di papà e sullo stomaco di mamma. Vedrai che per la prossima volta i due matusa imparano.
La colazione si consuma frettolosamente nella sala dell’hotel, dove chiedere una seggiolina per Viola equivale a domandare l’esatta ubicazione del Santo Graal. Nessuno ne sa niente; si, è vero, è esistito da qualche parte un seggiolino ma probabilmente è una leggenda. L’ultimo che l’ha cercato non è più tornato, sicuramente è morto.
La direttrice sbuffa, non sa dove siano finiti i seggiolini, lei è direttrice solo da tre giorni, probabilmente. Dopo venti minuti, a colazione ormai ultimata, ci consegnano un seggiolino che poteva essere disinfettato solo con l’ausilio di un buon lanciafiamme.

Molto gentili ma no, grazie.

Per strada è d’obbligo la passeggiata per ammirare le mille luci di Bellaria, con rituale sosta alla giostra dei cavallini dove la piccola diavoletta della Tasmania trova innumerevoli soddisfazioni. Tra una foto, un gelato, e un “ghirighì”, si arriva al centro congressi ormai prossimi all’ora di pranzo. Puntualmente i corsi e ricorsi storici si verificano quando Viola vede R2-D2 e impazzisce. E allora tu alzala, abbassala, rincorrila, trattienila, guardala, cacala, pisciala, prova a metterle il pannolino mentre si dimena come un giaguaro, puliscila.
Nonostante tutto ci guadagnamo un posto al tavolo con l’inossidabile Daniela Scucchia e la famiglia Scotti. Questi ultimi, amici di vecchia data e fans sfegatati di tutto ciò che si possa definire Trek, concordano con noi che questa sia una delle migliori STICCON di sempre, e si augurano che la presenza degli altri due fanclub sia implementata e ampliata anche per le edizioni future.
Tra il secondo e il dolce mi rendo conto che alle 15.30 ci sarà un’interessante retrospettiva su John Carpenter, mi prefiggo di vederla, sarà il mio scopo nella vita per quel pomeriggio.
Il piano è semplice, mando Marika a vedersi il Panel di Garret Wang che guarda caso finisce proprio alle 15.30. In questo modo, quando tornerà, le passerò in consegna la piccola belva e mi fionderò a vedere Carpenter! Che piano strepitoso. Sono un genio! Ci credo che mia moglie mi ha sposato. Uno come me dove lo ritrova?
Peccato che non avessi calcolato il fattore Viola, la variabile perpetua.
Subito dopo pranzo, la piccola ha inserito l’alimentazione dalla piccola pila atomica che porta incastrata tra le scapole e mi ha fatto sudare non poco per starle dietro. Neppure Rura Phente ha resistito ai suoi attacchi. I campi di forza non tenevano, e per di più, papà, con lo stomaco pieno e qualche bicchierino di troppo a pranzo, combatteva contro la voglia di buttarsi su un divanetto e cominciare a russare.
Riesco, nonostante tutto, a sopravvivere, e quando giunge il momento del cambio della guardia, lascio la pupetta nelle mani esperte di mamma con il sorriso arrogante di chi ha già capito tutto e gli dispiace per te che non ci arriverai mai. Dev’essere stato per questo, per la mia arroganza, che alla fine mi sono dimenticato della retrospettiva su Carpenter e sono andato a vedere il Panel di Gates Mcfadden dove, per altro, mi sono addormentato per un buon dieci minuti. Va bè, si vede che doveva andare così.
Siamo comunque agli sgoccioli della manifestazione. Dopo i Panel ecco le interminabili file per gli autografi. La bambina si è addormentata ed io e Marika cerchiamo di trovare il modo di farci fare i nostri. Ci serve un’anima pia che dia un’occhiata alla carrozzina di Viola per cinque minuti, giusto mentre i suoi genitori sono a riscuotere il loro graffito d’attore.
Chiediamo a Gabriella Grossi che lì per lì dice che non ci sono problemi. Poi, dieci secondi dopo, ci ripensa e si immagina Viola che si sveglia urlante proprio durante quei cinque minuti, e comincia a tirare pupù addosso ai presenti pescandola direttamente dal suo pannolino.
Gabriella si rimangia la parola e scompare nella notte con la velocità di un fulmine. Non la posso biasimare, anch’io, che ho seguito un corso di ammaestratore di leoni e ho una discreta padronanza della sedia e della frusta ( in uso contemporaneo ovviamente ), capisco che l’impegno con una bambina di neanche due anni che sta dormendo, è decisamente gravoso.
Per fortuna c’è Francesca Faglioni che è una che ha sprezzo del pericolo. Imbracciando il suo fido AK-47 e puntandolo verso la carrozzina immobile ( per il momento, ma chissà…) ci rassicura dicendoci che ci penserà lei e andate pure.
Alle 18.30 c’è la foto di gruppo, mai così grande da quando ho memoria ( ma io mi dimentico le cose ). Il fotografo ha qualche problema per includerci tutti e alla fine trova la quadratura del cerchio mentre dalle parti del gruppo Yavin4 già si alzavano canti imperiali sempre più minacciosi.
Messo a posto anche questo tassello, la famiglia si reca nuovamente in hotel per rinfrescarsi, cambiarsi i pannolini e prepararsi adeguatamente alla cena di gala con gli attori.

Ora, non è che io voglia fare il solito disfattista, ma come si fa ad andare a una cena di gala con una bambina che intende percorrere in lungo e in largo tutto il salone almeno 30 volte?
Me lo sono chiesto quando ho pensato di mettermi la camicia e ho capito che mi sarei dovuto chinare tutte quelle volte. Avrei passato la serata a infilarmela dentro i pantaloni e una tuta Adidas sarebbe stata molto più indicata. Quindi, niente camicia, ma la polo della USS NAUTILUS, tanto per essere orgogliosi di qualcosa.
La cena è stata un appuntamento costellato di vari eventi determinanti. Uno di questi è stato sicuramente quando, prima che iniziasse, gli altoparlanti della sala hanno suonato un pezzo rock. Mia figlia per l’ennesima volta è impazzita. Agitandosi come una forsennata di è gettata a capofitto nella mischia, in mezzo a quei prodi che si erano cimentati nel ballo.
Un altro evento è stato la comparsa delle tre Moire. Viola, nuovamente impazzita, ha cercato di portarsene almeno una a casa, e alla fine ci ha posato insieme per una foto che poi si è rivelata la più inquietante di tutta la STICCON.
Ci sono stati anche altri momenti di diversa caratura ma l’esito finale era sempre lo stesso: mia figlia impazziva e io dietro a recuperarla.
Comunque, dopo aver degustato il caffè si erano fatte già le 23. Io e Marika eravamo già in riserva mentre, ovviamente, Viola non accennava neanche a rallentare. Non ci rimaneva che perdere alla lotteria e ascoltare la tavola rotonda degli organizzatori, che all’unanimità esprimevano la loro soddisfazione per il successo della manifestazione e comunicavano l’intenzione di replicare l’anno successivo, magari includendo anche il fan-club di Stargate e altri. Il tutto mentre Viola correva euforica in lungo e in largo attraverso la grande sala del centro congressi emettendo strilli.
Intorno alle 1 di notte abbiamo capito che era abbastanza. Salutati gli amici e rinnovata la prospettiva di tornare anche per l’edizione successiva, abbiamo intrapreso la via del ritorno verso l’albergo. Viola, con passo sicuro, ci ha accompagnati fino in camera. Ci ha cambiato il pannolino e messo a letto intonando una breve ninna-nanna. Dopodiché ha preso le chiavi della mia macchina ed è uscita. Io le ho sussurrato con un filo di voce: « Non fare tardi eh?!». Lei mi ha risposto « Papà, CHE PALLE!», ed è uscita sbattendo la porta. Che ci vuoi fare? Del resto son giovani…

L’ultimo baluardo da superare è stato il mattino successivo. Marika ha trovato un enorme scarafaggio seduto sulla tazza del water, intento a leggere la cronaca sportiva. Fortuna che l’uomo di casa ha impugnato la sua onnipotente ciabatta ed emettendo il grido di battaglia « PER ODINO!» l’ha scagliata con forza contro l’incomoda presenza. Il nemico è stato debellato, ma mentre lo facevo, maledicevo una volta di più l’hotel e tutti i criminali nazisti.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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