Masters Of Doom : ovvero come due ragazzi hanno creato un impero e trasformato la cultura pop

mastersofdoom«Io non sono pazzo, mia madre mi ha fatto controllare!» Lo disse il dottor Sheldon Cooper in non so quale puntata di The Big Bang Theory, durante una delle prime stagioni, quando la serie era ancora una cosa nerd figa che la capivano in due, e non quella commediola degli equivoci american-popolare che piace a tutti adesso.
«Io non sono pazzo, mia madre mi ha fatto controllare!» era l’esclamazione perfetta per quelli che, come Sheldon, si trovavano a manifestare gusti, opinioni, e atteggiamenti diametralmente opposti a quelli comunemente presi a riferimento, e quindi dovevano, loro malgrado, difendersi dal pubblico ludibrio di coloro che, magari giusto l’anno successivo, avrebbero abbracciato con fierezza quegli stessi gusti, opinioni, e atteggiamenti.
«Io non sono pazzo, mia madre mi ha fatto controllare!» era quindi la frase che tu, caro lettore giovane negli anni ’90, avresti potuto pronunciare quando godevi nel fare tante cose tra le quali c’era sicuramente leggere Dylan Dog e giocare a DOOM. Sul primo credo di aver già detto tante cose, sul secondo mi sono documentato leggendo questo “Masters Of Doom”, fondamentalmente un libro scritto da David Kushner su come un pugno di ragazzi nerd con un debole per Dungeons and Dragons e i Metallica abbiano creato un impero e trasformato la cultura pop.

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Roba forte

Che dir se ne voglia DOOM non è stato soltanto un gioco, è stato un fenomeno che ha cambiato radicalmente la prospettiva dei videogiocatori e di quelli che i giochi li dovevano creare per i videogiocatori. È stato, nella sua geniale intuizione, una di quelle cose che segnano le generazioni e condizionano l’iconografia negli anni a venire, nei secoli dei secoli, Amen. Un gioco che dopo averlo visto e provato non si può più fare a meno di prendere come metro di paragone per tutti gli altri che vengono dopo.
Una discriminante.
Esisteva un mondo dei videogiochi prima di DOOM, e un’altro mondo dei videogiochi, molto diverso, dopo l’avvento di DOOM. DOOM è apparso sulla terra nascendo in una promettente e sperduta software house di Dallas, facendo immediatamente milioni di proseliti, di apostoli, ed ha portato a tutto il mondo la parola FPS, l’hanno crocifisso mediaticamente 6 anni dopo, dopo tre partite è morto ma poi è risorto digitando sulla tastiera il codice IDDQD.

John Carmack prega il dio caprone per una lesta resurrezione dei giocatori

John Carmack prega il dio caprone per una lesta resurrezione dei giocatori

Dopo di lui, tutte le volte che avremmo visto altri giochi FPS (e ne vedemmo tanti) la nostra mente non avrebbe potuto fare a meno di trovarci similitudini tra questa e quell’altra scena di DOOM, tra questo e quell’altro gameplay, questo e quell’altro effetto sonoro. DOOM ci entrò dentro cambiandoci, come già fece Kubrik facendo intonare al suo plotone di dannati la canzone di Topolino in modo che, DOPO, ogni volta che avremmo sentito la canzone di Topolino avremmo pensato al suo FULL METAL JACKET.

 

E come, di recente, mi ha fatto Matthew Vaughn con il suo KINGSMAN SECRET SERVICE, facendo recitare ad un composto e signorile Colin Firth una delle scene di ultraviolenza più lunghe e mirabilmente orchestrate della storia del cinema, mettendoci in sottofondo FREE BIRD dei Lynyrd Skynyrd. Va da sé che adesso, ogni volta che sento quella canzone ripenso automaticamente SEMPRE a quel film e a quella lunga, magica sequenza.

Come guardare un porno
 

Fortunatamente, ad approfondire il discorso ben oltre il semplice fattore WOW ci ha pensato, nel 2003, il signor David Kushner, pubblicando questo suo libro nel quale ci racconta la nascita di id Software, la sua evoluzione, la sua dissoluzione, e l’ascesa tumultuosa di due leggende del settore: John Carmack e John Romero. Si tratta di un libro completo, dove l’autore prende informazioni non da semplici pettegolezzi o voci di popolo ma da una miriade di interviste personali con un sacco di gente che c’era (lui dice di aver impiegato 6 anni per raccogliere tutto il materiale necessario) e con i due John stessi. Va detto che entrambi sono stati molto onesti e sinceri riguardo a quello che combinavano negli anni ’90, anche per quanto riguarda la robe veramente imbarazzanti. Il risultato finale non è un’agiografia, ma un resoconto sincero (forse anche troppo) stilisticamente ibrido tra scrittura accademica e narrazione letteraria. Sotto questo punto di vista, Kushner raccoglie bene la sfida.

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Nooo, diobono era tanto un bravo ragazzo

Se vi state chiedendo se Masters Of Doom sia lo stesso tipo di operazione già vista in Console Wars, avete ragione da vendere, ma no, non è la stessa cosa. Console Wars è fondamentalmente un’esagerazione, un’opera con molta fantasia utilizzata per riempire le troppe intercapedini tra i fatti realmente avvenuti. Masters Of Doom, no. Masters Of Doom è un rapporto investigativo di come si sono svolti gli eventi basandosi sulle numerose testimonianze, interviste, e dichiarazioni pubbliche che i personaggi coinvolti hanno rilasciato. Certo, c’è spazio anche per supposizioni e bromance, ma del resto se l’autore non si prendesse almeno queste licenze ci troveremmo tra le mani un saggio, e Masters Of Doom può essere tutto tranne che un saggio.

Nerd giusto un po'

Nerd giusto un po’ (guardate e tenete a mente l’ascia di Romero)

Nella parte iniziale, il libro ci illustra la storia dei due John: Romero, definito “Il chirurgo del design”, e Carmack, “l’ingegnere dei motori grafici”, di come abbiano trovato la via della programmazione come mestiere di vita diventano i personaggi centrali della storia. Un’infanzia difficile, la forte personalità e l’indiscusso talento guidano entrambi fino a lavorare sotto lo stesso tetto, dopodichè il connubio delle rispettive filosofie ( il design innovativo di Romero e la dedizione di Carmack alla tecnologia) li proietta ai vertici dei quel settore che fondamentalmente rivoluzionano. Lungo la strada si unisce un cast di talentuosi personaggi di supporto che vanno da Tom Hall, Adrian Carmack, American McGee e vari altri.

Brutal Doom

Il libro non risparmia aneddoti e singolarità, si racconta di quando a un campus Microsoft, id Software fece costruire l’ingresso del proprio stand a forma di enorme vagina con tanti dildo sistemati a mo’ di denti, e di quando Romero sfondò la porta bloccata dell’ufficio di Carmack a colpi di ascia da battaglia.

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La porta

Non si omette niente, neanche la tempesta di cacca che investì i giochi FPS e i suoi sviluppatori all’indomani del massacro di Colombine.

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Vedete questo signori? È il peccato.

La parabola di id Software viene seguita partendo da prima della sua nascita, quando Carmack provò a convertire Super Mario Bros. 3 su PC chiamandolo “Dangerous Dave in Copyright infringment” e proponendolo, senza successo, a Nintendo. Il primo apprezzato gioco “Commander Keen“, la rivelazione di Wolfenstein 3D, la rivOluzione di Doom, la consacrazione di Quake, e lo sfaldamento progressivo del nucleo originale, che con l’abbandono di Romero subisce un vero e proprio collasso strutturale perdendo un pezzo alla volta, tant’è che adesso in id non lavora più nessuno dei membri fondatori.
C’è spazio anche per le vicende individuali dei transfughi di id, con un particolare occhio di riguardo per Romero e il fiasco di Ion Storm con Daikatana.

GIUDIZIO

Masters of Doom è fondamentalmente una storia americana dove due personalità agli antipodi come Romero e Carmack, una volta unite, avevano formato la squadra perfetta, da separati nessuno dei due è più riuscito a toccare quelle vette di innovazione e meraviglia che li hanno resi grandi. È improbabile che vedremo mai un altro gioco così controverso come l’originale Doom. I giorni dei giochi tripla A sviluppati da un manipolo di eroici sono finiti, così come sono finite le faide tra programmatori rock-star che guidano Ferrari. I giochi con prospettiva in prima persona non sono più un’innovazione dirompente, anzi, adesso sono la noia.
Eppure, mentre quei tempi sono ormai passati, lontanissimi nel tempo, Masters of Doom di Kushner assicura a tutti che non sono stati dimenticati. La storia dei videogiochi si muove veloce. Nell’arco di un decennio nuovi mezzi di intrattenimento vengono definiti, enormi fortune vengono guadagnate e perse, colossi software come id esplodono e implodono. Grazie a Kushner abbiamo un quadro vivido di questo settore dinamico. Carmack e Romero, unendosi, hanno lasciato un’impronta sul walk of fame dei videogames, separandosi hanno lasciato un enorme vuoto che nessuno è stato più in grado di colmare.

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    “…quando godevi nel fare tante cose tra le quali c’era sicuramente leggere Dylan Dog e giocare a DOOM”. Ovvero Il Fumetto e Il Gioco, altroché se si godeva. Cos’altro aggiungere? Di attività goduriose come dici bene ce n’erano tante. Se mi rivedo in quegli anni aggiungerei anche l’uso e l’abuso di vecchi vhs (tipo Grosso Guaio a Chinatown, il primo che mi è venuto in mente..) rigorosamente registrati dalla tv con intermezzi pubblicitari compresi perchè di cassette originali purtroppo ne arrivavano solo una o due all’anno, giusto a Natale. A metà anni ’90 credevo di essere il solo a compiacermi di certe attività ma di recente ho scoperto che non era proprio così. Forse averlo saputo all’epoca mi avrebbe fatto sentire meno “Sheldon”.
    Comunque a 12 anni alle medie del mio paese ero l’unico (e qui l’unico per davvero) che sapeva usare un pc, stupendo più di una volta professori e compagni quando a scuola arrivò il primo computer, mi ricordo ancora che montava win95. Vaglielo a dire che la mia inspiegabile perizia era tutta merito di DooM che mi aveva spronato a imparare a usare il pc :))

  2. Simone Guidi ha detto:

    Ma guarda Ste, tu tocchi un nervo scoperto. Spesso mi ritrovo a pensare anch’io a com’era vivere a quei tempi. Mi ricordo la gente che ti guardava strano se manifestavi particolare euforia per una serie tv, per un cartone animato, un film.
    Venivi VERAMENTE etichettato come una persona strana. Cioè, la gente si chiedeva: «Come mai questo è così esaltato perchè escono i film di Star Wars e non dice niente se il Milan ha perso la finale della coppa? Questo ragazzo è STRANO!» Capisci cosa ti voglio dire?
    Poi adesso mi guardo intorno, a 44 anni, e vedo un mare di gente molto più giovane di me (ma anche no) che vive in quel modo, apprezza le stesse cose che apprezzavo io, fa cose che adesso sono di uso comune mentre vent’anni fa erano considerate stupide. Pensa solo che a una manifestazione come il Lucca Comics; tutti gli anni partivo da solo in treno da Viareggio ( che sta a 20Km di distanza) perchè NESSUNO dei miei conoscenti voleva andarci, e adesso è diventata la prima manifestazione fumettistica d’Europa con gente che si picchia per esserci.
    E allora anch’io mi sento stupido perchè negli anni ’80 mi toccava leggere Dylan Dog di nascosto sennò chissà che diceva la Ggente. Nei ’90 sentivo un sottile senso di colpa tutte le volte che giocavo a DOOM perchè la Ggente diceva che se ci giocavi troppo poi diventavi un assassino. Insomma, la morale della favola è che ringrazio iddio di aver sempre fatto come cazzo mi pareva altrimenti a quest’ora sarei stato sicuramente una persona molto triste e piena di rimpianti. 🙂

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