Meglio ricercati che ricercatori: Smetto quando voglio, la recensione ritardata (mica tanto)

TEMPO DI LETTURA: 4 minuti

urlNel week-end in cui tutto il mondo nerd si recava al cinema per vedere il reboottone di “Robocop” e parlarne male, io, in completa controtendenza, me ne sono andato a vedere qualcos’altro di più affine alla mia indole di giovane padre con le palle strapiene di tutto e desideroso di qualcosa di originale. “Smetto quando voglio” aveva tutti i requisiti necessari per farsi vedere. C’era STANIS e BIASCICA di quella bellerrima serie che è stata “BORIS”, e poi c’era uno dei miei attori preferiti, Libero de Rienzo, l’ineguagliabile Bartolomeo di “Santa Maradona”. Il rischio delusione era quindi abbastanza alto ma sprezzante del pericolo sono andato lo stesso e, credetemi signori miei, ne è valsa la pena. In completa controtendenza rispetto a “Robocop”, appunto.

Quando si dice che la commedia italiana è morta, lo si dice perchè è vero: LA COMMEDIA ITALIANA È LA CARCASSA DI UN COYOTE completamente essiccato dal sole nel bel mezzo del deserto.

Sopra: Un'istantanea della commedia italiana

Sopra: Un’istantanea della commedia italiana

Non si riesce a uscire dai soliti binari, dai soliti luoghi comuni del romano, il milanese e il napoletano. Non si riesce a far ridere senza volgarità, beceraggini e scorregge.
Qualche volta però scocca una scintilla, un lampo illumina le tenebre e ti saltano fuori commedie fotoniche tipo “Santa Maradona” ma, state sicuri, ci sarà sempre qualcuno a cui non piaceranno, che avrà da ridire e si sperticherà per coprirle di cacca, senonchè quello stesso qualcuno poi avrà l’opportunità di scrivere e dirigere un suo proprio film e ti tirerà fuori “Fuga di cervelli”, ma sto divagando.

Sopra: qualcuno

Sopra: qualcuno

“Smetto quando voglio” è figlio di quella commedia noir/demenziale che vorrei vedere più spesso al cinema. Con un forte radicamento nella realtà dei fatti, parte da un presupposto estremamente negativo per poi portare lo spettatore in alto, negli strati dell’atmosfera riservati al divertimento LOL, e chiudere (forse troppo sbrigativamente) di nuovo nel buio triste dell’attualità italiana.

La trama in breve:

Pietro Zinni, 37 anni, ricercatore geniale che galleggia in un perenne stato di precariato cronico viene colpito dai tagli all’università e licenziato. A nulla valgono le sue premure per un viscido barone che lo sfrutta senza ritegno. Si ritrova per strada dall’oggi al domani. Come sopravvivere allora? Facile. Mettendo insieme una banda con altri ex ricercatori ridotti ai margini della società esattamente come lui. Il super gruppo viene composto andando a ripescare i migliori nel loro campo, e le loro dotte competenze in macroeconomia, neurobiologia, antropologia, archeologia, chimica, verranno impiegate per un unico fine: sintetizzate la migliore smart drug mai comparsa sul mercato.

Che la società italiana sia ormai sclerotica e ingessata lo si è sentito dire 1000 volte, ma mai una denuncia del genere era stata fatta come in questo film: con garbo, quasi con goliardia senza mai, dico MAI, scadere nello sguaiato, nel becero.
Girato interamente con un aggressivo filtro giallognolo in modo da dar sempre l’impressione di essere dentro a un lungo trip preso bene, quasta commedia si piazza a metà strada tra The Big Bang Theory e Breaking Bad. Con delle intuizioni registiche talvolta geniali. Una su tutte: il momento esatto in cui Pietro è in discoteca e intuisce che sintetizzare una nuova droga potrebbe fargli guadagnare una valanga di quattrini. Con uno slow-motion alla Guy Ritchie di una manciata di secondi, viene resa alla perfezione un’idea folgorante.
Il timbro del film è decisamente anglosassone e lo spettatore attento capisce benissimo che il regista Sydney Sibilia e soci, qui alla loro opera prima, sono fan di molti di quei prodotti, televisivi e cinematografici che da noi sono sì di successo, ma anche border-line,al momento non per tutti, e di questa cosa possiamo ringraziare Dio.

A parte qualche buco narrativo trascurabile, questa commedia è talmente ben confezionata da funzionare come un orologino svizzero. Personalmente ho apprezzato molto il fatto che il personaggio interpretato da Libero de Rienzo si chiami Bartolomeo. Forse in omaggio all’altro personaggio interpretato da lui in “Santa Maradona”. E ho apprezzato molto anche un gigantesco Stefano Fresi che qui interpreta un chimico dall’equilibrio psichico molto labile che diventa dipendente dalla sua stessa droga. Una specie di ALAN di “Una notte da leoni” che ha il perenne compito di alleggerire l’atmosfera.

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Alan e il Rufis

Unica pecca, secondo me, è forse un finale un po’ troppo spiccio e semplicistico. C’erano dei buoni presupposti per far chiudere il film con un’apocalisse di sangue e botti, ma Sydney Sibilia ha preferito riportare lo spettatore all’esatto punto di partenza, anzi, forse un gradino ancor più sotto, ma tant’è. Il ritmo è buono, gli attori anche. Teniamolo d’occhio questo Sydney Sibilia, in futuro potrebbe regalarci ancora delle soddisfazioni.

GIUDIZIO FINALE:

arroganza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Rita ha detto:

    non lo ricordavo il nome di Libero De Rienzo in “Santa Maradona”… a me piace molto anche Edoardo Leo, lui stesso un abbastanza bravo regista con idee buone…

    • Simone Guidi ha detto:

      Guarda Rita, io sono un grande fan di Libero de Rienzo però ammetto che Santa Maradona è stato il suo apice cinematografico, dopo si è un po’ perso, vuoi perchè non si è dimostrato bravo a scegliersi i copioni, vuoi perchè se ne andò a cercare fortuna in america, vuoi perchè come persona deve essere un bel crostino da buttare giù per i registi. Rimane comunque nel mio cuore per i film di Marco Ponti ed Edoardo Leo, guarda, lo vedo bene, molto bene. Per me è uno che ha tante cose da dire e tanta voglia di fare. Con le sue cose ci delizierà ancora per un bel po’ d’anni 😉

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