Mister Freedom – evviva la libertà: La prima, vera parodia dei supereroi americani

MrFreedomAlcuni film non hanno bisogno di essere perfetti. Sono nati difettosi, stanno insieme con lo scotch e sono stati finanziati firmando un sacco di cambiali, ma li possiamo perdonare per questo, perché erano altri tempi, dove tutti firmavano cambiali, tutti facevano i film mettendoli insieme con lo scotch, e l’importante era trasmettere un messaggio.
“Mister Freedom” è uno di questi film.
Una pellicola che presa nella sua interezza non riesce a valere quanto la somma delle sue parti, ma presa a piccole dosi, beh, può regalare delle soddisfazioni. Arriva direttamente dal salotto di casa tua, quando tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 la vedevi a nastro sulle reti private durante i pomeriggi estivi. Ché poi quando la intercettavi non ci capivi una mazza e pensavi che vedendola dall’inizio tutto avrebbe avuto un senso. No, caro. Non è così. Anche a rivederlo dal principio non ci si capisce una ceppa lo stesso.

Nel dubbio spariamo ai negri

Nel dubbio spariamo a un negro

Credo di dovervi delle scuse, ma a pensarci bene anche no. Mi rendo conto che parlare di un film del genere ai tempi degli Avengers e di Iron man è alquanto anacronistico, però credo sia utile allo spettatore cinematografico medio per rendersi conto che esisteva un’altro mondo prima di questo. Un mondo dove la maggior parte della gente non aveva ancora abbracciato neanche lontanamente il concetto del supereroe a stelle e strisce e la sua filosofia.

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LOL

Quasi mezzo secolo fa, ai non americani il supereroe tipico appariva come un bamboccione dalla spiccata propensione nazionalista pronto a risolvere tutti i problemi con la violenza infantile. Non appena si metteva piede fuori dai nostri confini nazionali, tipo in Francia, tale era l’opinione anche riguardo all’intero popolo americano.

Nel 1968, anno di sconvolgimenti politici e caos sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, l’innovativo fotografo di moda William Klein pensa di fare una parodia dei supereroi e dell’avventurismo americano. Scrive e dirige un film, “Mister Freedom”, conosciuto anche qui da noi col suffisso “Viva la libertà”, mentre il direttore della fotografia, Pierre Lhomme, lo gira di persona. Entrambi si meritano di condividere il credito per questa spettacolare anche se superficiale realizzazione visiva.

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LA TRAMA

“Mister Freedom” si apre con le riprese di una rivolta urbana in una città americana. Un tizio alto, in uniforme da poliziotto, apre una cameretta segreta che rivelare una speciale divisa (in pratica un completo da football americano con gli accessori e una maschera da catcher di baseball) e delle armi. Il tizio si cambia d’abito diventando di fatto Mister Freedom (John Abbey), il difensore della libertà, che rintraccia alcuni saccheggiatori neri nel ghetto e, tanto per non sbagliare, li massacra tutti con la loro famiglia.

 

Dopo questo bel biglietto da visita consegnato allo spettatore sul way of life americano, Mister Freedom riferisce al suo capo, il dottor Freedom, provocatoriamente interpretato dal dottor Loomis/Donald Pleasance. Il buon dottore ordina a Mister Freedom di andare in Francia che là c’è Capitaine Formidable, un eroe alleato dell’America che se la sta passando male e ha bisogno di una mano. Mister Freedom arriva a Parigi col teletrasporto. È in borghese per non dare nell’occhio, e infatti è vestito sobriamente da petroliere texano col sigarone e la ventiquattrore che si fa strada in malo modo tra i turisti della Torre Eiffel a suon di gomitate. In un ascensore dell’hotel affronta una femme fatale a colpi di karate ma questa si rivela essere Marie Madeleine, il braccio destro di Capitaine Formidable. Dopo che lei fornisce le sue credenziali semplicemente cantandogli l’inno di Mister Freedom, lo conduce in un covo segreto dove i suoi accoliti francesi lo attendono.

A ognuno i suoi fans

Gli accoliti

In un’escalation di idiozie, le forze di Mister Freedom combattono per mantenere la Francia lontano dalla nefasta influenza dei russi comunisti incarnati dal perfido MujikMan, un Philippe Noiret imbozzolato in una specie di boa di segnalazione…

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MujikMan

…e i cattivissimi comunisti cinesi, metaforicamente impersonati dal mostruoso SuperMao-Mao. Un gonfiabile di quelli che noleggio per il compleanno di mia figlia che ha quattro anni.

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Super Mao-Mao

Tuttavia l’eroe ha una momentanea crisi di fiducia e sviene. Riesce a superarla ingurgitando una ciotola di fiocchi d’avena e confrontandosi direttamente con Gesù Cristo e la Madonna, che intervengono personalmente per illuminargli la retta via.

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Alla fine, però, causa capovolgimenti inaspettati e tradimenti, il nostro eroe è costretto a far esplodere una bomba atomica su Parigi perché, dice lui, è necessario distruggere la Francia per salvarla.

LOL

ANCORA LOL

Adesso che conoscete la trama capirete che come film, “Mister Freedom” è una meraviglia visiva, ma non necessariamente cinematografica.
Klein e Lhomme bombardano lo spettatore con immagini in stile fumetto, anche se in questo caso siamo a livelli molto più kitsch e non-sense della prima serie televisiva di “Batman”, quella con Adam West, per intenderci. Definire questo film una Pop-Art non è un’esagerazione, ma benché Klein riesca a creare delle composizioni brillanti, con personaggi assurdi in pose iconiche, non è molto bravo a dirigere l’azione e spesso ci si perde dentro.

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Mani in alto, fottuti comunisti!

Nonostante la brillantezza visiva, “Mister Freedom” sembra una serie di episodi montati uno dietro l’altro. Come detto prima, Klein è ispirato dalla serie televisiva di “Batman” degli anni ’60, e state pur certi che ci ritrovate le stesse zuffe piene di personaggi in costumi bizzarri e armi improbabili, mancano solo i “Pow ! Zap ! Biff !” in sovraimpressione. Come commedia non è brillante, mancano le battute e le gag sono poche, ma se proprio non vi vieni da ridere: guardate ragazzi, GUARDATE! Sarà forse un’esperienza più gratificante.

Scontro per la figa

Scontro per la figa

Anche se a vederlo così non sembra, questo film ha influenzato anche altri artisti negli anni a venire, soprattutto in ambito musicale. Per esempio, il gruppo pop giapponese “Pizzicato Five”, di cui credo di essere una delle due persone in Italia che ne conoscono l’esistenza, ha ispirato la copertina dell’EP “Sister Freedom Tape” proprio al logo del manifesto, e all’interno del CD è presente una combinazione di fotogrammi e parodie di alcune delle scene più memorabili del film.


Infine, il video di Beck “Sexx Laws”, diretto da Beck stesso, è per circa la metà un omaggio stilistico, e per l’altra metà una parodia a titolo definitivo del film. In particolare il segmento finale con una finta Maria Maddalena e Jack Black vestito con un costume che è la mediocre-ridicola imitazione di quello di Mister Freedom.

Film-Quote
Dottor Freedom: «Abbiamo delle noie con la Francia per via di certe correnti estremiste infiltrate dalla Svizzera»
Mister Freedom: «Bombardiamo la Svizzera!»
Dottor Freedom: «Ottima idea ragazzo ma non si può. Non per adesso.»

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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