MORTAL KOMBAT: Il film definitivo tratto da un videogioco

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mortal kombat

Mi sono appena visto Mortal Kombat, l’adattamento cinematografico dell’omonimo videogioco diretto nel 1995 da Paul W.S. Anderson. Lo stesso regista che due anni dopo avrebbe diretto un film decisamente molto migliore, Punto Di Non Ritorno, che però ha la sfortunata controindicazione di essere un film che la maggior parte della gente odia.
Perché ho visto Mortal Kombat con un leggerissimo ritardo di 25 anni?
Due ragioni.
A) Avevo bisogno di avere qualcosa di cinematografico su cui scrivere visto che ultimamente mi sono concentrato solo sull’Atariteca e il Retrogaming. B) Volevo rivivere qualcosa della mia gioventù giusto per vedere quanto avrei resistito prima di cominciare a piangere o sbuffare. Vedetelo come un esperimento antropologico che ho condotto su me stesso. E mentre altri film degli anni ’90 (e degli anni ’80) non hanno tenuto botta ma sono diventati interessanti sotto altri punti di vista, questo Mortal Kombat è uno di quei film che, francamente, si può ancora vedere adesso, certo, ma resta comunque un po’ ridicolo. Cioè, come posso spiegarvelo… Non sono riuscito a vederlo quando avevo 23 anni. Adesso che ne ho 48 ce l’ho fatta. Se vi allenerete per 25 anni guardando ogni genere di film tratto dai videogiochi che vi passerà davanti come ho fatto io, sono sicuro che riuscirete a vedervelo anche voi.

 

Oggi, nel 2020, se nei cinema esce un film ispirato ai videogiochi ha l’obbligo e spesso l’illusione di dover essere guardabile dalla più ampia fetta di pubblico possibile. Mortal Kombat non ha avuto questo problema.
Rilasciato nel 1995, Mortal Kombat è uscito a ridosso di quella che alcuni chiamano la trinità empia degli adattamenti dai videogiochi dei primi anni ’90, ovvero: Super Mario Bros. (1993), Double Dragon (1994) e Street Fighter (1994) . L’eredità di quei film è molto discutibile e stranamente condivisa, ma non è del tutto corretto raggrupparli insieme in termini di qualità o successo. Ad esempio, Street Fighter fece abbastanza bene al botteghino (incassò quasi 100 milioni di paperdollari a fronte di un budget di 35 ) ed è ricordato con affetto da molti per la sua spregiudicatezza sopra le righe e la performance finale dell’amatissimo Raul Julia. Double Dragon e Super Mario Bros., beh, entrambi non riuscirono a pareggiare i loro bilanci ( Super Mario Bros, poi, è considerato il fallimento dei fallimenti tra i film ispirati ai videogiochi) e lottarono duro per salvarsi dal titolo di peggior film dell’anno.
Tuttavia, c’è un elemento che lega insieme tutti questi film. Ognuno di loro ha cercato di essere qualcosa che non era.
Il videogioco di Super Mario Bros. ci mostrava due idraulici in un regno magico pieno di funghi, tartarughe e principesse che stavano sempre in un altro castello. Il film di Super Mario Bros. ci raccontava di una metropoli distopica governata da lucertole in cui la rivoluzione popolare è aiutata dall’uso di stivali a razzo. Il film ispirato a Street Fighter è noto per la sua quasi totale mancanza di veri e propri combattimenti per strada(!). Il regista di Double Dragon sembrava più interessato a travestire da pappone Robert Patrick piuttosto che trasformare qualsiasi elemento distintivo del gioco in qualcosa di guardabile.
Questi film mandarono un messaggio molto chiaro ai fan dei videogiochi sparsi in giro per il mondo: « I videogiochi che ami sono stupidi e interessano a Hollywood solo perché laggiù pensano che tu sia abbastanza stupido da acquistare qualunque cosa con stampato sopra il titolo del tuo stupido videogioco».

 

Mortal Kombat era diverso. Quando il produttore Lawrence Kasanoff visitò Midway Games negli anni ’90 , la leggenda narra che trascorse mezz’ora giocando a un cabinato di Mortal Kombat. Quando ebbe finito, si rivolse al capo di Midway Games, Neil D. Nicastro, e gli disse che pensava che il gioco fosse tipo ” Star Wars che incontra I 3 dell’Operazione Drago ” e che avesse il potenziale per essere un fenomeno cinematografico globale. Nicastro fece “sì” con la testa ma intimamente accarezzò l’idea di chiamare il 911 per richiedergli un ricovero coatto.
Ok. Lawrence Kasanoff non era un produttore brillantissimo. Era un produttore così e così. Aveva alle spalle degli ottimi colpi tipo “True Lies” e “Blue Steel”, ma anche robaccia inguardabile come “Ghoulies 3” e “CHUD 2”. In quell’occasione, però, sembrava non avesse torto. Mortal Kombat era stato un fenomeno che aveva messo in seria discussione il concetto di moralità nell’industria dei videogiochi, e attirato frotte di giocatori nelle sale giochi grazie alla sua grafica “realistica”, le mosse brutali, e i personaggi stravaganti. Era il videogioco al quale ai bambini veniva detto di non giocare e, naturalmente, diventò quello a cui giocarono di più.

 

Ovviamente, Kasanoff non era strettamente interessato a realizzare un gran film di Mortal Kombat, piuttosto era interessato a trovare il modo di usarlo come base per un impero multimediale basato proprio sul videogioco. Come avete detto? Sembra la stessa filosofia che ci ha regalato l’empia trinità di film basati sui videogiochi che ho citato all’inizio del pezzo?! Esatto! È proprio quella! Ma nel caso di Mortal Kombat ha funzionato alla perfezione. Il perché resta un mistero, e l’unica ragione plausibile del suo successo potrebbe essere solo quella che nessuno coinvolto nel progetto avesse davvero idea di cosa stesse facendo.
Il regista Paul W.S. Anderson era solo al suo secondo lungometraggio e per sua stessa ammissione non aveva idea di come gestire al meglio la CGI. La sceneggiatura era stata scritta al volo e, almeno all’inizio, era zeppa di dialoghi. Robin Shou – che interpretava Liu Kang – divenne in corso d’opera ( e non ufficialmente) responsabile delle coreografie di combattimento per il solo motivo che fosse l’unico sul set ad aver partecipato a dei film di arti marziali in precedenza. Insomma, c’era del genuino talento nella troupe, ma anche una bella dose di ignoranza, talmente tanta ignoranza diffusa su vari strati che alla fine Anderson e il resto del suo team non erano del tutto sicuri di sapere cosa stessero facendo, e decisero di chiedere consiglio ai fan di Mortal Kombat per riuscire a capirci qualcosa. Fu quella la loro mossa vincente.
Quando i fan uscirono dalle proiezioni di test dicendo che il film faceva schifo, ad Anderson non rimase altro che ascoltarli. Così, i fan dicevano che nel film non c’erano abbastanza scene di combattimento? Bene. Anderson tagliò tutti i dialoghi e infilò dentro scene di gente che si menava ( lo scontro fra Luke Cage e Scorpion fu uno di questi ) . I fan dicevano che la musica orchestrale classica in sottofondo non ci stava neanche per il cazzo? Bene. Anderson la sostituì con la musica techno dando il via a una tendenza che si sarebbe confermata in tutti i film di arti marziali che sarebbero venuti dopo.  Insomma, dall’alto della sua ignoranza in materia,  Anderson e il suo team finirono per realizzare ( per caso o volutamente. Boh? Ditemelo voi) non un semplice film che si potesse definire buono, ma bensì un film che sembrasse VERAMENTE Mortal Kombat.

 

È per questo motivo che Mortal Kombat ha avuto quel successo che i suoi predecessori ispirati ai videogiochi non hanno avuto; perchè durante la visione spesso ci sembra di essere veramente dentro a Mortal Kombat, e per quanto ridicoli possano sembrare i personaggi di Sub-Zero e Scorpion, con i loro costumini fedeli al videogioco e quella maschera gommosa davanti alla bocca, sono in sintonia con tutto l’insieme, anzi, se fossero stati riproposti in una versione un po’ più attualizzata avrebbero stonato. Lo stesso personaggio di Goro, che non era nient’altro che un costosissimo animatronic caricato sulle spalle di un attore fisicato e si rompeva tanto spesso quanto un Berverly della Piaggio, era impressionate e perfetto per la parte. Vederlo accusare un colpo basso da parte di Johnny Cage si dimostra un siparietto divertentissimo inserito in una scena perfetta.

mortal kombat

Mortal Kombat è diverso. Mortal Kombat è un film essenziale per chiunque voglia comprendere a fondo il fenomeno stesso di Mortal Kombat. Fa parte della sua eredità tanto quanto i suoi stessi videogiochi. È, e rimane, l’esempio iconico di come dovrebbe essere fatto un film ispirato a un videogioco. Onestamente non è bellissimo, ma è l’ideale per gli appassionati di storia del cinema, i drogati di film posticci anni ’90 come me, i fanatici del kung-fu, e i tossicodipendenti del menare. È il film definitivo tratto da un videogioco, e su Amazon Prime Video trovate i primi due capitoli.
Ah, per completismo vi dico che c’è anche Christopher Lambert che fa le faccette e le battutine fuori luogo, e la trama è l’ultima cosa che vi potrebbe interessare.
Dopo il successo del primo film di Mortal Kombat, a Paul W.S. Anderson venne chiesto di tornare alla regia per il sequel, ma rifiutò. « Ho voglia di fare qualcosa di diverso» disse, e finì per fare Punto Di Non Ritorno, un dramma fantascientifico super dark che era quanto di più diverso ci potesse essere da Mortal Kombat. Col senno di poi, fu una decisione che rimpanse. « Ah, forse avrei dovuto farlo.» fece intendere in un’intervista. « L’aver rinunciato al sequel è uno dei motivi per cui sono stato coinvolto in Resident Evil. Sentivo di essere in grado di fare altri adattamenti videoludici e riuscire a conviverci. Ironia della sorte, il non aver fatto Mortal Kombat II è un po’ il motivo per cui ho finito per fare Resident Evil uno, due, tre, quattro, cinque, sei …»

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Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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5 Responses

  1. vik ha detto:

    Ti dirò io Mortal Kombat non l’ho mai visto (diciamo che ho sempre evitato) ed ho avuto solo qualche esperienza di striscio col videogame che era piuttosto figo per i suoi tempi. In compenso adoro letteralmente Punto di Non Ritorno (Event Horizon) che considero veramente originale e ben ambientato, per cui mi spiace apprendere che è molto odiato; francamente non pensavo. Sam Neil, a mio parere, ha interpretato veramente dei bei film (vedi il Seme della Follia, In the Mouth of Madness). Magari riuscirò a vederlo questo Mortal Kombat, ora ho un motivo in più.

    • Simone Guidi ha detto:

      Anch’io avevo sempre trovato un buon pretesto per non vedere questo film. L’avevo etichettato subito come una TAMARRATA PAZZESCA. Poi, nel tempo, ho incontrato sempre più riferimenti al suo essere “un ottima trasposizione di un videogioco”. Il tempo è passato e adesso, nel 2020, se giri un po’ l’internet viene fuori che Mortal Kombat è diventato LA MIGLIORE trasposizione di un videogioco mai fatta. A quel punto non potevo resistere. Ho approfittato della quarantena e me lo sono guardato. Non ho avuto neanche bisogno di andare su Amazon, ce l’avevo su una pennetta USB scaricato lì da almeno 2 anni. Una volta visto devo dire che, sì, il risultato non è male se si pensa a quale sia la sua fonte. È veramente un buon giustificativo al videogioco di Mortal Kombat, e in più ci sono diverse scene di botte che rendono parecchio bene. Il migliore artista marziale fra tutti è sicuramente Robin Shou. Si vede che è l’unico che sa come muoversi e menare nel miglior modo possibile. Gli altri sono comparsette, primo fra tutti Lambert, che è di uno svogliato clamoroso. Se giochi al videogioco e poi vedi il film, non trovi nessun motivo per non apprezzarlo. È quasi un tutt’uno con la versione arcade. Se certo lo si guarda senza avere la minima idea di cosa sia il videogioco, allora è solo un banale filmetto di botte orientaleggiante con qualche buon stralcio di arti marziali e nient’altro. Uno fra tanti che si può far schiacciare facilmente da qualsiasi produzione asiatica da vent’anni a questa parte.

  2. Ste84 ha detto:

    A me è sempre piaciuto. Anzi, devo confessare di averlo visto davvero un botto di volte da quando è uscito! Ma del resto, per me che sono dell’84, voleva dire trovarsi a 11 anni, e in piena street fighter mania, davanti a un film di arti marziali fatto anche relativamente bene e tratto da un videogioco. Insomma, ero il target perfetto e confermo che il film ha fatto appassionare me e tutti i miei amici. E non che fosse facile solo perchè eravamo ragazzini in fissa con i videogiochi (e non necessariamente con Mortal Kombat che, a conti fatti, non ci piaceva tanto quanto Street Fighter) infatti rimanemmo tutti molto delusi sia dalla trasposizione di Street Fighter che, peggio ancora, da quella di Super Mario Bros. Mortal Combat invece entrò subito nelle nostre grazie per tutti i motivi che hai detto tu. Non aveva vergogna di essere tratto da un videogioco, c’erano i combattimenti, una location oscura, personaggi a volte ridicoli ma iconici e una musica tamarra che ti caricava a molla. Sai che ti dico… sono ormai anni che non lo vedo, va a finire che una di ste sere lo rimetto su a tutto volume! 😉

    • Simone Guidi ha detto:

      La musica è davvero tanta roba. La Main Theme è tutta campionatori con un tizio che urla a intervalli regolari “MORTAL KOMBAAAAT”?! Dai. È una Figata!
      Ora mi è presa un po’ la fotta e credo che durante questo fine settimana di arresti domiciliari mi sparerò Mortal Kombat II.
      Cazzo, in italiano lo hanno tradotto Mortal Kombat – DISTRUZIONE TOTALE. Qualsiasi film con il suffisso DISTRUZIONE TOTALE acquista subito un alone di carisma irresistibile. Tu pensa a cosa sarebbe stato Street Fighter – DISTRUZIONE TOTALE, oppure SUPER MARIO BROS – DISTRUZIONE TOTALE, oppure IL PRINCIPE CERCA MOGLIE – DISTRUZIONE TOTALE. Troppo carisma in un titolo solo. 🙂

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