Le migliori conversioni cinematografiche per Atari 2600

Ci sono molte cose che si possono sbagliare quando si crea un videogioco. E molti modi per poterle sbagliare. C’è però un solo modo per sbagliarle tutte quante insieme nel peggior modo possibile. E quel modo, non ve lo sto neanche a dire, è E.T. di Atari.
Milioni di tastiere sono state già abbastanza martoriate per descrivere questo increscioso avvenimento, il quale, nella memoria collettiva dell’atariano medio, è diventato sinonimo di disincanto e forse a maggior ragione, frustrazione. Quello stesso tipo di frustrazione che si prova quando qualcuno parcheggia davanti all’ingresso del garage e tu sai benissimo che se anche chiamassi i vigili 8000 volte non verrebbe mai nessuno, oppure, quando ti si guasta il router e l’assistenza ti chiede di mandare una mail per descrivere il problema. Ma guardiamo qualcuno di questi titoli, che poi è tutto quello che possiamo fare prima di deprimerci troppo.

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Mi sono rotto il razzo – problemi di copyright

Buonasera! Come va? Tutto bene dalle tue parti? Ti trovo in forma. Tutti questi anni non ti hanno per niente sciupato, vecchio guascone che non sei altro.
Mi fa piacere vedere che apprezzi gli articoli di questo blog. Pensa, io invece mi sono proprio rotto il razzo, sai? In questo preciso momento mi girano talmente forte i garabadorri che potrei volare direttamente in Australia in meno di un’ora, e lo sai perché? Proprio per colpa tua! Continua a leggere
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Amiga mia, torna a casa tua : It Came From The Desert il film

Mi guadagno subito la vostra attenzione: IT CAME FROM THE DESERT è il film ispirato all’omonimo gioco per Amiga. Figata, no? Guardate qui di fianco, c’è il poster con un tizio che fa elegantemente le penne con il KTM. Proprio così: uno che fa le penne su questo poster proprio come su quello dell’ultimo film di Star Trek; solo per questo motivo tremano le vene nei polsi. Scommetto state già tentando di vederlo su SKY come ho fatto io, vero? VERO?
E invece no. Lo so che ci vuole cuore per credere in un film come questo. Lo so. Però capitemi, cari lettori: io sono troppo intelligente per fare una semplice, mera recensione di un horroruccio di serie Z con le formiche assassine. Io voglio farvi vedere che sono smart. Voglio titillare le vostre sinapsi, farvi sbavare scrivendo “AMIGA” nella terza riga di questo articolo buttando lì at cazzum definizioni tipo “RETROGAMING CINEMATOGRAFICO”, e ve lo scrivo anche tutto maiuscolo, tò. Siam mica qui a pettinare le bambole, eh? E allora rilassatevi. Respirate. Non fa male. Quello che non uccide, fortifica. Guardiamo questo cazzo di film.

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Questa citta’ puzza di vampiro : Gli Ultimi Giorni di Salem

Non so se ve ne siete accorti, ma in questo blogghino apparentemente anonimo che galleggia sull’internet mi sono preso la libertà di recensire, tra videogiochi vecchi e robe di fantascienza, ben 4 (QUATTRO!) film di vampiri, portando il valore intrinseco dei contenuti su un livello troppo alto per essere effetivamente compreso o spiegato a voi umani, e convincendomi ad interessarmi, nel futuro prossimo venturo, a più o meno qualsiasi altra storia di vampiri uscita al cinema e in televisione, eccetto Twilight.
I film di Twilight non troveranno mai spazio nel mio database perché, nel frattempo che scrivevo le recensioni di cui sopra, ho maturato un senso critico e della dignità che mi impediscono di guardarli senza sentire la necessità di conficcarmi degli aghi nelle pupille. Per questo motivo ho scelto di rivedermi Gli Ultimi Giorni Di Salem, la miniserie del 1979 con protagonista il collega furbo di Starsky. Twilight nuoce gravemente alla mia salute ed eviterò di vederlo. Vi ringrazio per l’applauso. Adesso spiegatelo voi al signore qui sotto che vi piace Twilight.

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Il nuovo Atari VCS : Un errore cosi’ bello che sarebbe uno sbaglio non commettere

Recenti studi condotti dall’università della Forfora mi definiscono come un uomo mondano. Di conseguenza posso anche capire che molti lettori del blogghino e ascoltatori di Atom Radio mi percepiscano come un privilegiato esponente del nerdismo che ha sempre un posto d’onore alle anteprime cinematografiche, agli eventi retrocosi, e alle sfilate di moda. Uno di quei personaggi che saltano la fila dal dottore, che al ristorante pagano il conto lasciando una semplice firma su un tovagliolo, e quasi sempre vanno in giro circondati da donne bellissime e disinibite.
Ok. Lo ammetto. In parte tutto questo corrisponde a verità. Però sappiate che anche questo tipo di vita ha i suoi momenti di straziante sofferenza, tipo quando, perdendo una scommessa con altri eminenti V.I.P. del panorama Nerd (I Bit-Elloni), tocca giocare a videogiochi di cui non mi frega niente o partecipare a buffet vegani offerti da star del cinema verso le quali non nutro alcuna stima.
Io, per esempio, detesto la verdura ( perché non ne apprezzo il sapore, ma in società preferisco dire che odio le piante) e le basse operazioni commerciali per capitalizzare sui retrogames, quindi, quando lo scorso anno Atari annunciò all’E3 la sua nuova console, cominciai, sì, a fare i castelli in aria, ma poi al GDC di Marzo le cambiò pure il nome da Atari Box ad Atari VCS, e pensai: « Mmmh. Ma che bella idea del cazzo! Se prima faceva comparire 30 risultati quando la cercavi su Google, adesso si confonderà nel marasma e passerà completamente inosservata! » Poi la campagna di crowdfunding che saltava, Feargal Mac-coso licenziato, i dettagli che non arrivavano. Insomma, il tutto stava assumendo una brutta piega e anche se qualcuno mi avesse messo in mano una nuova Atari VCS durante un’anteprima riservatissima, l’avrei guardata attentamente pensando: « E tu cosa ci fai fuori dal cestone dell’Euronics? Pussa via, sai?! TORNA NEL CESTONE A SCONTO!»
Cosa posso aspettarmi da una roba del genere?
Visioniamo il trailer, e scopriamolo insieme.

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I’m flying SOLO feat. Richie Cunningham: la rece di SOLO: A Star Wars Story

Aaah, la Disney. Con Rogue One ci ha regalato un bel film con un nuovo cast di nuovi eroi (poi li ha seccati tutti, uno alla volta, come in un dannato film della Marvel coi Vendicatori infiniti), adesso ci regala il primo spinoff di Star Wars che si concentra su un personaggio della trilogia originale. E non è uno Skywalker come Luke, Leia, o Darth Fener, ma piuttosto l’adorabile mascalzone Han Solo. Noi grandicelli, che sappiamo come funzionano le cose nell’universo di Star Wars ( o funzionavano? boh? ) ne siamo estremamente felici perché in qualche modo Lucasfilm riesce a vendere la storia di un contrabbandiere interplanetario di successo ai bambini di tutto il mondo.
Solo: A Star Wars Story è qui per insegnarci tutto su come Han ha conosciuto Chewbacca, incontrato Lando Calrissian, vinto il Millennium Falcon, e poi ha trascorso il decennio successivo a spalmare gli interni bianchi immacolati dell’astronave con secchi di feci di Wookiee.

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Vicoretro’ 2018 : Col tono giusto si puo’ dire tutto, e Luca Cusani lo ha trovato

4 Ur eyes only

Anche quest’anno, ma non come l’anno scorso che me ne andai a Imola per vedere il concerto di quel gruppetto da sagra laggiù (non mi sembra neanche il caso di nominarvelo dato che se non li conoscete significa che siete persone agre dentro e molto tristi), mi sono spinto fino agli sconosciuti lidi di Vicopisano, in compagnia dell’amico Nicola, per la terza edizione del Vicoretrò, interessantissima manifestazione che offre una vetrina per quanto riguarda il retrocomputing.
Ottimo vino, qualche spritz, prosciutto che levati e una mattinata intera passata coattivamente tra computerS di trenta-quaranta anni fa e giovanissime ragazze immagine (tante anche orientali) appositamente predisposte dall’organizzazione a saziare la nostra sete di sapere, nostalgia, e occhi a mandorla. Eh sì, that’s unbelivable, vero? Esatto. Avete ragione. Le ragazze immagine non c’erano (neanche quelle orientali) ma in compenso c’era lui: Luca Cusani. Segretario dell’associazione Vicoretrò e P.R. ufficiale della manifestazione. In ordine di importanza, l’ultima cosa che mancava a Luca erano gli occhi a mandorla.

Meantime all’ingresso del Vicoretrò 2018…

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Eravamo due amici al bar (e uno sputava fiamme) : Dragonheart

Quando nel 1996 uscì al cinema Dragonheart, gli effetti digitali del drago generato al computer vennero considerati innovativi. A livello tecnologico fu una specie di piccolo scatto in avanti come lo era già stato Giochi Stellari nel 1984.
Riguardarlo adesso, ai tempi della PlayStation 4, non impressiona più come prima, anzi, impressiona come possono impressionare i suoi sequel direct-to-video, il più recente dei quali, cazzarola, è uscito appena l’anno scorso.
Quando andai a vedere questo primo, inimitabile film, avevo 24 anni e pensavo che Jim Carrey fosse l’uomo più divertente della terra, ero sicuro che le tette di Pamela Anderson fossero più genuine e cariche di valori nutrizionali di una forma di Grana Padano, e reputavo J-Ax un musicista ganzissimo che lottava contro il sistema. Quando avevo 24 anni, mi sbagliavo su un sacco di cose, ma su Dragonheart forse ci avevo visto giusto.

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Se un videogioco avesse le palle sarebbe Marble Madness

20 febbraio 2013
La radiosveglia si accende alle cinque e mezza.
Mark Cerny si drizza a sedere sul letto come fosse un pupazzo a molla. Piedi in terra. Due metri avanti, tre metri a sinistra, preme l’interruttore e accende il neon sullo specchio del bagno. Si guarda, si riconosce, e tira un sospiro di sollievo.
Abluzioni varie, barba, profumo, e un’acconciatura studiata con metodo: seriosa abbastanza da confacersi all’evento, ma quel filino anarchica per onorare il suo spirito ribelle.
Colazione americana velocissima prima di fasciarsi in un completo di Armani.
Bacio alla moglie che è rimasta coricata. Bacio al cane che gli saltella intorno scodinzolando. Bacio al pupazzetto di Kermit la rana che gli ha sempre portato fortuna. Non bacia i figli che quelli è bene che non si sveglino, e alle 6 è già fuori di casa per infilarsi nella Limousine che lo attende silenziosa.
New York è buia, fredda, ed è ancora notte. Tante luci spente, silenzio. La Hammerstein Ballroom, un teatro tra la 34esima strada e l’ottava avenue, ha l’aspetto di una cattedrale. La cattedrale dei videogiochi dove lui, oggi, esattamente dalle 18 in poi, darà il solenne annuncio al mondo intero: Sony lancerà la Playstation 4 e non ce ne sarà più per nessuno.
Sarà un annuncio epocale, un evento storico per il quale si è preparato meticolosamente. La console più potente, la SUA console, val bene una levataccia pur di riuscire ad orgBAM!are alla perfBAM!one lo spTHUD!colo più belBAM!

Mark Cerny apre gli occhi. Si guarda attorno. Stanno bussando violentemente alla porta. Sono le 9.34 e la sveglia non ha suonato. Rischia concretamente di perdere l’aereo per New York. Afferra la prima camicia che trova nell’armadio, si impiastriccia i capelli di gel, e si precipita fuori dalla sua stanza d’albergo.

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RetroEdicola Videoludica : VIDEO GIOCHI del Gruppo Editoriale Jackson

Immaginate la scena. Sono i primi anni ’80 e il boom dei videogiochi e dei computer domestici sta esplodendo in tutta Italia. Da Milano a Palermo, le case di tutto il paese sono invase da microcomputer e console, mentre nel 1983, migliaia di bambini italiani strappano eccitati la carta di un regalo di Natale o di compleanno trovandoci dentro un Atari 2600, uno ZX Spectrum e, molto probabilmente, un Commodore 64.
I videogiochi, insieme alla BMX, sono il regalo più ambito dalla stragrande maggioranza dei ragazzini, e molti genitori senza una vaga idea di cosa siano o come si possano giocare, si sentono quasi obbligati a separarsi da ingenti somme di denaro per donare alla propria prole la possibilità di giocarli, acquisendo, di conseguenza, le abilità necessarie per affrontare la vita nel XXI secolo prossimo venturo. In questo clima di isteria tecnologica l’unico vero punto di riferimento per la nuova generazione elettronica è rappresentato dalle riviste informatiche come VIDEO GIOCHI e, successivamente, ZZAP! Del primo vorrei provare a parlarvi e, credeteci, un mondo fatto così è esisitito veramente! (non sono pazzo. Mia madre mi ha fatto controllare).

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