Messo insieme con lo scotch: la rece di The Cloverfield Paradox

Nel corso degli ultimi dieci anni è capitato un sacco di volte. Nelle sue produzioni, Jeffrey Jacob Abrams ci racconta una storia, durante la storia accade un incidente clamoroso che getta i protagonisti in una situazione precaria e molto, molto pericolosa, ci si imbatte in un mostro, si scopre un piano malefico estremamente arzigogolato che era lì pronto da tipo 40 anni, o si piomba direttamente in un ambiente che se non è proprio alieno, è totalmente assurdo. Poi, così, di colpo, la trama sfugge di mano e assume dei risvolti incomprensibili. Si eleva a un livello di interpretazione che sconfina nel filosofico e lascia lo spettatore basito, in un limbo strano in cui non si capisce se il problema è suo che non è intelligente abbastanza per comprenderne la complessità, oppure lo stanno prendendo ferocemente per il culo. Alla fine, se è una serie televisiva, bisogna aspettare un’altra settimana con la speranza di capire. Se è un film che non appartiene a un franchise famoso, qualcuno mette in piedi un diversivo suicida il cui scopo è mascherare il fatto che la trama sia andata completamente in vacca. The Cloverfield Paradox è un film prodotto da Jeffrey Jacob Abrams, vedete voi cosa può essere.

Ma questo è un malocchio?!

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L’ordine e’ un crimine. La rivolta e’ il bene : breve compendio ad ATARI ADVENTURE in vista del film tratto da Ready Player One

Col cazzo che nel 1979 ci si era dimenticati del fomento. I videogiochi sbarcano nei salotti dei giovani americani alimentandolo con titoli come questo Adventure, e fanno la storia, accidenti se la fanno.
Negli USA tutti giocano ad Advanced Dungeon & Dragons e mamma Atari si ritrova protagonista di una rivoluzione che cambia e cambierà le aspirazioni ludiche di svariate generazioni a venire. I suoi programmatori sono gli alfieri di quella rivoluzione, sono le rockstar di quel megaconcerto, e non vogliono certo restare in disparte a guardare, anzi, cercano di emergere, cavalcare l’onda.
Ecco perché è un buon momento per dare una rinfrescata ad Adventure, primo videogioco di avventura/azione con una rapprentazione grafica nato grazie all’indomito spirito anarchico del suo creatore, Warren Robinett, che, appunto, col cazzo che nel 1979 si era dimenticato del fomento.

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Era meglio il libro : la lista definitiva di tutte le citazioni in Ready Player One

Avete capito che mi è piaciuto Ready Player One? No??? Si tratta di quel libro scritto da Ernest ClinAHAHAHAHA – No. Vabbè, niente, volevo iniziare con una vena umoristica. Lo so, lo so. È un mese intero che lo tiro in ballo con il pretesto dei videogiochi e vi pigio i maroni nel pestello. Il punto è che c’è un bel po’ di cose da dire. Il film ancora non lo abbiamo visto ma a giudicare dai trailer potrebbe essere benissimo una merda. Ci sono le astronavi, i robottoni, i videogiochi arcade, la DeLorean, i supertizi e i laser. Bello eh?! Se non fosse per Spielberg quasi quasi mi fiderei. Ho come il dubbio che la trama verrà stravolta o, in qualche modo, depotenziata. E proprio la trama è il punto importante: nel libro è abbastanza incasinata. Ecco perché ho pensato di ripercorrerla per benino in modo che vi sia ben chiara nella mente quando farete l’inevitabile paragone col film e, magari, v’incazzerete.
E adesso una sigla che non c’entra un cazzo ma piace ai diversamente giovani.

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LA TEMPESTA PERFETTA : breve compendio ad ATARI TEMPEST in vista del film tratto da Ready Player One

Devo dire che registrare trasmissioni radiofoniche per Atom Radio è più scomodo di quanto pensassi – lo studio è piccolo, buio, senza aria condizionata, e il frigorifero è sempre vuoto.  Allora per tirarmi su di morale ho inforcato la Harley, riempito le bisacce di fumo, e solcato le lunghissime autostrade americane talmente a manetta che sono tornato indietro nel tempo, arrivando a Sunnyvale, California, dove si trovava Atari nel 1980. Proprio lì, una volta piantato il cavalletto, realizzo che l’innovativo videogioco TEMPEST di Atari è un tassallo fondamentale nella trama di Ready Player One, il romanzo di Ernest Cline, ed è anche un candidato agli Oscar come Miglior Videogioco Arcade della mia Hollywood personale, quindi, cari corridori, di questa cosa tocca parlarne. Innanzitutto, Dio è stato veramente gentile con me a farmi vivere in un’epoca dove potevi trovare Tempest nei bar, e poi raga, ci si vede a Hollywood. #Ciaone

Arte

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A ovest di una casa bianca : breve compendio a ZORK in vista del film tratto da Ready Player One

Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOIogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), CHI NON CORRE E’ PERDUTO ha pensato bene di collaborare con il MUCO (MUseo d’arte COntemporanea) di Varese. Qui, a detta dei critici, insieme alle peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei, sono esposti i più vecchi e importanti videogiochi mai creati da mente umana. Tra gli altri, un datatissimo JOUST, un decrepito DUNGEONS OF DAGGORATH, un drammatico ADVENTURE, e un vetusto PAC-MAN. Francesco Muzzopappa è l’amministratore del museo e ci lavora da parecchi anni. È grazie a lui se il blog è potuto entrare in possesso di questo prezioso pezzo, ZORK, che rappresenta uno dei nonni della narrativa interattiva e delle avventure basate su testo. Siate riconoscenti a Francesco per questa intro e continuate a leggere 📖 per farvi una cultura.

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Nascosto nel TRASH : breve compendio a DUNGEONS OF DAGGORATH in vista del film tratto da Ready Player One

Quasi tutti quelli che disponevano di un computer nei primissimi anni ’80, cosa tra l’altro NON scontata a quei tempi, hanno assistito ai vagiti dei videogiochi di ruolo e delle avventure grafico/testuali. Su queste frequenze ho trovato occasione per citarvi le avventure grafiche di Scott Adams e della LucasArt, per dire, ma prima di esse c’erano veri e propri pionieri tipo Ultima e l’inossidabile Zork. Come al solito questi giochi traevano ispirazione dalla letteratura fantasy, dai film e dai fumetti. E anche se ad oggi vengono ingiustamente sottovalutati non godendo dell’attenzione che meritano, avevano un’enorme carica innovativa e, soprattutto, didattica.
Io, per esempio, ho avuto i miei primi approcci alla lingua inglese giocando a The Dallas Quest… Si. Ok, bravi. Magari qualcuno dirà che quegli approcci mi hanno condotto solo a un gigantesco due di picche con la suddetta. Ve lo concedo, potrebbe essere vero. Però, il punto non è la mia preparazione nella lingua inglese. Il punto è che quei giochi, purtroppo, non sono ricordati abbastanza ADESSO.
Dungeons of Daggorath è uno di questi giochi, ma per fortuna arriva Ernest Cline a rinfrescarci la memoria. E adesso un po’ di musica giusta per farvi entrare in situazione.

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PIUME DI STRUZZO : breve compendio a JOUST in vista del film tratto da Ready Player One

Succede che mi vada a rileggere i vecchi articoli e spesso (non sempre, per fortuna) ci trovi dentro parecchi motivi di insoddisfazione. Vuoi gli errori grammaticali, vuoi gli svarioni lessicali, vuoi questa ceppa di minchia; alla fine questi scritti mi lasciano l’amaro in bocca, tipo come andare a vedere Gli Ultimi Jedi, per dire.
Solitamente cerco di intervenire correggendo al volo, apportando modifiche qua e là e tutto si risolve, ma, oh, con questo articolo dedicato a Joust di Williams Electronics non c’è proprio stato verso. Mai come adesso, e soprattutto dopo che mi sono andato a rileggere per la seconda volta quel belliFFimo libro che è Ready Player One, sento l’esigenza di una riscrittura radicale, di un bel colpo di cimosa che spazzi via tutto (o quasi) quello che ho scritto prima, e allora sai che c’è? Me lo riscrivo tutto per intero questo articolo. Ne sento l’impellente bisogno. Mi scappa forte di riscrivere l’articolo su Joust, con buona pace di Ernest Cline e Ready Player One.
Sigla.

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Guida pratica per sopravvivere al Natale 2017

Il Natale è il momento più magico dell’anno, più magico persino di quattro festività nazionali incollate insieme e moltiplicate per Pasqua. Molto tempo addietro era, ovviamente, un festival invernale celebrato da pagani tedeschi, e consisteva in grandi feste, canti natalizi, e felicità tutt’intorno, poi hanno incluso Gesù Cristo.
Oggi seguiamo quelle stesse tradizioni originariamente seguite dai tedeschi ( io, poi, ci lavoro addirittura per i tedeschi. Pensa un po’). Mangiamo pasti incredibilmente grassi, cantiamo canzoni che riempiono il cuore di felicità, e ci immergiamo in una depressione precoce in preparazione del rientro al lavoro nel nuovo anno che si profila all’orizzonte.

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Shin Fottutamente Godzilla : un mostro che spacca tutto per benino e fa tanto riflettere

Ve lo ricordate l’ultimo film di Godzilla? Sì, bravi. Proprio quello di tre anni fa. Quello americano pubblicato da Legendary Pictures e diretto da quel signor regista chiamato Gareth Edwards che poi ci ha regalato Rogue One: A Star Wars Story.
Ecco. Mentre quello di Edwards è tecnicamente un film di Godzilla, questo Shin Godzilla è la prima produzione giapponese di un film di Godzilla dal lontano 2004.
Toho ha ingaggiato lo sceneggiatore e regista Hideaki Anno, la mente che sta dietro al fenomeno critico e commerciale anime che è, ed è stato, Neon Genesis Evangelion, e lui, insieme al suo collaboratore di lunga data Shinji Higuchi, ci riporta il nostro amatissimo Kaiju indietro nel futuro nella miglior forma possibile.

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Masticare Amaro : La rece senza spoiler di Star Wars Gli Ultimi Jedi

Dove eravamo rimasti?
Ah già, Star Wars Il Risveglio della Forza!
Il miglior riavvio possibile per un film che copia e incolla troppi validi concetti mutuati da Una Nuova Speranza (con l’unica eccezione di colui che dovrebbe essere un cattivo carismatico ma finisce per assomigliare all’assistente del professor Bunsen dei Muppets).
Nuovi personaggi che raccolgono lo scettro, due o tre scene che fanno in pieno il loro sacrosanto dovere, qualche battutina con il retrogusto dei Guardiani della Galassia, Han Solo ingiustamente sacrificato, Mark Hamill mito semi-umiliato, il carisma della prima, vecchia trilogia che regge il resto; in generale un buon prodotto, ma ci fa intendere che forse, in futuro, non vedremo niente che non abbiamo già visto.
Certo, Il Risveglio della Forza va bene così, ma a mente fredda si respira aria stantia, di un qualcosa concepito a tavolino che prova a rinnovare tutto per non rinnovare niente, salvo idee rinfrescanti, tipo, che so, assumere un regista in cima alla trend list di Hollywood.
Il bello è che questo è stato clamorosamente capito da tutti, e dopo la boccata d’aria fresca portata da Rogue One, le aspettative per Gli Ultimi Jedi erano di riscossa.
Poi, invece, oltre al fan service hanno aggiunto alla conta anche la vendita dei pupazzetti e il nuovo trend inaugurato da I Guardiani della Galassia, e sono partiti per la tangente. All’uscita dal cinema, tutti a discutere. Sigla.

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