Pane, amore e fantasia: Quando le Atari box art erano opere d’arte

atari_large_verge_super_wideAlla fine degli anni ’70, il concetto di videogioco casalingo giocabile sul televisore di casa era ancora allo stadio pupale. I produttori di videogiochi non potevano puntare su accattivanti screenshot come adesso, tantomeno potevano mostrare dei trailer, altrimenti tutto il mondo, e in particolari i loro clienti ragazzini, si sarebbero accorti che quell’accozzaglia di pixel squadrati aveva l’assurda pretesa di essere lo stesso gioco in cui infilavano tonnellate di monetine in sala giochi.
A quel tempo, i produttori di giochi casalinghi avevano poco da stare allegri. Compressi tra le enormi limitazioni dell’hardware a disposizione e i continui progressi delle macchine arcade che dovevano emulare.
Atari aveva bisogno di un modo per vendere i suoi giochi e, con i commerciali della Warner Brothers che macinavano per lei, la soluzione venne presto trovata:
Proporre copertine ricchissime di dettagli che dovevano dare l’idea di un gioco molto, ma molto migliore di quanto non lo fosse. Il videogioco e la sua qualità perdevano di conseguenza importanza a favore dell’immagine che se ne voleva trasmettere. Le copertine delle scatole dei videogiochi divennero vere e proprie opere d’arte. Il compito a loro affidato era quello di trasportare l’acquirente in un’altro posto, molto più lontano della poltrona del suo salotto, che poteva essere un pianeta desolato, lo spazio profondo o un castello medievale.
Atari portò all’eccellenza la qualità delle sue box art, che divennero certo molto più fantasiose del classico “tizio muscoloso che punta un’arma” che compare sulle copertine dei giochi di oggi.
(Many thanks to Andrew Webster and THE VERGE for infos and inspiration)

E adesso un po’ di PUBBLICITA’, tanto per ribadire il concetto:


combat

Nel 1977, l’Atari VCS (come era originariamente conosciuto) non fu la prima console di videogiochi, ma lo divenne inaugurando un concetto nuovo: disporre di tanti giochi memorizzati su cartucce intercambiabili. Questi giochi venivano venduti singolarmente nei negozi e l’aspetto delle scatole che li ospitavano, che finivano sugli scaffali del negoziante, rappresentavano almeno il 50% per quanto riguardava la promozione del gioco stesso. Uno dei primi giochi disponibili per l’Atari 2600 fu COMBAT, che non era solo uno dei giochi della prima ondata di titoli, ma venne anche abbinato alla vendita della console per diversi anni. La sua copertina fu dipinta da Cliff Spohn, un artista che contribuì profondamente a definire il look delle prime box-art di Atari. Il suo segreto? Approcciarsi alla copertina come se si trattasse di una normale cover per un libro oppure un poster pubblicitario di un evento sportivo.

adventureLa copertina di “Adventure” non ha niente a che fare con il gioco per Atari 2600 che sta promuovendo. Il gioco in sé è costituito essenzialmente da rettangoli di varie proporzioni, con pochi nemici anch’essi cubitali che si aggirano in un labirinto, mentre il giocatore avventuriero è semplicemente un quadrato. Si è praticamente costretti ad immaginare il mondo fantastico che si sta esplorando. Ma immaginare è molto più semplice se si guarda la bella opera di Susan Jaekel. Grazie alla sua copertina, il giocatore credeva di avventurarsi attraverso un labirinto di siepi, con dentro tre enormi draghi in agguato.
In pratica, l’opera d’arte riempiva i vuoti lasciati dalla grafica rudimentale e il gioco diventava più credibile.

 

Il team degli artisti che si occupavano delle copertine si arricchì di nuovi membri e, con il loro arrivo, videro la luce una vasta gamma di copertine. Ben presto arrivarono anche Rick Giudice, che aveva addirittura lavorato per la NASA quando, nel 1970, si cercava di immaginarsi come sarebbe stata una colonia spaziale, e George Opperman, l’artista grafico che aveva creato il logo Atari.

misslecommand“Missile Command” venne originariamente rilasciato nelle sale giochi nel 1980, e fu convertito su console di casa subito dopo. La copertina è un’opera del compianto George Opperman, che non era solo responsabile per la progettazione grafica di molti flipper e cabinati arcade di Atari, ma era anche il creatore del logo della società. Per “Missile Command”, creò una scena complessa con lancio di razzi e terminali informatici.

A questi creativi erano richieste due sole cose: tecnica di qualità e tanta fantasia. Soprattutto di quest’ultima ce ne misero parecchia visto che spesso alcuni di loro non giocarono mai una sola partita al gioco sul quale si basava il loro lavoro. Tutt’oggi lo ammettono candidamente.
D’altro canto c’erano anche artisti come Steve Hendricks che si andarono a intervistare i programmatori e i progettisti che stavano lavorando sul gioco, in modo da ottenere più informazioni possibile sul disegno che si accingevano a fare.

defender“Defender” è un altro esempio di copertina molto più emozionante e coinvolgente del gameplay vero e proprio. Mentre il gioco è uno sparatutto a scorrimento orizzontale dove il il giocatore deve abbattere nugoli di pixel che avrebbero la pretesa di essere invasori alieni, nella copertina viene mostrata un’elegante astronave che spara colpi di laser sulla popolazione ignara. Portava la firma dell’artista Steve Hendricks.

breakout

Breakout

Molto merito andava anche all’Atari stessa, che lasciava mano libera ai suoi grafici senza imporre alcun limite se non quello della decenza.

vanguard

Originariamente rilasciato come un gioco arcade dell’azienda giapponese “Tose”, “Vanguard” venne in seguito convertito da Atari per le sue console 2600 e 5200. Fu uno dei primi sparatutto spaziali a scorrimento mai realizzati, ma a parte il suo successo in sala giochi, è anche noto per la sua copertina. Se lo stile sci-fi sembra familiare è perchè la copertina Atari di Vanguard è stata dipinta da nientepopòdimenoche Ralph McQuarrie, un concept-artist che contribuì anche a definire il look della trilogia originale di Star Wars. McQuarrie lavorò anche in film come “I predatori dell’arca perduta”, “Total Recall” e “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, ma in mezzo a tutti questi impegni riuscì a forgiare una delle copertine più durature di Atari.

Warlords

Warlords

Le copertine dei giochi di oggi seguono tutte un modello prestabilito, testato e funzionale. Non c’è più bisogno di affermare l’individualità di un gioco per poterlo vendere meglio. Gli screenshot e i trailer fanno il loro lavoro egregiamente senza dover ricorrere al supporto di una copertina artistica. Ormai i giochi moderni non hanno più bisogno di far leva sul chip grafico più potente del mondo: l’immaginazione.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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