Paura e delirio a Las Vegas: Quantita’ industriali di droghe e un brutto hack per NES

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Conoscete un film dove due sex-symbol vengono demoliti fino ad essere ridotti a mostri? A personaggi esteticamente disgustosi, sviliti dalla calvizie e dal grasso esposto fino a farli diventare i rappresentanti sballati e strafatti dell’era psichedelica?
C’è chi lo ha odiato e chi l’ha amato. Chi ha detto che era un esercizio di stile di un regista in declino e chi lo ha elevato a CULT. Per me è semplicemente un film LOL.
Oh yeah. Qui si parla di “Paura e Delirio a Las Vegas” baby, e tutto diventa sfocato(forse troppo)

[pullquote]In 18 degli stati di questo paese quello che trasportiamo in questa macchina sarebbe giudicato sufficiente per darci l’ergastolo[/pullquote]

Il libro di Hunter S. Thompson dal quale è tratto il film comparve nelle librerie verso la fine degli anni settanta e fu una delle pochissime opere dell’autore ad essere tradotta in italiano. Con il titolo originale “Fear and Loathing in Las Vegas – Paura e disgusto a Las Vegas” non ebbe molto successo e passò inosservato.
A farlo tornare alla ribalta, verso la fine del millennio, ci pensò il regista ex-Monty Pyton, Terry Gilliam, che nel 1998 ne ricavò un film a cui la distribuzione italiana diede un titolo simile ma rinunciò alla parola “disgusto”, forse ritenendola poco appetibile rispetto al più familiare e commercialmente spendibile “delirio”.
Nel film recitavano da protagonisti due divini delle donne: Johnny Deep e Benicio Del toro che, nei panni rispettivamente del giornalista Roul Duke e del suo avvocato DottorGonzo, intraprendevano un viaggio fisico e lisergico a-e-in Las vegas.
Niente di più semplice. Mai come in questo caso la trama è lineare e si potrebbe riassumere con la parola “Viaggio”, il quale viene innescato dalla “Mint 400” di Las Vegas, “la più ricca corsa fuoristrada per motociclette e dune-buggy nella storia dello sport organizzato“.
Roul Duke (Johnny Depp), giornalista, viene incaricato dalla sua testata di scrivere un articolo sulla manifestazione e parte alla volta di Las Vegas accompagnato dal suo più fido amico nonché avvocato DottorGonzo. Fino a qui tutto bene, c’è solo un piccolo dettaglio: i due arrivano a destinazione su di una Chevrolet decappottabile con il bagagliaio intenzionalmente e pericolosamente imbottito di ogni tipo di droga; dall’etere puro all’Lsd, dal popper alla mescalina, passando per la cocaina, erba e pillole varie.

Terry Gilliam ripercorre le tappe del trip (sì, perchè tutto il film è un lungo trip acido)  facendolo raccontare dalla voce fuori campo di Duke. Tra improbabili reportage e deliri lisergici lui e Gonzo si cacciano in situazioni da incubo incontrando una serie di personaggi assurdi, e su questi due punti  ruota tutto il film.
In una Las Vegas simile a un circo felliniano, Duke e DottorGonzo si muovono come due imbalsamati Stanlio e Olio sorpresi nel bel mezzo di un droga party. Don Chisciotte e Sancho Panza alle prese con i mulini a vento generati dagli effetti degli allucinogeni.
Il film vanta inoltre la presenza di molti camei di attori famosi, fra cui Cameron Diaz, Mark Harmon, un’imberbe Tobey Maguire ancora lungi dall’essere spider-man, Ellen Barkin e Cristina Ricci. Tutti si sono prestati al gioco, lasciandosi devastare dall’occhio visionario del regista.

Ritmo, delirio e coinvolgimento danzano a braccetto in un sabba oscuro fino a condurre ad una sorta di sentenza finale: Il sogno americano è indiscutibilmente finito. La sua morte è avvenuta ad opera dell’assassino di John Kennedy, la guerra del Vietnam e, di lì a poco, Nixon e il Watergate. La fine di un’epoca e la frantumazione di un ideale vengono rivelati nella scena dove Duke, in una grande stanza d’albergo, fissa inebetito lo schermo televisivo. Sotto il suo sguardo tutto scorre: il Vietnam, Nixon, Barbara Straisand, la contestazione giovanile. L’immagine televisiva oltrepassa lo schermo e si riflette sulle pareti della stanza in un pazzo girotondo. Quello che l’autore del libro (e soprattutto il regista) ci vogliono dire è che solo una mente enormemente stordita dall’effetto della droga è in grado di recepire maggiormente i punti critici di una società che si sta frantumando.

Fear and Muppet in Las Vegas

Quelli che Duke guarda alla TV sono avvenimenti che segnano la fine di un’epoca. Gli anni dei figli dei fiori e dei sogni sono finiti e l’incertezza è all’orizzonte. La palpebra si abbassa, l’occhio visionario si chiude. Duke e Gonzo lasciano Las Vegas diretti a Los Angeles verso la disgustosa normalità, il vuoto, l’inutilità.
Le droghe continueranno ad esistere, si salveranno dall’urto di una società che si sfalda, ma il fine per cui verranno usate è cambiato: la cultura dell’acido è finita e nugoli di pipistrelli si stagliano all’orizzonte.

I fottuti pipistrelli

Ops, quasi dimenticavo. In balia della smodata curiosità ho esplorato il net per scoprire se qualcuno aveva avuto il coraggio di convertire il film in videogioco. Ebbene, L’HO TROVATO, e non c’è mai limite al peggio. Fortunatamente è solo un progetto amatoriale di uno svalvolato che ha hackerato il gioco “Dudes With Attitude” per NES, infarcendolo di riferimenti al film. Scandalosamente ve lo presento qui sotto:

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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