Polvere di pinguino: Quelle differenze sostanziali tra Pengo e Penta

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tumblr_lp3788Di3T1qiamt0o1_500Probabilmente questo gioco mi è piaciuto molto più di quanto avrebbe dovuto. Forse perchè io ero alto un soldo di cacio e le ragazze degli oggetti strani ancora sprovvisti di tette. Fatto sta che quando Pengo arrivò al bar davanti alla chiesa i protoragazzetti come me ci si impiantarono sopra come zecche sul culo di un cavallo.
Io lo amavo. In realtà amavo proprio tutto questo genere di giochi. Quelli di labirinto che mi davano la possibilità di usare il cervello (almeno per una volta) con l’aggiunta di un bel po’ di azione. Sì-sì, Pengo rappresentava veramente il Nirvana del moccioso nel 1982.
Solo dopo molto tempo capii che avevo sempre giocato a “Penta”, ma cribbio, il cervello era troppo occupato a giocarci per accorgersene. Cosa pretendevate?

Nel 1982 Sega se ne venne fuori con “Pengo”, un gioco che aveva come protagonista un simpatico penguino inspiegabilmente rosso Ferrari. Mi ricordo che divenne molto popolare nei bar della città, ed era praticamente impossibile non riuscire a dargli almeno un’occhiata.

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Il retrogiocatore torna a casa

WARNING per i nati dopo il 1995: Qui siete capitati sul blog di un vecchio quarantenne con la trippa e la flautolenza facile. Sappiate che a quei tempi, quando la ruota era stata da poco inventata, di bar ce n’era una marea e sempre zeppi di gente. La pleistescio non esisteva se non nelle fantasie allucinate degli eroinomani, e i brufolosi come voi si concentravano minacciosamente al bar, dove con cadenza mensile arrivavano i giochini cosidetti “belli”, che venivano violentati a sangue e lasciati nudi e rotti in un angolo. E poi ricordatevi che tanto la trippa e le scorregge le farete anche voi, basta avere pazienza.

La verità era che nei primi anni ’80 Pac-man aveva illuminato la strada e tutti gli altri giochi l’avevano imboccata. I giochi di labirinto si stavano moltiplicando come Gremlins presi a gavettonate, e giochi come Crystal Castles o Dig Dug ne erano una diretta conseguenza.

Pengo intro screen

Pengo intro screen

A parte il coloratissimo protagonista, l’unico pinguino rosso con le pinne e i piedi verdi mai apparso sulla faccia della terra, Pengo era in realtà di una semplicità spesso ingannevole. Fino a quando stavi lì a guardarlo, appollaiato sul lato del cabinato mentre quancun’altro giocava, sembrava il gioco più semplice del mondo. Tutt’altro tipo di musica era quando impugnavi il joystick in prima persona.
La semplicità di Pac-Man, dove tutto quello che doveva fare il protagonista era spostarsi in un percorso predefinito, fu notevolmente arricchita dalla possibilità di creare in autonomia il proprio labirinto, spostando i blocchi di ghiaccio e sfuggendo ai cattivi che somigliavano a tante piccole robepazze che strumpallazzavano in giro (questa la capiscono in 2).

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I cattivi si chiamavano Sno-Bee e l’unico modo per farli fuori prima che loro facessero fuori il giocatore era quello di spiaccicarli tra i blocchi di ghiaccio o “ingobbirli” (trasformandoli istantaneamente in juventini) con la vibrazione delle pareti. Inoltre, se si riusciva ad allineare i tre blocchi di diamante, si poteva guadagnare un bonus che variava da 5000 a 10.000 punti, a seconda che i tre diamanti fossero a contatto con le pareti o meno.

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È un gioco molto semplice, perfettamente in linea a quello che era il trend nei primi anni ’80. La grafica è pulita e funzionale, gli sprite sono molto attraenti, e il gameplay diventa sempre più difficile con l’avanzare di livello. Un giocatore odierno potrebbe trovarlo troppo ripetitivo ma al tempo i programmatori di videogames, per ovvie limitazioni tecnologiche, puntavano più sul coinvolgimento piuttosto che su scenari sconfinati, e in questo caso l’obiettivo era stato centrato in pieno.
Un’altra cosa che rende questo gioco affine a Pac-man sono gli intermezzi tra le schermate. Con l’avanzare di livello, ogni 2 schermate superate è possibile vedere una breve scena in perfetto stile nippo che mostra dei pinguini che danzano e fanno altre insulse giapponesate inutili.

Da notare il livello 8, con i pinguini che fingono di essere alieni di Space Invaders
Un osservatore attento può certamente riconoscere i nemici di Pengo, gli Sno-Bee, come degli pseudo-fantasmini di Pac-man. Sono infatti simili a Blinky, Pinky, Inky e Clyde, sia in numero che nel colore, anche se quest’ultimo varia di livello in livello.
Il gioco venne sviluppato dalla CORELAND TECHNOLOGY e poi distribuito nel mondo dalla SEGA che vi appose il suo marchio.

Le prime versioni del gioco avevano come colonna sonora il pezzo intitolato “Popcorn” degli HOT BUTTER e tutto ciò era molto bello, se non ché i giappi avevano l’abitudine di comprarsi la licenza delle canzoni per una finestra temporale limitata, e questo comportava il fatto che se il gioco aveva successo e lo si produceva a lungo poi finiva che la licenza scadeva. A quel punto, se volevano continuare a usare il brano si trovavano di fronte due scelte: rinegoziare il contratto e rinnovare la licenza d’uso o usare direttamente un altro brano. Per questo motivo le versioni più recenti del gioco hanno un’altra colonna sonora sviluppata appositamente.

Altra differenza tra le prime e le ultime versioni rilasciate era la velocità con cui veniva definito il labirinto all’inizio del livello. Nelle versioni più vecchie richiedeva qualche secondo mentre nelle recenti l’operazione era praticamente istantanea.

TRIVIA: Pengo fece anche un cameo in un altro gioco SEGA, “Up’n Down”.

Up'n_Down_arcade_version_screenshot_0012Se un giocatore riusciva a passare tutti i primi 4 giri in meno di un minuto, Pengo appariva nelle acque del laghetto del quinto giro mentre cavalcava una tavola da surf.

Dice: E PENTA? Quali erano le differenze con Penta?

Beh, cari corridori. NESSUNA. Siete caduti vittima di una delle mie scoppiettanti BURLE (Yuk!) Penta non era altro che un clone fedelissimo di Pengo. Non si sa bene chi lo abbia rilasciato, ma sicuramente non è stata l’italianissima ZACCARIA, come viene dichiarato sulle pagine di uichipedia. L’unica cosa certa è che al tempo in Italia le leggi sul copyright erano praticamente inesistenti e i produttori nostrani si potevano permettere di craccare i giochi e sostituire parte del codice. Pengo venne stuprato a dovere e fatto proprio da qualche “cantinaro” (non mi chiedete chi fossero i cantinari e non avrete paura di quello che potrei rispondervi). Ovviamente tutti i guadagni che ne derivarono andarono nelle loro saccocce.

penta_-_titleUber-TRIVIA: Nel 2010 la SEGA ha rilasciato una versione remake-sboronissima per 8 giocatori di Pengo, e senza alcuna fantasia l’ha rinominata “PENGO!” con il punto esclamativo in fondo. Vedete voi il delirio qui sotto.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. AndreaP ha detto:

    “Zaccaria has never copied video games illegally. Penta, a bootleg of Pengo (Sega), was attributed to this firm in the past; the unknown manufacturer, instead, used to recycle some part of Zaccaria cabinets to host some bottlegs (another example is Phoenix).”

    Link su ICVZ

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