Sledgehammer e una modesta quanto sacrosanta celebrazione di Peter Gabriel

Noi ogni tanto perdiamo di vista le questioni importanti, ci lasciamo confondere da quello che sentiamo al telegiornale, dai bastian contrari sul Facebook, nei reality show in televisione e nelle tendenze di youtube, ma c’è stato un tempo in cui la musica arrivava ai giovani principalmente grazie a un videoclip in un programma musicale, ed è giusto che su questo blog, ogni tanto, vi conceda il lusso di una modesta quanto sacrosanta celebrazione di quel tempo.
Ho iniziato con i videoclip sporcaccioni. Avete presente, no?
L’altro giorno, però, mentre ero lì che facevo il punto sull’evoluzione della musica pop dai primi ritmi suonati coi bonghi in Africa a Young Signorino rendendomi conto dello scarseggiare della carta igenica. Di colpo, così, mi balza in mente il faccione di Peter Gabriel in Sledgehammer.
Sledgehammer, vi spiego, è tratto da una storia vera. È uno di quei videoclip che si raccontano ai bimbiminkia di adesso per farli ulteriormente addormentare mentre fuori fa freddo, si scarica la merda da iTunes, e impazza una tempesta di fake news.
Molto bene. Chiarito questo, vediamo insieme cos’è successo in questa storia vera. Musica!

Un’altra definizione di canzone allegra

A metà degli anni ’80 la carriera di Peter Gabriel è un po’ così: potrebbe andare meglio ma vivacchia. Dieci anni prima era un prog rocker che sul palco insisteva nel vestirsi da pianta, da animale, o da elfo, mentre alle sue spalle i compari Genesis covavano segretamente un’intima svolta pop che lo avrebbe allontanato senza tanti fronzoli. Adesso, alla metà del decennio, continua a vestirsi da pianta, da animale, o da elfo, ma la sua carriera solista, se pur fertile e punteggiata da diverse perle, sembra rullare eternamente in pista e non voler decollare mai.
Immaginatevi la sorpresa e la delizia della sua etichetta discografica quando, nel 1986, Gabriel se ne esce con un’eccellente album pop con influenze soul intitolato “So”, e il singolo che lo deve annunciare al mondo si chiama “Sledgehammer” .
Rendendosi conto di avere tra le mani una discreta bombetta discografica e incoraggiata dai numerosi apprezzamenti ricevuti su MTV dal precedente videoclip di Gabriel, “Shock the Monkey”, la Virgin Records decide di rompere gli schemi e commissiona un audace videoclip senza rendersi conto di stare facendo la storia del media.


Il videoclip di “Sledgehammer” non solo ringiovanisce la carriera di Peter Gabriel rilanciandolo come principale artista creativo su MTV, ma permette anche al pezzo di scalare il vertice della classifiche mondiali facendogli raggiungere il primo posto negli Stati Uniti, sostituendo ironicamente quell’ “Invisible Touch” degli ex colleghi Genesis sui quali si prende una pesante rivincita.
Seguendo il solco delle stravaganti performance artistiche di Gabriel, il video è un incredibile epopea di animazione in stop-motion e in vari altri generi in cui il regista, Stephen R. Johnson, presenta l’artista immerso in una varietà di situazioni surreali e follemente fantasiose, incluso l’essere completamente ricoperto di verdure (non per la prima volta, va detto) e l’avere disegni animati direttamente dipinti sul volto.
In breve tempo Sledgehammer diventa uno dei video musicali più famosi della storia, ed è tuttora il videoclip di MTV più programmato e votato di tutti i tempi (al netto del fatto che MTV ormai è stramorta).

 

Animato in gran parte dalla Aardman Animations, Nick Park in persona (il creatore di Wallace & Gromit) esegue il suo primo lavoro per la compagnia animando la sequenza dei polli che danzano…

 

…mentre i Quay Brothers animano tutte le moltissime parti con oggetti che interagiscono con il cantante.

 

Altre sequenze memorabili includono Peter Gabriel che si picchia in faccia con dei martelli al posto delle mani e dal suo viso nasce un piccolo mini-sé nudo che fugge via, e, sul finale un gruppo di persone, tra le quali ci sono gli stessi animatori e le due figlie di Gabriel, lo circondano realizzando un cameo di cui solo in pochissimi erano a conoscenza a quel tempo.

Le figlie di Peter

È difficile dimenticare la rivoluzionaria e strabiliante grafica in stop-motion di “Sledgehammer”. Rilasciato il 25 aprile 1986 (sembra così vecchio? Cristo. Sono 32 anni!), il videoclip è un classico istantaneo di un epoca in cui i video musicali creativi e fuori dagli schemi erano ancora agli inizi. E Peter Gabriel, eccentrico artista, non si fa scrupoli ad approfittare della popolarità derivante da canali tematici come MTV per lasciarsi rappresentare come artista mattatore e goliardico. Immagine, questa, forse troppo lontana dalla sua vera indole.
Il 9 febbraio 1987, Sledgehammer conquista tutte le categorie principali agli MTV Video Music Awards, portando a casa un totale di nove statuette, il più grande numero di premi che un singolo video abbia mai vinto. Dopo tutti questi anni me ne ricordo ancora.

6 Responses

  1. Lorenzo ha detto:

    Me lo ricordo su Deejay Television… era quel tipo di musica che non mi piaceva, come Prince, Sting, gli stessi Genesis (tutta gente di cui conoscevo solo i video passati in TV). Troppo normali. Per adulti. Infatti io ero un bambino. E mi esaltavo con Den Harrow, o i Dead or Alive 😀

  2. Fabrizio Marcelli ha detto:

    Mi ricordo che nello stesso periodo usci (guarda caso) Land of confusion proprio dei Genesis, e secondo me anche quel video resta una bella pietra miliare nel mondo del pop moderno. 😉

    • Simone Guidi ha detto:

      Bellissimo quel video, colpì molto anche me: https://youtu.be/TlBIa8z_Mts
      Effettivamente, se ci penso bene, sia Gabriel che i Genesis hanno premuto molto sul pedale dei videoclip originali. A un certo punto si sono quasi inseguiti per vincere la gara a chi innovava di più.
      Nel cuore mi sono rimasti i video di “I can’t dance” che prendeva per il culo il mondo degli spot pubblicitari, e quello di “Steam” che anticipava alla grande la rivoluzione del CGI poi implementata nel cinema.
      Eh si. Ce ne sarebbero tanti altri che meriterebbero un articolo apposta. Che bei tempi.

  3. Fabrizio Marcelli ha detto:

    Ah se parliamo di prese per il culo guardati “jesus he knows me”, io ogni volta che guardo quel videoclip non so perché ma mi vengono in mente i vari Tom Cruise, Sylvester Stallone, etc.. etc.. 😀

  4. Fabrizio Marcelli ha detto:

    scusa, non Stallone, ma John Travolta 😐

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