Piu’ brutto era difficile: lo strano caso del film di Super Mario Bros

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Super Mario Bros.No-no-no, signori miei. Qui non ci siamo proprio. Certe cose vanno ricordate per benino e io provvederò a rinfrescarvi la memoria. Esattamente 20 anni fa usciva nelle sale americane quel popò di film (nel senso che era un film di popò) che fu “Super Mario Bros”. Il primo film ispirato direttamente a un videogioco. E che videogioco!?
Ovviamente Hollywood era in fibrillazione. Grandi aspettative, un investimento non stellare ma notevole, orde di brufolosi sparsi in tutto il mondo che non aspettavano altro. Sulla carta era un successo annunciato. Un grande, immenso calcio di rigore che QUALUNQUE CINEASTA avrebbe saputo realizzare con perizia balistica impeccabile. GOOOL!
Io ero uno di quelli che lo aspettava. Anche se avevo già superato gli “enti” e di brufoli ne avevo più pochi, andai e PAGAI UN BIGLIETTO per vederlo. Quando uscii dal cinema non capivo bene cosa mi fosse successo. Come quando prendi una botta in testa e ti chiedi: «Uè. Ma che cazz…». Certamente non fu un’esperienza esaltante, per questo rimossi subito il ricordo gettandolo nello scarico mentale e tirando la catena. Un’unica cosa mi rimase incrostata sul pavimento del cervelletto: AVEVO PAGATO per vederlo. Cioè oh…IO AVEVO PAGATO! È una macchia indelebile che tutt’ora non riesco a rimuovere, e hai voglia di strofinare…

I film tratti dai videogiochi hanno una cattiva reputazione, e per i produttori di Hollywood sono pericolosamente disastrosi. Ti può andare bene e guadagnarci un sacco di paperdollari, oppure il rischio è quello di fare un botto talmente grosso da doverti impegnare anche la dentiera della nonna per pagare i debiti.
Ciò non toglie che si può imparare molto su come lavora l’industria cinematografica analizzando i suoi successi (sia accidentali che mirati), ma spesso si può imparare ancor di più analizzando i suoi fallimenti. I progetti a lungo sviluppati e mai arrivati sullo schermo. Il blockbuster che non riesce a sbancare e invece avrebbe dovuto. In particolare guardando tutti quei film che hanno preso Hollywood di sorpresa, pieni di previsioni errate che poi tutte le persone coinvolte hanno tentato di nascondere sotto il tappeto.
Le catastrofi apparentemente inspiegabili alla fine accadono, e il disastro più grosso è solitamente il primo. Quello che poi spiana la strada a tutti gli altri: “Super Mario Bros: The Movie“, un incubo infernale di confusione preistorica e cyberpunk. Una delusione di pubblico e critica che andò così male da incassare solo 20 milioni di piotte dello zio Sam a fronte di un costo di 43.

“Super Mario Bros. il film”, uscì nelle sale il 28 maggio 1993. Diretto da Rocky Morton e Annabel Jankel (creatori di Max Headroom), interpretato da Bob Hoskins(Mario), John Leguizamo(Luigi) e Dennis Hopper(Koopa).
Rilasciato due settimane prima di Jurassic Park, Super Mario, il quale come il film di Spielberg era caratterizzato da attori di tutto rispetto e una trama che aveva a che fare con l’evoluzione e i dinosauri, correva il rischio di cadere vittima di quella differenza di investimento economico che solitamente decreta un vincitore e un perdente tra due film realizzati nello stesso periodo e che trattano dello stesso argomento.
Ma non fu semplicemente così. Non fu solo una questione di soldi investiti. Super Mario aveva ben altri problemi.
Tanto per cominciare la produzione fu un incubo disorganizzato che produsse un aborto, e all’uscita del film nelle sale la stampa specializzata cambiò rapidamente opinione: da istericamente entusiasta prima di vederlo, a scandalosamente delusa dopo. Peggio di tutto, il pubblico disertò in massa.
Quando le acque si calmarono, Super Mario aveva incassato circa 20 milioni di dollari a fronte di un budget di produzione di più del doppio.
La sua trama, maneggiata da nove scrittori diversi, evocava un universo alternativo in cui gli esseri umani non discendevano più dai primati ma bensì dai dinosauri.

Ada bello il piercing sulla lingua

Nel 1985, il primo gioco di “Super Mario Brothers”, un sequel del gioco arcade del 1983 “Mario Brothers”, venne incluso con la vendita della maggior parte delle unità NES (Nintendo Entertainment System) al loro debutto in Nord America. Dopo cinque anni, nel 1990, Nintendo era sulla buona strada per raggiungere quota 62 milioni di NES venduti, la metà dei quali in Nord America. Questo fu sufficiente per convincere l’industria cinematografica, già inebriata dai recenti successi di titoli come “Mamma ho perso l’aereo”, “ Tesoro mi si è ristretto il ragazzino” e “ Teenage Mutant Ninja Turtles” (quest’ultimo è stato il quinto più alto incasso della stagione 1990) che i videogiochi erano la prossima miniera d’oro da sfruttare per accaparrarsi il grande pubblico foraggiante dei giovanissimi brufolosi.

Nel settembre 1990, “Lightmotive”, la società di produzione personale del regista di “Urla del silenzio”, Roland Joffe, strinse un accordo con Nintendo per produrre un film su Mario. La “Lightmotive” vinse sulle altre case di produzione perché propose che il film avrebbe avuto una funzione tipo prequel del gioco, come se fosse il primo passo in uno scenario di botta e risposta in cui i film e i videogiochi si sarebbero alternativamente svolti in diversi capitoli della stessa storia. Per la cronaca, Joffe era palesemente alla ricerca di una vacca da mungere ma non era uno senza arte nè parte. Nel decennio precedente era stato nominato a due Oscar come miglior regista e aveva vinto la Palma d’Oro a Cannes.

Il produttore cinematografico alla ricerca di nuove idee

Il produttore cinematografico alla ricerca di nuove idee

Si cominciò quindi a fare il casting. Dustin Hoffman, che aveva appena vinto un Oscar per “Rain Man”, era stata la prima star a mettersi in fila per interpretare il ruolo di Mario; i suoi figli erano dei “Nintendo maniaci” e lui, a quanto pare, voleva impressionarli portando in vita il loro eroe a 8 bit. Bill White, che gestiva le promozioni di Nintendo nel Nord America, si incontrò con Hoffman ma i due non riuscirono a trovare un accordo soprattutto per la preconcetta opposizione del presidente di Nintendo of America, Minoru Arakawa. I dirigenti però volevano come prima scelta Danny DeVito, che apparentemente intrattenne diversi colloqui, ma alla fine passò la mano scegliendo di concentrarsi sulla regia e il co-protagonista di “Hoffa”. Pure Tom Hanks accettò di indossare gli stivali da idraulico di Mario per “solo” 5 milioni di dollari , ma i produttori infine decisero di scegliere Bob Hoskins, che dopo “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, “Sirene”, e “Hook”, era ormai un attore riconoscibile dal pubblico e molto più economico rispetto a Forrest Gump.

DannyDeVito

Sì, guardi, per il fiasco da quella parte.

“Super Mario Bros.” ha diffuso un nuovo modo di giocare i videogiochi, con il suo scorrimento da sinistra verso destra e il gioco in sé, con l’obiettivo di salvare una principessa da un castello viaggiando attraverso otto mondi visivamente distinti, raccogliendo monete, uccidendo nemici, e in generale fare qualsiasi cosa necessaria per restare in vita. Di spunti su cui basarsi quindi ce ne potevano essere, tuttavia il problema fondamentale del film sembrava essere che nessuno dei molti-troppi sceneggiatori assegnati riusciva a capire come tradurre il gioco in una storia filmabile.
In realtà, vennero prodotte almeno cinque bozze complete dello script tra ottobre 1991 e aprile 1992; sono noti almeno nove scrittori che hanno lavorato su una o più versioni. Alla fine la sceneggiatura era una massa sempre diversa di revisioni, con le pagine di tutti i colori dell’arcobaleno.
Il cast era fondamentalmente in rivolta. Gli attori dovevano mettere da parte o aggiungere nuove pagine di giorno in giorno. Hoskins e Leguizamo tracannavano scotch tra una ripresa e l’altra, il che portò a un incidente sul set in cui Leguizamo, ubriaco, inchiodò una frenata con un camion che chiuse la portiera sulla mano di Hoskins, rompendogliela.
Nonostante tutto, l’impressione che si aveva di questo gran pasticcio era che l’uscita del film avrebbe COMUNQUE attirato al cinema una nazione di bambini. A prescindere dalla qualità, il riconoscimento del marchio avrebbe fatto tutto. Ma non fu così, e quell’eccellente adagio che sostiene che “i bambini possono guardare qualsiasi cosa” venne smentito sonoramente. I bambini d’America non furono né esaltati né traumatizzati dalla visione del film, semplicemente rimasero indifferenti.

Ad oggi, tutte le persone coinvolte nella lavorazione del film gli riservano giudizi amari. Recentemente, nel 2011, Bob Hoskins definì “Super Mario Bros” come il lavoro peggiore che abbia mai fatto e l’errore più grande della sua vita. Nel 2008, quando a Dennis Hopper buonanima venne chiesto di quale film si rammaricava di più tra i 150 che aveva fatto, “Super Mario Bros” fu la sua scelta. Hopper disse che suo figlio piccolo una volta gli chiese perché aveva fatto il film, e lui gli rispose che aveva bisogno di comprarsi le scarpe nuove. «Io non avrei avuto bisogno di scarpe così brutte», lo zittì il rampollo.
Pure l’idea che i fratelli Mario indossassero le loro iconiche tute da lavoro verde e rossa venne osteggiata. Fu solo dopo una lunga lotta con i produttori che finalmente si ottenne il via libera a fargliele mettere. Ecco perché Mario e Luigi non indossano quegli abiti fin quasi alla fine del film.
Alla fine lo stesso Roland Joffe, il regista che si era adoperato per accaparrarsi i diritti e mettere su il progetto, venne sostituito in corsa, e questo non fece altro che aumentare ancor di più il gran casino che già c’era.
Non tutte le campane suonarono a morto, però. Inaspettate parole di apprezzamento arrivarono proprio dal creatore di Mario, Shigeru Miyamoto. Pensava che il film non fosse stato poi così male e che la ragione del suo fallimento risiedesse nel fatto che in realtà era troppo simile al gioco.

Si, come no, CREDICI Shigeru.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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