Un coito interrotto da Adam Sandler : la rece di PIXELS

TEMPO DI LETTURA: 6 minuti

pixelsIo lo sapevo, LO SAPEVO. Ero lì al cinema con gli amici Alberto e Giacomo, e quando si sono accese le luci ci siamo guardati perplessi. Cosa era successo? Cosa avevamo visto esattamente? Perché questo film non aveva fatto schifo come molta gente aveva garantito dovesse fare? Forse tutto l’internet si era messo d’accordo per fregarci? Sul momento non avevamo spiegazioni soddisfacenti.
Fatto sta che eravamo entrati in sala premuniti e PIXELS non aveva fatto cagare, non aveva spinto la gente a fuggire dalla sala urlando e non aveva offeso né l’intelletto umano né la memoria di quei vecchi giochi là. PIXELS è semplicemente uno dei tanti film di Adam Sandler, niente di che, solo con gli anabolizzanti di una CGI coloratissima che lo rende visivamente impressionante, un plot idiota al limite della denuncia, qualche buona gag, e tante, troppe “Sandlerate” di quelle viste e riviste nei suoi film da 20 anni a questa parte. Comunque un film ampiamente godibile e, tanto per dirne una, molto molto migliore di TERMINATOR GENISYS. Ecco. Adesso che ve l’ho detto, tiratemi pure le pietre.

PROLOGO

Avete presente quando vedete una bella ragazza che vi scombussola il cervello? Ma non intendo una ragazza semplicemente bella, no-no, io dico una di quelle che vi innesca una PORTENTOSA erezione solo a guardarla, e per tutta la sera cercate di capire da che angolo di paradiso sia caduta, come sia possibile che ne esista una fatta in quella maniera, e se quando va in bagno a fare la cacca la fa profumata alle violette di Parma o alle orchidee selvatiche.

Ecco. Immaginatevi voi che addocchiate una tipa così, e lei, incredibilmente, ricambia. Sì, avete capito bene. LEI RICAMBIA, e ci sta. Non sapete come, non sapete perchè, ma alla fine riuscite a rimorchiare questo gran bel pezzo di gnocca e portarla nel vostro appartamento dove tutto scorre perfettamente, senza intoppi, regalandovi da subito la cieca convinzione di poter realizzare quel selvaggio amplesso animale che state meditando dal minuto zero.
Una volta capito che tra voi e lei si è instaurata quella bellissima alchimia che sussiste in una coppia quando nessuno dei due sente l’esigenza di farsi pagare, È TUTTO MERAVIGLIOSO. Sì, cazzo. M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-O. Da quanto tempo non vi capitava un colpaccio del genere? Tanto eh?! Vecchi sporcaccioni che non siete altro. E voi, giustamente, ne approfittate. Ma proprio quando siete lì, nudi con il vostro grosso Swanstuck in tiro, belli a regime grazie ai doverosi preliminari che avete già generosamente espletato, ecco che SBAM! ADAM SANDLER irrompe in camera sfondando la porta e saltando sul lettone come un orango impazzito.

Ecco. Questo è l’effetto che fa ADAM SANDLER nel contesto del film PIXELS.

Istrionica comicità

RECENSIONE

Dunque, una volta individuato il colpevole nella persona di Sandler, vi dico subito che a me il film non è dispiaciuto, e lo faccio con una cognizione di causa abbastanza consapevole dato che a vederlo sono andato con altre 3 persone e anche loro hanno condiviso il mio parere, anzi, vi dirò di più, sono uscito dal cinema con quel sottile senso di esaltazione che solo un vecchio amante dei retrogames come me può provare quando si ritrova davanti agli occhi la spettacolarizzazione dei suoi feticci.

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Con altre 3 persone. Davvero?! Non sono pazzo. Ecco la prova (sono amici immaginari)

Nel giochino della riesumazione nostalgica dei videogiochi anni ’80 e di tutto quello che faceva figo a quei tempi là, Pixels non è Ralph Spaccatutto. Qualcuno dirà: «MENOMALE!» Io non sono fra quelli. Ma mentre Ralph Spaccatutto è un prodotto Disneyish fatto, finito, e impacchettato per deflagrare tra i bambini, questo PIXELS si prefiggeva di fare grip su un pubblico un po’ più grandicello e slegato dalla logica di Topolino, peccato che per realizzare questo sogno Adam Sandler si sia sentito in dovere di metterci anche i soldi. Sì, perchè il principale problema di Pixels è proprio questo: non è semplicemente un film con Adam Sandler, è un film DI Adam Sandler, cioè, lui è anche produttore, cioè oh, ha cacciato i soldi per farlo. Understand?

Al centro: l'origine del male

Al centro: l’origine del male

Per cui anche se un buon Chris Columbus dimostra di non aver perso lo smalto espletando un lavoro più che degno dal punto di vista registico, non può fare altro che tentare di contenere i danni che il letale morbo del Sandlerismo causa al plot della sua pellicola.
Chris ci prova in tutte le maniere a sostenere l’impalcatura, mette le toppe, si impegna, ci regala delle scene di battaglia memorabili come quella con Centipede e Pac-man, ci dona una fotografia pulita e degli effetti speciali che riportando lo spettatore dentro ai vecchi arcade di quel tempo, ma alla fine il terribile morbo prevale, e ci si ritrova troppo spesso davanti alla solita storia Sandleriana dove c’è lui che fa il bamboccione buono mentre elargisce morali spicciole tramite scenette di una stupidità francamente imbarazzante. Un Sandler evidentemente svogliato, uguale a se stesso da vent’anni, che ogni volta sembra trascinarsi fuori dalla sua roulotte/camerino per andare sul set, recitare controvoglia le battute, e non vedere l’ora di tornarsene a sonnecchiare al fresco del ventilatore in compagnia delle parole crociate.

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Ma al netto di Sandler cosa abbiamo? Semplice, tutto quello che rimane, che non è poco amici, però non è neanche abbastanza per rendere speciale il film.
Come detto prima, abbiamo sì le gag Sandlerose che non fanno ridere, ma anche altre gag più riuscite che fanno esplodere la sala in fragorose risate. Abbiamo i confronti con questi alieni cattivi fatti di “energia intelligente” che sono orchestrati in maniera eccellente e tirano dentro lo spettatore nerd facendolo esaltare allo spasimo, tipo la battaglia di New York con Pac-man, per esempio:

 Abbiamo un sottoutilizzato Peter Dinklage che entra in scena quasi a metà storia, fa oggettivamente poco per l’economia della trama, ma si fa perdonare qualsiasi peccato regalando una delle migliori gag di chiusura di un film dell’ultimo decennio. Abbiamo anche camei eccellenti e funzionali di gente che ci teneva ad esserci ma forse era meglio se non veniva, tipo quello che rimane (fisicamente) di Dan Aykroyd e Serena Williams. Insomma, non dico che questa sia la commedia perfetta, siamo ben lontani dall’obiettivo, ma non è neanche quel cumulo di merda che tentano di spacciarvi. È una commediola gradevole con luci e ombre, fatta con un alto budget (che sicuramente non coprirà), ma a tratti stantia perchè gravemente malata di Sandlerite, e l’impressione che dà allo spettatore è quella di un aereo che tenta di decollare ma rulla sulla pista all’infinito, senza mai riuscire a staccarsi da terra. È un po’ come andare ad Amsterdam e scoprire che in tutta la città sono sparite baldracche e droghe. Una buona occasione sprecata.

Amsterdam città triste

Amsterdam città triste

Cosa si poteva fare per rendere migliore questo film, a parte ardere vivo Sandler in una pubblica piazza rinfocolando il rogo con i suoi 2 creativi (uno alla volta) che hanno scritto la sceneggiatura? Beh, sicuramente insistere di più sul conflitto generazionale tra vecchi e nuovi videogiocatori, vecchi e nuovi videogiochi, cogliendo l’occasione per riflettere su tutti i cambiamenti che sono avvenuti in questi anni nel modo di fare intrattenimento videoludico. Sarebbe stato sicuramente più interessante del solito plot-romance-improbabile di lui che aggancia la tipa, però tant’è e così rimane. Siamo sempre e comunque in un film di Adam Sandler, il ché equivale ad essere dentro a una specie di “Natale in sala giochi”, e certe finezze lasciamole pure fuori dalla porta.

Il mio consiglio? Andatelo a vedere, è meglio di Terminator Genisys, e la scelta di rivalutare i vecchi videogiochi hardcore del magico decennio ’80 è coraggiosa e rispettabile. Se invece vi piace praticare il più recente sport internettiano di criticare un film di Adam Sandler perchè c’è Adam Sandler, beh, mi sembra ovvio che non dovete andarlo a vedere. Ricordatevi solo di Zoolander. Pixels potrebbe seguire le stesse orme e tra qualche anno ritrovarvelo nell’elenco dei film cult perché, alla fine, nessuno capisce bene cosa sia veramente. Vedi mai come va il mondo…

Ma adesso lascio la parola a uno dei miei esimi colleghi dell’accademia della Forfora e di MONDO/LEGA NERD (ma dove cazzo lavori Giacomo? Io mica l’ho capito sai?) per chiudere definitivamente questa recensione.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Twinkle ha detto:

    “insistere di più sul conflitto generazionale tra vecchi e nuovi videogiocatori, vecchi e nuovi videogiochi, cogliendo l’occasione per riflettere su tutti i cambiamenti che sono avvenuti in questi anni nel modo di fare intrattenimento videoludico.”

    THIS! Infatti la cosa più interessante del film (o forse l’unica, dopo il bel flashback iniziale) è il confronto con il bimbetto che gioca a The Last of Us, con da una parte Sandler che gli dice “ma sto gioco non ha schemi” e il bimbetto che giustamente gli fa notare di come i giochi di oggi si basino principalmente su istinto e sopravvivenza, più che su calcoli e schemi. Cosa che torna nella battaglia finale contro DK, con Sandler che non sa che fare in mancanza di… “schemi”; sarebbe stata anche una cosa interessante, peccato che già in Centipede che si intrufola nei palazzi o Pac Man che salta da un palazzo all’altro, gli “schemi” erano andati a farsi benedire, e lì non c’è poi molta differenza tra l’essere videogiocatore o uno stuntman.
    Insomma un film parecchio contradditorio nei suoi intenti e realizzato un po’ alla carlona, peccato. Non è la ciofeca assurda come dicono in molti, a tratti è divertente (meglio di un Bay a caso), ma è comunque l’ennesima occasione mancata di omaggiare qualcosa che il cinema evidentemente ancora non comprende, e se non comprendi una cosa non puoi omaggiarla degnamente. Oibò, sarà per la prossima, se ci sarà (Ready Player One?).

    • Simone Guidi ha detto:

      Se non riescono a sfornare Ralph Saccatutto 2 nel frattempo, credo proprio che la prossima tappa sarà, come giustamente dici, Ready Player One.
      Abbiamo ancora da attendere un bel po’. 🙁

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