Ma poi ho camminato tanto: Per il potere di grayskull di Alessandro Apreda, la recensione

TEMPO DI LETTURA: 7 minuti
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Variant cover onli for rial fan

…e fuori, c’era un gran rumore, che non ho piu pensato a tutte queste cose.

Lucca. Un posto imprecisato tra le colline della Valfreddana. Steso sul mio divano posso udire chiaramente il rumore degli alberi sferzati da raffiche di vento e acqua gelida. Per le strade buie, ormai ridotte a torrenti di fanghiglia, si affrettano pochi mezzi, per lo più della protezione civile. Niente di nuovo. Tutto nella norma se sei uno abituato a trascorrere i tuoi freddi inverni in questa casa. Il problema è che adesso siamo alla fine di Luglio e la caldaia è appena entrata in funzione. Son cose che fanno pensare.
Tento di non farlo e stringo più forte tra le mani il mio iPad. Ho da leggere “Per il potere di Grayskull”, l’ultimo libro di Alessandro Apreda, e mi sono pure installato una pippa di applicazione dedicata per poterlo fare.
«Minchia Alessandro. Ma non potevi fartelo mettere sull’ibook store come tutti gli altri?».
Evidentemente no.
Moglie e figlia di 4 anni dormono beatamente insieme, nel lettone. So già che stanotte a me toccherà questo divano, oppure il lettino della bambina che ci rimango coi piedi di fuori.  Poco male. È il brivido dell’imprevisto per il padre stanco e quarantenne. L’importante è che le due principesse stiano dormendo, ché adesso è il mio momento.
Comincio a leggere il libro e a ricordare chi ero.

Alessandro Apreda. Adesso è facile dire “Alessandro Apreda”. Ma provate un po’ a farlo tipo, chessò? 2-3 anni fa? Quando stava emergendo da internet, sgomitando a destra e a manca nell’immensa calca dei blogger da operetta, quelli con ciabatta infradito e bottiglione di coca-cola ghiaccia marmata di fianco alla tastiera (tipo me), prima di approdare alla popolarità, le ospitate, le conventions, e le ragazzette giovani che si fanno tatuare il suo volto sopra l’incavo della canaletta del culo. Eeeh. Ve lo dico io signori miei, non era facile dire Apreda in quei giorni pionieristici. Ma io lo feci. Diosanto se lo feci. E come me molti altri.

Immagine di repertorio: Atti di bullismo verso i lettori dei libri di Apreda da parte degli scrittori SERI

Immagine di repertorio: Atti di bullismo degli scrittori SERI verso i lettori dei libri di Apreda

Personalmente lo apprezzai quasi subito, e mi ricordo come fosse ora il primo dei pochi commenti che scrissi sul suo blog. Recitava all’incirca così: «A te Leo Ortolani ti fa una sega» (come diciamo noi commentatori altolocati). Solo molto tempo dopo scoprii che anche Leo ortolani era un assiduo frequentatore del suo blog, e il mio commento poteva risultare come minimo sconveniente(?).
Comunque, a parte il blog con tutti quei bei contenuti interessanti, fui attratto molto dall’Apreda scrittore. Dal suo stile scanzonato ed esaustivo, leggero e plausibilmente carico di informazioni, che se lo leggi così, a bruciapelo, ti sembra di sentirlo parlare, l’Apreda. È lì che se ne sta seduto su un qualsiasi muretto della tua giovinezza, mentre ti racconta le ultime news del quartiere su tizio e caio, e alla fine ti scrocca anche una Marlboro.

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Come tutti scaricai gratis il suo primo libro, “Inseguendo un Super Santos verso l’infinito“, e mi piacque il giusto. Era roba da afecionados e io non lo ero sicuramente. Non ancora, almeno.
La vera è propria rivelazione dell’Apreda scrittore mi venne dalla sua seconda opera: “È che poi al destino non puoi mica dare sempre del tu” alla quale dedicai anche una recensione. Quello sì. Quello fu un bel viaggio nell’ApredaLand. Mi piacque assai.
E adesso arriviamo ai giorni nostri, con il suo terzo e ultimo libro, “Per il potere di Grayskull”, edito dalla Limited Edition Book e disponibile in ebook su kobo store.

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Regular cover giast for poverinos

Già dal sottotitolo, “Meraviglie e mostruosità degli anni ’80” evinco la tematica del tomo, che poi alla fine è il motivo per cui è stato realizzato da Apreda e scaricato da me: avere tra le mani un’analisi dei fenomeni e dei brand che hanno caratterizzato gli anni ’80. Un decennio quello, da molti definito “magico”, dove tutti noi lettori attempati che abbiamo scavallato gli “anta” ci siamo bevuti a iosa praticamente tutte le minchiate siderali che ci hanno propinato, chiedendone sempre di più, ché non ci bastavano, grazie, molto gentile, grazie.
Io, ad esempio, invogliato da un fratello maggiore vile e menzognero come pochi, mi sono bevuto pure lo shampoo Campus alla mela verde, e questo episodio potrebbe essere un’eccellente metafora. In quel decennio ci hanno fatto bere a tutti il Campus spacciandocelo per sciroppo alla mela verde, e la cosa ci sfrizzolava il velopendulo. Solo dieci anni dopo, negli anni ’90, ci siamo accorti che qualcosa non quadrava e forse quello strano retrogusto di plastochimica era solo l’anticipatore del lungo, severo conato di vomito che avremmo rimesso negli anni a venire. Ma andiamo avanti.

Lo shampoo fatto col sangue degli alieni

Lo shampoo fatto col sangue degli alieni

L’indice svela un’organizzazione in 15 brevi capitoli, lunghi da 5 a 10 paginette, ognuno dei quali sviscera un fenomeno tipico degli anni ’80. Si parte con le enciclopedie, si fa tappa agli zainetti Invicta, si butta un’occhio sulle regole che usavamo quando si giocava a pallone nel cortile (che poi non erano altro che l’applicazione dell’antico testamento), si ammira il Commodore 64 e alla via così, con diversi altri punti di rivoluzione attorno ai quali orbitava l’intera esistenza di noi ormai ex-ragazzini di allora, adesso omoni pelosi ma ancora giovani dentro (molto dentro).
Striscio l’indice sullo schermo dell’iPad e parto con la lettura. Contemporaneamente succede…

QUESTO

Vedete, ad un lettore troppo giovane il libro di Apreda può sembrare quello che effettivamente è: un compendio di nozioni riguardanti le mode e i tic degli anni ’80, esposto con quell’allegria e quello spirito leggero che contraddistingue l’Apreda Style. In realtà non è solo questo.
Il libro di Apreda si carica sulle spalle due valenze ben distinte ma legalmente sposate dal suo stile unico: Il valore DIDATTICO e il valore EMOZIONALE.
Il primo valore, quello didattico, raggiunge il CERVELLO del lettore grazie all’attenta analisi degli argomenti trattati, operata da uno scrittore che, chiaramente, li ha vissuti in prima persona sulla sua pelle.
Il secondo valore, quello emozionale, raggiunge il CUORE del lettore facendo leva sul fattore nostalgia, togliendo le ragnatele dagli angoli di una memoria ormai incartapecorita dal peso delle responsabilità e delle cazzate di questo mondo che ormai è andato avanti.

Capitolo 8: La Sala Giochi

Capitolo 8: La Sala Giochi

Questo eccellente mix è il segreto del successo di questo libro in particolare, e di Apreda in generale. È l’ingrediente segreto del suo blog: la sua capacità di andare a toccare i tasti che fanno saltare sul divano la generazione che è passata in quel periodo, e che sta passando ancora adesso, ma rivestita di responsabilità verso i propri figli. È l’additivo segreto di Celentaniana memoria per rendere il vetro super-infrangibile, come faceva l’ingegner Guido Quiller in “Mani di Velluto”.

Apreda e i piccoli aiutanti di Apreda durante la composizione di un post dell’Antro Atomico
Sicuramente ci sarà qualcuno che si alzerà in piedi per far notare che Quiller dentro a quel vetro ci SCARACCHIAVA. Il solito Precisino della Fungia© direbbe Alessandro. Sì, è vero. Sarà pure uno scaracchio, dico io, ma è uno scaracchio che FUNZIONA ALLA GRANDE, e mescolato alla sua prosa allegra e spensierata, al suo particolare vocabolario, rende appetibile il prodotto a una generazione intera, forse due.

Dice: Ma per chi è stato scritto questo libro? A me può piacere?

Beh, come il Cinzano, questo libro è per molti, ma non per tutti. Se tu, possibile lettore, guardi il videogioco di PAC-MAN e commenti: «Carino sì. Però la grafica è brutta!» Ecco…Mi sa proprio che questo libro te lo devi dimenticare tanto. Ma tanto-tanto eh?!
Stessa cosa anche se non hai mai visto “Predator” perché lo reputi roba sorpassata e non hai idea di chi fossero i “Doctor and the Medics” perché è meglio “2Pac”. Sì-sì. Credo proprio, caro fratello, che tu sia l’ultimo lettore a cui stava pensando Apreda mentre scriveva questo libro. Non è cattiveria la mia, poffare anzichenò, è soltanto la constatazione che, con uno come te a leggere, verrebbe meno la componente emozionale, e la lettura del libro si risolverebbe soltanto nello sterile apprendimento di un elenco di nozioni.

E io? Volete sapere cosa ne penso io?

Finito. Con un gesto rapido dell’indice faccio scorrere l’ultima pagina. Chiudo l’iPad e me lo appoggio in grembo.
È notte fonda ormai, e le persiane rimandano il ticchettio incessante della pioggia, rumorosa metafora di un’estate che sembra non voler arrivare mai.
Rimango così. A fissare il soffitto come un ebete per due minuti buoni.
Quanto tempo è passato? Quasi trent’anni! 
Interrogo la memoria e rivedo i volti di tante persone che non sento da una vita, che evito accuratamente di incontrare, che vorrei tanto riabbracciare ma non ho idea di dove siano andate a finire. Risento le musiche dagli stereo portatili, le sgasate dei motorini truccati. In un attimo sono di nuovo lì, con indosso il mio bomber mentre impenno il “Sì” e mi sparo tutto il cavalcavia vecchio su una ruota sola. Fottesega dei Vigili. Devono prendermi prima di farmi la multa.
Chiudo gli occhi. Faccio un lungo sospiro e trovo la forza di alzarmi dal divano. Le ginocchia mi fanno male. Dovrei dimagrire 10 chili buoni per riavere la silhouette di quei tempi. Pian piano mi avvicino alla camera da letto e lentamente socchiudo la porta per guardare dentro.
Mia moglie dorme riversa su un fianco. Mia figlia Viola, spalmata bocconi sul materasso, nella penombra sembra una piccola stella marina. Sorrido mestamente mentre richiudo.
Stanotte tocca dormire con i piedi di fuori. Domani porterò giù il mio vecchio Atari 2600 e proverò a giocare insieme alla bambina. Sarò pure vecchio, ma sto ancora passando.

 

GIUDIZIO

arroganza

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Bellissimo articolo, davvero. Combinazione da oggi sono in vacanza e mi stavo giusto iniziando a chiedere cosa avrei letto nelle prossime settimane.. e mi sa proprio di averlo trovato! Che periodo gli anni ’80 (ma anche i primi ’90 non sono stati malaccio bisogna dire..) anche a uno come me che ci è nato in mezzo e non ha avuto modo di goderseli appieno, è bastato quel soffio, quei pochi ma indelebili ricordi scolpiti nella memoria per esserne condizionato per tutta la vita. Poi l’anniottantudine vera uno se la porta dentro, un po’ come lo shining o la forza, per dire, tanti miei amici non giocherebbero MAI a qualcosa che graficamente possa girare al di fuori di un pc da 2000 euri, io l’estate scorsa ho finito Magaman su NES in un’unica tiratissima sessione e per quelle poche ore sono stato di nuovo bambino! E a proposito di effetto Anton Ego, mi è successo proprio l’altro giorno quando per puro caso sono capitato su questo video:

    http://www.youtube.com/watch?v=3o2IoXO9srU

    è stato come se qualcuno avesse aperto un cassetto nella mia mente dove erano sepolti vecchi e polverosi ricordo che poi si sono liberti uno dopo l’altro. Pazzesco.

    • Simone Guidi ha detto:

      Guarda, anche per me l’estate è dedicata alla lettura. Apreda è solo il secondo della serie iniziata con David Wong. A breve mi devo aggiornare con le ultime uscite di Marsullo e Muzzopappa. Del resto devo darmi da fare adesso che ho il tempo. Dopo, trovarlo per leggere un libro intero mi risulterà mooolto difficile.
      Bello l’effetto Egò con la Baby Records. Lo condivido in pieno. Anche questo qui pero’ non era male: http://youtu.be/XkzTSVsfvZI
      Non si esce vivi dagli anni ’80. 😉

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