La giungla si e’ animata e lo ha rapito : PREDATOR

È divertente quando ci pensi. A 30 anni di distanza, tra tutti i film di Predator, solo quello originale è considerato un cult. Questo perché tutti i film sfornati da Hollywood negli ultimi cinquant’anni possono essere suddivisi in due categorie: qualsiasi altro film e Predator.
Oh, sicuro, anche Predator 2 ha alcuni momenti solidi, ma il punto è un altro. Nell’economia di un franchise che ha accolto tra le sue file anche cani randagi come Roul Bova e il nasone di Adrien Brody, è sempre venuto a mancare un personaggio come Arnold Schwarzenegger. La gente si aspettava di rivedere un protagonista muscoloso e cazzuto tipo Arnold, e invece: nisba. È mancata quel tipo di perfezione che solo Schwarzenegger e un manipolo di eroi enormi in quella maniera hanno saputo dare al primo film nel 1987. A tal proposito, vi posto una veloce diapositiva qui sotto, estratta direttamente dall’archivio dei film carismatici. Tanto per darvi un’idea.

Bicipiti! Cazzo. BICIPITI! Questo è ciò che conta veramente. Non serve nient’altro ora e meno che mai serviva allora, quando il brufoloso anniottantaro entrava al cinema e si metteva seduto sulle seggioline della fila di mezzo per poter meglio stendere le gambe, ingombrando il passo con gli anfibi. Se andava di lusso non si toglieva neanche il bomber. Apriva la zip e si sbracava lì. Non serviva nemmeno che conoscesse i cognomi dei personaggi per esaltarsi il giusto. Che importava? Bastava che si menassero! Poi vuoi mettere? Dutch, Dillon, Billy, Poncho. Questi nome ti entrano subito in testa e non ci escono più.

Cosa dite? Trama e dialoghi? Ma fatemi il piacere.

Quello che occorre sapere è che tutti i personaggi superano ampiamente il quintale senza massa grassa, e i due attori principali sono perfettamente fisicati con indosso camicie a manica corta di due taglie troppo piccole. Il tasso di mascolinità e machismo è talmente alto che se tra quei due sorgesse un qualsiasi tipo di problema economico o sociale, sarebbero in grado di risolverlo con quella sola, unica, stretta di mano da uomini veri.

 

La forza del film è proprio questa: i personaggi. Predator ha il più forte cast di supporto mai assemblato. Immaginate come se Ocean’s Eleven fosse composto da una dozzina di Clooney e Pitt. Qui abbiamo una cosa simile ma con un livello di testosterone nel sangue talmente alto da far perdere i capelli a tutti quanti gli spettatori in sala. E se questi sono i protagonisti, aspettate che vi racconti la trama. Quando lo farò occorrerà che la leggiate ascoltando in sottofondo questo pezzo qui:

 

Beh, diavolo. Da dove cominciare? Innanzitutto, sì, questo film tiene botta dannatamente bene ed è invecchiato altrettanto benissimo. Non so cosa John McTiernan abbia fatto mentre lo dirigeva. Un rito magico? Boh? Fatto sta che è come se avesse inciso un disco di successo. Non è facile da realizzare e lo riascolti con piacere anche dopo quarant’anni.

Musicisti

In scena non ci sono semplicemente attori fisicati, non è che sono lì per fare numero ed essere sacrificati. Loro sono lì per far capire BENE allo spettatore l’entità dei danni che possono provocare. Il numero dei morti che possono fare se gli gira brutto. Quando attaccano tutti insieme, non ce n’è per nessuno. Quando parlano l’uno l’altro, non parlano proprio, non occorre, si intendono telepaticamente perché troppi discorsi sono roba da femmine, e loro sono legati come una confraternita.
Arnold, poi, parla per monosillabi ma si fa intendere chiaramente da tutti, anche dal tipo col bomber di prima, seduto nella fila di mezzo, e per la prima volta nella carriera (credo) contribuiscono anche le sue espressioni facciali. Al tempo fu una sua precisa scelta recitativa. Andò da John McTiernan con la sceneggiatura in mano e gli disse: « John! Vedi che qui ci sono quattro battute? Io te ne reciterò tre! » e poi rise. Nessuno osò contraddirlo.
Gli altri del gruppo sono armi letali che si aggirano in una giungla impenetrabile. Con tutto quel verde non si vede una mazza, e l’unica cosa certa è che sono completamente soli di fronte ad una minaccia sconosciuta.

Nel linguaggio dei gesti di Arnold, significa: ho dimenticato di fare benzina, la macchina mi ha lasciato a piedi, sono tornato a casa col tram

Ma veniamo finalmente al plot, lanciate gli AC/DC tra 3…2…1…ORA!

Siamo in centro America. A un gruppo di cazzutissimi commando elitari in overdose di steroidi viene assegnato il compito di entrare clandestinamente in un paese sconosciuto per salvare degli ostaggi americani. Roba di ordinaria amministrazione negli anni ’80, è vero, se non che, una volta che i nostri eroi hanno sparato a un sacco di persone, si rendono conto che la loro missione è un fake e non sono soli nella giungla. Qualcosa li sta stalkerando e facendo fuori uno ad uno. Sono cacciati da un alieno alto due metri e passa, peso come un Caterpillar, ed equipaggiato di visiera a infrarossi con un sacco di giocattoli letali. Il problema vero è che non possono chiamare rinforzi perché la loro è una di quelle missioni in cui non ci si deve fare vivi, e poi hanno pure sconfinato, insomma, un casino. Sono soli, stanchi, e, soprattutto, spaventati. Ovviamente, dal momento che questo è un film di Arnold, vi lascio immaginare chi sarà l’ultimo a rimanere in piedi e interpretare una delle più epiche risse uomo/alieno mai messe sul celluloide.

Mi è semblato di vedele un alieno
 

Dopo il cast, l’elemento che funziona meglio è sicuramente la gestione dell’attesa prima di vedere il mostro. Il Predator (perché è così che si dovrebbe chiamare anche se nella versione italiana non viene mai nominato) sta infrattato nella giungla con un dispositivo di occultamento sicuramente romulano, e fa i suoi comodi sotto il naso di tutti. Ma del resto è questo che fanno i mostri, no? Restano nell’ombra fino all’ultimo momento per poi saltare fuori col BUBU7TE. Pensate ad Alien, per dire. Tutti stanno lì in attesa di vedere la bestia, e poi finalmente, quando salta fuori, non basta un TIR di Imodium per tutto il cinema. Predator non è diverso, e per fortuna ci svela la creazione di Stan Winston, che è ben altro rispetto a quel vestito da aragosta che indossava Jean Claude Van Damme.

 

Che avete detto? Volete sapere la storia di Jean Claude Van Damme che doveva interpretare il Predator ma poi venne licenziato dal set? Grazie per la domanda, gentili lettori, ve la racconto io.
Allora c’è questo giovane Jean Claude Van Damme che non è ancora nessuno e ottiene la parte nel film. Inizialmente gli dicono che il suo sarà un ruolo importantissimo, e, cosa fondamentale, alla fine dovrà combattere contro Arnold Schwarzenegger. Oh, lui non sta più nella pelle. Che occasione, ragazzi. Farà la parte del nemico di Arnold e se le dovranno suonare di santa ragione. Quale migliore occasione per Jean Claude di mostrare al mondo e a tutta l’Hollywood che produce film le sue abilità di kickboxer?
Iniziano le riprese e a Van Damme infilano il costume da aragosta. Lui si guarda allo specchio e si domanda chi mai lo riconoscerà e come farà a usare il kickboxing conciato in quella maniera. Sul set rompe i coglioni praticamente a tutti con questa storia delle arti marziali, e ogni cinque minuti è sempre lì a sferrare round kick e diretti. Un giorno tenta una mossa azzardata col costume addosso e ne frantuma la testa: costava 20mila paperdollari. Il produttore lo convoca e glielo dice chiaro e tondo: «Senti Jean, Predator non è un kickboxer». Lui risponde: «Devo farlo, è così che io vedo Predator». La conclusione della storia penso ve la possiate immaginare, no?

Ciao Jean. È stato breve ma intenso

Insomma, Predator, sotto tutti i punti di vista, è e sarà sempre un cult numero uno. C’è Arnold che prende a calci un alieno, e già quello dovrebbe bastare, ma c’è anche un cast eccezionale con Carl Wheater (l’Apollo dei film di Rocky) in forma smagliante, e Jesse Ventura che non ha neanche il tempo per sanguinare.

Poi, il mostro, la colonna sonora iconografica di Alan Silvestri, l’intrigo dell’intera faccenda. Via, non c’è storia. È un classico fanta-action sul quale la ruggine del tempo non potrà mai attecchire.

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2 risposte a La giungla si e’ animata e lo ha rapito : PREDATOR

  1. Ste84 scrive:

    Concordo su tutta la linea, cultone pazzesco! Jesse Ventura idolo assoluto del film che ti fa venire voglia di fare cose da veri uomini tipo masticare tabacco, saltare da un elicottero imbracciando un minigun e fare una strage, portare un cappello alla Crocodile Dundee e non avere tempo per sanguinare 😀

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