Catturare la bestia indossando pantaloni ascellari : PREDATOR 2

Molti dei film che ho amato e con i quali sono cresciuto quando ero diversamente vecchio sono ancora quelli che rivedo volentieri oggi, e sono diventati mainstream. Questo non significa che abbia un gusto incredibile nell’ambito della settima arte, né che mi attacchi come una cozza alla glorificazione dei tempi che furono. Ognuno giudica e sceglie in base alle esigenze della propria personalità ed estetica. Quello che so è che ci sono dei film che quando sono usciti al cinema mi sono interessati il giusto ma poi ho rivalutato nel corso degli anni. Uno di questi film è Predator 2. Forse perché ero un fan sfegatato dell’originale o perché Danny Glover era un tipo di eroe molto diverso rispetto ad Arnold Schwarzenegger, fatto sta che la visione mi lasciò abbastanza tiepido. Lo giudicai un sequel non indegno ma tranquillamente rinunciabile, adesso però non la penso più così. Ragazzi, ho cambiato idea su Predator 2! Non sarà meglio dell’originale ma questo non significa che rivederlo oggi non diverta.
Ok. Avete ragione. Penso sia giunto il momento di chiedere scusa a Danny Glover. Adesso gli telefono e per incominciare col piede giusto gli dico che balla bene.


Il leggendario regista Ingmar Bergman una volta disse: « Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima ». In Predator 2, Danny Glover ha detto: «Ok, pezzi di merda. Fatevi sotto!».
Ecco.
Questa, signori miei, è l’essenza di Predator 2 nel 1990: un film duro, barocco, schietto e, soprattutto, aggressivo. In pratica l’essenza superconcentrata del tipico film action anni ’80 infarcito fino all’orlo di azione fatta da auto sfasciate, gente crivellata di colpi, cazzottoni sferrati con l’eleganza di un rinoceronte, il tutto calato in un mondo futuristico shiftato in avanti di 10 anni rispetto all’ambientazione del film originale dove l’unico pretesto per far capire allo spettatore di essere nel domani sono le pistole dotate di mirino laser.
Predator 2 è soltanto questo, purtroppo o per fortuna lo dovete decidere voi, e alla luce di quanto guadagnò al botteghino fu anche una cocente delusione per la Fox che ne deteneva i diritti. Con a disposizione più del doppio del budget rispetto al primo film ( ufficialmente circa 35 milioni di paperdollari ) ne raggranellò soltanto 57 in tutto il mondo, e questo causò il fulmineo abbandono del franchise che dovette aspettare 15 anni prima di essere rinverdito grazie al team-up con Alien. Ma cos’è che non funzionò in Predator 2? Cosa? Diccelo tu, Danny.

Troppi Stuntman

All’indomani del successo del primo film con Arnold, Predator 2 avrebbe potuto riproporre quel modello tentando di giocare sul sicuro, ma la cosa risultò tecnicamente impossibile. John McTiernan era già preso dalla lavorazione di Caccia A Ottobre Rosso, mentre Arny aveva scelto il set di Terminator 2 per la sua consacrazione a icona dell’universo conosciuto. Si deve fare con quello che c’è, e così la regia passa in mano a Stephen Hopkins, il regista del capitolo più scadente della saga di Nightmare, mentre il ruolo da protagonista investe in piena faccia Danny Glover il quale mette in scena il suo Mike Harrigan come un vero figlio di puttana incastrato in una spirale di puro testosterone e aggressività. Non è una semplice mina vagante; è un fottuto battaglione di artiglieria vagante che una volta innescato non si ferma davanti a niente. È la versione nera e un po’ bolsa dell’ispettore Callaghan ma coi pantaloni ascellari.

La scelta di cambiare completamente la location rispetto al passato è, però, ammirevole, come ammirevole è la linea di condotta dalla sceneggiatura che al già visto “Dobbiamo ucciderlo!” propone un azzardatissimo “Dobbiamo catturarlo!” con tutte le disastrose conseguenze del caso. L’idea di cercare di catturare un Predator vivo dà a Predator 2 una premessa molto superiore rispetto al primo Predator. Non lo appesantisce di un’oncia di carisma, è vero, ma avrebbe rappresento comunque una dinamica interessante se fosse stata sviluppata in maniera più convincente.
Tuttavia, l’ambientazione nella Los Angeles del futuro è interessantissima perché descrive la città come una zona di guerra tipo come la Detroit di Robocop; con bande rivali dei cartelli della droga colombiani e giamaicani che lottano per il controllo. La polizia sotto organico malamente equipaggiata. Una città che vive sull’orlo della legge marziale. E tutto questo PRIMA che il Predator si presenti. Figuratevi dopo. Insomma, la zona di guerra di Los Angeles è un ambiente fantastico per un grande film d’azione, e un cacciatore alieno che strappa spine dorsali per farne trofei è solo la ciliegina sulla torta.

ROTFL

In questo caso, il nostro affezionatissimo Predator di quartiere viene fornito con le solite armi standard: occultamento, cannoncino sulla spalla, lame, e autodistruzione facoltativa, ma oltre a questa roba possiede anche diversi altri giocattolini altamente letali come una lancia retrattile, uno spararete, e una lama a forma di disco che all’occorrenza se ne va in giro per i fatti suoi tagliando la gente a metà. I fumetti della Dark Horse saccheggiarono parecchie idee dal film e lo stesso fecero i vari videogiochi, ma non riuscirono mai ad avere idee memorabili per migliorare veramente questo arsenale pefetto.

Smart Disc

Allerta spoiler: un sacco di persone muoiono male in questo film. Tra di loro c’è anche Bill Paxton buonanima che va a rimpinguare il folto numero dei cadaveri.
Bill, comunque, ricopre un ruolo non secondario ma piatto quel tanto che basta per non essere abbastanza rilevante. È uno dei gregari nella squadra capitanata da Danny Glover e, ovviamente, è il cazzone del gruppo.
A Bill Paxton il ruolo del cazzone gli si è praticamente cucito addosso durante il corso degli anni anni ’80, facendolo diventare il primo e unico attore a morire sullo schermo per mano di un Predator, un Alien, e un Terminator ma, tranquilli, la morte di Paxton in Predator 2 è molto più eroica e dignitosa di tutti gli altri film.

It’s me! Bill!

La cosa in più che fa Predator 2 nei confronti del primo Predator è che ne arricchisce la mitologia. Rimanendo fedele agli elementi suggeriti dall’originale e ai retroscena appena accennati nel primo film ( il Predator che ha un suo proprio codice d’onore e risparmia i disarmati e le donne incinte), Predator 2 apre un intero universo di mitologia nel momento in cui Harrigan scopre la teca dei trofei a bordo della nave aliena. Oltre ai teschi umani, la teca contiene anche altri teschi di creature sconosciute tra cui quello di uno Xenomorfo di Alien. Mai prima d’ora un franchise di fantascienza aveva creato un legame così stretto con un altro, e state sicuri che se pochi si ricordano la trama di Predator 2, TUTTI si ricordano di quella scena lì. È stata la madre di tutti gli Easter Egg che poi ha generato fumetti, videogiochi, romanzi dell’universo espanso e persino due film. Nel bene e nel male, la nostra cultura pop ha guadagnato molto da quello che doveva essere un piccolo scherzetto tra amici.

Predator 2 è un sequel che cerca, prova, e riprova ad essere un buon sequel di un grande film ma rimane sempre fuori fuoco. Il finale è dannatamente impressionante con un inseguimento tra il detective Harrigan e il Predator che sembra non finire mai, e una conclusione che nel cinema lasciò tutti gli spettatori col fiato sospeso (con tanto di cliffhangerone per un nuovo capitolo della saga direttamente collegato a questo). Tuttavia, il resto dei personaggi lasciano molto a desiderare, relegati come sono a mere caricature poco interessanti o comiche. Lo stesso lavoro investigativo della squadra di Harrigan per scoprire il Predator non ha un briciolo di suspense dato che tutti i risvolti sono abbastanza telefonati e il coinvolgimento nell’indagine è pressoché pari a zero.
Alla fine del film, però, il personaggio di Danny Glover viene ricompensato con una pistola a pietra focaia molto antica che si scopre risalire a più di 300 anni prima.

Secondo un fumetto pubblicato nel 1996 intitolato “Predator: 1718”, quella pistola appartiene originariamente a un capitano pirata chiamato Raphael Adolini che a un certo punto della sua vita incontra lo stesso Predator che compare alla fine del film e gliela regala. Perché accade ciò? Sempre nello stesso fumetto ci viene spiegato che il Predator aveva considerato Adolini un degno avversario dopo aver osservato le sue gesta nelle Indie Occidentali, e aveva programmato di sfidarlo in un combattimento a pugni. Perché una creatura con un fottutissimo cannone montato sulla spalla giudichi un pirata analfabeta e puzzolente armato di una pistola a pietra focaia come degno avversario rimane un mistero, ma possiamo supporre che Adolini debba aver fatto qualcosa di assolutamente impensabile per impressionarlo, tipo vincere sfide come quella che potete vedere qui sotto.

 

 

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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