Nasoni versus Rastamanni : PREDATORS

Il primo film di Predator lo abbiamo già gustato su questo blogghino ed è giustamente considerato un classico. Rilasciato nel 1987, opponeva Arnold “La Quercia Austriaca” Schwarzenegger a un cacciatore alieno grosso il doppio di lui. La regia di John McTiernan insieme alla colonna sonora tribale di Alan Silvestri ci regalarono un thriller bello teso e punteggiato da dialoghi supermacho infinitamente citabili su infiniti status di facebook.
Nel 1990 arrivò il divertente ma indubbiamente inferiore Predator 2, e purtroppo con lui il franchise si beccò una legnata secca sulla testa dalla quale non si riprese più, scadendo gradualmente nel territorio B-movie da dove cercò di arrancare con i due film di Alien Vs. Predator, il primo mediocre, il secondo tremendo. Insomma, alla fine del primo decennio degli anni 2000, Predator con tutto quello che comportava sembrava strisciare per terra sui gomiti in attesa che qualcuno gli concedesse il colpo di grazia per non soffrire più.
Tuttavia, nel 2010 con Predators la serie aveva tutte le intenzioni di recuperare lo splendore delle origini, e usò la premessa del primo film come modello. Sia mai che ne esca fuori qualcosa di buono…

Rodriguez Contro tutto e tutti. Anche controluce

L’originale Predator (1987) è uno di quei film che ha rappresentato un momento decisivo per la mascolinità della nostra generazione. Ho visto Predator che avevo 15 anni e la miscela di uomini muscolosi, parole di maleducazione, scoppi grossi e spavalderia mi ha fatto capire per bene cosa significasse essere maschio.
Chiariamoci, Predator non era di certo un’opera d’arte ma un film d’azione / fantascienza eccezionale, e nonostante le altezze della suggestione raggiunte dal primo film, i seguenti hanno sempre volato più o meno basso fino a questo qui.
Nel 2010, infatti, Predators prodotto da Robert Rodriguez finalmente inverte la tendenza e lo fa con un certo stile, quello del film originale, ridefinendo il significato del termine soft-remake. Si dimentica completamente del secondo sequel e dei film di Alien vs. Predator, e così facendo riesce a riportare in pista uno dei franchise extraterrestri più famosi al mondo.

Il piacere del bel menare

La trama è piuttosto semplice, anche perché è uguale a quella del primo film con Arnoldone nostro: persone da tutto il mondo – diversi militari, alcuni criminali e un medico – vengono lasciate cadere su un pianeta alieno. Mentre incespicano nel verde imparano gradualmente a conoscere le entità energumene che li hanno rapiti e che li stanno braccando per ucciderli uno a uno. Unico e solo imperativo per tutti: sopravvivere.
Semplice, no? Come il primo film, appunto, però senza Arny.
E infatti, alcune delle lamentele più feroci che precedettero l’uscita di Predators al cinema riguardavano il fatto di aver scelto Adrien Brody come protagonista. Ovviamente le preoccupazioni non erano che Brody non sapesse recitare, ma che essendo lui uno spaghetto col nasone non potesse minimamente paragonarsi alla fisicità di Arnold Schwarzenegger.

Arnold Schwarzenegger che ricordo a tutti essere questo qui

Fortunatamente, l’internet che piangeva e digrignava i denti dovette ricredersi. Brody è uno che butta anima e corpo nelle sue interpretazioni. Per dire, quando realizzò Il Pianista (che gli valse l’Oscar come miglire attore protagonista), per poco non rischiò di morire di fame per restare nella parte di un ebreo nascosto durante la seconda guerra mondiale. Portando la stessa intensità interpretativa anche nella produzione di Predators, Brody si infilò in palestra cercando di pomparsi il più possibile e arrivò addirittura a dormire nella giungla mentre tutti gli altri del cast se ne tornavano in albergo. Alla fine il risultato fu questo:

Insomma, dai. Come Arny è difficile ma perlomeno ci ha provato

Come già anticipato, il film ricalca quasi fedelmente i passaggi del film originale. Robert Rodriguez, qui in veste di solo produttore, disse che Predators andava considerato come un “ritorno alle origini”. Grazie mille Robert, ma sai, qui siamo di fronte a una vera e propria copia carbone di quello che fece John McTiernan nel 1987!
La sceneggiatura originale risale al 1994 quando un giovanissimo Robert Rodriguez in procinto di girare Desperado si ricorda di quel filmetto con l’alienone rastamanno che lo aveva tanto esaltato quel giorno che lo vide al cinema con gli amici nerd, e decide di scrivere un proprio trattamento per un ipotetico sequel da realizzare un giorno, nel futuro, se il successo lo avesse baciato in fronte e fosse diventato un regista di successo. In parte gli è andata proprio così, anche se il successo più che un bacio gli ha dato solo un’amorevole carezza, e nel 2010 si offre di praticare il massaggio cardiaco al franchise rispolverando proprio quella sceneggiatura che poi verrà riscritta dagli accreditati scribi Michael Finch e Alex Litvak. Per andare sul sicuro si decide di fare un esplicito riferimento all’Aliens di James Cameron aggiungendo una “s” al titolo e, almeno in teoria, moltiplicare il fattore minaccia. Infatti nel film fanno la loro comparsa, oltre al “Predator classico”, il Predator dei Falconieri (assistito da un uccello robotico), e il Predator Berserker, che non ha bisogno di tante spiegazioni perché è solo più brutto, più grosso, e più matto di tutti gli altri.

Una volta che gli 8 protagonisti piovono nella giungla, le note della colonna sonora originale di Alan Silvestri suonano maestosamente e accompagnano gli “Otto piccoli indiani” nell’esplorazione del pianeta alieno. Seguono dieci minuti buoni di Lost allo stato puro dove i personaggi intavolano le teorie più strane per giustificare la loro presenza in quel luogo, incluso l’essere già morti e all’inferno, mentre il pubblico attende pazientemente che comincino sequenzialmente a morire.

 

La morale di questo terzo sequel diretto (che poi dovrebbe essere colta anche nell’ambiguità del titolo) è che gli umani si rendono conto di essere predatori a casa loro ma prede sul mondo alieno, e siccome sul mondo alieno vengono cacciati da mostri abbastanza terrificanti, allora significa che sulla terra i mostri terrificanti sono proprio loro.
È la proprietà transitiva dei Predator:
Se A=Umani, B=Predatori, e C=Predator; ne deriva che se sulla terra A=B e sul mondo alieno B=C, allora A=C.
La matematica non è un opinione, cazzo.

Vagliela a spiegare a lui la matematica

Niente da dire sul regista Nimród Antal che dimostra grande competenza col materiale di genere, e sulla sceneggiatura che seppur copiando pari pari almeno tre scene carismatiche del primo film (la ruzzolata giù dal dirupo con tuffo da altezza allucinante, lo scontro one-o-one all’arma bianca tra due avversari, il combattimento finale col protagonista a torso nudo imbrattato di fango) aggiunge un paio di colpi di scena decenti come i cani alieni, e un Laurence Fishburne pazzo sopravvissuto (un richiamo arguto al suo primo ruolo in Apocalypse Now) che da solo si mangia tutto il film.
Antal limita in modo cruciale la CGI in favore del trucco prostetico di prim’ordine del leggendario Greg Nicotero e Howard Berger e alla fine la sfanga.

Alcuni film divertono facilmente, ma altrettanto facilmente vengono dimenticati nel corso del tempo. Predators forse è uno di questi. È abbastanza buono da fornire alcune frasi a effetto, momenti intelligenti, e punti di interesse, ma il debito di riconoscenza che nutre verso l’originale Predator del 1987 è troppo grande e gli impedisce di ritagliarsi una propria identità. Al botteghino non andò male, venne realizzato con meno di 40 milioni di paperdollari se ne portò a casa 127, ma a parte farci sapere che la società dei Predator è suddivisa in caste per ordine di grandezza fisica, ha introdotto poco o niente nella mitologia del franchise. Nonostante tutto è sicuramente il miglior sequel di Predator uscito negli ultimi 30 anni.

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2 risposte a Nasoni versus Rastamanni : PREDATORS

  1. Ste84 scrive:

    Più ho a che fare con queste specie di remake di film anni 80 e più mi viene da pensare che sia quasi più difficile un’operazione di questo tipo piuttosto che lanciare direttamente un nuovo franchise. Mi riferisco ovviamente alla realizzazione di remeke\reboot fatti BENE (e così su due piedi l’unico che mi viene in mente è Mad Max: Fury Road). E’ un po’ come quando ci si ostina a fare le cover in musica, quante ce ne sono che possono rivaleggiare con le originali? Voglio dire, non è facile per niente, devi essere un fuoriclasse che sappia elevare il brano originale (penso a Jimi Hendrix con All Along The Watchtower di Dylan) o destrutturare completamente la traccia originale e farla tua (tipo i Devo con Satisfaction degli Stones) se no è inutile. Così come nella musica anche nel cinema, o hai capacità fuori dal comune o rischi di produrre della porcheria anche dannosa (si si, parlo proprio di danni cerebrali, quelli permanenti che mi ha provocato la visione del Ghostbusters di Feig ad esempio). Bene che ti vada puoi arrivare ad avere un film che si lascia giusto guardare, con qualche buon momento, ma distante dal materiale originale, come riuscita e impatto. Non so, io amo gli anni 80 ma inizio un po’ a patirli tutti questi tentativi maldestri di riprendere vecchi franchise, ormai non ho più il minimo di attesa per nessuno di questi prodotti. Ce lo avrei avuto per il nuovo Conan con Arnold ma pare che il progetto sia andato a donnine quindi…

    • Simone Guidi scrive:

      Condivido in pieno il tuo sentimento Ste. Anche per me è molto difficile conservare l’entusiasmo per i rimaneggiamenti di questi franchise che ci hanno dato così tanto in gioventù.
      Predator, insieme ad Alien, è forse uno di quelli a carattere extraterrestre che ha regalato più entusiasmo negli anni del brufolo. A me non avvilisce più di tanto il tentativo di prolungare la vita di questi marchi, dispiace molto di più che non ne escano di nuovi a cui affezionarsi. A parte i supereroi, ormai l’immaginario collettivo non è stato più foraggiato da un bel po’ di anni.
      THE PREDATOR lo andrò a vedere, ovviamente, ma sarà come passare l’estate a RICCIONE. Negli anni ’80 aveva un senso perché eri a RICCIONE (oh, mica pizza e fichi, eh?!) adesso invece vai SOLTANTO a Riccione, e per di più il rischio di trovare il mare pieno di alghe è altissimo.
      Arnold ce lo ribecchiamo tra poco nel nuovo TERMINATOR. Ho visto qualche foto su twitter di lui che si rimette in forma, ma anche lì… Risiamo a RICCIONE!

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