Purple Rain: un grande film concerto con il drama intorno

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purple rainCarissimi corridori, oggi siamo qui riuniti per rivedere insieme questa cosa strana chiamata Purple Rain. Uno pseudo-biopic rilasciato nel 1984 che ha introdotto il grande pubblico alla scena musicale di Minneapolis e al principale soggetto che l’ha monopolizzata. La popolarità dell’artista precedentemente noto come Prince che poi è ritornato a farsi chiamare Prince è scoppiata sul grande schermo mostrandolo mentre cavalcava una moto giapponese come fosse un Marlon Brando viola. Egli non ha avuto il minimo pudore nell’andare nei cinema a suonare la sua musica a tutto volume, urlare i suoi testi e sedurre impunemente le ragazzine new romantic. Ha osato indossare spalline grosse ben oltre i livelli di guardia, eye liner, tacchi altissimi e acconciature direttamente ispirate a quella di Jimi Hendrix. Le donne urlavano. Gli uomini erano confusi. La platea si agitava. Era nata una stella.

 

Nonostante abbia pubblicato 39 album nel corso della sua iperprolifica carriera ( la maggior parte dei quali ben dopo essersi ritirato dalla lotta per il titolo mondiale di pop star più grande di tutti), l’album Purple Rain è ancora la punta di diamante della produzione di Prince. Se discutiamo dei suoi lavori in studio di registrazione, la cosa ha perfettamente senso. Solo pochi album nella storia della musica possono essere definiti “impeccabili” come lo è stato Purple Rain. Tuttavia, quando discutiamo di film, la questione è completamente diversa.
Nel 1984, al momento della sua uscita nelle sale, la versione cinematografica di Purple Rain sembrava un risultato monumentale, e anche per una buona ragione: erano già passati ben 4 anni dall’uscita di The Wall dei Pink Floyd ovvero, da quando il mondo non vedeva un disco riuscire a dar vita a un film in grado di reggersi in piedi da solo e vivere orgogliosamente come sua diretta emanazione.
Questo risultato non significa necessariamente che Purple Rain sia un buon film. Chi, come me, ha avuto occasione di rivederlo dopo la prematura morte del principe, mentirebbe spudoratamente a sé stesso se dicesse che il film è invecchiato bene.
Tanto per cominciare, la recitazione è clamorosamente scarsa. Certo, il Prince-personaggio è fantastico come sempre, con tutti i suoi lustrini e paillettes, le pose da macho, il tacco 12, ma la sua recitazione è rigidissima a fa sembrare quello che dovrebbe essere un film ambientato nel mondo contemporaneo di allora terribilmente artefatto come la maggior parte dei film horror che uscivano in quel periodo.
Rimanendo sempre su quel fronte, la performance di Morris Day e Jerome Benton del gruppo rivale dei “The Time” sono gli unici balsami salvifici in un mare di mediocrità, ed hanno come effetto quello di rubare la scena alla storia d’amore tra Prince e Apollonia, opponendogli la loro consolidata bromance. Guardarli insieme è una dannata delizia, sono forti in quasi tutti i momenti che gli vengono concessi.

 

Ho datto QUASI tutti, appunto, perché una scena chiave che li coinvolge entrambi evidenzia perfettamente un altro gigantesco difetto di Purple Rain, collocandolo perfettamente nel 1984: il rapporto che il film ha con le donne. Tenendo conto che la base della trama è il fatto che Prince debba riuscire ad essere migliore di quanto sia e, soprattutto, nelle relazioni con le donne della sua vita, ci vogliono un sacco di scene di donne trattate come spazzatura, sia in senso figurato che letterale, per arrivare alla metabolizzazione di quel messaggio. Una delle scene più memorabili, per esempio, è quando Morris e Jerome si confrontano con una donna arrabbiata per il fatto che Morris non abbia risposto alle sue chiamate, e Jarome la infilano in un cassonetto della spazzatura come neanche un lottatore di wrestling potrebbe fare, per dire.

 

In un’altra scena, Apollonia insulta Prince e lui le ammolla uno schiaffone talmente forte che lei fa mezza piroetta e vola attraverso la stanza. Non è bello rivedere questa scena con gli occhi di un uomo del 2019… Uhmm. Ok, sì… È bello, però solo perché ci fa capire quanto sia cambiato il mondo in questi ultimi 35 anni e perché, alla fine, Prince risolve tutto con Apollonia semplicemente dedicandogli la canzone “Purple Rain”, il che rende tutto ok per tutti, vero? …VERO? ( fate “si” con la testa)
Va beh, ma tutto quanto detto sopra non fa altro che farci capire che Purple Rain è un gran bel film concerto con un drama di cazzate tutt’intorno. Le scene musicali sono spettacolari ancora oggi, ma il resto è stato inesorabilmente castigato dall’incedere del tempo. Musica bella e dialoghi sciocchi: questo è diventato Purple Rain ora. Colpa del regista? Può darsi. Albert Mignoli continuò a dirigere, ovviamente, ma escludendo i video musicali e quella volta che lo chiamarono a rimpiazzare in corsa il regista di Tango & Cash, seppe inanellare solo fiaschi. La cosa potrebbe essere significativa, no? Allora è colpa di Prince? Forse. La sua visione della vita così profondamente sessista potrebbe aver inficiato il film. Tuttavia, vedere di nuovo Purple Rain adesso significa rendersi conto che ha il DNA giusto per avere successo negli anni ’80, e non sto parlando solo della presenza di Prince.

Purple Rain

Il DNA giusto

Purple Rain inizia mostrandoci cosa accade durante una normalissima serata al First Avenue (un club di Minneapolis) ed è una capsula del tempo per gli stili e le attitudini dell’epoca. Soprattutto, fa quello che i film musicali devono assolutamente fare: cavalca le mode underground del momento per renderle gloriose.
Liberamente basato su aspetti della vita di Prince, Purple Rain parla di un musicista chiamato “The Kid” che vuole lasciare un segno sulla scena nazionale con la sua band, i The Revolution. Ma alla sua lanciatissima vita musicale si oppone la sua disastrosa situazione familiare. I problemi emotivi lo trattengono sia sul palco, con i componenti della sua band che lo guardano male e gli danno mentalmente dello stronzo ( Wendy e Lisa), che fuori dal palco, con i suoi genitori che si menano dalla mattina alla sera e la frettolosa relazione intrapresa con la nuova fidanzata, Apollonia (Apollonia Kotero), una giovane cantante appena giunta in città, appetitosa come un pralina di cioccolato fondente, e anche lei intenzionata a sfondare (non mi fate fare battute volgari).

«KID sei un vero stronzo!»

Ecco, quando prima ho scritto che questo film ha il DNA giusto mi riferivo a quel qualcosa di ovvio che nessuno sembra aver notato negli anni ’80 in generale: prendete come esempio alcuni dei grandi film di successo di quegli anni come Ufficiale E Gentiluomo(1982), Flashdance (1983), Top Gun (1986) e, appunto, Purple Rain. Sono tutti grandi incassi al botteghino che hanno raccontato essenzialmente la stessa storia, e incarnarono tutti il sogno ricorrente del popolo degli anni ’80.
Tutti e quattro i film raccontano di giovani arroganti, talentuosi e tuttavia turbati che cercano di aggrapparsi a sé stessi attraverso il conseguimento del successo. In ognuno di questi film accadono due cose che aiutano i protagonisti a trovare il loro baricentro morale: qualcuno vicino a loro o muore o ci va vicinissimo, e qualcun’altro che difficilmente potrebbero meritarsi si innamora di loro.
Purple Rain e la sua accattivante colonna sonora sono intrecciati in questo mito anni ’80 di redenzione e rivalsa egoistica quasi quanto i suoi protagonisti sono posseduti dai sogni di gloria che rincorrono.

«Eh sì, eh?! Sei proprio un bello stronzo, KID»

I momenti più grandi e contemporaneamente più ridicoli sono quelli in cui Prince è sul palco che si rotola sul pavimento urlando in falsetto, mentre Apollonia lo osserva commossa per la profondità del tutto. Prince è grande come musicista ma non lo è altrettanto come attore, nonostante questo state sicuri che può baciare quella bella donna sullo schermo senza sembrare impacciato o fuori posto, e non tutti, ragazzi, riescono a farlo. Dal canto suo, il ruolo di Apollonia è quello della bella bambolona senza tanto cervello da vendere. Nella vita reale durerà nello star-system come un gatto sull’Aurelia ed è lì, in Purple Rain, essenzialmente come rimpiazzo di Vanity; la ex di Prince che lo aveva scaricato poco prima delle riprese. Per approfondimenti su tutte le donne di Prince, cliccate QUI.

Una grande interpretazione

Ma Purple Rain è anche più di questo, specialmente col senno di poi dopo la morte di Prince. Se lo riesci a vedere collocandolo esattamente nel suo tempo e nel suo luogo, ti preoccupi meno del fatto che non abbia senso, e diventa qualcosa di grande. Tra la bella musica e alcuni momenti oscuri alla Nicolas Winding Refn, tipo le luci al neon che illuminano gli angoli bui dei vicoli, Purple Rain diventa un film concerto col cazzo veramente duro. È un comunicato stampa della cultura pop che istruisce le masse sul come assurgere Prince a icona. È un film strano, stupido, divertente, bello. È una colonna sonora che si beccò il premio Oscar l’anno successivo. È una curiosità. Un cartone animato rock a toni scuri, anzi, viola.

purple rain

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. MikiMoz ha detto:

    Ahaha, forse non l’ho mai visto ma adesso devo cercarmelo.
    Beh, è un film figlio del suo tempo, ma penso che all’epoca manco ci si stava a fare mille pippe mentali su certe scene, penso. Erano così e basta, come c’erano anche quelle al contrario…

    Moz-

    • Simone Guidi ha detto:

      E infatti Purple Rain urla «MILLENOVECENTOTTANTAQUATROOOOO!» a squarciagola. Dentro ci trovi il sessismo verso le donne e le poppe rotonde di Apollonia, e ce le trovi con una naturalezza e una disinvoltura SUBLIME 🙂
      Dispiace che non esista una versione doppiata in italiano. Io ho comprato il DVD originale ita ma dentro ci ho trovato solo i sottotitoli italiani e zero contenuti speciali. Credo che nei nostri cinema non sia neanche mai uscito, sai? Ma mi ci vorrebbe la conferma di un vero fan che era lì all’epoca per poterlo dichiarare con tranquillità. Forse, nonostante il successone di Purple Rain ( sia disco che film) , qui in Italia eravamo un piazza poco fertile per la sua musica. Il fenomeno vero si è consumato in USA, con lui che se la giocava in popolarità con Michael Jackson. 🙂

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