Quando Bruce Lee menava (di brutto) Chuck Norris: Dal gioco della morte al gioco della Datasoft

Lui a Chuck Norris gli ha fatto il culoNon so voi ma io, che sono un classe ’72, ho un ricordo molto vivido di chi era Bruce Lee e del fenomeno che era diventato.
Pur avendo vissuto la fase dei kung-fu movies nella parabola discendente, quando si trascinavano zoppicando nei primi anni ’80, sono riuscito a percepire la grandezza del mito, ad ammirare la furia del dragone.
Ho un’immagine di Bruce Lee mentre troneggia maestoso su di un poster attaccato in un classico salotto anni ’70. La foto era barbaramente ritoccata con dei falsi tagli sull’addome dai quali sgorgavano ettolitri di sangue. Nonostante quelle profonde ferite, però, Bruce continuava indomito a stringere i nunchaku, e il suo corpo era teso in un unico fascio di nervi e muscoli.
Io lo guardavo e mi chiedevo che gran cazzuto di un cinese doveva essere questo Bruce Lee, che riusciva a starsene in posa con l’addome tutto trito come se nulla fosse, ma del resto Photoshop sarebbe arrivato molti anni dopo ad insegnarci un bel po’ di cose.
Passavo la maggior parte delle mie giornate in quel salotto, a casa di un mio amico la cui non imponente corporatura gli aveva fatto guadagnare il soprannome di “Puce”. Suo padre, camionista con accento meridionale, riveriva Bruce Lee come se fosse un’emanazione diretta dello spirito santo.
Sono i classici ricordi d’infanzia; quelli che non svaniscono neanche con la candeggina. Indelebili come le immagini delle Alfasud con un teschio al posto del pomo del cambio, e l’autoradio a cassettoni. Indelebili come quel tatuaggio sul petto di Bruce Lee nel poster, anche quello miseramente taroccato.

Bruce Lee, lo conoscete tutti (e lo spero per voi, altrimenti la vita non vi ha regalato gioia), è un personaggio ormai entrato ha far parte della mitologia cinematografica collettiva. Come icona si va a posizionare in quei tempi là, tra John Lennon e Marylin Monroe, guadagnandosi fama a suon di calci volanti e scatenando una mania per i kung-fu movie che partì agli inizi degli anni 70 per arrivare a stento alla fine dello stesso decennio. E come spesso succede per gli attori asiatici tipo Jackie Chan, Bruce Lee divenne prima famoso a Hong Kong e poi esportato oltreoceano, nella terra dei Mcburger e del colesterolo a bomba.
Nel 1972, dopo il suo film “Way of the Dragon”, in Italia ribattezzato ”L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente” (cazzo di titoli) in cui batteva come un polpo un Chuck Norris con il petto in modalità stoino, la fama di Bruce Lee raggiunse un livello tale da non poter più essere ignorata dai produttori di Hollywood.

 

Venne quindi chiamato in terra yankee per girare un film ad alto budget dal titolo “Enter the Dragon” (in Italia, nel 1973, “I 3 dell’operazione drago”).
Bruce, che in america aveva già lavorato rimediando solo particine da comparsa nel telefilm “Batman” o, al limite da spalla del protagonista in “The Green Hornet”, accettò la proposta al volo. Vedi mai uno se alla fine riesce a sfondare…

Questo, prima di partire, non gli impedì di girare una sequenza di combattimento finale per un progetto personale molto intimo, un film del qualche aveva concepito anche una bozza di sceneggiatura.
Non sarebbe stato un film qualsiasi, sarebbe stato il SUO film. Doveva chiamarsi “Game of Death” e si ripropose di terminarlo non appena la sua avventura Hollywoodiana avesse avuto termine.
Purtroppo, però, due settimane prima della premiere di “Enter the Dragon”, il “piccolo drago” morì misteriosamente. Ufficialmente per un edema cerebrale, in realtà per cause ancora sconosciute e dalle sicure losche implicazioni.
Raymond Chow, al tempo famoso produttore di film di botte, era il proprietario dei diritti sulle produzioni di Lee. Tutti i diritti, ANCHE quelli su quel famoso spezzone di combattimento pre-hollywoodiano, e volendo rendere omaggio alla memoria di Lee (guadagnando un’autocisterna di paperdollari per farcisi il bagno dentro), riuscì a persuadere il riluttante regista Robert Clouse a girare il film “Game of death” sulla base degli appunti e delle idee di Lee, oltre che a utilizzare un sosia per poter completare le riprese. La sceneggiatura originale del film venne infatti ritrovata solo negli anni ’90, dalla vedova dell’attore, in uno scatolone dimenticato da tutti.
Ovviamente l’idea originale di Lee fu violentata e stravolta. Il messaggio che aveva in mente di trasmettere il piccolo drago era filosofico-ancestrale, molto legato all’ascensione dell’animo umano attraverso graduali difficoltà sempre più impegnative e alla sua capacità di adattarsi a tutte le situazioni. Il film che ne venne fuori, invece, passò alla storia come il lungometraggio più improvvisato, amatoriale, e offensivo nei confronti di Bruce Lee, mai fatto.
Onestamente non vi starò neanche ad illustrare la trama di un film che sembra montato con il copia/incolla di word da uno scimpanzé ubriaco.

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Lo sceneggiatore del film

A un certo punto, però, vi devo dire che compare anche un bel Kareem Abdul Jabbar che stampa un piedone taglia 52 sulla mitica tutina di Bruce, e risolleva un attimo la situazione.

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Ada belle scarpe che mi son comprato

In pratica, su un’ora e passa di film confezionato da Robert Clouse, solo una piccola parte è “vera”, estrapolata da quasi quaranta di minuti già girati originariamente da Lee, tutto il resto è totalmente inutile e irrispettoso nei confronti del buonanima.
Ma la cosa più ridicola è lo stesso Billy Lo, il personaggio protagonista e supposto sosia di Bruce Lee, che passa tutto il tempo mascherato, nascondendosi dietro a enormi occhiali da sole e tentando in tutti i modi di defilarsi dall’obiettivo nelle zone più buie e fuori fuoco del set, che neanche uno si immaginava ci fossero tanti anfratti bui in una pagoda cinese. Magari, però, dentro a DOOM3 si.
È triste pensare che questo film sia stato l’ultima vera pellicola con la presenza (postuma) del leggendario Bruce Lee, ma c’è anche da dire che per molti fan fu più che abbastanza dato che si possono comunque sottolineare alcune cose:
1)In questo film (in QUEI minuti ndr) Bruce Lee recita con la mitica tutina gialla che tanti registi ha ispirato. Uno su tutti, Quentin Tarantino nel suo Kill Bill, ma anche Shaolin Soccer gli deve qualcosina.

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2)Il funerale finto di Billy Lo è, in realtà, il vero funerale di Bruce Lee svoltosi a Hong Kong. La cosa al tempo sollevò non poche accuse di sciacallaggio.
3)La scena più ridicola del film, e della cinematografia moderna, credo, è il momento in cui Billy Lo, seduto davanti allo specchio nel suo camerino, si confronta a parole con uno dei cattivoni. Si vede palesemente che sullo specchio è stata incollata un’ immagine della faccia di Bruce Lee mentre il resto della scena è realmente riflesso. Very phantasmagoric effect, oh yeah

NOOO. BRUTTOBRUTTOBRUTTO.

Ma adesso andiamocelo a vedere questo famigerato spezzone, che da solo ha contribuito a sostenere un’intera pellicola e ha regalato al mondo le ultime immagini dell’eleganza di Bruce Lee. I suoi modi, la sua impostazione di combattimento e la sua sbruffonaggine alla Mohammed Alì hanno fatto scuola.

 

Ovviamente non potevo completare questa retrospettiva senza citare una chicca videoludica che fece letteralmente sbarellare i possessori di Commodore 64 o di un Atari 8bit nel lontano 1984.
In quell’anno, Datasoft fece uscire sul mercato un gioco che rimase nella storia perché fu il primo a combinare il platform style con il gioco di combattimento. Ovviamente il protagonista non poteva essere che un’icona del picchiaduro come Bruce Lee: l’attore e campione di arti marziali prematuramente scomparso a 32 anni. L’immensa giocabilità di questo titolo è la cosa che lo fa tener botta e giocare con piacere anche ai giorni nostri. Nei panni di Bruce, il giocatore doveva riuscire a completare 20 livelli, raccogliendo tutte le lanterne presenti e tenendo a bada due brutti ceffi che volevano fargli la pelle. Si poteva saltare da una piattaforma all’altra, ed in certi punti anche arrampicarsi per recuperare le lanterne, ingaggiando divertenti combattimenti a suon di pugni e calci volanti. Provate a giocarci. Vi ricorderete come ci si poteva divertire ai tempi della pura giocabilità. Oggi, nonostante i progressi della tecnologia, questo Bruce Lee potrebbe dare ancora filo da torcer…Ma no! Che dico? Tanto ci pensa SONY a darvi i giochi belli, coinvolgenti, e estremamente giocabBHUAUAUAUA.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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