Quello che succede a Pastrengo resta a Pastrengo: Com’era Quelli Che… I Videogiochi 2017

Un buongiornissimo a tutti, come state? Io sono stanco, e lo sapete perché? Perché
oggi è giovedì mattina, sono le due di notte, e mi ritrovo davanti alla tastiera del PC per portarvi la mia testimonianza su Quelli che… I Videogiochi 2017.
Ebbene sì, la dura realtà è che, a conti fatti, sono già passati quattro giorni dal termine della terza edizione di Quelli Che… I Videogiochi 2017, ovvero, dal termine del terzo festival planetario del retrogaming che si è tenuto fra venerdì 17 Novembre a domenica 19 a Pastrengo(VR), ma io sono sempre qui che ci penso e, mentre lo faccio, sorrido. E perché sorrido? Beh. Adesso che mi trovo nuovamente al sicuro tra le mura domestiche posso dirlo: l’evento è stato UN SUCCESSONE.
C’eravate? Se c’eravate, bravi. Se non c’eravate, meno bravi. Sappiate però che il tasso di fomento anche quest’anno è arrivato al 100% bello pieno, tant’è che le presenze sono triplicate e il posto dove si è svolta la manifestazione era da sbavo. Un posto talmente bello al punto che molte persone, alla fine della carmesse, non se ne volevano proprio andare, e allora noi siamo stati costretti ad attirarle fuori dalla Caserma Leopold con uno stratagemma per poi tirare su il ponte levatoio. Ma non abbacchiatevi! Vi basterà aspettare solo un misero annetto e potrete rivivere l’esperienza un’altra volta. Di più! Se aspetterete ogni volta un anno, la potrete rivivere una volta all’anno! Incredibile, no? Signora mia, oggigiorno se ne vedono proprio di tutti i colori…

 

Se vi dico che abbiamo un ponte levatoio, abbiamo un ponte levatoio.

L’evento si svolgeva nella splendida cornice della Caserma Leopold di Pastrengo, un fortino austriaco risorgimentale che Wikipedia mi dice averne viste più di Carlo in Francia. È un luogo meraviglioso e suggestivo costruito apposta per sparare coi cannoni, e pare quindi cosa naturale che Quelli Che… I Videogiochi 2017 venga ospitato in una struttura del genere. I veri retrogamer si sono dati appuntamento lì già da venerdì 17 Novembre, a onor del vero, giorno quello abbastanza scarno dal punto di vista programmatico ma sicuramente appagante per tutti coloro interessati solo e unicamente ad abbattere più alieni possibile e infrangere qualsiasi tipo di record senza dover fare file ai cabinati o spintonarsi nella ressa.
Ma veniamo al sabato 18, giorno invece pregno di appuntamenti che mi ha visto levare al mattino ad un’ora ingrata per spararmi a bruciapelo circa 300Km su gomma.
Per presenziare alla titanica cerimonia di apertura mi ero preparato bene e avevo portato la macchina fotografica figa ( ovviamente non mia) per immortalare l’evento. Non vi sto a dire che l’atmosfera fibrillava di eccitazione. Gli orchestrali accordavano gli strumenti, il chiacchiericcio del pubblico si faceva vieppiù febbrile; gli uccellini sui rami stavano muti e i cani erano scappati, come del resto sempre deve succedere prima dei grandi eventi naturali che segnano il territorio.
Cominciamo? Non cominciamo? Forse si. Eccoli! Vedo il Sindaco di Pastrengo! Vedo Alessandro Bolgia! Carlo Santagostino lo vedrei per forza anche se non volessi, e io, ovviamente, lo volli fortissimamente. Con il misto d’incredulità e d’emozione il nastro è tagliato e la grande corsa al cabinato che ci sollazzerà per 2 giorni ha inizio. «È iniziato!». «È Iniziato!» rumoreggiano le turbe. E infatti, sì. Era davvero iniziato. Quindi niente, mi son ritrovato dentro a Quelli Che… I Videogiochi e neanche me ne sono accorto.

Il Sindaco Gianni Testi mentre taglia il nastro dando il via al Wacky Race dei retrogiochi

Carlo Santagostino si bulleggia al nastro di partenza

Alessandro Bolgia col gel. No, dico. IL GEL! Questo vi dovrebbe dare una misura della portata SIDERALE che ha un evento come Quelli Che… I Videogiochi 2017. Babbani che non siete altro!

Più di 50 cabinati attivi free to play e una quindicina di flipper a disposizione rappresentano sicuramente un deterrente molto efficace alla noia. Mentre le turbe si abbandonano al fomento, il primo appuntamento della giornata è stato il panel di Bruno Grampa, produttore dei due docufilm: “The Commodore Wars” e “The Fate Of Atari“. Il quale, senza mezzi termini, ha voluto sottolineare l’impegno e la serietà profusi nel realizzarli, mettendo subito in chiaro l’aspetto professionale e didattico delle due pellicole come sinonimo di qualità meritevole di passaggi ripetuti su Discovery Channel, e perché certa critica vetusta che si oppone alla loro divulgazione può tranquillamente continuare ad avvitarsi nel culo questa ceppa fatta a forma di “Atari: Game Over”.

Carlo Santagostino mentre intervista Bruno Grampa, oppure INIZIA a raccontargli una delle sue famigerate barzellette sporcaccione (scegliete voi)

Carlo Santagostino mentre intervista Bruno Grampa, oppure FINISCE di raccontargli una delle sue famigerate barzellette sporcaccione (scegliete voi)

Carlo Santagostino mentre espone al pubblico un raro esemplare di Blog d’intrattenimento veramente efficace e disponibile sull’internet.

Fugge frattanto il tempo irrecuperabile, e siamo già all’ora di pranzo. Il ricercatissimo ristorante interno della signora Cristina accoglie tutti i visitatori in un tenero abbraccio rifocillatorio. Ritrovo il mio barista di fiducia al quale non esiterei ad affidare la vita se non fosse che bere alcolici mi scatena una reazione allergica alquanto vistosa. Per il pomeriggio vado avanti ad acqua rigorosamente naturale, ché sennò le bollicine potrebbero darmi alla testa, ma avverto su me il suo sguardo inquisitore: «Perché non bevi, eh? Perché? PERCHÉ?» pare dirmi tutte le volte che passo davanti al banco, ma io: NIENTE. Daniele (questo è il nome del mio barista di fiducia) mi rimanda quello sguardo un po’ così, come quelli che hanno visto Genova, e continua ad accarezzare quel sogno sempre più irraggiungibile di vedermi stramazzare al suolo in preda a una crisi allergica.

Non è il tuo barista ad essere storto. Ad essere storto sei tu!

Il tempo di tornare in camera d’albergo e indossare il primo straccio che pesco nell’armadio che sono già di ritorno, pronto e cavalcante.

Un vestito elegante, di un certo portamento, ma sicuramente non sobrio

Nel pomeriggio è venuto poi il turno del sempre frizzante Enrico Colombini, colui che ha programmato il primo videogioco di avventura completamente in lingua italiana nell’ormai remoto 1982, il quale, a guisa di cicerone, ha accompagnato per mano gli astanti alla scoperta della genesi del suo gioco, “Avventura Nel Castello“, e di mille altri venuti dopo. Mostrando al popolo il vangelo del “come si scrive un videogioco di avventura” ha indottrinato i fedeli con i sacri valori che esso promuove. Il pubblico ha riso e battuto le mani in segno, rispettivamente, di rispetto e di approvazione, dopodichè Enrico ha servito la comunione distribuendo a tutti floppy disk da 3 pollici e mezzo e bevendo un litro di Chinotto.

Enrico Colombini mentre mostra ai filistei una copia del vangelo dei videogiochi di avventura secondo lui. «Volete fare un videogioco di avventura? Bene. Allora dovete fare così» dice. Successivamente ha resuscitato un cabinato morto con la sola imposizione delle mani.

«Rimetta a posto la candela!» Questo grido ha echeggiato negli stanzoni di Quelli Che… I Videogiochi 2017, ed ecco che, attraverso uno degli innumerevoli passaggi segreti che si ramificano all’interno delle mura del forte, Roberto Zandonà è comparso magicamente sul palco. Approfittando della confusione causata dalla sua semplice presenza, ha istruito il pubblico su tutte quelle pratiche occulte, quegli usi, e quegli strumenti comunemente impiegati all’interno di una cellula rivoluzionaria M.A.M.E.
Egli stesso, facendo parte attiva del MAME Project, ha subito messo in chiaro che la prima regola del MAME Project è che non bisogna parlare MAI del MAME Project, e che se quella era la prima volta che qualcuno sentiva parlare del MAME Project, allora quel qualcuno avrebbe dovuto programmare. Con l’aiuto di un video montato con sapienza, Roberto Zandonà ha illuminato i presenti, nutrendone la mente e lo spirito, mostrando loro ciò che era sempre stato davanti ai loro occhi inconsapevoli. Il tutto appena prima che gli uomini in nero lo prelevassero con la forza neuralizzandoci tutti.

Il M.A.M.E. come mai ve lo sareste immaginato

È venuto poi il turno di Carlo Santagostino, che ha portato gli spettatori indietro nel tempo grazie a un fiabesco excursus alla scoperta della Model Racing e di tutti gli altri produttori italiani di videogiochi fino ai primi anni ottanta. Una conferenza apprezzatissima per l’impressionante cura e la meticolosa preparazione; pareva proprio di essere lì raga, nei bar della provincia italiana o nelle cantine di quei piratoni che poi hanno ucciso il nostro mercato. Tanto era il trasporto che al termine della conferenza tutti sentivano un’irrefrenabile desiderio di indossare una maglia della nazionale con il numero di Paolo Rossi.

La classe di quest’uomo…

Ridi e scherza, gioca che ti rigioca, sopraggiunge d’acchito l’ora che volge al desio e il sabato di Quelli Che… I Videogiochi 2017 se n’era di già fuggito come una scorreggia nella tempesta. Stanchi ma felici, i guerrieri del videoludico depongono le armi cercando riposo e conforto per le stanche membra. Ma di colpo, così, da dietro, ecco che arriva la domenica di Quelli Che… I Videogiochi 2017! Un dì questo di sette che è il più gradito giorno, pien di speme, gioia, e Stefano Crosatti che dice un sacco di cose interessanti, ben esposte, attorno al concetto di: può un Raspberry Pi donare la felicità e condurre alla vita eterna i cabinati arcade? Anche di questo ne abbiamo parlato a Quelli che… I Videogiochi 2017.

Un bel dì, vedremo levarsi un fil di fumo dal cabinato all’estremo confine della sala giochi. E poi il Raspberry appare.

Infine, last but not the least, Igor Maggiorelli ha riversato nelle orecchie della platea parole dolci come il miele e dure come il ferro, dense di conoscenza ma prive dell’amaro retrogusto della tracotanza. Dopo «Aiutiamoli a casa loro», la logica evoluzione pare essere «Aiutiamoli via Skype», ed ecco Igor scendere tra noi parlandoci dei laser game e del perché si sono estinti, della infinita sofferenza che comporta oggi trovare pezzi di ricambio, delle laser console in nippolandia, lì nate e lì cresciute, coronando poi il suo intervento con una frase che è ben presto divenuto assioma e pietra angolare nella mente di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di essere lì, a Pastrengo, in Italia, A.D. 2017:

«Ultimamente i laser giochi vengono cagati di più»

Laser giochi a randa

E poi, così com’è iniziato, nel giro di poco Quelli Che… i Videogiochi 2017 è già finito.
È stata un’esperienza meravigliosa dove ho incontrato un sacco di bella gente e non sono riuscito a giocare quanto avevo desiderato ( cioè SEMPRE). Mi perdoneranno coloro che ho dimenticato di citare, e sono tanti.  Tutte le associazioni come Retrobit Lab, Arcade Italia e, in primis, Retrocampus, che hanno reso possibile questo trip preso bene in un’enorme sala giochi anni ’80 incastonata in un forte che a tratti sembrava il castello di Dragon’s Lair. Se nel vostro cuore è rimasto qualcosa di questa esperienza, allora vuol dire che lo scopo è stato raggiunto. Se invece non siete neanche venuti, beh, sapete dove attaccarvi. Il tempo dirà tutto alla posterità. E’ un chiacchierone, e per parlare non ha bisogno di essere interrogato.

Quasi mi dimenticavo dei MAME RETRO AVENGERS! Siete forti ragazzi. Non c’è record che vi possa resistere. Bella così.

 

 

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