Quello che resta : i Robot nel cinema degli anni ’80

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Ci avevano promesso i robot, tanti robot.
Potevano essere uguali a noi, indistinguibili esseri dallo sguardo gelido, oppure gli elettronici compagni di giochi che non ci avrebbero mai tradito, o ancora dei mortiferi killer inarrestabili; a noi non importava. Ci avevano promesso i robot e noi ci avevamo creduto. Cazzo se ci avevamo creduto. Ci eravamo immaginati il futuro come un fantastico parco automatizzato dove i nostri sogni di bambino si sarebbero realizzati grazie a loro.
Flash Forward di 30 anni e siamo ancora qui, spiacenti, circondati da roba apparentemente innovativa tipo gli smartphone e l’iPad, ma dei robot non v’è traccia. Adesso leggete pure questo articolo e fatevi esattamente un’idea di quanto lontani siano gli scienziati moderni dal mantenere le promesse fatte alla nostra infanzia. Beccatevi i robot nel cinema degli anni ’80.

Io l’ho sempre detto, per farmi pensare ai grandi temi della vita non c’è niente di meglio che guardare dei robot, possibilmente molto grossi, mentre fracassano tutto il fracassabile. Ripenso all’eterno confronto uomo-macchina e mi sale l’ansia per un possibile assogettamento dell’umanità da parte di orde di cyborg trombosomatici.

cyborg trombosomatici
 

Tutto questo perché durante la mia giovinezza anniottantara c’è stata una discreta quantità di persone residenti a Hollywood che si è data un gran daffare per convincermi che, sì, certo, i robot sono molto utili, però se gli si chiude la pompetta dell’olio poi possono far dei danni belli grossi.
Quindi, da Blade Runner a Matrix, dai Borg di Star Trek fino ai Cyloni di Battlestar Galactica, tutta questa gente ha speso un sacco di risorse per farmi immaginare il giorno in cui i nostri robot super-intelligenti e super-forti si sarebbero stancati di passare l’aspirapolvere e avrebbero deciso di governare il mondo. A questo punto, cari corridori, mi sento in dovere di suggerirvi un buon testo didattico per non farvi trovare impreparati.

How-To-Survive-A-Robot-UprisingMa andiamo ad investigare nel dettaglio sul perché i robot, alla fine, si stancheranno di noi e ci faranno un culo così (almeno in un primo momento). Ovviamente non è che mi posso ricordare TUTTI i robot di quel decennio. Mi sforzerò quindi di elencare quelli per me più significativi e che hanno lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo dei quarantenni che tengono botta.

1) Bladerunner

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Quando si tratta di film anni ’80 e di film con dentro i robot, Blade Runner è quello da cui partire. Da lui si comincia e da lui è iniziato tutto un mondo cyberpunk che poi non ce lo siamo più levato di dosso, tipo l’odore di fritto al ristorante cinese.
Blade Runner è sì fantascienza, ma è anche uno di quei film che, a mio parere, è andato più vicino a ciò che il futuro sarebbe diventato: la grande città sporca e decadente stipata di gente all’inverosimile, il divario enorme tra la classe operaia e i benestanti, la pubblicità massiccia infilata in ogni buco disponibile…Sì, questo film rende perfettamente l’idea.
Qui abbiamo dei robot in tutto e per tutto simili agli umani: “Più umano dell’umano” recitava lo slogan pubblicitario della Tyrell Corporation, e infatti sono addirittura definiti REPLICANTI, copie talmente perfette da essere difficilmente distinguibili se non si ha a portata di mano un deserto e una testuggine da rovesciare.

 

I replicanti alla fine si dimostravano migliori dei loro creatori, più umani dell’umano, appunto, e Hollywood ci regalava uno dei più bei film di tutti i tempi.

2) Runaway

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In questo filmetto del 1984 veniva ipotizzato un futuro dove l’uso dei robot e il loro conseguente malfunzionamento sarebbero stati di così abituale frequenza che la polizia avrebbe costituito un nucleo apposito per occuparsene.
L’eroe era l’allora quotato Tom “baffoni” Selleck che, svestita la camica fatta con la federa del divano e gli occhiali a goccia di Magnum, si calava nella parte di un poliziotto/tecnico dei robot occupatissimo nell’acciuffare un cattivone che riusciva ad usare dei robot-ragnaccio (abbastanza scarsini) per uccidere i cristiani. Il bello di questo film era la presenza del bassista dei Kiss, Gene Simmons, nella parte del MARIUOLO da arrestare. Prego la regia di mandare una foto di Simmons durante uno dei suoi momenti più spiritualmente rappresentativi e senza robot-ragnacci.

Kiss Play The Forum in London

Altra figata presente nel film era che il cattivo sparava degli speciali proiettili che FACEVANO LE CURVE. Giuro. Facevano le curve e quindi divennero uno dei MUST della mia fantascienza adolescenziale. Da quel giorno aspettai invano che qualcuno li inventasse ma purtroppo gli scienziati hanno perso tempo dietro a idiozie inutili tipo una cura per AIDS e le telecomunicazioni.

3) Terminator

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I primi due film di Terminator sono bellissimi. Certo, il secondo è più bello del primo perché ci spesero un fiume di paperdollari, ma l’originale, quello fatto con uno zoccolo e una ciabatta, rimane indiscutibilmente un gioiellino.
Il robot Terminator è spietato, privo di emozioni e logicamente motivato ad uccidere il suo obiettivo. Sì, non è subdolo, ma a volte un robot DEVE voler solo sterminare tutti gli esseri umani, giusto? Inoltre, abbiamo questo uomo grossissimo dal forte accento austriaco che attraverso dialoghi convincenti di due-parole-due cerca di realizzare la profezia del giorno del giudizio. Cosa volere di più? Un Lucano? Personalmente amo il night club dove ci scoppia il casino, mi pare si chiami Tech Noir.

Sì, si chiama proprio Tech Noir

Sì, si chiama proprio Tech Noir

4) Robocop

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Alex Murphy era un uomo noioso, legnoso e inespressivo già prima che una malvagia gang di PERFIDI gli facesse la festa. Così, dopo l’abbattimento, la frollatura, e la conseguente trasformazione in robot, in realtà si assisteva a un salto di qualità e Alex mostrava più emozioni di quanto non facesse prima quando era umano. Ma a parte la figata del super-poliziotto che quando camminava faceva il rumore di una pressa idraulica e aveva un pistolone da coscia che levati, c’era anche un altro robot grosso che fu la vera star dello spettacolo.

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ED209 Versus LE SCALE

L’ED209, a parte alcune debolezze minori (le scale), rimaneva comunque la mia prima scelta nel caso avessi avuto bisogno di qualcuno da tenermi accanto in una rissa in discoteca. Con quel suo chassis lucido e palesemente ricavato da un microfono poi, aveva l’eleganza e il portamento tipico della politica estera americana negli ultimi 60 anni. Ah, dimenticavo, la sua voce profonda e citofonica staccava le fighe.

5) Aliens

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I robot che fingono di essere umani sono sempre ganzi. Come in Blade Runner poco sopra, trasmettono quel senso di scoperta e curiosità come quando ci si confronta con una nuova specie aliena proveniente da chissà dove. In questo caso poi, il robot Bishop era anche interpetato da un grande attore dalla faccia di granito molto inquietante.
Anche se Bishop all’inizio ha un ruolo marginale, alla fine del film si dimostrava una pedina fondamentale per la distruzione della regina. Peccato avesse quel brutto vizio del gioco.

6) Data – Star Trek The next generation

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Data è un robot della televisione, è vero, però è indubbio che sia un personaggio che è entrato di prepotenza in quel calderone ribollente che, per un verso o per un altro, riguarda gli anni ’80. Era super forte, super veloce e super intelligente, ma aveva l’itterizia e dei tempi comici sospettosamente affettati. Nel complesso era un tipo di robot piuttosto standard per quei tempi là, ma la novità stava nel fatto che volesse a tutti i costi essere uno di noaltri, uguale a uno dei boys del ponte di comando dell’Enterprise, e questa cosa lo faceva assomigliare ad un modernissimo Pinocchio che attraverso le sue incredibili avventure volesse tramutarsi in un bambino vero. Inoltre, quella cosa che lui usava il computer muovendo le mani molto, molto veloce, è piuttosto ganza anche adesso. Anch’io a quei tempi avrei voluto avere un amico come lui: l’equivalente di Wikipedia con braccia e gambe.

7) Corto circuito

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A rivederlo adesso, ci si rende subito conto di quanto sia stupidamente anniottantaro questo film. C’era Steve Guttemberg che ai tempi andava forte grazie anche alla serie di “Scuola di Polizia”, c’era Ally Sheedy che rappresentò una stella polare sessuale per il sottoscritto (e l’ho spiegato dettagliatamente qui), c’erano i militari cattivi e il protagonista che fuggiva un po’ tipo D.A.R.Y.L., e poi c’era lui, il personaggio principale appunto, NUMERO 5, che segnava punti per l’aspetto che aveva e per il fatto che era un robot che poteva effettivamente esistere fatto in quella maniera lì se solo qualcuno si fosse preso la briga di costruirlo. Inoltre, quando Numero 5 si arrabbiava, gli occhi gli diventavano rossi di distruzione e cominciava a sparare con il raggio laser, che è proprio una cosa classica tipo la Luna che era rossa perché Vega stava per attaccare.

8) Balle Spaziali

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Concludo infine con Dot Matrix, direttamente da Balle spaziali, tradotto dall’inglese “La matrice di punti”, quella delle stampanti. Dot Matrix era il droide d’onore al matrimonio della principessa Vespa ed era, ovviamente, una bassa parodia basata su C-3PO di Star Wars. Me la ricordo sempre da quanto era rompicoglioni, però faceva ridere.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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4 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    Grandi film, uno più bello dell’altro! Tolto Runaway che non ho mai visto, gli altri li ho amati davvero tutti. Da bambino erano Robocop, Terminator e Corto Circuito i miei prediletti, poi nel corso degli anni ho recuperato anche Balle Spaziali, la serie Alien e negli ultimissimi anni Star Trek (ho iniziato un paio di anni fa la mega maratona di tutte le serie partendo dalla TOS 😀 ).
    Un appunto su Blade Runner. Vidi il film per la prima volta a 15 anni su consiglio del mio prof di storia e lo trovai carino senza troppa lode. Poi lo rividi a 20 anni. Davvero bello. A 25 anni lo consideravo quasi un capolavoro. Oggi concordo pienamente con te, Blade Runner è uno dei film più belli che siano mai stati fatti, vorrei dire talmente tante cose su questo film che non saprei da dove iniziare. E film a parte, avendo di recente letto anche il libro, posso solo dire che la fantasia e le idee di P.K.Dick sono qualcosa di clamoroso. Idolo assoluto.

  2. Simone Guidi ha detto:

    Sai, credo che un film così non passerà mai di moda per il semplice motivo che È la moda. Immagina un mondo senza Blade Runner nel 1982. Probabilmente avremmo avuto tanti altri film cyberpunk oltre lui, però con un ritardo di almeno 10 anni! Ha proprio un messaggio forte, sia visivo che narrativo. Via, penso tu abbia capito che mi è piaciuto. 🙂

  3. Sam ha detto:

    Io però ci metteri anche il Ranxerox di Tamburini e Liberatore ; che ok, non è mai stato un film ( anche se c’è andato vicino più volte), ma rimane cmq un robot umanoide , e prima di tutto italiano, che veramente ha sfatto sfaceli in tutto il Mondo ( pubblicato persino in Giappone, come vendere ghiaccio agli esquimesi )e che ha influenzato davvero molto l’ immaginario filmico degli anni 80 ( il primo episodio a colori esce 1 anno prima di Blade Runner )

    • Simone Guidi ha detto:

      Bello Renxerox, prima o poi ci devo scrivere qualcosa sopra. In casa avevo anche dei fumetti ma credo che siano andati persi coi vari traslochi. Bello Renxerox. 🙂

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