Ridendo e scherzando si digeriscono i cattivi : Salto Nel Buio

Salto Nel Buio è un film di Joe Dante, e Joe Dante  è uno di quei registi da incolpare quando, parlando dei film che passavano al cinema durante la loro infanzia, i cresciuti negli anni ’80 non riescono mai a starsene zitti.
Il nome di Joe Dante non è così famoso, non è altisonante come quello di Steven Spielberg o George Lucas, ma nonostante tutto riesce a farsi ricordare per un pugno di altalenanti pellicole che hanno pressofuso mnemonicamente le sinapsi di una generazione e, insomma, anche se tra poggi e buche, Joe Dante è riuscito a definirsi una bella carrierina dove film blockbuster si sono alternati a fiaschi paurosi. E tutto questo enorme giro sulle montagne russe si è scatenato quasi per scherzo, anzi, per una scommessa che vi racconto giusto prima di parlarvi del suo Salto Nel Buio.

Negli anni ’70, Joe Dante è soltanto un bravo montatore di trailer. Un giorno come tanti, l’imperatore dei B-movie e architetto segreto della moderna Hollywood, Roger Corman, sta pranzando con un collega, tale Joe Davison, e non si sa come, non si sa perché, scatta la scommessa:
«Se mi ci metto sono in grado di produrre un film con un budget di soli 90mila paperdollari » dice tracotante Davison mentre addenta un hamburger.
Corman sorride, e perché sorride? Perchè lui è il fottuto imperatore dei B-movie, il Gran Visir delle riprese a risparmio, e sa benissimo che con soli 90mila paperdollari un attore di grido manco si sfila le ciabatte, figurarsi fare un film intero. Per cui, dicevamo, Corman sorride, e accetta la scommessa con la ragionevole certezza di avere la vittoria in tasca.
Sicuro di non potersi permettere Francis Ford Coppola né l’ultimo degli stronzi, Davison vuole comunque vincerla quella scommessa, e si ingegna affidando la regia del film a qualcuno che non sia ancora abbastanza consapevole delle proprie capacità da chiedere troppi soldi, e neanche a una pippa completa, per cui affida l’incarico a due dei suoi montatori di trailer migliori, uno dei quali si chiama, appunto, Joe Dante.
«Ehi, Ragazzi! Vi do BEN 60mila paperdollari se mi fate il film!» dice Davison facendo già la cresta di 30mila sul budget.
Dante non è una cima, ma una-cosa-una nella vita la sa fare bene: montare i film. Sapendo di non potersi permettere alcuna scena d’azione altrimenti il film sarebbe stato economicamente impossibile, passa tutto il tempo a filmare attori che parlano, e tanto per chiarire tutto da subito, ambienta il film nello squallido mondo dei film a basso budget inserendoci un sacco di parti provenienti da altri film realizzati dalla compagnia di Corman. Voi penserete: l’uso selvaggio di materiale di repertorio manderà tutto in merda. E invece, a film ultimato, le scene sono coerenti e il film assomiglia tremendamente a una cosa seria. Con soli dieci giorni a disposizione (tanto è durata la lavorazione), Dante e soci in qualche modo la sfangano, e tirano fuori un film che andrà ad incassare un milione di dollari al botteghino. Niente male come investimento, no?

Joe Dante è un regista fatto così. A Hollywood non è mai riuscito a fare quello scatto necessario a trasformare il suo nome in brand, e l’unico film sul quale abbia mai avuto il controllo totale è stato Gremlins 2: The New Batch, che oggi come oggi ce lo ricordiamo a stento e io anche meno, però, almeno, c’era Hulk Hogan, quello si che lo ricordo.

 

Dante è un membro autoproclamato della VHS society, ovvero, quella società composta da registi che hanno guadagnato di più in videoteca piuttosto che al cinema, e a lui non importa una beneamata fava perché è il primo a dire robe tipo: « …il valore di un film si riesce pienamente a capire solo dopo un paio d’anni dalla sua uscita. »
Nel caso specifico il suo Salto Nel Buio aveva grandi aspirazioni e avrebbe dovuto essere uno dei principali contendenti alla vetta del box office.  Aveva tante frecce al suo arco: Steven Spielberg scritto grosso sul poster, lui che aveva fatto Gremlins alla regia, un’idea di base divertente che includeva un ex pilota ribelle miniaturizzato iniettato dentro a un ipocondriaco, un Dennis Quaid giovanissimo che era un bel vedere, un’altrettanto bella Meg Ryan che da lì a poco sarebbe diventata la fidanzata d’America, e infine Martin Short, che a noi europei non faceva tutta questa impressione ma in USA era uno dei comici di punta del Saturnday Night Live. Insomma, il film si presentava bene. Eppure, nell’estate del 1987, in America non se lo filarono granché.

 

Nelle interviste, Joe Dante incolpa la campagna pubblicitaria, a parer suo “terribile”, come principale responsabile della tiepida accoglienza. Salto Nel Buio sarebbe stato spinto come un prodotto puramente fantascientifico e non per quello che effettivamente è: una commedia fantascientifica per famiglie raccontata nello stile maniacale di Dante.
E in effetti, il regista aveva accettato l’incarico dopo lunghe ritrosie ma solo con l’obiettivo dichiarato di realizzare un film commercialissimo che lo facesse sfuggire al cono d’ombra in cui il suo precedente, Explorers, lo aveva precipitato. Anche Explorers, infatti, era inspiegabilmente affondato senza lasciare traccia e Dante ancora non se lo spiegava.

«Torna da meee. Io ti AMOOO!»

Radicalmente diverso dalla missione di soccorso già vista in Viaggio Allucinante del 1966, Salto Nel Buio si concentra su un esperimento di miniaturizzazione che, a causa dell’intrusione di uno spregevole commerciante d’armi e dei suoi scagnozzi, si conclude con l’iniezione del pilota anarchico Tuck Pendleton (Dennis Quaid) nel posteriore del commesso di supermercato ipocondriaco Jack Putter (Martin Short) invece che in un coniglio da laboratorio. I Cattivi ottengono il chip di miniaturizzazione ma quello per l’ingrandimento sfugge restando nella navetta di Tucker, la quale flutta libera nel corpo di Jack, ecco che quest’ultimo diventa l’obiettivo inconsapevole dei cattivoni che tentano di acchiapparlo per tutto il film.

 

Riguardare Salto Nel Buio adesso regala ancora un sacco di soddisfazioni ma, obiettivamente, non lo si può includere nella serie A dei film di genere classici degli anni ’80 come I Predatori Dell’Arca Perduta, E.T., o Gremlins. È un film che si qualifica per quella seconda fascia dove troviamo prodotti più che dignitosi come Piramide Di Paura, per dire, ma è comunque estremamente divertente, e sotto questo punto di vista regge sorprendentemente bene.
I suoi effetti speciali, poi, elaborati nel 1987 in un epoca ancora pre-digitale, vennero premiati da un Oscar, e sono molto accurati quando aiutano Dante a descrivere il funzionamento interno del corpo umano come la rete isterica e pulsante di voragini e arterie carnose che veramente è.
Oltre che per la sua sceneggiatura pregna di umorismo sottile, Salto Nel Buio si distingue anche e per la tecnologia impiegata, in particolare il sistema informatico simile al GPS che mappa automaticamente l’interno del corpo labirintico di Putter anticipa alcune delle invenzioni che oggi diamo per scontate, anche se, effettivamente, non abbiamo ancora trovato un modo per miniaturizzare sommergibili e iniettarli dentro ai cristiani, e questo per me resta un grave handicap evoluzionistico.

 

Dopo il successo di Gremlins e con il coinvolgimento di Steven Spielberg come produttore, è proprio strano che Salto Nel Buio non sia stato un grande successo per Joe Dante.
Sì, certo. Si è ripreso in formato home-video, ma vuoi mettere al cinema? Che sia stato promosso male, pubblicato in un brutto periodo, o più semplicemente che il pubblico non fosse ancora pronto per una commedia sulla miniaturizzazione in quel preciso momento storico, non è chiaro. Certamente, la Disney ebbe un successo molto maggiore con Cara Mi Si Sono Ristretti I Ragazzi appena due anni dopo.
Qualunque sia la ragione, comunque, Salto Nel Vuoto è un film che merita più attenzione, e certamente si colloca tra le voci più interessanti nel voluminoso catalogo dei film per famiglie che sono apparsi durante gli anni ’80.

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2 risposte a Ridendo e scherzando si digeriscono i cattivi : Salto Nel Buio

  1. Ste84 scrive:

    Da Piranha a Salto Nel Buio me li sono visti tutti, anche abbastanza recentemente, e per me Dante in quella striscia non ne ha sbagliato uno. E’ uno di quei registi “minori” che amo molto, un po’ come Stuart Gordon (che tra l’altro, combinazione, ha diretto la serie del ’98 Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi). Tra l’altro non conoscevo la storia di Hollywood Boulevard e non l’ho nemmeno mai visto, rimedierò.
    Ma in tutto questo, forse perchè appunto li ho rivisti tutti di recente, non sono i suoi film ad avermi provocato l’effetto Ego (quando l’austero Anton mangia la ratatuia e sprofonda in un turbine di ricordi d’infanzia) bensì la vista del signor Hulk Hogan, a cui non pensavo più da un bel pezzo… Io leva dell’84 ero ancora troppo piccolo per aver vissuto il suo periodo di massimo splendore ma i suoi match sul finire degli anni ’80 inizi ’90 me li ricordo, con mio nonno che mi diceva che Hogan era l’uomo più forte della terra e nessuno poteva batterlo e io lo guardavo a bocca aperta (già mio nonno era un eroe per me, figurarsi questa cosa detta da lui!). Allora correvo dai miei amici e anche loro erano tutti esagitati con il wrestling (ancora non sapevamo che i match sono recitati) e c’era una quantità pazzesca di merchandising su Hogan, ecc. E questo in Italia, non oso immaginare cosa quest’uomo abbia rappresentato in america per i teen dell’epoca. Per me era un vero supereroe, tipo Uomo Tigre in carne e ossa, e l’unico che avrebbe potuto batterlo, anzi ne ero convinto, al contrario di mio nonno, sarebbe stato il mio eroe di menare le mani per eccellenza: Bud Spencer (l’incontro del secolo ai miei occhi di bambino di 5 anni!). 😀

    PS: ho visto Salem’s Lot, ottimo consiglio 3 ore volate, il vecchio Tobe Hooper è un’altro che non mi delude mai!

    • Simone Guidi scrive:

      Io non mi scorderò mai quando ci fu la faida tra Hogan e Ultimate Warrior. Cacchio, a scuola eravamo due fazioni separate e avverse. Era pure il periodo che passavano il Wrestling su Mediaset e il fomento era alle stelle. Quando poi Warrior vinse, con Hulk che gli consegnava la cintura a mo’ di passaggio del testimone, lì fu veramente un gran momento.
      A proposito di Bud buonanima: sono andato a vedere Avenger Infinity War. Non sembra anche a te una versione sotto steroidi e ultra pompata di un film di Bud e Terence? Non che mi dispiaccia, per carità, ma alla fine certi meccanismi sono sempre gli stessi. Pizze e cartoni a più non posso, e poi ci si rialza subito per prendere altre pizze e cartoni. 🙂

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