Sì, però a me un po’ dispiace: Toys – Giocattoli

tumblr_na83z2y7uZ1qfap4co8_r1_500Non nascondo che la scomparsa di Robin Williams mi abbia profondamente colpito. Svuotato dentro. L’ultima volta che provai una cosa così fu quando morì Michael Jackson. Una specie di sfaldamento interiore, la perdita di coesione e l’apertura di un buco all’altezza dello sterno. È il mosaico della mia giovinezza che perde un tassello fondamentale per riuscire a riconoscere chi ero, e lascia per strada pezzi di cui non so come fare a meno.
E poi c’è il modo in cui è avvenuto. Un suicidio. Proprio da uno come lui che, con tutte le vagonate di child’s cose che ha fatto, sembrava l’ultima persona in grado di compiere un atto del genere.
La morte di un uomo che è l’antitesi di quanto ha sempre professato in vita.
Alla memoria di Williams dedico la recensione di questo film, Toys – Giocattoli, non tanto perché sia un bel film, (lo è solo per certi versi) quanto perché è un film affascinante e frustrante allo stesso tempo. Proprio come la memoria dell’attore che lo interpreta.
Vai Rob. CANTA! Tanto è uguale.

Toys arrivò nelle sale cinematografiche americane il 18 dicembre 1992, gli anni ’80 erano quindi già alle spalle da un bel po’ ma probabilmente c’era ancora della anniottantudine residua in giro perché il regista, Berry Levinson, riuscì ad accaparrarsela tutta e smaltirla definitivamente in questa pellicola che, in quanto a MACCOSA, non si fa mancare proprio niente e anzi, scattano altre forme di protezione dello spettatore tipo i MACCHECCAZZO.
Il MACCHECAZZO più grosso venne fatto brillare nel buio della sala dai primi spettatori a sedersi sulle poltroncine, che loro si aspettavano di vedere una leggera e divertente commediola natalizia, per altro anticipata dal trailer forviante ai limiti della truffa che potete vedere qui sotto, e invece si ritrovarono davanti una commediola per niente natalizia, poco divertente, e pesante come una peperonata.

 

Una commediola, dicevo, dove il protagonista Robin Williams recita costantemente col freno a mano tirato e, salvando la sola gag di Madre Teresa, non riesce mai a graffiare quanto era suo solito fare.
Nel contesto di piattezza generale, dove solo la brava Joan Cusack (la sorella di John) riesce fievolmente a distinguersi nel ruolo della CRETINA, inaspettatamente la miglior interpretazione di tutta la compagnia ce la regala un divertentissimo LL COOL J nei panni del cugino militare con la fissa per il mimetismo.

llcoolj

E qui è d’obbligo un momento di riflessione per LL COOL J, dato che l’unica sfortuna che ha avuto nella vita è stata quella di non riuscire mai a imbroccare un film decente. Al suo collega Marky Mark, da voi conosciuto sicuramente come Mark Wahlberg, ma per me sempre e soltanto Marky Mark, è andata meglio, e ora è sotto le chele protettrici di Michael Bay a sparare ai robottoni, ma tutto questo è solo una questione di fortuna perché se il buon LL non faceva le cosacce tipo il remake di ROLLERBALL, magari c’era lui adesso a sparare ai robottoni. Lui che negli anni ’80 era già fisicato e bisognoso di AMMORE.

 

Ma non divaghiamo, torniamo sulla trama e sul fatto che, parlandone, possiamo ridefinire al rialzo, qui, ora, un nuovo significato per la parola “ELEMENTARE”:
L’eccentrico proprietario della Zevo Toys muore e, con l’entrata a regime del primo dei tanti WTF siderali del film, invece di lasciare l’azienda in mano al figlio Leslie (Robin Williams), strampalato e pazzoide come lui, preferisce dare tutto in eredità al fratello militare stronzo, gran bast.figl.d.putt. che non gli frega niente di nessuno e tratta tutti a pesci in faccia. Come mette piede in azienda, il fratellaccio militarizza tutto e inizia la produzione di videogiochi FPS (First Person Shooter) a sfondo bellico e mini-droni da combattimento.
Leslie, lì per lì ci sta, poi nicchia, poi incontra una topa molto sexy (Robin Wright) due anni prima che quella topa faccia correre Forrest Gump e finalmente sboccia l’ammore e l’incazzatura verso il fratello.

robinwright

…e poi gli ho detto: “Corri Forrest, corri!” E lui è partito per davvero! Vedessi. Un missile sembrava…

Alla fine, tutti insieme (Protagonisti, comprimari, ex-antagonisti, comparse e l’usciere dello studio) decidono di andare a prendere per un orecchio il fratellaccio militare stronzo che, ovviamente, li attende col coltello fra i denti e vende cara la pelle scatenando addosso alla truppa una tempesta di WhatTheFuck devastanti, sganciati direttamente dai suoi mini-droni nel corso di uno scontro finale che trascende ogni legge della logica e della fisica. Quando la polvere si abbassa, il cattivo è mazziato a dovere e sul campo di battaglia restano i vincitori che trionfano e ridono tutti allegramente come nei finali di “Happy Days”.
Ecco.
Una storia così negli anni ’80 ci poteva pure stare, ma anche in questi primi annetti dei ’90 gliela possiamo passare, il problema è che si dipana nell’arco di 1 ora e 55 minuti ed è di una lentezza straziante, così l’orchite degli spettatori è cosa inevitabile.

5530982379_9fd4e64798_o

E allora, facendo un rapido consuntivo di quanto detto finora, qui casca l’asino corridori miei. Qui si infrange questo bellissimo progetto che è comunque visivamente esaltante, devo riconoscerlo. Con scenografie surreali e ispirate direttamente alle opere di René Magritte, ai suoi paradossi, ai suoi bombetta che si ripetono all’infinito e che vengono incarnati dallo stesso Williams in vari momenti della pellicola. C’è spazio per molti artisti, anche per il Futurismo italiano che viene citato a dovere dal designer Ferdinando Scarfiotti, creatore di tutti i sontuosi set del film. Ma se è vero che l’occhio vuole la sua parte, sicuramente per fare un buon film il solo misero occhio non basta, e infatti Toys fece un gran floppone negli States, andando a incassare meno della metà del suo budget. In barba al buon cast, a Robin Williams, e allo sforzo visionario impiegato per la realizzazione.
Guardandolo ventidue anni dopo senza l’onere di grandi aspettative, Toys non è un bruttissimo film. Certo non è divertente, però è simpatico. Non è coinvolgente, ma è unico. Nel 1992, pensare a una guerra combattuta da droni comandati a distanza e addestramenti fatti ai videogames era roba da filmetti fantasy come questo, poi il mondo è andato avanti regalandoci “DOOM” e le torri di NY, così adesso la prospettiva non è più fantasy ma cruda realtà, per questo Toys si può definire anche profetico, se vogliamo.
La colonna sonora è notevole e annovera artisti come Tori Amos, Enya, il solito, onnipresente, Thomas Dolby e, soprattutto, due vecchie conoscenze del blog, Wendy & Lisa, che insieme a Seal al tempo collaboravano attivamente con il compositore Trevor Horn e si accreditarono la main theme “The closing of the year”, canzone iper-natalizia ed estremamente coinvolgente.

 

Anni più tardi le nostre due signorine cantanti arrivarono ai ferri corti con Horn e volarono gli stracci bagnati per questioni di demo contese, diritti negati e quant’altro. Le due controparti si lasciarono nell’acredine reciproca e si fanno le MACUMBE tutt’oggi.

Nel corso del 1993, la Absolute Entertainment rilasciò una conversione videoludica del film, “Toys: Let the toys war begin!”, per Super Nintendo e Sega Genesis. Il gioco vedeva protagonista Leslie Zevo giocato da una prospettiva aerea che tentava di distruggere le telecamere di sicurezza della fabbrica, della mensa, e del magazzino, al fine di eludere la sorveglianza e raggiungere il fratello cattivone per mazziarlo. Con l’avanzare di livello, il gioco passava allo scorrimento orizzontale in cui il giocatore doveva volare fino al centro di controllo, arrestare la produzione dei giocattoli da guerra e salvare il buon nome della Zevo Toys. Non serve che vi dica che il gioco non era per niente esaltante.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

You may also like...

2 Responses

  1. Ste84 ha detto:

    C’è qualcosa di davvero tragico in questa faccenda che va oltre il “solito” lutto per la scomparsa di qualcuno e penso che tu abbia individuato alcuni di questi motivi. Forse non me ne sono reso conto subito bensì qualche sera fa quando dopo molti anni, e con un ricordo un po’ sbiadito, mi sono riguardato Attimo Fuggente. Il film è di per se toccante ma verso la fine, quando Robin è da solo nell’aula di scuola e piange per il suicidio del suo alunno è qualcosa che, alla luce di quello che è successo nella vita vera, ghiaccia davvero il sangue. E senza portarmi a chissà quali conclusioni sul senso della vita, rivedendo quella scena ho davvero provato una grandissima tristezza e un senso di vuoto come se mi fosse stato portato via qualcosa.

    • Simone Guidi ha detto:

      Guarda, proprio non ci sono parole Ste. Oltre che alla perdita dell’uomo c’è anche una sgradevole sensazione di essere stato preso in giro per così tanti anni. Perché proprio un suicidio? Se fosse morto di morte naturale o per un banale incidente sarebbe stato diverso. L’avrei metabolizzata meglio ed anzi, lo avrei tenuto per sempre nel cuore come punto di riferimento per tante cose. Invece adesso c’è l’ho nel cuore lo stesso ma sembra un abusivo. Uno che gli vuoi bene perché te ne ha raccontate tante, ma alla fine si è dimostrato un cazzaro. È frustrante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *