Si puo’ fare: L’anatomia di Frankenstein Junior e l’anno d’oro di Mel Brooks e Gene Wilder

Young Frankenstein

Young Frankenstein

1974. Quasi quarant’anni fa, molto prima che Walter Veltroni ne facesse uno slogan per un’infelice campagna elettorale, Gene Wilder gridava al mondo la sua scientifica illuminazione nel riuscire ad animare nuovamente la materia inanimata. «SI…PUÒ…FAREEE!». Lui alla fine ci riuscì, Veltroni no. Il buon Gene, in tandem con Mel Brooks, fece un gran lavoro. Il suo “Young Frankenstein” fu campione di incassi e divenne un CULT della cinematografia comica, segnando indelebilmente l’immaginario degli spettatori fino ai giorni nostri. Adesso tutti sanno la reale utilità di un SEDADAVO e sorridono quando pensano di RIMETTERE A POSTO LA CANDELA, di Veltroni invece non si ricorda più nessuno.

La genesi di Frankenstein Junior si annida dentro le riprese di un altro capolavoro di Mel Brooks, quel “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” dell’anno precedente che sollevò tante polemiche in terra yenkee per via di quella scena delle puzze intorno al fuoco.
Detta così fa un po’ridere ma a quel tempo il genere western era molto in voga, e tizi iperfasci come John Wayne e amichetti col grilletto facile erano autentici eroi nazionali. Capirete, quindi, che quando ti arrivò questo Mel Brooks, regista EBREO che ti metteva un cowboy NEGRO in una feroce parodia del genere più amato dagli americani dopo la torta di mele, la cosa non fu digerita subito molto bene. Ci volle un pochettino prima che il pubblico afferrasse il concetto e si riversasse in massa nei cinema decretandone il successo.

Nel 1973, Brooks e Wilder erano seduti a bere un caffè quando Wilder semplicemente disse: «Ho un’idea per fare una nuova versione di Frankenstein!». Brooks replicò che il soggetto di Frankenstein era già stata riproposto alla morte e tutti erano stanchi di quella vecchia storia. Quando Wilder gli spiegò che la sua idea era di avere come protagonista un discendente dell’originale dottor Frankenstein che si vergognava della sua famiglia e del suo nome, Brooks divenne curioso e si convinse che l’idea poteva essere divertente.

Dottor FrankenstIn, per favore.

Brooks e Wilder andarono avanti lavorando a braccetto e se ne vennero fuori con una sceneggiatura originale per un film.
Frankenstein Junior (in originale: “Young Frankenstein”) è una divertentissima parodia del racconto di Shelley, fortemente allusiva al film originale degli anni ’30 tanto che il laboratorio dove il dottore porta alla vita la sua creatura è lo stesso, faticosamente reperito e ricostruito identico all’originale.
Come protagonista troviamo Gene Wilder nel ruolo del professor Frederick Frankenstein, medico e scienziato, accreditato discendente del famigerato Victor. Un giorno nell’aula dove usualmente tiene lezione riceve la visita di un anziano ambasciatore che si fa avanti e consegna al medico un prezioso documento redatto dal nonno buonanima. È la descrizione dettagliata dei suoi esperimenti volti a riportare in vita i tessuti morti.
Scettico ma incuriosito, il medico si reca in Transilvania e ripercorre le esperienze del nonno rimanendone affascinato. In men che non si dica si ritrova a continuarne l’opera realizzandone i propositi.

SI...PUO'...FAREEE

È interessante notare che, a differenza di “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”, Brooks non appare in nessuno modo nel film, in nessun ruolo. Egli tuttavia fornirà l’ululato del lupo mannaro che si sente per la scena del «LUPO ULULÁ». In un’altra scena, Brooks fa anche il suono stridulo di un gatto quando Wilder lancia un dardo fuori campo e ne colpisce uno.

Inizialmente era stato previsto che fosse Madeline Kahn a recitare il ruolo della sexy assistente di Wilder, Inga, ma alla fine lei preferì recitare la parte della sua imbarazzante fidanzata Elisabeth. Questa inversione di ruoli permise all’attrice Terri Garr di assumere il ruolo di Inga e fu tanto di guadagnato. La Garr risultò particolarmente gradita dal pubblico e affermò di aver basato il marcato accento di Inga su un personaggio del “The Sonny and Cher Comedy Hour”, un programma televisivo da lei seguito regolarmente.

Dai, dai. FARE ANCHEEE TU!

Dai, dai. FARE ANCHE TUUU!

Peter Boyle ricoprì il ruolo del mostro, completo di trucco verde proprio come Boris Karloff nel “Frankenstein” originale. Le riprese furono una felice esperienza per Boyle e gli dettero l’opportunità di incontrare la sua futura moglie, Loren. Boyle le chiese di uscire per il loro primo appuntamento con in faccia il trucco verde e indosso il costume da mostro.
Marty Feldman lasciò una firma indelebile con il suo ruolo di Igor, fedele assistente gobbo del dottor Frankenstein la cui gag sulla gobba mobile fu completamente improvvisata. Durante le riprese la protesi gli dava fastidio e lui continuava a passarsela dalla spalla sinistra a quella destra, fino a quando finalmente gli altri membri del cast se ne accorsero e decisero di prenderlo in castagna. La sua famosa frase: «Quale gobba?» venne inserita successivamente nel copione.

Una delle scene più divertenti del film è l’incontro del mostro con il vecchio eremita cieco, splendidamente interpretato da Gene Hackman. In questa scena leggendaria, Hackman versa la zuppa calda sul mostro e accende il suo pollice credendo che sia un sigaro. Durante le riprese Mel Brooks scoppiava a ridere e rovinava la presa audio. Per portare a termine la scena dovette lasciare quel set e dirigere da un altro posto più lontano.
Il pollice di Boyle usato nella scena era in realtà un falso cosparso di alcol per bruciare con più facilità.
Sfortunatamente Gene Hackman non venne accreditato per il suo ruolo di cieco nella versione originale del film.

Un brindisi a una lunga amicizia

Il più grande contrasto accaduto durante le riprese è stato per la scena “Puttin ‘on the Ritz”, quando Wilder e Boyle danzano i frac. Brooks contestò la scena con veemenza, sostenendo che fosse fuori luogo e che rovinava la continuità del film. Fu solo dopo averla osservata in una proiezione in anteprima, con una folla urlante di approvazione, che ammise di essersi sbagliato accettando di tenerla.

Brooks e Wilder in realtà avevano scritto diverse scene extra rispetto alla versione finale del film. Purtroppo, se fossero state implementate il film sarebbe stato lungo quasi il doppio. Furono quindi costretti a tagliare fuori ogni battuta che non fosse ottima. Questa modifica brutale ci ha dato il capolavoro comico che tutti oggi conosciamo.
Le gag ricorrenti sono le seguenti:

A) Al suo arrivo, Frederick viene accolto nell’antica dimora dei Frankenstein dalla severa governante Frau Blucher (Cloris Leachman) un tempo amante di nonno Victor. Per tutta la durata del film, ogni qual volta che il nome della Blucher verrà detto, si udiranno dei nitriti di cavalli imbizzarriti.

 

B) Per tutta la durata del film la gobba dell’assistente Igor si sposterà misteriosamente da una spalla all’altra. Lo stesso tipo di gag, ma con una variante, verrà utilizzato nuovamente anche in “Robin Hood – un uomo in calzamaglia “. Il porro sulla faccia del principe Giovanni si sposterà continuamente.

Per quanto riguarda invece le particolarità del regista, c’è da dire che in tutte le sue produzioni, precedenti e posteriori a questo film, Mel Brooks conserva delle “costanti”. Eccole elencate di seguito:

1) Il protagonista, nei momenti di sconforto, viene sempre consolato dagli amici.
2) I personaggi cattivi hanno baffi oppure barba.
3) Quando un personaggio fa un lungo discorso per spiegare qualcosa, immancabilmente uno degli ascoltatori risponde con un «Cooosa???».
4) Il protagonista dei suoi film è sempre un uomo.
5) Fa accenni satirici rivolti al nazismo.
6) È solito ricorrere alla gag «Segua i miei passi», in cui i personaggi imitano il modo di camminare di chi pronuncia la frase.

Segua i miei passi

Curiosità

Quando il film era nelle sale, la band Aerosmith stava lavorando al suo terzo album in studio,”Toys in the Attic”. I membri della band avevano scritto la musica per una canzone, ma non riuscivano proprio a trovare un testo adatto. Durante le registrazioni, dopo un bel po’ di tempo che ci si stavano rompendo la testa sopra, decisero di prendersi una pausa e visto che era tarda notte andarono allo spettacolo notturno di “Frankenstein Junior”, dove assistettero alla famosa battuta «Segua i miei passi» di Igor. Proprio grazie a quella gag, la hit “Walk This Way” venne composta.

Quando il film venne rilasciato, il 15 dicembre 1974, divenne la commedia campione di incassi (fino a quel momento) della storia del cinema. Infranse il vecchio record detenuto per un anno dalla precedente commedia dello stesso Brooks, “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”. Gran merito della riuscita di questa alchimia cinematografica va a Gene Wilder che vinse il premio oscar 1974 per la miglior sceneggiatura, e alla granitica Cloris Leachman nel ruolo di Frau Blucher che si meritò la nomination come miglior attrice non protagonista. Marty Feldman è Marty Feldman, e non occorre aggiungere altro. Tutti questi ingredienti miscelati in maniera magistrale hanno fatto di questo film uno dei classici assoluti della comicità.
L’American Film Institute ha nominato il film come il numero 13 nella lista dei più divertenti di tutti i tempi. Nel 2003, è stato anche dichiarato “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo” dal consiglio degli Stati Uniti ed è entrato a far parte della videoteca del Congresso. “Frankenstein Junior” rimane un MUST-SEE per ogni studente di film commedia, così come lo è per chi voglia godere di un grande film e una bella risata.

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