Gente che dovrebbero conoscere tutti: Intervista al Sig. Santilio

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santilioDove sei? Sei in uno studio. In uno studio sdraiato su un divanetto di pelle.
«Sei comodo, Simone?»
«» rispondi fissando la lampada applique al centro del soffitto.
«Allora? Com’è andata questa settimana? Qualche miglioramento?»
Ti passi una mano sulla guancia. La barba, sempre troppo lunga, abrade il palmo: «Continua a piacermi il canale del Sig. Santilio» dici mordendoti il labbro.
«Perchè? Abbiamo già affrontato questo problema nell’ultima seduta. Stiamo seguendo un percorso Simone, è importante che tu te ne renda conto»
Ti senti in colpa. Tremendamente in colpa: «Non riesco a farne a meno. Lui non urla mai. È sempre così tranquillo e compassato quando racconta di retrogames. Ha pure una bella voce»
«E questo, secondo te, basta per seguire un canale youtube piuttosto che un altro?»
«Sì, cioè, no. Non lo so. Però lui è anche preparatissimo. Sviscera argomenti di cui altri non concepiscono neanche l’esistenza. E poi è così genuino, così vero. Non ha sovrastrutture, non ha filtro, è semplicemente lui!»
«Simone, il desiderio di cambiare è ben diverso dal pretendere che qualcuno ci risolva i problemi. Dobbiamo andare a fondo sulla questione. Da adesso in poi è il caso di vederci 2 volte a settimana»

SIGLA!

Youtube è tutto e niente. Youtube è il posto dove puoi trovare un pratico video-tutorial per costruirti il tuo elmetto da Daft Punk, per esempio, oppure numerose documentazioni audiovisive sulla selezione darwiniana, ma non siamo certo qui per questo (anche se la cosa dell’elmetto fa molto figo), siamo qui perchè all’ultima edizione del Firenze Vintage Bit ho incontrato una delle (poche) persone che reputo interessanti nel variegato e spietato mondo del retrogaming: il Sig. Santilio.
Lo so. Adesso voi vi chiederete: Chi è il Sig.Santilio? Ecco. È la stessa domanda che mi sono posto anch’io quando ho incrociato i flussi per caso sul suo canale youtube, e dopo, stringendogli la mano, ho potuto capire che è una bella persona, disponibile il triplo di quello che sembra, e più genuino di un’orata cotta al vapore e condita con l’olio buono.

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Il Sig.Santilio in compagnia di 2 orate cotte al vapore con l’olio buono

1)Ciao Gianluca. Partiamo subito, se mi permetti, dalla questione più spinosa. Youtube è pieno di gente che fa video di gameplay e ti urla addosso nozioni inerenti a giochi che erano di moda 20 o 30 anni fa, a fare così son bravi tutti. Ma per avere una voce bella e suadente come la tua, diciamoci la verità, ci vuole talento nell’impostazione e madre natura che ti abbia voluto bene. La domanda è: come diavolo ci sei riuscito? Quanto hai dovuto studiare per arrivare a questo livello di vocalità suprema?

Ciao, Simone, e grazie per avermi invitato a quest’intervista. Poi ti bonifico la somma che mi hai chiesto.
Grazie anche per i complimenti. Diciamo che per buona parte la mia è fortuna: non sono un urlatore nemmeno nel privato, e quindi il voler realizzare video per così dire tranquilli nasce dalla mia attitudine generale. Fra l’altro ero anche consapevole di non poter fare un botto di iscrizioni in questo modo, ma l’obiettivo era di realizzare quel che a me sarebbe piaciuto trovare su Youtube e che, fortunatamente, almeno in inglese è possibile reperire. Per la voce, non voglio fare il modesto, ma davvero un buon microfono e l’abitudine ad ascoltarsi può fare miracoli. La prima volta che mi registrai ne rimasi inorridito, perché riconosci un tuo accento regionale, ti rendi conto che ti mangi le parole o che non hai incisività (quella manco ora). Migliorarsi è poi un processo naturale se ci tieni a fare le cose per bene, questo magari su Youtube non è così scontato. E comunque di progressi devo farne ancora tanti!

2)Nei video pubblicati sul tuo canale c’è una particolare attenzione per le produzioni videoludiche italiane degli anni ’90, contraddistinte dal tag [Industria Tricolore]. Sotto la tua lente sono stati analizzati, tra gli altri, i giochi di Dylan Dog e quella della Comic Art. La domanda è: …no, niente. Sei un fan di Dylan Dog e della Comic Art? Ti piacciono i fumetti?

Mi piacciono i fumetti anche se non mi definirei esattamente un fan. Diabolik e Dylan Dog li ho apprezzati molto anche se il mio, ehm, background culturale è di derivazione Topolino: ci sono stato abbonato per una decina d’anni e soprattutto ereditai le collezioni dei miei cugini per una copertura totale di un migliaio di numeri! Li consiglierei davvero a qualunque giovane. Oggi ho perso l’abitudine di leggerli ma non ne vengo neppure molto attratto.
Riguardo ai video del canale, l’obiettivo era di riunire sotto la rubrica Industria Tricolore veramente tutta la produzione italica e sono stato fortunato a conoscere Fabio Niubo. Con lui ho curato i filmati che hai citato, ed ha potuto aggiungere informazioni ed osservazioni che probabilmente non avrei colto. Spero di continuare ancora la collaborazione. L’unione fa la forza e si lascia alla community qualcosa di ancora più bello che si conserva negli anni.

 

3)Perché non hai scelto uno pseudonimo quando hai iniziato la tua avventura sul tubo? Come mai proprio SIGNOR Santilio? Sei a conoscenza del fatto che ormai in Italia di signori veri non ce ne sono più e, al limite, sono tutti dei pidocchi rifatti?

Ahahah! Il fatto è che prima il mio canale non ce l’aveva proprio un nome e ciò era diventato una gag nei podcast di Archeologia Videoludica. Il canale era semplicemente “Gianluca Santilio“. Poi mi è sembrato il caso di cambiare e ho indetto un sondaggino tra amici dove sono uscite un sacco di cose simpatiche. Stavo quasi per chiamarlo “Bytes Bytes Baby“, ma poi mi è sembrato troppo accattivante. Alla fine, quel che voglio fare è davvero creare un archivio di video che possano documentare decenni passati di storia dei videogiochi. Con l’età, inoltre, sono diventato meno cultore dei nickname e più dei nomi reali per cui un noiosissimo e profondamente autoironico L’Archivio del sig. Santilio (signore maddechè?!?) mi è sembrato la scelta giusta.

4) Nelle interviste serie, le domande serie arrivano solo dopo. Ora che siamo alla QUARTA domanda posso finalmente chiederti: da dove è partita la tua passione per i videogiochi? Attraverso quali macchine sei passato? Quali generazioni di console hai giocato?

A Dicembre del 1984 ero sul divano di fronte all’albero di Natale e mia madre mi chiese cosa volessi come regalo. Risposi «Il computer!», non ricordo bene il perché. Il 25 Dicembre scartai il mio Commodore 64 con cui fu grande amore, imparai a scrivere LOAD prima di capire cosa fosse l’alfabeto. Ad inizio anni Novanta cominciai a leggere riviste e a sognare di possedere tutte le console ed i computer esistenti ma, figurati, non potevo che essere ancorato a cassettine da edicola o, quando presi l’Amiga, alla trafila di floppy copiati tra amici. Poi uscirono gli Amiga AGA: non mi convincevano, non credevo più nella Commodore, così passai ad un 386 monocromatico che però mi iniziò al mondo PC che ho amato follemente e che rimane tuttora la mia unica soluzione di gioco. In un momento ci fu il periodo d’oro del retrogaming su eBay. Comprai due Jaguar a 30 euro, un GX4000 a 7, un CD-i a 15 e via via ho preso tutto quello che ritenevo conveniente, con una preferenza per quelle macchine che mai vidi dal vivo. Dolorosamente, traslochi ripetuti mi hanno costretto a chiuderle in tristi scatoloni con tutte le mie cartucce, stipati nel ripostiglio di casa dei miei. Il tempo di diventare ricco grazie al mio canale e comprerò una villa intera in cui ogni console sarà collegata ad una TV CRT da 50 pollici mentre dietro saranno presenti collezioni complete di ogni videogioco pubblicato, senza farmi mancare una sala giochi piena zeppa di cabinati. Insomma, si tratta solo di pazientare un altro po’.
A parte questo, tuttavia, ci tengo a dire una cosa: non sono un nostalgico e mi sento in equilibrio tra gaming moderno e di altri tempi, specialmente oggi che molti titoli hanno ripescato generi abbandonati. Certo, i ricordi riaffiorano e tante cose mi emozionano, ma cerco sempre di svolgere un lavoro rivolto al presente, guardando a quel che rappresentano retrogiochi e retrocomputer oggi, tra quel che ci hanno lasciato e quel che ancora possono dare. Sostengo che non ci deve essere una guerra generazionale ed il piacere del retrogaming non va trovato negli scontri e in dichiarazioni di superiorità, ma nel gusto di conoscere concetti, scoperte, soluzioni, idee maturate negli anni da progettisti e game designer.

Nintendo-Controllers

5) Cercandoti sul net ho scoperto che sei membro della redazione di Retrogaming History. Come ci sei finito dentro? Nella tua biografia si legge che sei pure un musicista appassionato dei Radiohead, i Muse, e i Dream Theater. Sei consapevole di aver tutti quei gusti musicali raffinati che aumentano le probabilità di esser menato da qualche troglodita del metal?

Su RH c’ero dal day one, ne sono stato caporedattore per tre anni, mi pare, ed abbiamo fatto davvero un grande lavoro con gli altri ragazzi, mi ha dato modo di conoscere tanta gente in gamba. Oggi non collaboro più in seguito a contrasti con il proprietario del dominio, con cui ci siamo detti quel che dovevamo dirci e non entro nello specifico. Sì, i miei gusti musicali contemplano i gruppi che hai citato, anche se ultimamente coi Muse ci siamo persi di vista e li sostituirei tranquillamente con i Pink Floyd. Però consiglio a tutti Spotify: non si può immaginare quanti autori sconosciuti e capaci di regalare emozioni musicali esistano!

6) Domandone: chi rappresenta secondo te più di ogni altro, oggi, adesso, il retrogaming su Youtube? I nomi li sai, i canali anche. Conosci abbastanza il tuo nemico per poterlo sconfiggere?

Eheh, questo non dovrei dirlo, ma non seguo tantissimo il mondo degli youtuber perché…Beh, non mi appassionano. Youtube ha portato il retrogaming ad assomigliare ad intrattenimento comico, per quanto a sua volta comico possa apparire tutto ciò. Credo sia partito dall’Angry Video Game Nerd che ha davvero fatto sbellicare tutti, ma ciò ha alimentato un flusso che in Italia ha metabolizzato prima Yotobi, e poi altri molto peggio, come se i giochi vecchi fossero ridicoli e basta, bypassandone completamente il valore storico, filologico e assoluto. Salverei Parliamo di Videogiochi e Doctor Game, ma comunque fatico ad appassionarmi. Altri come Quei Due sul Server o Retroplayers faccio tantissima fatica a seguirli, e la mia conclusione è che io non sono il loro target e che nemmeno voglio esserlo. Dovremmo smettere di vederli come canali di videogiochi, e considerarli intrattenimento di particolarmente  bassa qualità, e qualunquista come nel caso di QDSS. Non sono un nemico da sconfiggere perché lottiamo per cose diverse, però, onestamente, il loro pubblico non lo voglio nemmeno. Io non capirei loro e loro non capirebbero me. La mia community è immensamente più piccola di certi numeri che questi possono macinare, ma è fatta di gente educata, disposta ad approfondire, curiosa. PIACEVOLE! Sono molto geloso della mia community e mi domando quante persone compatibili col mio canale possano ancora esserci. Non tantissime, credo, ma non importa. Quelle che ci saranno, evidentemente, saranno quelle giuste e andrà bene così. Chi conosce l’inglese è più fortunato perché ci sono canali ottimi, ma riescono a sostenersi perché c’è un pubblico più abituato a pagare, che dona su base volontaria per qualcosa che ci tiene ad avere su Youtube. Anche questo è un sistema che sto cercando di seguire col mio canale.

 

7) Cosa ne pensi di tutti questi progetti che stanno uscendo sulle piattaforme di crowdfunding riguardo a nuove console retrocompatibili immancabilmente ricavate dentro la scocca di un Atari Jaguar? Pensi che abbiano un senso, un possibile mercato e quindi una ragione di esistere? Oppure sei un fondamentalista videoludico che vuole solo macchine originali?

Ad ogni cosa il suo tempo, secondo me. Qualunque operazione del genere possa essere realizzata oggi non sarebbe genuina ma sospinta da un sentimento di nostalgia che, come dicevo prima, non condivido. Ho la mia collezione software ed hardware di retrogaming perché “the real thing” è oggettivamente un’altra cosa. D’altro canto, sono un supporter dell’emulazione alla quale, purtroppo, manca soprattutto il feedback dei controller originali, importante principalmente quando si parla di cose particolari come Channel F, Virtual Boy o i telecomandoni di Intellivision e similari. Per il resto, il compromesso è vantaggioso e ci permette di venire a contatto con tutto il videogaming della storia in un attimo e con facilità, è persino ecologico.
Le macchine retrocompatibili offrono slot per cartucce delle console più famose per le quali c’è anche meno “fame” dato che sono più facilmente reperibili. Non le comprerei mai. Semmai, potrebbe farmi gola una macchina a CD capace di far girare titoli 3DO, Jaguar CD, CD-i, FM Towns o Nuon, insomma macchine costose, rare, che accendi con l’angoscia di poterle rompere. Non sarebbe nostalgia in quel caso, ma utilità, tuttavia data l’imperfezione dell’emulazione di queste piattaforme, si tratterebbe di operazioni necessarie di maggiori investimenti e non ho speranze in merito.

8) Ultime domandone finali: progetti per il futuro? Sogni nel cassetto? Cosa pensi del mondo del retrogaming in Italia? ONESTAMENTE, però.

Il mio sogno sarebbe di poter fare questo per vivere, ma parliamo di fantascienza. Mi accontenterò di riuscire a portare avanti le mie rubriche e completarle sempre più e, data la mole di giochi da trattare, sarebbe già questa un’impresa.
Il mondo del retrogaming in Italia è frammentato e spesso costituito da vasi non comunicanti. Difficile farne una cultura, così. Da sempre ho avuto l’impressione che tutti fossero in competizione con tutti, il che da una parte può essere costruttivo ma dall’altra impedisce di coalizzarsi per formare un movimento più rumoroso. La cosa è ancora più triste perché solitamente non ci sono ritorni economici e se si cresce, si cresce tutti, per cui spero che un giorno ciò possa essere compreso. A volte ti capita di postare dei contenuti in una pagina Facebook e di vederti cancellare il post perché non è permesso, e ti senti un ladro ogni volta che cerchi di farlo come se ogni cosa dovesse nascere in quella pagina ed esserne esclusiva. Forse una selezione intelligente di cose utili sarebbe opportuna, respingendo lo spam inutile alla seconda occasione. Invece si preferisce tenere le pagine vuote.
Un’altra parte del retrogaming italiano è semplicemente malata, come nel caso del VIGAMUS di Roma, gestito in maniera sgradevole. Macchiarsi di minacce di denunce a siti e persone che hanno rivolto critiche estremamente condivisibili e richieste di chiarimento è un qualcosa che blocca ogni possibilità e soprattutto piacere di dialogo. Peggio ancora è travestirsi da promotori della storia videoludica quando si è un’azienda commerciale con tutti i crismi, che usa il cosiddetto museo come volano per attività di vendita connesse, come percorsi di laurea e promozioni di prodotti in uscita. Mi dispiace ancora di più vedere grandi appassionati di retrogaming e retrocomputing che vi si associano per prendere qualche briciola a loro concessa. In Italia servirebbe la forte spinta di un contromovimento della cultura del videogioco, ma la frammentazione di cui parlavo rende tutto più complicato, e dovremmo tutti impegnarci perché altrimenti si lascia campo a chi non lo merita, a chi è meno preparato, a chi è meno appassionato ma più pratico e furbo.

Ti mando un grande saluto ed un grande abbraccio, Simone, oltre a ringraziarti per l’intervista. Ed in bocca al lupo per il tuo blog!

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Quello che pensa il Sig. Santilio del retrogaming italiano

Il Sig.Santilio lo trovate qui:

  1. FACEBOOK: https://www.facebook.com/gianluca.santilio
  2. YOUTUBE: https://www.youtube.com/user/santiliogianluca
  3. GOOGLE+: https://plus.google.com/+GianlucaSantilio/posts

Guidi-Quote: «Gianlù, vedi di mandarmi il CRO, ma anche un’orata va bene lo stesso»

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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