I’m flying SOLO feat. Richie Cunningham: la rece di SOLO: A Star Wars Story

Aaah, la Disney. Con Rogue One ci ha regalato un bel film con un nuovo cast di nuovi eroi (poi li ha seccati tutti, uno alla volta, come in un dannato film della Marvel coi Vendicatori infiniti), adesso ci regala il primo spinoff di Star Wars che si concentra su un personaggio della trilogia originale. E non è uno Skywalker come Luke, Leia, o Darth Fener, ma piuttosto l’adorabile mascalzone Han Solo. Noi grandicelli, che sappiamo come funzionano le cose nell’universo di Star Wars ( o funzionavano? boh? ) ne siamo estremamente felici perché in qualche modo Lucasfilm riesce a vendere la storia di un contrabbandiere interplanetario di successo ai bambini di tutto il mondo.
Solo: A Star Wars Story è qui per insegnarci tutto su come Han ha conosciuto Chewbacca, incontrato Lando Calrissian, vinto il Millennium Falcon, e poi ha trascorso il decennio successivo a spalmare gli interni bianchi immacolati dell’astronave con secchi di feci di Wookiee.

Partiamo dal presupposto che tutti ti tradiranno… No. Quello lo dice Tobias Beckett nel film. Ricomincio.
Partiamo dal presupposto che l’universo di Star Wars, mediamente, è un posto abbastanza orribile. Anche quando è un luogo in cui succedono cose assolutamente meravigliose tipo far esplodere pianeti o stazioni spaziali grosse come pianeti, riesce comunque a non tradire mai la propria natura di posto in cui, da qualche parte, stanno schiavizzando un popolo, da qualche parte stanno tagliando a fette qualcuno, da qualche parte gli X-Wing derapano. Prendete Rogue One, che in certi passaggi è un crudo film di guerra. Prendete Il Risveglio Della Forza, che è un compromesso alla meno su quello che poteva essere e quello che doveva essere fatto. Prendete Gli Ultimi Jedi, che è proprio un film di merda. Personaggi straordinari, azione spericolata, panorami incredibili, il tutto prestato a Hollywood e trasformato in una macchina del guadagno inarrestabile.
Ora, voglio essere chiaro da subito con voi, non mi sogno neanche per sbaglio di mettere Rogue One o Il Risveglio Della Forza sullo stesso piano di Solo, ma nel mondo in cui vorrei vivere io l’osservazione che dovreste farmi sarebbe: «L’importante è che sia meglio de Gli Ultimi Jedi?! », e qui, cari corridori, vi posso tranquillizzare. Solo: a Star Wars Story è meglio di quel filmaccio lì, ma tenete presente che nel mondo in cui vorrei vivere io andrei a lavorare suonando una chitarra che sputa fiamme.

 

Partiamo dal presupposto che tutti ti trad… No. Che questo film doveva fare schifo. Che la sua produzione ha attraversato una sacco di traversie e che i registi designati, Phil Lord e Christopher Miller, sono stati licenziati in tronco dopo aver girato circa l’80% della pellicola perché, si dice, non ne volevano proprio sapere di rimanere aderenti alla sceneggiatura dei Kasdan. Con una mossa disperata la Lucafilm recupera come sostituto Ron Howard, che è, sì, un regista che nella propria vita ha dimostrato più volte di saperci fare, con una filmografia composta da prodotti di tutto rispetto, da Cocoon e Willow e alla via così fino agli ultimi film DanBrowneschi, ma è, soprattutto, il Richie Cunningham di Happy Days, per cui, da adesso in poi mi rivolgerò sempre a lui chiamandolo Richie, perché lui è Richie, boiadiungiuda, e su questo non si discute. Voi muti.

Vintage People

Partiamo dal presupposto che… Ci si doveva mettere una pezza e, ok, adesso che sono uscito dal cinema posso tirare un gran sospiro di sollievo e dire che anche questa volta ce l’hanno fatta.
SOLO: a Star Wars Story è un film godibilissimo, molto molto leggero, che lascia esattamente il tempo che trova nell’economia dell’universo di Star Wars, ma contribuisce a definire  il passato di uno dei personaggi più iconici della vecchia trilogia nel nuovo canone. Per fare questo, padre e figlio Kasdan (autori della sceneggiatura) l’hanno buttata sull’heist- movie, dove per “heist” non s’intende soltanto letteralmente “rapina”, e cinematograficamente “George Clooney e Brad Pitt che rubano cose e alla fine si ride tutti”, ma anche contaminazione con il genere degli Spaghetti Western che ci regala una fotografia fedele agli stilemi di Sergio Leone, e duelli in posti desolati dove l’unica cosa che sembra realmente avere vita è un cespuglio che rotola.

 

Il protagonista, manco a dirlo, è sempre lui: Han Solo, qui interpretato da una delle  scelte di casting più sfortunate che una produzione cinematografica potesse commettere cercando di rimpiazzare Harrison Ford: Alden Ehrenreich.
In realtà, poi, Alden non è che se la cavi poi malaccio. Ha la fortuna di recitare insieme a una cagna maledetta come Emilia Clarke, per cui capirete che accanto a un calibro del genere riuscirebbe a non sfigurare neanche un cactus, ma la realtà è che non aggiunge assolutamente niente a quello che Harrison Ford ci ha già fatto vedere in passato, e anzi, questo ripetere pedissequamente la lezione appresa dal “Manuale di come si recita Han Solo 4 Dummies” è godibile soltanto a sprazzi, durante certe inquadrature, per il resto del film Alden resta la solita faccia di cazzo che avrete già visto su tutti i poster promozionali del regno d’Italia.
La cosa positiva, dicevo, è che SOLO mette finalmente dei punti fermi nella storia del nostro contrabbandiere corelliano di fiducia, e a onor del vero non li discosta neanche tanto da quelli che abbiamo già appreso dall’universo espanso: Han Solo ex criminale ed ex soldato che tira a campare cercando di procurarsi un’astronave tutta sua, ma anche, e soprattutto, disperatamente innamorato di una ragazza angelicata interpetata da Emilia Clarke, che per logica conseguenza (di essere interpretata dalla Clarke, intendo) è diventata il puttanone di un boss galattico della mafia.
Chewbecca è un espediente narrativo urlante che dispensa «ORRRGLLL UWWWRLL» alla cazzum. Tobias Beckett, interpretato da uno spettacolare Woody Harrelson, è lo pseudo mentore che prende il giovane Han sotto la sua ala per istruirlo nella nobile arte di quel tipo di rapina che poi si trasforma in casino incontrollabile. Donald Glover è un Lando forse troppo arrendevole, troppo disco-music, ma sicuramente superdotato, e Paul Bettany è ovviamente il boss della mala a cui tutti devono rendere conto.

«…e così ho deciso che rimarrò vergine fino al matrimonio»

Richie fa un buon lavoro e il film, tutto sommato, tiene. Le scene d’azione funzionano, la messinscena è molto credibile con l’impiego degli effetti CGI al minimo sindacale e tanto pupazzame divertente impiegato nelle scene giuste ( soprattutto in quella che vedete sotto). Le battute, incredibilmente, funzionano tutte, ma proprio TUTTE, eh?! Unica falla evidente: c’è un forte rallentamento verso la fine che restituisce allo spettatore la netta sensazione di quanto sia traballante tutta l’intelaiatura del film e di quanto scotch sia stato usato per sistemarla alla bell’e meglio, ma alla fine non disturba neanche tanto e il finale è talmente apertissimo e preparatorio a un sequel che fingerò di essermelo perso.

Pupazzame che funziona

Se Rogue One era fortemente radicato in tutto quello che sarebbe accaduto in Episodio IV, SOLO affonda le gambe fino alle ginocchia in tutto quello che succede nella serie animata REBELS. Soprattutto per quanto riguarda la figura di un super uber cattivissimo che avrà un veloce cameo sul finale del film. Quindi raga, PREPARATEVI, perché poi vi risento la lezione e se non avete studiato vi do in pasto al RANCOR.
Belle le tante piccole spiegazioni che vengono fornite, tra cui quella sul perché il blaster di Han abbia il mirino telescopico, e perché il suo cognome sia proprio SOLO. Quest’ultima si basa su un’espressione militaresca in uso tra gli avieri, ma mi domando come cazzo possano spiegarla a tutto quel resto del mondo che non parla inglese né italiano (incredibilmente, nella nostra lingua il gioco di parole funziona benissimo).
Concludendo: bene ma non benissimo per SOLO: a Star Wars Story.
A fine visione ero divertito e soddisfatto, assolutamente non demotivato a fare qualsiasi cosa nella vita come lo ero dopo aver visto Gli Ultimi Jedi, e la giornata è proseguita andando a ingozzarmi in un ristorante cinese con altri 6 amici. Certo, potevo andare in un’altro posto più lussuoso e strafogarmi di ostriche e champagne, ma a questo giro ci accontentiamo senza soffrire, proprio come abbiamo fatto guardando SOLO: a Star Wars Story.

«Cattive notizie, ragazzi. Abbiamo finito lo scotch»

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *