John Carter: Come emigrare su un altro pianeta, dare pizze e lezioni di vita a tutti e vivere felici

Sotto le lune di Marte

Come si fa a capire se un film Disney ha fatto un buco nell’acqua o meno? Semplice. Si entra nel Disney store più vicino e si guarda sugli scaffali. Se si trova poco o nulla della pellicola in questione, allora vuol dire che il budget non è stato coperto e il film è stato un fiasco. Fidatevi. È così! Provate a chiedere a chiunque abbia cercato il disco di TRON LEGACY (il frisbee luminescente, NON l’album dei Daft Punk. Quello è stato assunto dal Dio dei dischi belli) e vi confermerà questa semplice ma fondamentale regola: se il prodotto tira, si vende. Se non tira lo si nasconde sotto il tappeto.
John Carter doveva essere il film evento del 2012 ma è stato l’ennesimo cavallo zoppo su qui la Disney ha puntato un fantastiliardo di cucuzze. È riuscito addirittura a far peggio di Tron Legacy, il che è tutto dire. E conferma una volta in più che ormai la casa di Topolino riesce a fare cose buone solo quando le affida ai terzisti, vedi Marvel e Pixar. Ma andiamo a vedere và.

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Comunque, tornando al punto da dove tutto ha avuto inizio, cioè il libro, ‘sta cosa di Marte e del fatto che il suo autore, Edgar Rice Burroughs, avesse scritto addirittura un ciclo di ben 11 libri che raccontavano di avventure sul pianeta rosso, mi intrigava assai.
Voglio dire: Se uno scrive UNDICI libri sullo stesso argomento, vuol dire che qualche cristiano che li apprezza e se li legge ci deve pur essere no?! E forse “Sotto Le Lune Di Marte” poteva essere un buon libro nonostante la Disney ci avesse scommesso sopra ( la cosa infatti non andava a suo vantaggio ).
Allora mi metto a fare due ricerche su internet e vengo a sapere che il povero Edgar Rice era un altro personaggio un po’ sfigatello tipo Lovecraft (Oh, sembra che a quei tempi se non eri strano forte non potevi scrivere libri). Uno che non trovava il suo posto nel mondo, aveva cambiato un sacco di mestieri, ed era lì lì per suicidarsi. Poi, invece, scrive questo libro qui e lentamente comincia a riprendersi, fino a che, dopo poco, ti inventa TARZAN e fa il grande botto.
Ebbene, io questo libro l’ho letto e se devo dire la verità, non è che mi abbia colpito più di tanto. Cioè, aspettate…volendo SI! Sotto certi aspetti ci sono delle buone idee, ma è l’intera architettura che non regge più. È obsoleta.
Con l’occhio critico attuale, posso tranquillamente dire che ha dei buchi di trama così grossi che ci potrebbe cascare dentro GAMERA, però va tenuto conto che è un’opera del 1912 e quindi risente della cultura popolare del periodo. Punta più sull’avventuroso che sul fantascientifico.
Probabilmente per Eritreo Cazzulati rappresenterebbe il top dell’avventura e del coinvolgimento. Per me, uomo italiano del ventunesimo secolo che ho il problema di cercare un distributore dove la benzina costa meno, non altrettanto.
Il fatto è che questo libro sembra la storia di Gesù Cristo alla corte di re Artù marziano, e il tutto scritto da Federico Moccia.
Ecco. L’ho detto.
La storia è vecchia e puzza di naftalina ( com’è ovvio che sia, visto che è stata scritta nel 1912 ). Con questo tizio qui, John Carter, che arriva su Marte semplicemente entrando in una caverna dell’Arizona, e comincia a dare pizze e spadate ( per altro con una ragguardevole violenza ) a tutti quelli che lo ostacolano. Poi ovviamente incontra una super-figa bellissima donna marziana che, guarda caso, è una principessa, e i due si innamorano perdutamente, con tanto di occhi a forma di cuore e mano nella mano romantici sotto le lune complici.

Step e Babi fuggono calpestando una marea di insignificanti marziani verdi

Insomma, la storia inanella una serie di quelli che ormai oggi sono cliché veramente stucchevoli e superati. Roba che se uno ha il diabete rischia di rimanerci secco. Poi, a contraltare dell’amore romantico con la principessa, ci sono innumerevoli efferate scene di violenza, vere e proprie carneficine che fanno cadere i personaggi di contorno come mosche. Ovviamente John Carter è sempre sul punto di morire dalla prima all’ultima pagina, ma accade SEMPRE qualcosa che riesce a trarlo d’impaccio all’ultimo momento. Così come qualsiasi incombenza che John affida ad un gregario si risolve SEMPRE in un fallimento, e allora ci deve mettere le mani lui che è mister perfettino e salvare la situazione.

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Tiè. Beccati questo e ridammi la figa

Concludendo: Se siete curiosi e lo volete leggere, dovete partire con lo status mentis di avere tra le mani un’opera di quei tempi. Quando ancora in America avevano addosso le cicatrici delle frecce dei SIOUX, i treni viaggiavano a vapore, e il telefono era l’ultima novità. Allora magari lo potrete apprezzare.
Ma se intendete leggerlo per trovare degli intrighi coinvolgenti o delle sorprese narrative, lasciate perdere. Ormai tutto quello che contiene è stato ampiamente assorbito, metabolizzato e riciclato dalla narrativa moderna.
Augh! Così grande capo ha detto.

Giudizio:

NEINNEIN

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