Due ottimi argomenti per diventare vampiro: SPACE VAMPIRES

Visto che la scorsa settimana la Warner Bros. ci ha imposto il revival dell’ horror anni ’80 con il nuovo trailer di IT, ho interpellato l’adolescente che è in me (un grosso ragazzone poco furbo, incosciente, e coi brufoli) per riuscire meglio a ricordare cosa c’era di buono nelle produzioni orrorifiche di quel decennio, e la prima cosa che gli è venuta in mente è stata Mathilda May. O meglio: LE TETTE DI MATHILDA MAY.
Space Vampires era appunto il film che ospitava in sé le tette di Mathilda May (da adesso in poi, per praticità, LTDMM) . Un film che già al tempo se la giocava sulla linea del MEH riuscendo onorevolmente a superarla, ma a rivederlo adesso soffre terribilmente la vecchiaia ed ha ancora come aspetto più memorabile di tutto proprio Miss May, in costume adamitico, per circa il 90% del tempo in cui appare sullo schermo.
Questa mi pare una ragione sufficiente per dare a Space Vampires una seconda chance ed invitarvi a rivedere questo film che tratta di vampiri dello spazio, vittime simili a zombie, caos e distruzione per le strade di Londra, e Patrick Stewart che fa le faccine sofferenti come solo lui sa fare.

Dicevamo?


Siamo negli anni ’80 e, si sa, l’horror e la fantascienza sono i generi che vanno per la maggiore, impattando la mente di noi giovani brufolosi che ci riversiamo in massa nei cinema. Unendo i due generi, nel 1979, un certo signor Ridley Scott ha creato la bombarda cinematografica definitiva rispondente al nome di ALIEN, e da quel momento in avanti Hollywood è sempre lì che insegue quel modello, sfornando film fanta-horror con alterne fortune.
La Cannon Picture, nel particolare, decide che è venuto il momento anche per lei di mungere quella vacca, e acquista i diritti del romanzo di un certo Colin Wilson, The Space Vampires, con l’intenzione di farne qualcosa che vada un po’ oltre le loro abituali produzioni a basso budget. Il romanzo in sè è una storia abbastanza complessa, quasi epica, che riesce abilmente a coniugare le leggende sui vampiri vecchio stile con quei film sul Dottor Quatermass degli anni ’50 che prima o poi mi deciderò a riguardare e recensire sul blogghino (giuro).

È arrivato il santo Natale dei Vampiri Spaziali

Al fine di fare il salto di qualità, quelli della Cannon decidono di assoldare un cast di alto livello a partire proprio dal regista, Tobe Hooper, che ha già in curriculum buonissime prestazioni tra cui la più recente, in ordine di tempo, Poltergeist; e lo stesso sceneggiatore di Alien, Dan O’Bannon, tanto per ribadire per benino le intenzioni di puntare in alto.
Tra gli attori scritturati in quel frizzante 1985 ci sono nomi spendibili tipo George Peppard, Terence Stamp, e Klaus Kinski, a fronte di un budget fissato a circa 25 milioni di paperdollari, il più alto mai registrato per gli standard della Cannon Pictures.
Insomma, sulla carta il film è già un blockbuster, peccato che proprio gli attori siano i primi a tirarsene fuori, e le riprese vengano funestate da intoppi e continue modifiche in corsa allo script. Tobe Hooper, però, è un professionista, e riesce a portare a termine le riprese ritrovandosi tra le mani più di 2 ore di girato che taglia e monta in 2 cut diversi. Il primo, quello lungo 116 minuti, è per la distribuzione europea; e il secondo, lungo 101 minuti, è per il mercato americano. Quali sono le differenze tra i due cut? Vi rispondo con l’acronimo del film che per l’occasione trasformerò addirittura in hashtag: #LTDMM.

Basta Facebook. Ora si tromba

Alla Cannon, a quanto pare, nessuno è pienamente convinto del film, il quale viene giudicato troppo spinto per il mercato americano e subisce la decurtazione di 15 minuti di Mathilda May. Troppe tette in giro, troppa ciuffa all’aria, occorre censurare ché sennò i ragazzi pensano troppo alla figa e non comprano più le pistole. Mathilda, porina, che è praticamente nuda come mamma l’ha fatta per la quasi totalità delle sue scene nel film, rimane sul pavimento della sala montaggio e non può contribuire pienamente alla cecità del suo pubblico americano. Inoltre, anche il titolo viene cambiato perchè giudicato troppo “degradante” sulla natura della storia, ed ecco comparire un più sontuoso LIFEFORCE.

Intensità. È l’intensità quella che voglio da te, Mathilda

Ma veniamo alla trama.
L’equipaggio della nave “Churchill”, una missione britannico/americana congiunta per studiare la cometa di Halley, trova un’astronave alla deriva nella corona della cometa e a quel punto non hanno scelta. La cometa ritorna tra 76 anni e loro sono troppo curiosi. Hanno fatto 99 per arrivare fin lì, decidono di fare 100 salendoci a bordo per vedere come stanno le cose. (son cose che faremmo tutti se fossimo in quella situazione).

Eccoci!

Dopo aver incontrato il primo dei numerosissimi tagli di montaggio, ritroviamo l’equipaggio, guidato dal colonnello Carlson (Steve Railsback), dentro all’astronave aliena che scopre migliaia di creature essiccate simili a pipistrelloni, il che avrebbe potuto far pensare a uno qualsiasi di loro che forse (ma forse, eh?!) L’astronave poteva essere popolata da vampiri spaziali. Comunque, l’ansia dura pochi secondi perché i nostri scoprono i corpi di tre umanoidi perfettamente belli e perfettamente nudi, sigillati in bare di vetro manco fossero in attesa del principe azzurro. Di colpo tutti quei pipistrelloni morti di prima non contano più niente. Hanno fatto 100 arrivando fin lì? Tanto vale fare 101 portandoseli a bordo della nave.

Ovviamente, tutti i membri maschi della squadra sembrano essere fortemente attratti dal quel gran pezzo di ragazza aliena sotto vetro. C’è sicuramente qualcosa di strano in tutto ciò, ma prima di porci troppe domande (e grazie a un taglio di montaggio) la Churchill è già tornata nell’orbita terrestre e l’intero equipaggio sembra essere morto a causa di un incendio. Questo permette alla squadra di soccorso di notare che tutta l’astronave è devastata TRANNE le tre bare di cristallo coi nudisti dentro, e visto che avevano fatto 101 arrivando fin lì, decidono di fare 102 portando le bare in un centro di ricerca in Inghilterra composto da uffici deserti e tante porte a vetro pronte per essere fatte esplodere.
Con la sorpresa di pochi membri del pubblico, la ragazza aliena nuda si risveglia e in una delle più famose sequenze del film, inizia a vagare per l’impianto, succhiando la vita da quasi ogni uomo che incontra in un tripudio di scintille e fulmini.

Questo ci porta inevitabilmente alla battuta più iconica pronunciata in tutto il film: «Non si preoccupi dottore. Una donna nuda non può uscire di qui inosservata». Naturalmente, la spacegirl esce dal centro completamente inosservata e diffonde una sorta di “peste intergalattica” vampirica in tutta Londra.

E, arrogante come si ritrova, cammina anche scalza sui vetri. Tiè

Allora, ve lo dico chiaro, l’ultima volta che avevo visto Space Vampires ero al cinema in compagnia dei miei amichetti e dei mieie brufoli, rivedendolo adesso, per i primi 40 minuti mi ero convinto di stare guardando un classico inossidabile dell’orrore. L’inizio ha lo stesso tiro di Alien, i set sono grandi e ben disegnati, l’astronave aliena è inquietante (a metà strada tra un artiglio e un ombrello) e i corpi dei vampiri essiccati un tocco meraviglioso. Una volta che i vampiri arrivano sulla terra, inizia la baraonda vera e si gode. Le scene in cui LTDMM se ne vanno in giro per il complesso di ricerca sono straordinarie (lei è una passera siderale ragazzi, ed è nuda!) e quando seduce e uccidere le guardie è impressionante. Le sequenze in cui l’energia vitale viene succhiata dalle vittime sono molto efficaci, sembrano reali.

Ma quando LTDMM fuggono dal complesso, invece di capitalizzare sulla location londinese in cui la space-patata può furoreggiare in mille modi, il film prende una direzione che scade nell’assurdità. Abbiamo il twist del rientro in scena del capitano Carlsen (ricordate? Il capitano della Churcill all’inizio!) creduto morto ma invece sopravvissuto in una capsula di salvataggio. Abbiamo il legame psico-coso tra Carlsen e la space-patata che poi diventa una storia d’amore, la capacità de LTDMM di possedere il corpo di chiunque, una parte ambientata in un centro d’igiene per malattie mentali in cui Patrick Stewart muore inutilmente recitando il ruolo più inutile della sua brillante carriera.

Space-patata insanguinata. Grazie Patrick. La tua morte è servita a questo.

Infine abbiamo anche un novello Van Helsing con tanto di spadona rituale che se ne va in giro per Londra alla ricerca degli arcivampiri spaziali. Insomma, troppe idee e tutte confuse o non sviluppate a dovere che annegano il film. Avrebbero dovuto gestirsele meglio, magari per un eventuale sequel, invece di pigiare tutto lí dentro, ed è un peccato perché gli attori recitano con rara enfasi considerando il fatto che è un genere di fantascienza, e gli effetti speciali sono sorprendentemente buoni.
Tutto sommato Space Vampires è un film divertente e, nella sua prima metà, addirittura esaltante. Dispiace che al botteghino USA non andò oltre i 12 milioni di paperdollari di incasso, ma perlomeno ci ha lasciato un fulgido e indelebile ricordo de LE TETTE DI MATHILDA MAY. #LTDMM

BUAHAHAHAHA-COFF-COFF-COFF

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6 risposte a Due ottimi argomenti per diventare vampiro: SPACE VAMPIRES

  1. Ste84 scrive:

    Che altro dire se non “W LTDMM”!?
    Scherzi a parte, ultimamente sto guardando una vagonata di horror anni ’70 e ’80 e mi accorgo sempre piu che all’epoca c’erano delle attrici veramente belle, non che oggi non lo siano ma appaiono piu finte e costruite di allora. Come, ovviamente, quelle degli anni ’70 e ’80 lo sembravano nei confronti di quelle ’50 e ’60 ma secondo me fino a 30 anni fa la cosa era ancora tutto sommato sopportabile; nei film i volti erano ancora freschi, la chirurgia estetica c’era ma non era dilagante come oggi, non c’era photoshop e i canoni di bellezza erano meno estremi e inarrivabili. Insomma, ennesimo motivo per guardare a quei tempi con la giusta nostalgia!

    • Simone Guidi scrive:

      Già. Giusto oggi sul Tg di Sky ho visto una tipa dello spettacolo ospite a una manifestazione che aveva la faccia come una pera capovolta. Ti giuro, UNA PERA! Probabilmente aveva esagerato col botox negli zigomi ed era venuta fuori tutta gonfia sotto gli occhi.
      Verissimo il fatto delle bellezze un po’ più “genuine”. Senza Photoshop tanti miti odierni sarebbero sfatati alla velocità della luce. Mathilda May, comunque, al tempo era proprio bella. Una visione che mi è rimasta impressa nella retina per decenni. Pensa che quando girò il film aveva solo 19 anni e credo fosse veramente al massimo dell’esplosione fisica. Eeeh sì. Son cose che non si dimenticano facilmente.

  2. Lorenzo scrive:

    Lo vidi più volte in TV da ragazzino… su Odeon TV, che all’epoca (a fine anni ’80) immagino abbia avuto qualche accordo con la Cannon perché trasmetteva solo i loro film (oltre a quelli di ninja di Hong Kong). Comunque non mi ha mai convinto del tutto, a metà tra il B-Movie e il film “serio” scontentava entrambe le platee.

    • Simone Guidi scrive:

      Al tempo, Odeon ha regalato la visione di parecchie perle semi-trash. Pensa che io credo di averci visto per la prima volta STUFF-IL GELATO CHE UCCIDE. Sì, credo proprio che le ristrette disponibilità economiche, incomparabili con quelle del gigante Fininvest, costringessero la rete (che se non sbaglio era un franchise dove le antenne trasmettevano il programma generale ma poi ognuna inseriva le pubblicità locali) a una politica di acquisti a basso costo. Film di seconda e terza fascia. Telefilm di esima visione. Però era comunque roba che si poteva anche guardare in mancanza d’altro. Ne ho un bel ricordo.

      • Lorenzo scrive:

        In realtà io guardavo Mediaset in mancanza di altro su Odeon (tipo quando trasmettevano di nuovo la serie di film di American Ninja che avevo già visto 10 volte 😀 ). Però mi ricordo che una volta fecero il botto di ascolti, con tanto di articolo sul Corriere della Sera: quando trasmisero, in prima visione, Over The Top con Stallone. Che è prodotto dalla Cannon 😉
        E sì, anche io vidi su quella rete “Stuff”. E rimasi deluso perché non era un gelato 🙁

        • Simone Guidi scrive:

          STUFF prima o poi lo voglio riguardare. Se mi fa sorridere lo recensisco, giuro. Mi sembra di ricordare che era un bel po’ assurdo come film. Sì, sì. È proprio quel tipo di cazzata anni ’80 che mi piacerebbe riscoprire. 😉

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