Spaceballs: la parodia di Guerre Stellari meno parodia di tutte le parodie che non guerrestelleggiano

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spaceballs cover

Ci sono film con cui sei cresciuto dai tempi delle superiori (l’ITI), che conosci a menadito battuta per battuta, che hai citato e stracitato in compagnia di amici, conoscenti, obiettori di coscienza, spacciatori grassi e geometri. Con quei film ci sei diventato uomo, ti hanno indicato la retta via e l’hanno tenuta illuminata solo per te.
Intanto, però, il tempo è passato, le cazzate le hai fatte, e hai un sacco di scheletri nell’armadio che neanche l’armata delle tenebre, ma quei film ti restano nel cuore anche oggi.
Li riguardi e ci trovi ancora del buono, a volte persino dei lampi di inaspettata brillantezza, e allora li conservi e sospiri, ma è indubbio che a una certa età sei costretto a tirare una linea. Da una parte metti i film che ancora meritano, dall’altra quelli che ormai hanno perso smalto e lucidità.
Io quella linea l’ho tracciata e nel mio personale Dream Team del blu-ray è rientrato SPACEBALLS.

 

Schaefer-SpaceBalls

“Spaceballs” me lo ricordo bene perché, pur essendo una parodia, non si concentrava troppo sulla trama di Star Wars ma ne prendeva soltanto spunto, ricalcando le sfumature dei personaggi per usarli come pretesto e raccontare qualcos’altro di incredibilmente stupido.

La storia in breve:
Lord Casco (Rick Moranis) cerca di rapire la principessa Vespa (Daphne “Coscialunga” Zuniga), così da poter rubare l’aria del suo pianeta natale DRUIDIA. Stella solitaria e RUTTOLOMEO (Bill Pullman e John Candy) sono due vagabondi/eroi spaziali in affitto che più o meno necessitano di salvare la principessa per salvare sé stessi dal cattivissimo PIZZA MARGHERITA. Può bastare così. Tutto il resto della trama sono un susseguirsi di idiozie che porteranno Stella solitaria e Casco Nero ad affrontarsi a colpi di SFORZO e ovviamente vincerà chi ce l’ha più grosso.

Con questo film Mel Brooks intendeva cimentarsi per la prima volta nella parodia del genere fantascientifico. Una volta trovati i finanziatori e con l’aiuto di altri due autori, scrisse la sceneggiatura nel giro di sei mesi e la spedì a George Lucas per l’approvazione.
Era il 1986, 9 anni erano già passati dall’uscita del primo Star Wars e 3 dalla conclusione della trilogia originale. Lucas era in overdose da “Galassia lontana lontana” e preferiva di gran lunga giocare con Indiana Jones o produrre cagate tipo “Howard E Il Destino Del Mondo” piuttosto che rimettere il cucchiaio in quel brodo. Il suo Franchise stava vivendo un momento di temporanea fiacca e quando Lucas lesse la sceneggiatura di Brooks disse: «WTF Mel! Do whatever you want. No problem!» e tornò a gingillarsi con l’amico Spielberg.
Ecco perché Spaceballs si prende parecchie libertà rispetto all’originale Star Wars. Combina Luke Skywalker e Han Solo in un unico personaggio di nome “Stella Solitaria” che impara l’uso dello “SFORZO” quasi per caso. Trasforma Chewbecca in RUTTOLOMEO, il canuomo migliore amico di sé stesso. Concentra le attenzioni dell’impero galattico sull’atmosfera di un pianeta anziché dedicarle all’assoggettamento dell’intero universo. Questo sbizzarrimento nella creatività è un ottimo pretesto per sviluppare idee tipo la marmellata per oscurare il radar oppure la velocità smodata.

La commedia in sé è per lo più volgarotta e demenziale. Ci sono un sacco di battute su “stronzi”, giochi di parole a profusione e allusioni falliche molto esplicite, ma l’idea di avere un antagonista con un casco ridicolmente over-size è molto cartoonesca e spassosa. Rick Moranis recita nel ruolo del cattivissimo, e anche se la sua carriera raggiunse una reale popolarità Hollywoodiana per tipo quindici minuti, state sicuri che la maggior parte di quel quarto d’ora era occupato da “Spaceballs”.


Riguardo al nome del film, “Spaceballs”, come molte cose che riguardano la carriera artistica di Mel Brooks, è stato scelto completamente a caso, solo perché un tizio si è alzato in piedi e ha detto: «Bella, raga. Perché non lo intitoliamo SPACEBALLS?» E gli altri: «Ma si, dai! Suona così bene…»
Il nome che era stato scelto inizialmente era infatti “Planet Moron” che in italiano suona all’incirca come “Il pianeta dei deficenti”, poi alla fine il tizio di prima si è alzato in piedi e non c’è stato più nulla da fare.

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Durante la visione ci sono alcune occasioni in cui il film abbatte la quarta parete.
Dice: Che caspita è la quarta parete?
Beh, cari mie ignari ed ESIGUI lettori, è quel “muro” immaginario trasparente, tra attore e spettatore, attraverso il quale il pubblico osserva l’azione che si svolge nel mondo dell’opera rappresentata, riuscendo, grazie a lui, a tenere sempre le debite distanze. Un abbattimento della parete accade all’inizio del film, quando Casco Nero fa uno spiegone megalitico per introdurre gli spettatori nell’universo di Spaceballs: alla fine della spiegazione si volta verso la telecamera e dice: «Avete capito bene?» riferendosi agli spettatori.

Nella baraonda di gag c’è anche spazio per una diretta presa per il culo dello stesso Lucas e del modo in cui ha “svenduto” la saga originale di Guerre Stellari alla logica del merchandising. Altro che vie della forza o dello SFORZO. Cos’altro può fare il grande Yogurt se non vendere pupazzetti e magliette del film?

Spaceballs IL LANCIAFIAMME, per il divertimento dei più piccoli.

Spaceballs IL LANCIAFIAMME, per il divertimento dei più piccoli.

All’uscita nei cinema il film non fu molto apprezzato. Produrlo costò 22 milioni di paperdollari e ne riportò all’ovile solo 38. In termini Hollywoodiani guadagnare un margine così ridotto può tranquillamente rientrare nella categoria del “FIASCO”, ma c’è una differenza sostanziale che entra in gioco per “Spaceballs”: non ha mai smesso di vendere.
Dall’uscita del film in VHS, passando per il DVD fino al Blu-ray, le vendite delle copie sono rimaste cospicue e costanti, elevandolo al rango di “CULT” e decretandone il successo commerciale sul lungo termine.
Al momento Spaceballs è il terzo film di Mel Brooks che ha guadagnato di più, dietro a “Frankenstein Junior” e “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”, e davanti a “Robin Hood: un uomo in calzamaglia”.

Un velato ammicco a un'altra nota saga fantaBUM.

Un velato ammicco a un’altra nota saga fantaBUM.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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2 Responses

  1. Sam ha detto:

    Che poi la scena dell’ Alien ballerino, in realtà cita lo stesso ma anche un cortometraggio di Chuk Jones dove c’era un ranocchio ballerino che cantava la stessa canzone ( anzi , avevano proprio riversato l’originale nel film di Brooks )
    Stra-cult imperdibile degli anni 80 ( che se non fosse per tutte le parolacce , sarebbe un film per tutta la famiglia ) e bizzarra la cover del BR dove manca il protagonista .

    • Simone Guidi ha detto:

      Cacchio, È VERO! Adesso che me lo fai presente me lo ricordo quel cartone! C’era un tipo che trovava una ranocchia che cantava come Frank Sinatra e voleva farci i soldi, ma la ranocchia cantava solo quando era da sola con lui! MITICO! Nooo, tu guarda cosa si impara tra le pagine di questo blogghino. 🙂 E pure la cover! Manca Stella Solitaria! Io ho quella versione lì in BR e non ci avevo mai fatto caso. Probabilmente, al tempo, preferirono dare risalto agli attori che avevano una certa riconoscibilità. Bill Pullman fino a Casper e prima di Indipendence Day, non se lo filava nessuno. Grazie Sam. 🙂

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