Sparare sul pianista: Di Atari 2600, di Matteo Bordone, e di altre sciocchezze su Wired di Settembre

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In soffitta con Matteo Bordone

Molta polvere ha sollevato l’articolo di Matteo Bordone comparso sul numero 65 di Wired, quello di settembre attualmente in edicola. È rimbalzato sulle pagine facebook dedicate al retrogaming come fosse una pallina di “Pong” per poi schiantarsi direttamente sulla pagina Tumblr di Frankie hi-nrg mc con lo stesso fragore del botto della Morte Nera quando Luke decise di mostrarle tutto il suo vigore.

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Vabbè, qui glielo mostrò Lando

Anche noi di THE RETROGAME MACHINE non potevamo esimerci dal dibattere animatamente la questione. Ovviamente distinguendoci con il nostro abituale savoir-faire mentre preparavamo i forconi e accendevamo le torce, e sinceramente non ci sono abbastanza parole da aggiungere dopo che il bravo Andrea Pachetti, dalle colonne del suo blog, ne ha fatto questa dettagliatissima analisi che invito tutti ad andare a leggere.
A prescindere dal contenuto altamente discutibile dell’articolo di Bordone, la domanda che mi affligge è una sola: COME?
Come, Matteo? Come è potuta accadere una cosa del genere? Come? COME?
Io ho la mia personale teoria a riguardo, e c’entra anche il Ferragosto. Ma lasciate che vi spieghi:
Anzitutto chiariamo chi è Matteo Bordone, ché tanti, dopo aver letto quello che ha scritto, lo hanno messo alla berlina così, sulla fiducia, senza avere una minima idea di chi sia e del suo spessore.

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Eccolo qua! NON sta copiando Zappa e NON sta leggendo Wired.

Matteo Bordone è fondamentalmente un giornalista bravo. Lasciatevelo dire da uno che lo seguiva ai tempi di “Dispenser” su Radio2. La radio è il media da dove arriva e in cui si trova più a suo agio. È emerso facendo il Nerd quando ancora il Nerd non era di moda, e con quello si è fatto un nome, una posizione, passo dopo passo, fino ad approdare alla televisione, come opinionista e financo conduttore.  Si è distinto per l’originalità dei suoi argomenti e per quel suo modo così ragionatamente scapigliato di esporli.
Quindi, cari corridori miei, questo Matteo Bordone non è un cialtrone, e non è arrivato qui tra noi per caso, lasciato sulla terra da un disco volante che non trova più il modo di venirselo a riprendere. Nossignori. Semmai il problema di Bordone è che non ha più fame. Ché adesso si è fatto un nome, una posizione, scrive per diverse testate tra cui Wired ed è costretto a fare i “compiti” ogni mese, possibilmente tenendo fede al personaggio che si è creato.

Matteo vincitore al BlogFest nel 2010

Matteo vincitore al BlogFest nel 2010

Poi, però, arriva Agosto, mese in cui Matteo va in vacanza, e pure i direttori responsabili e gli editoriali vanno in vacanza. Anche tutti quei tizi addetti ad arginare gli strafalcioni dei giornalisti ci vanno. Anche quelli di Wired, pensa un po’.
Matteo ha già prenotato a Capalbio. Ha la valigia pronta, la tipa che lo aspetta e gli amici che stanno preparando l’apericena, però, prima di partire deve scrivere il pezzo per Wired (che palle).

Lì per lì non sa cosa inventarsi. Guarda fuori dalla finestra il cielo plumbeo e gli girano gli zebedei. È tutta l’estate che piove. Cazzo. Il tempo sta rovinando le vacanze a tutti.
Ma c’è da scrivere l’articolo. Tocca fare quest’ultimo sforzo prima di partire.
Cerca di trovare un argomento abbastanza trendy ma non scontato. Qualcosa che incuriosisca i bimbiminkia ma che allo stesso tempo metta a proprio agio anche i più attempatelli. Qualcosa di tecnologico ma anche obsoleto. Qualcosa di giusto per Wired, insomma.

«Cazzo faccio?» Si domanda il Bordone che tiene la testa fra le mani guardando le foto di quando vinse il BlogFest. Intanto l’iPhone vibra. È arrivato un messaggio: «Allora? Dove sei? Non sei ancora partito? » Recita il testo.

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«CAZZO!»

Deve riuscire a scrivere quel pezzo. Deve ASSOLUTAMENTE riuscire a scrivere quel pezzo. Deve trovare il modo di sbolognare la pratica.
Pensa che ti ripensa, arriva l’illuminazione. Si ricorda di quel vecchio accenno di bozza incompiuta sull’Atari 2600. «Del resto potrebbe funzionare» dice tra i denti mentre clicca freneticamente aprendo cartelle una sopra l’altra alla ricerca della fantomatica bozza che forse, dico FORSE, è stata salvata da qualche parte sull’iMac.

«Macchè. Non c’è!»

Eppure si ricordava di aver buttato giù qualcosa…Forse…O forse no? Boh?

Una melodia acuta lo richiama nuovamente allo smartphone. Gli hanno mandato una foto con Whatsapp. Due tizi e una ragazza seduti al tavolo di un locale sul mare mentre sorseggiano Mojito. Sembrano felici. Tutti sorridono e fanno ciao con la manina. A quello con la polo Ralph Lauren si è infilato l’ombrellino nel naso.
Matteo la guarda sospirando e prende la sua drastica decisione.

«Via. L’articolo sull’Atari 2600 lo butto giù adesso, sul momento, ndo cojo cojo. Vado a braccio, tanto è uguale. In fondo chi vuoi che lo legga Wired d’agosto? Lo sanno tutti che è il mese di “Chi” e “Novella 2000”»

Matteo si mette a scrivere in fretta e furia. Sì. Va bè. Qualcosa si ricorda di quella console, ma è stato tanti anni fa, poi lui un Atari 2600 non l’ha mai avuto veramente. Era il suo compagno di classe ricco, il Giachetti, ad avercelo, e lui scroccava soltanto. Poi il Giachetti gli stava pure antipatico.

Matteo comunque scrive.

Una frase fatta qui. Un po’ di nostalgia là. Tanti ricordi appannati, un pizzico di paraculaggine e una bella massima letta su Facebook a chiudere il tutto. Et voilá. In quattro e quattr’otto ecco finito l’articolo. Pronto, impaginato, zippato e spedito in redazione.

«E ora si BAILAAA!» esulta Matteo afferrando la Samsonite e precipitandosi fuori.

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E allora ecco che Wired gli pubblica l’articolo senza filtro, perché anche il direttore e il tipo addetto agli strafalcioni sono a prendere il sole da qualche parte, e lui fa la figura del pirla. Il re dei Nerd che non si intende di cose Nerd. Tutto questo perché ha scritto un pezzo in fretta e furia per staccare il biglietto a Wired e farsi l’apericena.

Ecco. Io non so se il Matteo Bordone di qualche anno fa avrebbe scritto una cosa del genere. Non so se ai tempi di “Dispenser” sarebbe potuta accadere una cosa così. Forse sì. Forse succedeva già e io ero talmente rincoglionito da non accorgermene. Affascinato da quel suo stile così carismatico da nerd/hipster/vattelappesca che tanto successo gli ha regalato.
Ma quello forse era un’altro Matteo Bordone. Quello TENEVA FAME e non era ancora schiavo della sua immagine.

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C’è bisogno di recuperare quel Matteo Bordone lì. Quello che si scagliava con convinzione contro la disinformazione nei videogiochi come fece qui sotto:

Quello che teneva la fame, appunto. Fame di informazioni. Fame di conoscenza. Fame anche di successo. Insomma, la fame VERA. Quella che sicuramente un’apericena a Capalbio non riesce a togliere.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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