Buongiorno galassia : la prima stagione di Star Trek Discovery

Ciao, mi chiamo Simone Guidi e penso che sia il momento di fare il punto su Star Trek e quello che Gene Roddenberry avesse in mente.
Bene. Diciamo che il vecchio Gene voleva aprire una finestra sull’umanità e mostrarci come noialtri, intesi come specie, potessimo trionfare sui nostri fallimenti. Voleva dirci che in fondo (ma proprio in fondo, eh?!) abbiamo il potenziale per elevarci al di sopra dei nostri istinti più bassi ed essere veramente delle brave persone. Il tutto avvolto e confezionato in un contesto di avventure, eccitazione, e signorine verdi sexy.
Roddenberry ha usato il suo telefilm di fantascienza per affrontare il razzismo, il sessismo, l’uso di droghe, il lavoro, l’invecchiamento, la guerra, la tecnologia, il terrorismo, e l’annoso problema dei Triboli (di cui c’è molto da dire ed è ancora irrisolto). L’impatto culturale del suo show è stato altissimo e non può essere negato.
E Star Trek Discovery?  Cos’è che ha esattamente in mente Star Trek Discovery? Ecco. Tanto per iniziare…

Nella sua smodata voglia di dimostrarci quanto fosse buona l’umanità, Star Trek ci ha sempre regalato personaggi sicuramente migliori di noi. Kirk alle volte sbagliava, ma anche grazie alla logica di Spock e ai brontolii di uno scorbutico vecchietto come McCoy, alla fine faceva quasi sempre la scelta giusta e salvava la situazione. Picard era come un Gesù Cristo spaziale calvo, che dispensava saggezza e benevolenza attraverso la galassia. Sisko addirittura un profeta. Archer allevava Beagle e questo faceva di lui un personaggio inodiabile. Janeway era… era… era un capitano!
Adesso, il personaggio principale di Star Trek Discovery è Michael Burnham, interpretato da quella bella figliola di Sonequa Martin-Green, e ci viene presentata mentre si ammutina e conduce il suo capitano a morire male per poi essere mangiato dai Klingon. Evento che coincide con lo scoppio della guerra totale tra la Federazione e questi ultimi. Michael, con il suo forviante nome da uomo, è la donna più odiata dell’universo. Lei non alleva cani coccolosi, non ha assolutamente a che fare con la religione, non pare tanto saggia e neanche benevola, non ha amici che la possano supportare, e, pensate, non è neanche capitano! Cosa più importante di tutte, poi, ha fatto quello che ha fatto pensando di stare facendo la cosa giusta, pensando che fosse la cosa più logica da fare, il che è un perfetto cortocircuito in stile Trek.

Uh. I Brividi.

Continuando sul ponte della Discovery, incontriamo il primo ufficiale Saru, un essere di una specie geneticamente predisposta a fare da schiava o da preda, e per questo motivo riesce a intuire il pericolo grazie a degli spaghetti che gli escono dalla nuca, ma l’attore che lo interpreta, Doug Jones, è la più azzeccata scelta di casting di Star Trek. Meglio di Leonard Nimoy, meglio di Avery Brooks, meglio anche della protesi al petto di Ricardo Montalban. Doug non interpreta un alieno. Doug È un alieno.
Certo. È un primo ufficiale atipico e in netto contrasto con l’ideale eroico incarnato dalla barba del comandante Riker, il quale si metteva a cavalcioni delle sedie e sciupava impunemente le femmine spaziali senza farsi tanti problemi.

Calma ragazze. C’è barba per tutte.

A comandare la Discovery è il capitano Lorca. Uno che deve vivere al buio perché, in futuro, le misteriose lesioni spaziali ti rendono una specie di vampiro. Non ha una bussola morale, vuole solo vincere la guerra a tutti i costi, e nel suo recente passato ha ucciso l’intero equipaggio della sua vecchia nave per salvarli dai Klingon. Il che è un controsenso se ci pensate bene, ma ci fa anche capire che di solito le persone gentili e altruiste non diventano amministratori delegati, e neanche capitani. Gli psicopatici, quelli sì che diventano capitani.

«Per il tuo compleanno ti regalo una morte senza sofferenza. Dì grazie.»

In Star Trek Discovery i nemici giurati sono i Klingon, ma se nella serie classica erano rappresentati come dei tizi dall’aspetto losco che avevano solo bisogno di un buon barbiere. Se in TNG erano degli energumeni con la cioccolata fusa in testa. Se nel Kelvin Universe J.J. Abrams aveva deciso di mettergli i piercing per rendere subito ben chiaro a tutti che erano lì per uccidere ufficiali della Flotta Stellare e fare incazzare i propri genitori, in Discovery sono una cosa completamente nuova. Non solo hanno un aspetto molto diverso gli uni dagli altri, ma si presentano anche con una società frammentata, divisa in numerose caste con altrettante rivalità.
Ok. La razza dei Klingon è sempre stata focalizzata sull’onore e le casate già da The Next Generation in poi, ma Star Trek Discovery ha aggiunto molti più dettagli a riguardo. Sono solo piccoli tocchi, va bene, ma caratterizzano bene il personaggio, tipo i tatuaggi sul viso di Kol, o il fatto che le divise siano diverse in base al casato. Alla fine, dopo 50 anni di franchise, i Klingon scoprono finalmente l’esistenza dei sarti e delle boutique, non ci può fare altro che piacere.

Ma veniamo a parlare dell’astronave vera e propria. La Discovery è unica. Ha il design di un vecchio bozzetto recuperato da un progetto abortito verso la fine degli anni ’70, e funziona con un motore a spore che è fondamentalmente un motore ai funghi che permette all’astronave di muoversi sull’enorme pizza ai funghi intergalattica a una velocità pressoché istantanea. Ovunque esista il micelio di un fungo, cioè ovunque, lì può arrivare la Discovery. Ma se esiste questa tecnologia e DISCO ha luogo prima della serie originale, perché diavolo non se ne fa mai uso né cenno nelle serie cronologicamente successive?
Semplice, prima o poi, durante il corso di questa serie, il motore a spore si dimostrerà troppo inaffidabile. Già se ne percepiscono le avvisaglie negli episodi di questa prima stagione, e poi, cazzo, come tecnologia non è certo etica. Per funzionare ha bisogno di interagire con un essere vivente che nelle prime puntate era un tardigrado! Insomma, la tecnologia è pericolosa, il motore a spore non farà una bella fine. È una buona idea sulla carta, certo, ma alla fine sarà il Virtual Boy della Federazione.

«Allarme nero! Preparatevi al salto del pranzo!»

Comunque l’idea che la Federazione non sia infallibile e stia facendo in segreto qualcosa di sbagliato è un tema che già in DS9 ricorre spesso (vi ricordate la sezione 31?). Ma se in DS9 i dilemmi morali erano solitamente limitati a singoli episodi, in DISCO, invece, abbracciano l’intera stagione e noi siamo sempre lì a dubitare che i nostri ragazzi facciano cose iniziando da un punto di partenza moralmente ambiguo. Questo è esattamente ciò di cui Star Trek ha bisogno.

Dopo aver visto l’ultimo episodio della prima stagione mi immagino la stanza degli sceneggiatori. Sulla parete è appesa una lavagna con sopra disegnato un diagramma a blocchi fatto così: Michael Burnham odia i Klingon -> Inizia la Guerra coi Klingon -> si innamora di un Klingon sotto copertura -> Mostra compassione per i Klingon -> Finisce la guerra e non odia più i Klingon. Tutti i punti introdotti nel corso della stagione si risolvono nel finale, e la stanza degli sceneggiatori risuona di cinque alti.
Cosa c’è di buono? Beh, molte cose, e soprattutto l’ultimo episodio si svolge come uno di quelli classici Trek. C’è una missione, una squadra di sbarco in abiti tamarri, un avamposto straniero altrettanto tamarro in cui infiltrarsi. Poi, dato che viviamo in un futuro progressista, c’è perfino un’orgia bisessuale e gente che si fa di droghe in uno strip club ma questo non ci sconvolge perché un grande merito di questa serie è quello di aver introdotto per la prima volta tematiche scottanti come le relazioni gay e gente che esclama «CAZZO!» quando si meraviglia.

Robe di maleducazione

La stagione si conclude con Burnham che pronucia un discorso sentito davanti a una Flotta Stellare adorante che le perdona tutta la faccenda dell’ammutinamento, la reintegra nei suoi gradi di comandante, e le appunta sul petto una bella medaglia. Per la verità, tutti quanti ricevono una medaglia, perfino il dottore morto, e che dire del colpo di scena finale? Sì, dai. Ci siamo. Per la seconda stagione ci sono tutti i presupposti per vedere molto di quello Star Trek che amiamo, ma va già bene così.

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5 risposte a Buongiorno galassia : la prima stagione di Star Trek Discovery

  1. Lorenzo scrive:

    Quanto visto finora tutto sommato mi è piaciuto, c’è stato un progressivo miglioramento che ha raggiunto l’apice durante gli episodi ambientati nel mondo dello specchio. Tuttavia il finale mi ha lasciato un po’ deluso, mi aspettavo qualcosa su scala più grande, invece si è risolto tutto così, velocemente, in una stradina misera su Chronos (o Qo’onos). Mi ha ricordato un po’ il finale di Deep Space 9, che aveva un ambientazione simile e che strideva con la grandezza del conflitto in atto. Questa volta però i mezzi c’erano, e il solito viottolo asian-style mi è parso una cornice un po’ misera per la fine della guerra (che onestamente non ho capito nemmeno perché fosse iniziata 😀 ). Vedremo cosa si inventeranno per il futuro.

    • Simone Guidi scrive:

      Proprio così. L’ultimo episodio pare proprio fatto per gli sceneggiatori. La guerra doveva finire e loro l’hanno finita. Non ho ancora ben capito come sia finita esattamente tanto sono andati per le spicce, ma l’hanno finita. Seguendo alla lettera lo schema di Propp, poi, tutti felici, contenti, e premiati. Mi pare giusto. Non finivano così anche gli episodi di TOS? Comunque le potenzialità ci sono tutte. Con l’abbandono di Fuller, questa stagione è stata molto travagliata, la prossima potrebbe essere migliore.

  2. Ilario Gonnella scrive:

    No, a me sta cosa del nuovo aspetto dei Klingon proprio non va giù. Ma dico io, che necessità avevano di cambiare?
    La prima versione forse poteva essere fallimentare e ok.
    Ma abbiamo avuto quelle amabili creste craniali per un trentennio, dall’esordio del primo film nel 1979, fino all’uscita del primo film di J.J.Abrams (sappi che ti odio, oooohhh quanto ti odio).
    E poi il fantastico colpo di genio in ST Enterprise dove, nel tentativo di potenziare geneticamente i Klingon partendo da DNA di potenziati umani, una parte della popolazione Klingon resta senza cresta (i ringraziamenti a Flox per averci liberato dei Klingon-Khan sono d’obbligo), lasciando un messaggio tra le righe tipo – guardate che i Klingon in TOS erano così per questa ragione-.

    Poi arriva Nero….
    Viaggia nel passato e crea una versione alternativa del tempo che, guarda il caso, inizia proprio il giorno della nascita di Jim T Kirk e …..
    I Klingon sono una razza diversa?????
    perché?
    PERCHÉ????
    PERCHÉÉÉÉ??????????

    • Simone Guidi scrive:

      In questa versione i Klingon sono veramente BRUTTI, ma brutti bene, eh?!
      Sembrano un incrocio tra un serpente, un ornitorinco, e un moccolo sparato in Chiesa. Non sono esattamente un bel vedere e, inoltre, quando parlano l’effetto mascherone del trucco è roba da Carnevale di Viareggio. Però, lo devo ammettere, sono molto cattivi. Mooolto più cattivi di quanto visto fino ad ora. Lasciamo perdere anche le divise che hanno…È roba da circo Barnum in trasferta col numero dei cavallerizzi mongoli (intesi che vengono dalla Mongolia).

      • Lorenzo scrive:

        Voi vi soffermate su facezie come l’aspetto della cresta, ma secondo me il cambiamento radicale è stato che, all’epoca di TOS, i Klingon erano gente perlopiù dedita agli intrighi politici, chiaramente modellati sui comunisti di allora (infatti avevano sembianze orientali, mentre la federazione erano gli USA). Solo in seguito vennero trasformati in pittoreschi guerrieri, secondo me banalizzando il concetto originale.

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