Starship troopers: La fanteria dello spazio e l’apologia del fascismo

Fanteria dello spazio

La prima volta che sentii nominare il termine “fanteria dello spazio” era il 1992, quando da lettore imberbe e bonelliano, comprai il numero 11 di “Nathan Never” e, leggendo l’editoriale, capii che era ispirato a un romanzo di un certo Robert A. Heinlein. Questo signore, nel lontano 1959, aveva fantasticato (e scritto) di un futuristico esercito iper-tecnologico dove i soldati letteralmente “indossavano” delle tute meccanizzate che gli donavano la resistenza e il potenziale offensivo di un carro armato.
Ovviamente quel fumetto non fu tra i memorabili della mia gioventù e la fanteria spaziale, con le sue tute potenziate, passò in cavalleria insieme all’intimo desiderio di diventare una rock-star e di smutandare la più carina del liceo.
Nel 1997 al cinema uscì addirittura un film ispirato al libro di cui sopra. Per la seconda volta il termine “fanteria dello spazio” tornò alla ribalta nel mio immaginario personale. Decisi di andare a vederlo e quando uscii dalla sala, oltre al fatto di avere la consapevolezza di aver assistito a un buon film e una grande fascistata, mi rimase il dubbio di sapere che fine avevano fatto ‘ste benedette tute potenziate, visto che nella pellicola non ve n’era traccia.
Cosa che cercai di capire anche nel 2004 quando, stavolta direct-to-video, guardai il sequel di quel primo film del 1997. Era “ Starship Troopers: eroi della federazione “, e in una scala da uno a Hitler, gli diedi la stelletta di Himmler dopo aver vomitato la colazione del giorno prima per il disgusto.
Ancora, però, le tute potenziate non si erano viste, e il coito continuava a essere interrotto.
Essendo un masochista, le cercai ancora nel terzo capitolo filmico: “ Starship Troopers: L’arma segreta “, e qui invece trovai un po’ di sollievo nelle turgide e arroganti poppe di Jolene Blalock, e il fatto che le tute non ci fossero giocò tutto a mio vantaggio.
Ma allora ‘ste benedette tute potenziate dove stanno?
Sta a vedere che mi tocca leggere il romanzo originale…

La prima volta lo leggesti qui, poi sei uscito dal tunnel bonelliano

La prima volta l’ho letto qui, poi sono uscito dal tunnel bonelliano

E difatti è lì che le ho trovate. E non è che sono un accessorio come tanti, no-no, sono proprio il perno attorno al quale ruota tutto il romanzo!
Forte, vero? Uno va al cinema per vedere l’adattamento di un romanzo e poi scopre che un elemento principale, un tassello irrinunciabile di quella storia, semplicemente NON C’È. È come andare al cinema a vedere Star Wars e non ci sono le spade laser, o peggio, manca completamente LA FORZA.

NUAAAA...

NUAAAA…

Beh, comunque adesso le tute le avevo trovate e allora mi sono imbarcato nella lettura, che per la verità non è che mi sia risultata molto coinvolgente. Cioè, il romanzo in termini di scrittura è molto scorrevole, molto diretto ed efficace. In termini di contenuti invece l’ho trovato parecchio carente.
Mi spiego meglio: Questo “Fanteria Dello Spazio” dovrebbe essere un romanzo fantascientifico e invece, paradossalmente, il lato fantascientifico è stato approfondito lo stretto indispensabile per far funzionare la storia, mentre è l’aspetto militaristico ad essere preponderante. Talmente preponderante che il lettore spesso perde l’orientamento e crede di trovarsi nel bel mezzo di una qualsiasi campagna militare americana sulla Playstation, in un paese asiatico di cui lo stesso presidente fatica a pronunciare il nome.
Ci sono pagine e pagine, spesso consecutive, dedicate alla spiegazione dell’organigramma interno della fanteria, il valore dei gradi e al come sia possibile risalire la catena fino a diventare generale. Tutte cose interessanti, per carità, ma sinceramente non necessarie a qualcuno che vorrebbe leggere fantascienza.

Big Gun, Big Boobs, That’s all you need

Il romanzo, però, è lineare. Procede in orizzontale bello diritto mentre illustra la carriera militare del protagonista, Juan “Johnny” Rico, che da semplice recluta avanza fino al grado di comandante. È poi strutturato a blocchi. Si inizia con il primo blocco dedicato al RECLUTAMENTO, per poi gettarsi in una corposa e interessante parte dedicata all’ADDESTRAMENTO, dove vengono finalmente sviscerati tutti i segreti e i requisiti per poter governare efficacemente le devastanti tute potenziate, e le rigide condizioni di vita alle quali sono sottoposte le reclute. Si passa poi alla PRIMA MISSIONE, con un primo assaggio delle capacità offensive delle tute e i rischi che comportano. Fino ad arrivare alla GUERRA vera e propria, contro una razza aliena denominata “GLI ARACNIDI”, che si dimostra molto più tosta delle aspettative.
Diciamo subito che con i film questo libro ha poco a che fare (e forse è un bene), condivide solo i nomi dei personaggi, la tipologia dei nemici e la tematica di fondo, marcatamente destrorsa per quanto riguarda i metodi e l’organizzazione della società del futuro. Una società pregna di tutte quelle iperbole ed esaltazioni tipiche del fascismo e l’americanitudine sotto steroidi. Per il resto è un buon libro di letteratura bellica e un libro mediocre di fantascienza, ma che comunque nel 1959 faceva la sua signora figura con questa visione tecnologicamente esasperata della guerra e la morale filoamerriGana.
Ai giorni d’oggi perde parecchio d’efficacia ma la sufficienza riesce comunque a strapparla. Non è un tomo indispensabile ma per certi aspetti può avere un buon appeal sugli amanti delle storie alla “Full Metal Jacket”.
Quest’anno poi è uscito anche il quarto capitolo filmico della saga e stavolta le tute sembra ci siano davvero. Sapete perché? È un film interamente girato in CGI, non costava niente riprodurle in termini di effetti speciali. Capisci ammè guagliò…

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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11 Responses

  1. Kostaf ha detto:

    … forse dovevi approfondire il tuo aspetto da rock star per smutandare le ragazze e lasciar perdere la critica cinematografica…

  2. manuel ha detto:

    Mi dispiace ma non hai capito nulla né del film, una sottile presa per il culo dei veri film di propaganda fascisteggianti, né del libro. Leggiti altri Heinlein, magari prima informandoti sulla sua biografia e sui suoi scritti principali, poi ritenta.

    • Simone Guidi ha detto:

      Senti, va bene lo scherzone, ma adesso veramente vuoi dire che il libro “Fanteria dello spazio” non sia INTERAMENTE poggiato su una morale destrorsa? Cazzo, per poco non sembra il manuale della Folgore e la fantascienza diventa quasi un accessorio marginale. Per quanto riguarda il film di Verhoeven poi, a me è piaciuto e rimane indiscutibilmente il migliore della serie, il fatto che sia un’esaltazione critica nei confronti della destra repubblicana è innegabile, ma questo è un articolo dedicato al libro, non al film che se ne meriterebbe uno tutto suo. Non so se mi spiego.

    • Ilario ha detto:

      Mi trovo d’accordo con Manuel, nei libri di heinlein c’è poco o niente di fascistoide. L’unica cosa che può trarre in inganno è la sua perfetta creazione di una struttura militare con gerarchia ferrea, ma questa è dovuta alla sua istruzione all’accademia navale e poi il suo percorso come ufficiale nella marina defli stati uniti. Si nota anzi una sua connotazione antiraziale proprio in “Fanteria dello Spazio” dove per diventare membro attivo della federazione, quindi ottenendo il diritto di voto, non serviva ne un origina raziale particolare ne una famiglia benestante alle spalle ne essere maschio. Per ottenere la cittadinanza servono 2 anni di servizio per la federazione, le possibilità erano ampie, dal servizio nella fanteria per i più capaci a servizi da ufficio o addirittura a fare da cavia di laboratorio quando non si era idonei ad altri incarichi. Da questo sistema si evince un disprezzo di Heinlein per le culture totalitariste di destra del secolo scorso. Nel sistema politico immaginario di questo libro non c’è coscrizione obbligatoria, diritto di nascita, razzismo o sessismo. L’unica cosa che si trova è la totale meritrocrazia, che porta il protagonista Filippino a diventare Comandante in pochi anni.

  3. Simone Guidi ha detto:

    Ragazzi, mi viene il dubbio che voi abbiate letto un libro diverso dal mio. No, dico, a parte le alte citazioni in stile Wikipedia, ma davvero-davvero state dicendo che questo qui è un romanzo comunista? Ma daiii. In una società dedita alla cultura della guerra che concede i diritti solo ai cittadini che si prestano al servizio militare non ci vedete alcuna sfumatura fascista? Il più forte che schiaccia e conquista il più debole non vi sembra una cultura destrorsa? Cazzo, questa è Sparta e proprio non riuscite a vederlo? Qui va a Finire che “300” è il manifesto del partito comunista. Voglio dire, anche sulle navi pirata vigevano delle regole democratiche all’avanguardia, ciò non toglieva che erano comunque pirati e se gli rompevi i maroni ti facevano fuori sul posto.
    Io non sono un fanboy di questo autore, non lo conoscevo prima di leggere “Fanteria dello Spazio”, e ci sono arrivato perchè cercavo un buon romanzo di fantascienza. A mio parere, dopo aver letto la parola “fine” di questa storia, quello che rimane impresso al lettore è la morale e i valori del mondo dove si svolgono gli eventi, che è un mondo molto vicino al nostro e ha molti punti in comune con il tipo di mondo che sarebbe stato se i nazisti avessero vinto. Se poi Heinlein fosse cugino di Marx o un genio della fantascienza, non me ne può fregare di meno. In questo romanzo c’è un aspetto politico che schiaccia letteralmente quello fantascientifico, e non sto dicendo che è un male, è solo un dato di fatto.

    • Ilario ha detto:

      Apparte che se non è fascista non necessariamente deve essere comunista.
      Potrebbe essere capitalista (visto che è una società meritocratica).

      Per quanto riguarda l’esercito, non è a coscrizione obbligatoria, che sarebbe invece un aspetto tipico di una società totalitaria basata sulla violenza come il fascismo.

      Tutti hanno diritto di servire la federazione e guadagnarsi il diritto di voto, senza limiti di razza o genere, completamente contro la visione nazionalista/razzista del fascismo.

      E se il tuo mondo viene attaccato da un esercito di insetti giganti, vedi che il potere militare aumenta notevolmente, in fondo anche in russia c’era l’esercito, eppure erano comunisti 😛

      • Simone Guidi ha detto:

        Ho capito Ilario, ma qui se non ci fossero le tute potenziate potrebbe essere benissimo un “Full Metal Jacket” dello spazio. Cioè oh, tu togli le tute e sostituisci gli aracnidi con i soldati del dittatore sudamericano dell’isola di Bananas e dimmi se non potrebbe essere tranquillamente un romanzo di guerra filo-americano. Ma guarda che per me va anche bene così eh?! Io ci sto dentro senza problemi, però ritorno a dirti che il messaggio politico è preponderante mentre quello fantascientifico è funzionale, quasi marginale.

        • Ilario ha detto:

          Si, ma quello che voglio dire io che un esercito formato in quella maniera può essere creato in qualsiasi tipo di società, fascista, comunista, capitalista o socialista. Quando si è in guerra l’esercito detiene il potere, almeno fino a conflitto finito. Ti faccio un esempio, in Italia nella seconda guerra mondiale venivano arruolati forzatamente tutti gli arruolabili. Le donne invece venivano assunte nelle fabbriche che erano state convertite per creare armi per la guerra. Pensi che in Francia o in Inghilterra fosse diverso? La guerra è guerra, e lo è dovunque e con qualsiasi tipo di società. Quindi il discorso, esercito rigido e potente allora politica fascista, in un epoca di guerra non funziona.

          • Simone Guidi ha detto:

            Forse dovevo usare il termine “fascisteggiante”? No, davvero. Casomai lo cambio nell’articolo. 😉

          • Ilario ha detto:

            Ma nemmeno. Purtroppo noi siamo cresciuti in una realtà che ci ha portato a credere determinate cose. Gli eserciti e le guerre sono cose antichissime, diciamo che esistono da quando esiste l’uomo. Poi, in tempi molto moderni, nasce il fascismo. I rappresentati di tale movimento abbracciano gli usi militari per gloriare se stesso, fare parate e imporre le loro idee. Nelle nostre teste le due cose sono diventate erroneamente sinonimo l’una dell’altra. Quando si parla di fascio si parla di guerra, ma al contrario quando si parla di guerra non necessariamente si parla di fascio.
            Stessa cosa si potrebbe dire tra la svastica e il nazismo, la svastica non è un simbolo nazista, è un simbolo adottato dai nazisti, ma quando la vediamo l’unica cosa che ci viene in mente è il deficente con il baffetto mongolo.

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