Clown comunisti che abitano nelle fogne: IT il pagliaccio assassino

Ah, Aprile, che gran mese che è. Con la primavera che sboccia e l’estate che si avvicina è il momento giusto per districarsi da I Cugini Del Terribile e andarsi a vedere qualcosa di iconico. Per l’occasione, visto che la Warner Bros. ha rilasciato il trailer del remake di IT, ho deciso di inchiodarmi sul divano per rivedermi le due puntate della memorabile miniserie televisiva tratta dal romanzo di Stephen King. Ancora mi domando il perché non l’abbia fatto prima. Registrata su MySky quasi due anni fa, per tutto questo tempo l’avevo bellamente ignorata. Ovviamente, per me non è stata una novità, avendola già vista negli sconcertanti anni ’90 noleggiando un doppio VHS in una videoteca che non esiste più, ma adesso ho finalmente colto l’occasione per ripresentarmi alla festa di Pennywise e, insomma, non è che fosse stata organizzata poi così bene quella festa lì, anzi, sui bicchieri di plastica non c’era scritto il mio nome, e arrivando non ho visto neanche l’ampio parcheggio all’ingresso.

Non c’è amicizia, non c’è convenienza, non c’è cortesia

Non so voi, ma io, da adolescente, ero entrato in fissa con Stephen King talmente tanto che mi divoravo i suoi libri manco fossero palline Zigulì. In realtà, però, ben presto mi resi conto che preferivo (e preferisco) di gran lunga i suoi racconti e romanzi più brevi, così, quando cominciò a far uscire libri con pagine numerate a quattro cifre, la mia soglia di attenzione si ridusse a quella di una mosca. IT era appunto uno di quei libri lunghi che non incontravano il mio favore, e anche se al tempo riscosse un successone che lo fece leggere da uno sbirillione di lettori, io lo evitai accuratamente, tanto accuratamente che tutt’oggi non l’ho ancora letto.
Per compensare la grave lacuna pensai bene di vedermi il film, che poi non era un film ma una miniserie in due episodi fastidiosamente lunghi. Noleggiai i due VHS e me li sparai in più sedute. Questo spiega anche il motivo per cui non l’ho più rivisto da allora; la durata di oltre tre ore era troppo scoraggiante per un pavido come me.
Poi, la settimana scorsa, ti esce il trailer del remake, e tutto cambia. Sapevo che era una maratona, ma era giunto il momento di rivederlo, ero finalmente pronto e cavalcante per tornare a Derry.
Dice: «E vabbè, mica te l’ha ordinato il dottore di riguardarlo?!»
Vero, ma nel frattempo ( e con “nel frattempo” intendo un arco temporale variabile fino a un massimo di 27 anni) IT è diventato un punto fermo della cultura pop talmente grosso che sarebbe difficile per chiunque, figuriamoci per un nostalgico come me, andare a vedere il nuovo film completamente alla cieca, senza documentarsi un minimo.
Sì, certo. Pennywise è il Clown. Ok. Non credo che esista nessuno capace di usare internet che non abbia mai visto un’immagine di Tim Curry truccato da pagliaccio. Però, ecco, rivedo la miniserie per completezza, per poter meglio giudicare e, perché no? CRITICARE il remake di prossima uscita. Quindi: NO. I clown non mi fanno paura, per niente. Non ho la stessa paura irrazionale che molte persone nutrono verso questa figura (scientificamente, viene definita coulrofobia), e anzi, mi muovono a compassione se penso a quanto devono sudare sotto lo spesso strato di make-up.

thug life

Quindi, eccomi di nuovo lì, come una venticinquina d’anni fà, sul divano. Preparato per Tim Curry e più di tre epiche ore di visione. La prima cosa che vi posso dire è quella di aver provato emozione leggendo di nuovo dei grandi nomi nei titoli di testa. Mi ero completamente dimenticato della presenza di John Ritter, l’amatissimo Jack Tripper di quella serie tv protagonista della mia infanzia, TRE CUORI IN AFFITTO, di cui, per amplificarvi l’effetto nostalgia (in realtà la quintessenza di questo blog è proprio quella) sistemo la sigla iniziale qui sotto in modo che potrete eseguirla con un semplice, morbido click.


C’era anche Harry Anderson aka il giudice Harry T. Stone di quell’altra serie riderissima da Fininvest con furore che era GIUDICE DI NOTTE. Provate a risentire la sigla col basso slappato. Se non vi si smuove qualcosa dentro vuol dire che siete di già morti, oppure, irrimediabilmente costipati.

 

Insomma raga, questo IT televisivo di Stephen King si presentava abbastanza bene a quelli che non avevano letto il libro. Aveva un cast stellare per quei tempi, e non vi sto a dire di tutti gli altri volti presenti perché se prestate attenzione sono facce che avete visto e rivisto parecchie volte in mille altre produzioni antecedenti e successive. Diciamocelo, nel 1990, reclutare John Ritter e Harry Anderson per combattere un clown mutaforma sarebbe stato l’equivalente di avere Bryan Cranston e Jim Parsons nel remake fatto oggi, e a me non sarebbe dispiaciuto.

Ma ora torniamo al film che non era un film ma sembrava un film. Il FILM ( scusate l’epifora) è diviso in due film.
La prima parte è, tutto sommato, buona. Si svolge negli anni ’50 e i personaggi principali sono bambini che si uniscono in gruppo per combattere Pennywise. Guardarlo mi ha fatto respirare di nuovo l’aria che tirava in altri MUST SEE dei bei tempi che furono come The Goonies o Stand by Me, e più recentemente in quello Stranger Things che è piaciuto praticamente a tutti. Calandoci nei panni dei bambini e facendo nostro tutto ciò che li può terrorizzare, possiamo tranquillamente dire che la prima parte di questa miniserie è proprio paurosa, e il finale, seppur carente di elaborati effetti speciali, alla fine regge e ci sta tutto.
Mi dicono dalla regia che una delle più veementi critiche rivolte a questa costosa produzione (per il cui sviluppo vennero investiti 12 milioni di paperdollari nel 1990, ve lo ricordo) è il fatto di discostarsi troppo spesso dalla storia descritta nel libro. Come detto in precedenza, io il libro non l’ho letto, per cui m’importasega e va bene così.

Quando si dice che un libro “ti prende”

Ora, se la prima metà della serie va bene, la seconda metà è dove cade tutto a pezzi.
Sono passati trent’anni e IT si risveglia (nel libro ne dovevano passare 27) ma i bambini non ci sono più, se ne sono andati dalla città e sono adulti, quindi devono tornare a Derry per dare di nuovo battaglia al loro vecchio nemico. Se nella prima parte vedere dei bambini che fanno lega per uccidere il terribilissimo Pennywise riesce a stabilire una sorta di empatia con lo spettatore, il quale giustifica le situazioni riuscendo comunque a rimanere teso e immerso in una certa suspense, guardando la stessa cosa avvenire con i protagonisti adulti non ottiene lo stesso risultato, anzi, rende tutto molto goffo e a tratti comico, ma, badate bene, la comicità di IT non è legata direttamente al divertimento, bensì agli anni ottanta e a quel tipo di cose fatte in quell’epoca lì, che a rivederle adesso ti cascano le braccia e un po’ ti fanno anche tenerezza. Non so perchè l’effetto sia così. Forse per i numerosi tagli alla storia? Le omissioni di sceneggiatura effettuate per rendere l’opera fruibile a un pubblico più vasto e non farla durare troppo? Francamente non so. Fatto sta che la seconda metà di IT proprio non regge. Troppo approssimativa, troppo ingenua, troppo tirata via, con l’unico scopo di arrivare a una conclusione spiccia e senza quelle spiegazioni complesse che invece nel libro, mi dicono, siano ben presenti e indispensabili.

 

Lo stesso finale appare come una gran carnevalata, con millemila interrogativi lasciati appesi e Whatthefuck a profusione. Chi è veramente IT? Da dove arriva? Come fa ad esercitare tutti i suoi immensi poteri sul nostro mondo? È davvero soltanto quel cazzo di ragnone del carnevale di Viareggio che si vede nei minuti finali? E la Luce dei Defunti? Ma poi perchè IT ha passato più di 180 minuti a minacciare i protagonisti senza farli fuori direttamente lui, uno alla volta? Cristo, lo ammazzano prendendolo a pedate!
Tutti questi interrogativi trovano una sorta di risposta nel libro, nella miniserie no.

Un ragno! Lo volete più semplice di così?

Il che ci porta al remake imminente e al trailer uscito la settimana scorsa. C’è veramente spazio per migliorare rispetto alla miniserie del 1990? Direi proprio di sì. Soprattutto se si vuole osare andando oltre il PG13 e si riesce a buttar giù una sceneggiatura che non sia per forza a prova di idiota.
La Warner Bros. rilascerà due film e il loro successo riposerà sulle spalle di due persone:

1) Bill Skarsgård: l’attore al quale è stato affidato il ruolo di Pennywise. Perché diciamocelo, Pennywise È Tim Curry, e il paragone con lui scatterà immediato.

2) Andrés Muschietti: il regista di questa nuova versione che ha alle spalle solo un onorevole film horror ma niente di clamoroso.

 

Concludendo: IT del 1990 è una decente trasposizione televisiva di un grande capolavoro di Stephen King, ma soffre, soprattutto nella sua seconda parte, di gravi deficienze visive e di sceneggiatura irrimediabilmente figlie del tempo in cui è stato girato.

Adesso vi lascio alle sagge parole di Andrea: regista, sceneggiatore, e produttore del canale youtube, L’IMPERO DEL CINEMA.

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2 risposte a Clown comunisti che abitano nelle fogne: IT il pagliaccio assassino

  1. Ste84 scrive:

    Ho visto IT per la prima volta a metà anni ‘90 credo, durante una messa in onda in seconda serata. Avevo una decina d’anni e all’epoca capitava forse due o tre volte all’anno che rimanessi alzato fino a tardi per vedere qualcosa che mi attirava morbosamente, fregacazzandomene alla grandissima se il giorno dopo sarebbe suonata la sveglia alle 7 per andare a scuola.
    Quella volta fu peggio del solito perché oltre all’ora tarda si aggiunse anche il fatto che il film mi aveva abbastanza terrorizzato, come mi successe anche con Nightmare, e di sonno neanche l’ombra. Del resto la mia grande e vecchia casa piena di rumori e scricchiolii ben si prestava a visioni solitarie di film horror nel cuore della notte!
    Ma arrivo al dunque, e concordo in toto con ciò che hai scritto: It, il film che non è un film, funziona abbastanza bene nella prima parte e maluccio nella seconda, esattamente per i motivi che hai evidenziato. E questo smentisce l’idea spesso associata a questo non-film, che tutto si regge sulla prova maiuscola di Tim Curry mentre il resto è solo un contorno. E’ verissimo che lui E’ It (e anche io aspetto al varco il nuovo Pennywise…) ecc, ma il fatto che la seconda parte non funzioni bene come la prima dimostra il contrario, It è sempre It ma se ciò che gli gira attorno non va la pellicola oltre a non decollare, precipita. Insomma, Tim Curry da solo non riesce a salvare la baracca nonostante la sua prova strepitosa e questo prova la fragilità di questa miniserie.
    Per quanto riguarda gli interrogativi irrisolti devo dire che di solito non sono uno che nei film cerca la risposta a tutte le domande disseminate nella trama, anzi, di solito mi infastidisco quando qualche compare di visione mi tempesta con ‘ma perché è successo quello?’ ‘ma perché ha detto quest’altro?’ ‘ma non ha sensooh!!’ e detesto quelle parti di film dedicate agli spiegoni o peggio ancora ai film che sono loro stessi degli spiegoni di 2 ore del film del quale sono il sequel.
    Tuttavia ci sono domande e domande, ad alcune è bello che non venga data una risposta, ad altre è doveroso affinché la mancanza di spiegazione non sia scambiata per una voragine nella sceneggiatura. E in It la principale di queste domande è proprio ‘Ma poi perchè IT ha passato più di 180 minuti a minacciare i protagonisti senza farli fuori direttamente lui, uno alla volta? Cristo, lo ammazzano prendendolo a pedate!’. Ecco, o spieghi in qualche modo questa cosa per cui i ragazzini non possono essere attaccati singolarmente dal mostro o It ci fa la figura del coglione. Non so se questa risposta esiste, neanche io ho ancora letto il libro anche se me lo sono ripromesso, ma se c’è va detto o il mostro perde di credibilità.
    E ci sarebbero tante altre cose da dire su It ma ho già scritto un mezzo romanzo… in conclusione dico che nonostante tutti i suoi difetti riesce a far paura (e io me lo ricordo bene!) e a farsi ricordare con piacere specialmente da chi l’ha potuto vedere all’epoca. Oggi ovviamente è un cultone ma senza quei difetti poteva ambire a essere molto di piu, un’occasione sprecata insomma. Vedremo se il remake saprà fare di meglio (e ho i miei dubbi, specialmente sulla caratterizzazione di It, superare Tim Curry non sarà uno scherzo).

    • Simone Guidi scrive:

      Ciao Ste, il finale col ragnone penso sia l’Epic Fail definitivo che butta giù la media di una produzione, tutto sommato, buona. Nello scrivere questo pezzo mi sono documentato (vedi alla voce: “chiedere a quelli che hanno letto il libro”) e dopo grande impegno ( perché anche per loro l’interpretazione di IT è mooolto soggettiva) sono riuscito a capire quelle 2 cose in croce che avrebbero potuto dare più senso alla miniserie.
      Tanto per incominciare IT è una creatura trans-dimensionale che arriva da un universo parallelo che è stato creato da “L’ALTRO”. Nessuno mi sa dire con certezza chi sia ‘sto cappero di ALTRO, ma molti concordano che possa essere Stephen King stesso. L’ALTRO creò IT che era il male e poi, per bilanciare, creò LA TARTARUGA che era il bene. Una cosa tipo lo Yin e lo Yang. Poi però la Tartaruga è morta, lasciando libero IT di fare quello gli pareva, ed ecco che viene qui da noi e comincia a sgranocchiare bambini. La tartaruga però è morta, ma non è morta veramente, perchè dall’alto del paradiso delle tartarughe morte protegge la banda dei perdenti per andare a bacchettare IT. Proprio grazie a questa protezione “divina”, It non può uccidere i perdenti, ma solo spaventarli o costringerli a uccidersi da soli.
      Ora, io come ti ho detto il libro non l’ho letto, però se questo dettaglio fosse stato incluso nella miniserie, male non avrebbe fatto.
      Magari adesso chi ha letto il libro davvero mi dirà che non c’ho capito una sega. Vediamo. 🙂

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