Orgoglio e Pregiudizio e Atari : Il regno di Jack Tramiel (1984 – 1996)

jacktramielDunque, vi ricordate dove eravamo rimasti? Atari aveva creato il boom dei videogiochi ed era morta nell’implosione di quel mercato. Ray Kassar era stato defenestrato e al suo posto era arrivato un venditore di fumo (nel vero senso della parola). I licenziamenti selvaggi iniziarono nel 1983, e da un picco di 10.000 dipendenti nel dicembre 1982, si passò a soli 200 nel luglio del 1984. Mese quello, a parere di molti, caldissimo, anzi, per Atari fu un vero inferno. Fu il mese in cui Jack Tramiel, presidente dimissionario da Commodore, acquistò un’Atari in svendita totale da Warner Communications, offrendo il corrispettivo di una cambiale e una canzone suonata col banjo e cantata davanti al consiglio di amministrazione. Quello che si può dire sulla controversa figura di Tramiel si riassume in un post che Chris Crawford, programmatore di Eastern Front 1941, appese nella bacheca aziendale pochi mesi prima dell’arrivo di Re Jack. Rendendosi conto che Commodore era stata la causa principale di tutti i mali della divisione home computer, scrisse: «La buona notizia è che Jack Tramiel ha lasciato Commodore. La cattiva notizia è che sta venendo qui!». Non sapeva quanto aveva ragione. Due mesi dopo venne licenziato anche lui.

chris crawford working on eastern front 1941

Chris Crawford programmatore burlone ma disoccupato

 

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SDRAAA!

Ed eccolo lì, il fortunello che si fece avanti per acquistare Atari nel 1984. Era Jack Tramiel, ex presidente dei nemici giurati Commodore. Dimessosi dalla grande “C” in gennaio, acquistò in saldo ATARI CORP. in luglio con l’intento dichiarato di farne una nuova Commodore.
Il buon Jack era un vero mastino degli affari ma con l’indole del bottegaio e, soprattutto, aveva una visione del mercato fortemente “computercentrica”. Per questo motivo tutti gli sforzi di Atari vennero diretti verso la riconquista del mercato home computer (l’unico mercato ancora vitale in quel momento, per la verità) a discapito di quello dei videogiochi e delle console.
Come prima mossa Re Jack cercò inutilmente di recuparere l’affair AMIGA, il quale era stato gestito in modo estremamente superficiale dalla dirigenza Warner fino a poco prima del suo insediamento. Jack sapeva che la guerra degli home computer si sarebbe spostata su un campo a 16 bit e AMIGA era una pedina fondamentale per poterla vincere. Come seconda mossa rispedì la nuova console 7800 in magazzino, a prendere polvere. Gli ingegneri Atari avevano partorito il 7800 a tempo di record, per riuscire a mettere velocemente una pezza a quel grande fallimento che era stato il SuperSystem 5200 nel 1982, e nel giro di 2 anni erano riusciti a tirar fuori un’ottima console, magari con il sonoro scarso ma sicuramente RETROCOMPATIBILE con i titoli per 2600, che avrebbe potuto tranquillamente rivaleggiare con i pochi concorrenti sopravvissuti al crack dell’anno prima. Tramiel, uomo pratico e commerciante nell’anima, si chiese a cosa sarebbe servito lanciare una console simile in quel momento, nel 1984, quando il mercato che avrebbe dovuto conquistare era virtualmente morto e tutto il mondo sembrava cercare solo gli home computer.

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Bello. Usiamolo come fermacarte.

Ovviamente le conseguenze di entrambe le mosse furono nefaste.

Come ampiamente trattato in un mio vecchio articolo qui sul blog, Atari perse la possibilità di mettere le mani sul progetto AMIGA a totale vantaggio di Commodore, e il mercato dei videogiochi e console vennere magicamente rivitalizzato da Nintendo giusto l’anno dopo, quando irruppe sul mercato americano con il suo NES, nel 1985.
Vista la parata, ad Atari non rimase altro che ripiegare in fretta e furia sulla produzione della linea ST che, per carità, generò degli ottimi computer a prezzo più che abbordabile, ma che col tempo persero il confronto con il loro avversario diretto e qualitativamente superiore: il Commodore AMIGA.
Mentre dal lato console e videogiochi, in mancanza di una console “fresca” da opporre al NES, per fare un po’ di cassa si rispolverò fuori dai magazzini il ProSystem 7800, mettendolo in commercio già vecchio di due anni e per niente supportato dagli sviluppatori che ne intuirono la precoce dipartita.

E questo ci porta all’ennesimo WHAT IF. Cosa sarebbe successo se Atari fosse riuscita ad mettere le mani sul progetto Amiga? Le vendite di un Atari Amiga avrebbero capovolto le sorti di Atari e Commodore? E se il 7800 fosse stato messo in vendita quando era stato programmato? Atari avrebbe perlomeno provato a resistere allo strapotere Nintendo?

Queste sono solo chiacchiere da podcast e tutto il resto è noia.

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Come detto prima, la linea ST esordì nel 1985 con il modello 520, e lo fece più che bene superando nelle vendite il Commodore Amiga che seguì di lì a poco. I computer a 16 bit di casa Atari fecero particolarmente breccia nel cuore dei musicisti grazie al potente processore e l’interfaccia MIDI integrata, più varie features e programmi dedicati (tra cui, successivamente, CUBASE) e appositamente sviluppati sulla piattaforma. In poco tempo gruppi e musicisti come Fleetwood Mac, Mike Oldfield, Jean-Michel Jarre, Fatboy Slim, e anche Madonna, videro comparire questa nuova macchina negli studi di registrazione ed entrò a far parte del loro equipaggiamento in pianta stabile. Anche i videogiochi non rimasero insensibili al fascino del nuovo protagonista, e la stragrande quantità dei titoli per le macchine a 16 bit venne sviluppata principalmente su Atari ST per poi essere convertita su Amiga, questo almeno fino al 1987, anno del sorpasso nelle vendite di Amiga, ma si dovette aspettare ancora fino al 1989 per poter dire che la tendenza fosse definitivamente accantonata.

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Beveva energia come un’americana beveva birra

Nel 1989, quando ormai la battaglia dei 16 bit contro Amiga sembrava irrimediabilmente persa, Atari sfidò testa a testa Nintendo sul mercato dei videogiochi portatili rilasciando il suo Lynx, un sistema a colori sviluppato da Epyx che paradossalmente utilizzava la tecnologia dei chip MOS Technology appartenente a Commodore.
Pubblicato lo stesso anno del Game Boy, il Lynx era una bestia di macchina: potente, versatile, e con lo schermo a colori retroilluminato. Dove il Game Boy poteva mostrare solo degli sprites in scala di grigio su un piccolo schermo monocromatico, Lynx esibiva incredibili sprite in scala colori su un display LCD grande quasi il doppio di quello della concorrenza Nintendo. Tutto ciò che il Game Boy poteva fare, il Lynx lo poteva fare meglio. Grafica? Neanche paragonabile; Atari sfoggiava intensi giochi arcade in miniatura, mentre il Game Boy era corredato di parecchi giochi puzzling statici. Networking? Via cavo il Lynx poteva teoricamente collegare insieme 16 sistemi.
Sulla carta doveva essere una debacle per Nintendo ma invece non lo fu. E allora cos’è che non funzionò?
Varie cose.
La prima fu sicuramente il riconoscimento del marchio e il fatto che Nintendo fosse, in quel momento storico, sinonimo di videogioco ( come lo era stato Atari 10 anni prima) con franchise di punta come Super Mario Bros., Donkey Kong e Tetris.
La seconda era la durata delle batterie. Lynx esigeva 6 pile stilo contro le 4 del Game Boy ma, soprattutto, consumava energia come un’americana beveva birra.
La terza e ultima fu l’ingombro. Fedeli alla vecchia linea di pensiero: «più grosso uguale più bello», gli ingegneri Atari preferirono produrre una console portatile di notevole dimensione per privilegiarne la maneggevolezza ( si dice che gran parte della scocca di Lynx fosse vuota) a discapito della portabilità. Nintendo fece esattamente l’opposto e vinse la battaglia dei portatili.

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In un ultimo tentativo di riconquistare lo splendore che le appartenne, nel 1993, Atari rilasciò la sua nuova console gioco finale, l’Atari Jaguar. La Jaguar si presentava al mondo fregiandosi di essere la prima console a 64-bit di gran lunga più potente di qualsiasi altro sistema presente sul mercato. Era, ovviamente, una scelta di marketing poiché a quel tempo, nella percezione popolare, la potenza di una console veniva valutata dal numero di bit che il suo processore poteva gestire. In realtà Jaguar conteneva un insieme di componenti che potevano gestire da un minimo di 16 a un massimo di 64 bit. Non era quindi una macchina STRETTAMENTE a 64 bit ma piuttosto un ibrido tra i 32 e i 64 bit.
Il Jaguar venne rilasciato in un mercato dove il Sega Mega-Drive e il Super Nintendo la facevano da padrone, ma ben presto arrivarono anche il Sega Saturn, la 3DO e infine la Sony PlayStation. I competitors si dimostrarono subito troppo aggressivi per lei, e vuoi anche a causa della sua ristretta libreria, Jaguar rimase al palo risultando di fatto il fallimento commerciale definitivo per la casa di Sunnyvale.

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Comunque, nonostante il fallimento della lince e del giaguaro, Atari stava ancora finanziariamente bene sotto la guida Tramiel, aveva incassato un botto di dollaroni da alcuni processi per la violazione dei suoi copyright e, gira che ti rigira, le casse erano piene. Tuttavia Tramiel, ormai vecchio e stanco di inseguire le imprevedibili evoluzioni del settore console e dei nuovi sistemi all’orizzonte, decise di vendere la società in un’operazione di fusione inversa con i produttori di dischi rigidi JT Storage. Era il 1996 e, teoricamente, nella nuova società risultante dalla fusione, Atari avrebbe dovuto mettere i soldi per permettere a JTS di produrre un innovativo Hard Disk che avrebbe rivoluzionato il mercato. Praticamente invece, Atari fu succhiata e ingurgitata come un’ostrica da JTS, la quale, ironia delle ironie, dopo averle svuotato le casse non riuscì neppure a produrre il fantomatico hard disk.

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Dopo appena due anni, nel 1998, JTS rivendette le spoglie morte di Atari sotto forma di proprietà intellettuali e marchio, dando inizio ad un passamano di queste ultime fino ad arrivare alla Infogrames, una holding francese che ne detiene tuttora la proprità e si è rinominata ATARI SA, ovvero, Atari Société Anonyme (società anonima).

Fonti: L’internet e il cervello di Emiliano Buttarelli.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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3 Responses

  1. Mario Della Morte (Nera) ha detto:

    St’ Emiliano Buttarelli deve avere una vita sociale veramente miserevole….

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