Orgoglio e pregiudizio e Atari : Il regno di Nolan Bushnell (1972 – 1978)

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Nolan BushnellNolan Bushnell è un soggettone del mondo dei videogiochi. Uno dei; quanti saranno? Sette, otto di quel mondo lì che proprio non si posso ignorare. Ognuno di voi avrà i suoi preferiti, ne sono certo, per cui, per evitare di menarci subito forte e vedermi scrivere nei commenti «ma non hai citato questo che è troppo il migliorissimo!», non menzionerò nessun’altro, ma anzi, articolerò la questione un filo meglio.
Nolan Bushnell è uno dei soggettoni del mondo dei videogiochi. Il suo operato ha definito il concetto di videogioco commerciale. S’è inventato qualcosa, come ha fatto (prima di lui?) il suo contemporaneo Ralph Bear. Poi dopo è venuto un esercito di gente che lo ha copiato e altri ancora che lo hanno preso come ispirazione. Quindi, tentiamo di dirlo nel modo più semplice possibile: Bushnell ha creato una società di intrattenimento videoludico, l’Atari, che ha sconfinato in diversi ambiti tecnologici e commerciali, creando e monopolizzando per un certo periodo il mercato dei videogiochi a gettone, delle console casalighe, degli home computer (c’ha provato), e del software per l’intrattenimento in generale. Poco importa se la maggior parte dell’operato di Atari si è svolto dopo la fuoriuscita di Bushnell dall’azienda. Ciò che conta è che quel seme lo ha piantato lui, Atari l’ha fatta fiorire lui, e se per crescere adeguatamente ha avuto bisogno dell’acqua e il fertilizzante di Warner Communication, poco importa. Banale dirlo, ma a quel tempo sarebbe stato facilissimo farsi prendere la mano e, pur partendo da una posizione dominante, mandare tutto a puttane come alla fine è successo. È l’ingrato compito del primo della fila quello di commettere errori che il secondo eviterà (commettendone di nuovi). Atari era la prima, e in quanto tale non sarà mai dimenticata. Sigla.

QUESTO ARTICOLO RIASSUME I CONTENUTI TRATTATI NELLA SECONDA PUNTATA DEDICATA AD ATARI DEL PODCAST DE I CUGINI DEL TERRIBILE

Nei primi anni ’60, uno studente di ingegneria dell’università dello Utah di nome Nolan Bushnell perse tutti i soldi della sua retta giocando (male) a poker. Per rimediare al clamorosissimo FAIL si cercò un lavoretto per fare cassa e lo trovò in un parco divertimenti vicino a Salt Lake City, precisamente in una sala giochi che per ovvi motivi temporali era zeppa di flipper. All’università, essendo un laureando in ingegneria, Bushnell accedeva alla sala computer e, come tutti gli altri aspiranti ingegneri, divenne uno “Spacewar!” dipendente.

SpaceWar! – Scartando gli oscilloscopi, questo è stato il primo videogioco in assoluto

Ma Nolan non era come i suoi compagni di studio, Nolan era diverso. Per lui “Spacewar!” non era solo un gioco; per lui poteva essere benissimo un modo per fare tanti soldi. Se fosse riuscito a mettere un gioco come “Spacewar!” in quella dannata sala giochi piena di flipper, era strasicuro che la gente avrebbe fatto la fila per giocarci.
A quel tempo però i computer erano ancora troppo ingombranti e costosi e la sua idea impraticabile. La accantonò, così come la voglia di giocare a poker, e nel 1968 riuscì a laurearsi per poi trasferirsi dove tutti si trasferivano in quel momento, in California, posto dove si facevano cose e si vedeva gente.

 

Sfumata l’idea di lavorare per Disney a causa della sua inesistente esperienza, trovò lavoro in una società di ingegneria chiamata Ampex. Tenete bene a mente questo nome, corridori: Ampex; perché è ad essa che Nolan ruberà tutto, dai colleghi di lavoro, alle connessioni nell’ambiente, fino ai pezzi necessari per costruire il suo primo videogioco, di notte, nella camera da letto  convertita in laboratorio della figlia (non pensate male, Bushnell non era un padre snaturato. La figlia dormiva nel lettone con la madre, lui dormiva sul divano). Il monitor per il suo prototipo era un televisore in bianco e nero, e il nome del gioco “Computer Space“.

Dinosauri

Quando finalmente finì di costruire il prototipo, Bushnell si guardò intorno per trovare qualcuno che potesse aiutarlo a produrlo e, soprattutto, venderlo. Su consiglio del suo dentista, categoria questa che allora come ora faceva i soldi veri e sapeva pure dove investirli, si rivolse a un produttore di giochi a gettone, la Nutting Associates. Nutting accettò di costruirgli e vendergli il gioco in cambio di una quota dei profitti. Bushnell, ovviamente, divenne un ingegnere dell’azienda.
Ora però dovete sapere che nel 1971, anno in cui il gioco di Nolan venne messo in commercio, gli standard delle macchine a gettone erano radicati nell’elettromeccanica e andavano forte esclusivamente robe tipo i flipper e gli skee-ball, macchine dove c’erano parabordi che facevano rimbalzare palline metalliche, e contatori che quando segnavano i punti risuonavano con un clicchiti-clak. “Computer Space” si presentava come il primo videogioco elettronico arcade in assoluto e niente di simile era stato visto prima, il pubblico era diffidente e lo vedeva come una specie di alieno. Non passò molto tempo che la Nutting diede segno di disaffezione e in pratica mollò la produzione (e relativa promozione) del prodotto con grande disappunto di Bushnell. Le cose stavano così: Nutting non ci credeva più e si tirava fuori dai giochi, è stato bello finchè è durato Nolan ma ci dispiace tanto, spegni le luci e chiudi la porta quando esci, clicchiti-clak.

clicchiti-clak

Clicchiti-clak

Dal canto suo Nolan riconobbe di aver creato un gioco forse un filino troppo complicato per quei tempi dato che richiedeva di leggere LE ISTRUZIONI prima di essere usato, e si ripropose che il prossimo sarebbe stato così facile che perfino un ubriaco avrebbe saputo divertircisi.

E ora tutti a giocare a Pong

E ora tutti di volata a giocare a Pong!

Per poterlo realizzare contattò tre ex-colleghi della Ampex (sempre lì si torna) e gli propose di creare questa nuova società inizialmente denominata Syzygy ma che ben presto dovette cambiar nome perché il brevetto della parola era già di una ditta che faceva coperture, tetti, e roba varia poco videogiocosa. Atari Inc., così venne ribattezzata Sygyzy, fu fondata nel 1972 in California, Stati Uniti d’America, da Nolan Bushnell e Ted Dabney. Come dicevo prima, dovevano esserci 3 soci, ma quando per Larry Bryan fu il momento di cacciare moneta per vedere cammello, abbandonò la nave dicendo che la sua quota societaria (100 paperdollari) gli serviva per comprare un nuovo tosaerba. Nolan e Ted compensarono con 250 cucuzze a capoccia, diventando automaticamente due pionieri dei videogiochi arcade, dei videogiochi casalinghi e di tutto ciò che potesse essere cool in una manciata di bit. Larry invece adesso è solo una nota a piè di pagina nella storia dei videogiochi, e probabilmente sta prendendo a calci il suo tosaerba perché si è rotto e non sa dove trovare i soldi per comprarne uno nuovo.

giphy

Daje Larry che riparte

Fatta l’azienda bisognava fare gli affari. Bushnell ancora non aveva chiaro in mente che direzione prendere, se creare videogiochi per darli in concessione a terzi, oppure fare tutto in casa: creazione del concetto, fabbricazione, e distribuzione del prodotto. Visto che di soldi non ce n’era, optò per la prima soluzione. Assunse un ingegnere di nome Allan Alcorn (tessera Atari # 1) per sviluppare videogiochi e nel frattempo installò vari flipper in diverse sale giochi e locali della zona, tra cui anche un bar chiamato Andy Capp’s Tavern. Tenete a mente anche questo nome corridori, perché come Ampex prima, svolgerà un ruolo fondamentale nella storia.
La liquidità generata dai flipper avrebbe aiutato a finanziare l’azienda fino a quando i videogiochi non sarebbero stati pronti. E a proposito di videogiochi: il primo incarico di Al Alcorn fu quello di sviluppare un semplice videogioco da tavolo in stile ping-pong (non entriamo nel merito di quella questione con Ralph Bear sennò ci facciamo notte) e Bushnell cominciò a farlo vedere in giro, ai vari produttori di macchine a gettone, in modo da poterlo concedere in licenza.
Il gioco si chiamava PONG ed era molto divertente. Bushnell, con una versione portatile, si fiondò a Chicago negli uffici della Bally Midway per proporglielo, ma ricevette solo pernacchie.

 

Parallelamente, PONG veniva testato sul campo, e la prima installazione venne effettuata, guarda caso, presso la Andy Capp’s Tavern. Al proprietario del locale bastarono due giorni per richiamare Atari, lamentandosi che il gioco si era già rotto. Alcorn uscì per risolvere il problema, e non appena arrivò sul posto e aprì la gettoniera si rese conto di cosa era veramente accaduto: il cabinato era pieno di monete da un quarto di dollaro, il contenitore era traboccato e i quartini avevano inceppato la macchina. Questo però era solo metà della storia. Il proprietario del bar disse anche che la mattina, quando era arrivato per alzare il bandone, le persone erano già in attesa davanti al locale, ma non per farsi una birra, bensì per giocare a Pong e poi andarsene senza ordinare niente. Non aveva mai visto niente di simile.
Alcorn si precipitò in ufficio e telefonò al suo capo per dirgli come stavano le cose, e fu così che Bushnell decise di lasciar perdere le terze parti. In un modo o nell’altro, Atari avrebbe fatto tutto da sola.

Per te, Bally Midway

Dal momento in cui venne introdotto, nel 1972, Pong fu una gallina dalle uova d’oro. Se lo si piazzava in un buon punto, dove c’era un costante flusso di persone, un singolo cabinato di Pong riusciva a guadagnare più di 300 paperdollari a settimana, sei volte tanto rispetto ai 50 a settimana che riusciva a racimolare un normalissimo flipper. Atari riuscì a vendere più di 8.000 cabinati di Pong in un momento in cui anche i flipper più popolari raramente vendevano più di 2.500 unità, e sarebbe riuscita a venderne ancora di più se il mercato non fosse stato invaso subitamente dai cloni della concorrenza. Ma Pong fu solo l’inizio, perché Atari riuscì a rimanere sempre un passo avanti rispetto agli altri inventando un nuovo gioco arcade dopo l’altro, tra cui il mitico Breakout, al cui perfezionamento contribuirono anche Steve Jobs ( tessera Atari # 40), e il suo amico Steve Wozniak al tempo ingegnere presso Hewlett-Packard.

Mmmh...ma sì, dai. Gli dico che mi hanno dato solo

Mmmh…E poi gli dico che mi hanno dato solo 700 dollari

Galoppando sui fasti di PONG, nel 1975 Atari decise di entrare anche nel mercato dei videogiochi casalinghi con la creazione di una versione domestica. La strategia per vincere? Vendere attraverso catene di grande distribuzione come Sears e Kmart. Solo nella prima stagione di vendite, Atari riuscì a piazzare 150.000 pezzi. Bushnell decise di premere ulteriormente sul pedale del gas introducendo più versioni home di PONG ma, soprattutto, copiando l’idea di un concorrente per un sistema di videogiochi a cartucce intercambiabili: la console Fairchild VES, successivamente ribattezzata, proprio a causa di Atari, CHANNEL F. Il concetto era semplice: la console era un sistema di gioco universale in cui si potevano inserire varie cartucce ognuna della quali permetteva di giocare a un gioco diverso.
Ma se l’idea era grandiosa, il vero problema per Atari era realizzarla. Inventare un sistema a cartuccia da zero e produrne in volumi abbastanza grandi da poter battere i concorrenti costava una fortuna di cui Atari non disponeva. L’unico modo per avere il denaro sufficiente sarebbe stato vendere l’azienda alla Warner Communications (oggi Time Warner) per 28 milioni di paperdollari. Era il 1976 quando accadde, e Bushnell rimase in carica come presidente per poter continuare a lavorare sulla console a cartucce.

Nome in codice STELLA

L’ATARI VCS venne introdotto sul mercato nel settembre del 1977 e non fece sfaceli. Le vendite furono tiepide ma anche i concorrenti non riuscirono a fare di meglio, tanto che in molti si chiesero se i videogiochi, così rapidamente come erano arrivati, altrettanto rapidamente fossero passati di moda.
Bushnell però continuava a credere nella sua visione e anzi, stava già spingendo la Warner  a finanziare i progetti per lavorare sulla prossima generazione di console. La Warner, dal canto suo, aveva già investito più di 100 milioni di dollari per sviluppare il VCS e non aveva alcuna intenzione di lavorare a nuovi prodotti fintantoché i frutti di quello attuale non fossero arrivati. La determinazione di Warner a riposare sugli allori fu solo una delle tante cose che portarono Bushnell ad abbandonare la società. Era il Novembre del 1978 e Space Invaders sarebbe arrivato solo l’anno successivo per capovolgere le sorti del VCS. Bushnell però non c’era più e al suo posto regnava un nuovo sovrano.

El Ray

El Ray

Fonti consultate: The Rise and Fall of Atari di Scott Choen, l’internet.

Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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